Browsing "RELIGIONE"

Goldman, JP Morgan e i miliardari finanziano il matrimonio gay

tratto da: COBRAF.COM

Goldman Sachs e JP Morgan oggi lodano la decisione della Corte Suprema USA (1), che ha cancellato la legge, approvata tramite referendum popolare in California, che dichiarava il matrimonio un unione tra uomo e donna. Queste banche emettono comunicati su tutte le questioni politiche importanti ? No, affatto, in genere anzi stanno attente a non schierarsi…

I fondi hedge più importanti di New York hanno finanziato direttamente le campagne per far cancellare questa legge sul matrimonio e hanno finanziato con milioni i politici che si dichiarassero pro-gay. A New York in pratica il matrimonio e adozioni gay sono passati grazie ai milioni di dollari pompati da tre trader di mega hedge funds (Paul Singer, Dan Loeb e Cliff Asness) (2), i quali hanno letteralmente comprato i politici che ancora avevano dubbi.

Inoltre diversi miliardari da Jeff Bezos di Amazon a Bill Gates hanno donato Read more »

La crescitofobia

Parallelamente alla diffusione del concetto di democrazia si è diffuso in quest’ultimo secolo  anche un concetto che “ci va a braccetto”, va così d’accordo che – oggi – non si capisce quale dei due sostenga l’altro: “la crescita economica”

“…..Il mondo è cresciuto molto negli ultimi sessant’anni, anzi si è ammalato di crescita. La crescita è addirittura diventata una mania, l’unico modo per misurare il benessere, un modo facile da confrontare, che si vede bene anche nei grafici: quando sale tutto va bene, altrimenti tutto va male.

Per crescere basta mettere nel conto qualsiasi voce: posso fare una rapina e comprare delle case, posso tagliare e vendere droga, posso costruire o comprare e vendere armi, posso creare e vendere “titoli tossici”, comunque, se faccio girare denaro contribuisco alla crescita.  Tutto aiuta, come le guerre, la corruzione, la criminalità. È una somma di voci, una addizione e pertanto non fa discriminazioni.

Tutti, politici, finanzieri, economisti oggi ci spiegano che non faremo altra crescita la crisi economica si aggraverà e si perderanno altri posti di lavoro:  questo perché lo stabilisce una formula aritmetica.

A nessuno conviene controllare se i fattori della formula sono giusti. Se si rivelasse che la popolazione mondiale potrebbe continuare a mantenere lo stesso tenore di vita se si spendesse solo la metà del PIL, si rischierebbe di far scoppiare il panico e far inceppare tutto il sistema.

Se il parametro che stabilisce il benessere di un paese è il PIL e se tutti i paesi hanno un debito pubblico è ovvio che una decrescita diminuirebbe anche il valore del PIL, ma il debito pubblico resterebbe invariato, in valore assoluto ma, essenzialmente, aumenterebbe la sua percentuale di incidenza sul PIL. Non cambierebbe nulla, ma ormai è la finanza a governare sui governi e un giudizio negativo sull’affidabilità di uno Stato fa pericolosamente oscillare o crollare le borse.

È tutto come un incubo, non cambia niente nel mondo reale, ma di notte ci si agita, ci si sente oppressi, mancano i punti di appoggio, sembra di morire finché qualcuno ci sveglia, e si vede che è stata solo fantasia.

Moody’s, Fitch Ratings e qualsiasi altra agenzia di valutazione non hanno titoli giuridici per giudicare, né per influenzare i mercati e alterare il prezzo delle merci o il rispetto dei diritti umani.

Il debito pubblico è composto in massima parte da interessi imposti da banche e finanza durante lunghi anni di egemonia sulla politica. I deficit reali di tutti i paesi occidentali non esisterebbero più da vari anni se non dovessero includere gli interessi da pagare sul debito pregresso. In Italia servono 70 miliardi ogni anno per pagare gli interessi, è quasi il 10% della spesa pubblica.

