Direzionamento mediatico – Rendon Group

Di seguito riporto un interessante post apparso sul blog “il Pane e le Rose”  che riporta la traduzione (eseguita da Maria Romanazzo per Nuovi Mondi Media) di un articolo apparso a suo tempo su “guerrillanews” riguardante la Rendon Group. L’articolo fa ben capire come le campagne mediatiche a livello mondiale sono organizzate da società ben conosciute che si vantano della loro attività (riportata anche sui loro siti web) mirata a far convergere l’opinione pubblica verso un ben preciso obiettivo sia esso la guerra o l’ambiente o quant’altro.

Qui si può leggere la descrizione su wikipedia della Rendon group

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La Rendon Group e la disinformazione startegica

(1 settembre 2004)

La Rendon Group è l’agenzia di consulenza che fornisce servizi di comunicazione politica. I servizi offerti variano dalla creazione di “un ambiente favorevole in vista della privatizzazione” alla giustificazione della guerra. Al suo attivo: la manipolazione dei media durante guerra del Golfo, le reazioni dopo gli attentati dell’11 settembre, la giustificazione dell’invasione in Iraq…

“L’informazione è una componente del potere” – dal sito della Rendon Group.

Alla vigilia della Convention nazionale dei democratici, un suggestivo spettacolo pirotecnico illuminava la baia di Boston sotto gli occhi di eleganti politici, di dirigenti e dei rispettivi amici, che osservavano da un ristorante in riva al mare di nome Tia’s riservato per l’occasione.

Rick Rendon, responsabile dell’organizzazione dell’evento, si intratteneva amabilmente con i propri clienti: i dirigenti della Time Warner, tra i quali il direttore Richard Parsons che lo aveva ingaggiato per dedicare la serata a un’importante parlamentare della California: Nancy Pelosi, leader del partito democratico.

Otto ore dopo, Rendon dava prova delle sue capacità tecnologiche nella gestione delle informazioni: una video conferenza collegava le 56 delegazioni della Convention del partito democratico distribuite su tutta la città in 23 luoghi differenti. “Un’iniziativa importante perché il partito democratico esige che da tutti i suoi deputati emerga un messaggio coerente e univoco, soprattutto per quanto riguarda la comunicazione con i media,” ha rivelato a Information Week Rick Rendon, co-fondatore e socio anziano della Rendon Group.

Comunicazione politica

Per la Rendon Group, il cui motto è: “l’informazione è una componente del potere,” l’organizzazione dell’evento è stata solo uno dei tanti servizi di “perception management” (comunicazione politica) che l’agenzia di consulenza fornisce ai suoi clienti, tra i quali le agenzie governative del Massachussets, i dirigenti di multinazionali, il partito democratico, gli uffici della Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA) al Pentagono e il regime militare in Colombia.

I servizi offerti variano dalla creazione di “un ambiente favorevole in vista della privatizzazione” alla giustificazione della guerra. La società, che ha sedi a Boston e a Washington DC, è gestita da Rick Rendon, suo fratello John Rendon, sua cognata Sandra Libby e da David Perkins, già impiegato al Pentagono.

I rapporti di Rendon con il partito democratico risalgono almeno a 24 anni prima, in occasione della convention di New York del 1980, dove il suo compito era quello di occuparsi dei deputati. Suo fratello John era direttore esecutivo e direttore politico del Comitato nazionale democratico.

Quando Jimmy Carter perse le elezioni contro Ronald Reagan, i Rendon aprirono bottega come consulenti politici. Quasi un quarto di secolo dopo la convention di New York, i due fratelli si ritrovano ancora a stretto contatto sia negli affari che nella politica. John e Rick sembrano lavorare in due mondi distinti, Boston e Washington, così come la presenza in rete della Rendon Group si biforca in due siti differenti, uno interno e l’altro internazionale. John gira il mondo smerciando strategie di guerra mentre Rick rimane a casa a vendere pace, produrre video per gli alti dirigenti e organizzare eventi. Ma la società è a tutti gli effetti un’entità sola e un esame attento suggerisce come forse questa netta divisione non sia che a sua volta un caso di “perception management”.