Il PIL non indica il livello di benessere o la qualità della vita della popolazione, è solo uno strumento per parametri grafici. La crescita non serve a niente se non è funzionale ad uno sviluppo reale della società.[…]

Soffriamo tutti di “crescitomania” e sarebbe arrivato il momento di ragionare, di fare autoanalisi e chiederci se riusciremmo a vivere uscendo da questa spirale di crescita.
Potremmo approfittare di questo momento per riequilibrare il rapporto tra l’uomo, la società e la natura, non sarebbe sbagliato cercare di sostituire tutta quella infrastruttura che si è creata per sostenere una società basata sulla convinzione che le materie prime siano infinite e che il pianeta sia proprietà della specie umana e non un possesso temporaneo della nostra generazione…..” [tratto da www.peacelink.it

E’ proprio questo il problema, quanto potrà andare avanti un sistema che sopravvive solo se in continua crescita? Impossibile da dire dato che, in natura, non esistono altri esempi: tutto ha un limite.

Sicuramente il limite è presente anche in questi sistemi economici che hanno la loro base nella “crescita” ed in mancanza della quale si arrotolano su se stessi, implodendo. Ma come si è potuto verificare che si sia diffuso e affermato un sistema che, osservato asetticamente , mette elementarmente in evidenza i propri limiti?

Purtroppo, grazie a metodi e tecniche altamente evolute, nelle menti delle persone è stato fatto scattare un meccanismo basato sull’impossibilità di rifutare un ragionamento che sia gratificante sia psicologicamente che fisicamente. Un ragionamento impossibile da rifiutare per via della sua bellezza, per la sua utilità, per il suo effetto rassicurante ecc. ecc., in pratica il sogno dei sogni ; e se arrivasse una spiegazione scientifica a giustificare e rendere possibile il sogno dei sogni, questo diventerebbe l’obiettivo di vita verso cui tendere (esattamente come in una religione); gran parte delle persone sarebbero pronti a sposare il concetto senza minimamente porsi il problema di ragionarci sopra a lungo ma semplicemente limitandosi a delle superficiali considerazioni che, sembrando vere, giustificano l’accettazione del concetto. Qual’è il concetto?

E’ un semplicissimo e basilare “avere sempre di più per avere sempre di più”. Come può la mente umana rifiutare questo bellissimo concetto che va a fare leva sulle parti più profonde del nostra psiche gratificando tutte le possibili fonti di piacere? Questo è quello che il concetto dell’economia consumistica ci propone e, se ci viene proposto che applicando tale principio non solo avremo piaceri massimi ma ne avremo in continuazione e sempre crescenti, quale cervello potrebbe resistere ad un tale stimolo?

Grazie a ciò si è affermato e diffusa la “crescitofobia”

Gen 10, 2010 - RELIGIONE    No Comments

La parola Allah e il fondamentalismo ateo

In Malesia, si sta correndo ai ripari per evitare che nel mondo si possa pensare che esiste una societa’ musulmana che funziona rispettando i diritti di tutti (o per lo meno in grandissima parte).

Sabato 9 gennaio la stampa mondiale e’ stata ben orchestrata nel diffondere capillarmente e nello stesso momento la notizia che DA TUTTI viene riportata “potata” e con la stessa “potatura”…. guarda caso.

La notizia che riportano tutti i giornali e’ quella degli attentati incendiari a 3 chiese in Malesia (o Malaysia per dirla all’inglese); attentati scatenati (come riportato da tutti) dalla sentenza emessa il giorno prima dal tribunale malesiano con la quale si revoca il divieto ai cristiani per l’utilizzo della parola Allah. Su tutti i giornali viene riportato come “sia vietato l’uso della parola Allah ai cristiani” tralasciando un piccolo particolare che potrebbe fuorviare gli occidentali: la sentenza originale (la cui revoca da parte del tribunale ha motivato 3 attentati con molotov in pieno stile “occidentale”) nella sua interezza dice che “e’ vietato ai cristiani di utilizzare la paola Allah RIFERITA AL DIO CRISTIANO“.

Cosa significa? significa che stanno chiedendo solamente di rispettare il nome di Allah che in tutto il mondo identifica la religione musulmana. Infatti l’Herald – rivista legata al Vaticano ma di proprieta’ di un gruppo statunitense  – ha iniziato circa un anno fa un procedimento legale per PRETENDERE di vendere migliaia di Bibbie nelle quali il Dio cristiano veniva chiamato Allah. Inizialmente venne raccomandato il ritiro poi si passo al sequestro poi la sentenza diveniva legge e vietava di chiamare Allah il dio cristiano. L’ultima istanza accoglie il ricorso revocando il divieto.

Il religiosissimo periodico, quindi, in questa storia lascia da parte la comprensione cristiana ed il “porgi l’altra guancia” pretendendo di poter creare confusione a loro piacimento adducendo come scusa che nella lingua malesiana non esiste un’altra parola per indicare Dio (di prendere in considerazione l’ipotesi di inventare un’altra ad esempio Dio, God etc non se ne parla proprio). La chiesa (anzi l’Herald, da non confondere) pretende che i propri capricci siano rispettati anche se puo’ sembrare a dir poco sacrilego raccontare che Allah ha dato a Mose i 10 comandamenti. Non importa, cio’ che importa e’ fare quello che si vuole sulla base del fatto che il proprio diritto deve essere applicato anche in un altro paese, sia pur islamico. Poco importa che possa essere anche “controproducente” dal punto di vista del proselitismo dato che anche i cristiani di Malesia possiedono internet e difficilmente troveranno riscontri al fatto che Allah sia il padre di Gesu’ Cristo come pretende di riportare l’Herald nelle sue bibbie. A voler immaginare della dietrologia profonda si potrebbe essere portati a pensare ad un tentativo di confondere le idee dei musulmani per far perdere di credibilita’ ai predicatori musulmani contrastandoli con libri che dicono altre cose e confondendo i fedeli che magari decidono di stare alla larga dalla religione. Ma questa e’ una strategia troppo immaginaria

Piu’ realistico il fatto che all’Herald importa ancora meno se la battaglia per chiamare Allah il dio cristiano portera’ ad innalzare i livelli di intolleranza (finoggi praticamente inensistenti in Malesia) a danno dei pochi cristiani presenti in un paese islamico. Anzi, chissa’ che non sia proprio questo lo scopo…. utilizzare il sacrificio di qualche fedele per strombazzare al mondo intero quanto sono cattivi i musulmani. Non sarebbe la prima volta. Ed il fatto che ci siano stati 3 attentati contemporaneamente e tutti e 3 abbiano utilizzato bombe molotov porta a pensare innanzitutto che la cosa era gia’ ben organizzata prima della sentenza ed e’ stato possibile metterla in atto rapidamente, altrimenti non ci sarebbe stato il tempo di decidere ed organizzare 3 attentati identici  in 3 zone diverse delpaese. Ma la cosa che fa nascere i piu grandi dubbi e’ proprio l’utilizzo delle molotov, ordigni inventati all’inizio del secolo in russia e generalmente non usati dalle popolazioni musulmane o arabe…. nemmeno a Gaza o in Israele.

Mettendo insieme l’azione pretestuosa dell’Herald + le modalita’ ed i tempi degli attentati + la scarsa cristianita’ dell’azione legale + l’assurdita’ del voler chiamare Allah il padre di Gesu’ Cristo + la prontezza con cui le notizie degli attentati si sono diffuse in tutto il mondo prima ancora che in Malesia + la potatura sistematica effettuata da tutti contemporaneamente…c’e’ da pensare!!! C’e’ da pensare molto!

Che sia anche AL QUAEDA anche in Malesia?? Ma no, forse e’ solo FONDAMENTALISMO LAICO: quello che giustifica fortemente le uccisioni di migliaia di persone nel nome dell’esportazione della democrazia negli altri paesi, mentre condanna fortemente le uccisioni di chi difende la propria religione a casa propria.