Potere alla guerra

Quando Reagan vinse le elezioni, cancellando in un sol colpo dodici anni di presidenti repubblicani, i Rendon ampliarono il loro raggio di azione e John cominciò a fornire servizi di consulenza all’esercito.

Nel 1989 durante l’invasione di Panama, dall’alto di un palazzo di Panama City (Florida) contribuì alla gestione delle informazioni sulla guerra.

In occasione della prima guerra del Golfo nel 1991, il suo staff operava nei dintorni di Taif in Arabia Saudita.

Durante la guerra in Afghanistan , ogni mattina alle 9:30 si riuniva con alti funzionari del Pentagono per stabilire il comunicato del giorno.

Una delle sue operazioni mediatiche più famose, realizzata con il contributo dell’agenzia di pubbliche relazioni Hill & Knowlton, fu inscenata durante la mobilitazione alla guerra del Golfo del 1991.

Il 10 ottobre 1990 il Congressional Human Rights Caucus (Commissione per i diritti umani) tenne un’udienza a Capitol Hill. Tom Lantos, deputato democratico della California, e John Porter, repubblicano dell’Illinois, presentarono una quindicenne del Kuwait di nome Nayirah. In lacrime e visibilmente turbata, la ragazza descrisse una scena orripilante accaduta a Kuwait City. “Facevo la volontaria all’ospedale al-Addan,” testimoniò. “mentre mi trovavo lì vidi dei soldati iracheni irrompere con le armi nell’ospedale ed entrare nelle stanze dove c’erano i neonati nelle incubatrici. Tolsero via i neonati e presero le incubatrici lasciando morire i bambini a terra sul pavimento gelido”. Sette senatori favorevoli all’intervento bellico utilizzarono queste affermazioni per motivare la necessità dell’invasione in Iraq, portando di fatto alla vittoria del sì per un margine ristretto di cinque voti. In seguito si scoprì che Nayirah apparteneva alla famiglia reale del Kuwait, era figlia dell’ambasciatore kuwaitiano negli Stati Uniti e che l’episodio delle incubatrici era stato inventato.

Un altro trionfo mediatico di cui Rendon va fiero è stata la manipolazione dei media attuata durante il conflitto vero e proprio. “Chi di voi ha partecipato alla liberazione del Kuwait… o chi l’ha soltanto vista in televisione, avrà notato le centinaia di kuwaitiani che sventolavano delle piccole bandiere americane. Vi siete mai chiesti come avesse fatto la gente di Kuwait City, dopo essere stata tenuta in ostaggio per sette lunghi e dolorosi mesi, a procurarsi delle bandierine americane? E quelle degli altri paesi alleati? Ora lo sapete. Era uno dei miei compiti.” annunciò nel 1998 a una conferenza sulla sicurezza nazionale.

Poco dopo gli attentati dell’11 settembre a Wall Street e Washington, il Pentagono offrì a Rendon un contratto di 100.000 dollari al mese per rintracciare notizie estere antiamericane, fornire consulenza sulle strategie di comunicazione e seminare in rete, sulla stampa e in televisione notizie filoamericane.

Nel 2002 quando il Pentagono tentò di istituire l’Office of Strategic Influence (Ufficio per la manipolazione strategica) per poter diffondere nei paesi stranieri notizie fuorvianti, fu proprio Rendon l’uomo che avevano in mente. Il presidente Bush, infine, fu costretto a eclissare il progetto dopo il fiume di proteste provenienti dai media e dall’opinione pubblica, ma guardando indietro ci si chiede se l’amministrazione non abbia semplicemente deciso di rinominarlo.

Ricevere il messaggio

Un anno fa fu chiesto a John Rendon di tenere un discorso a una conferenza di funzionari dell’esercito organizzata al King’s College di Londra su “come utilizzare al meglio le risorse militari nel campo della gestione delle informazioni, istruendo politici e analisti e promuovendo piani d’azione all’interno del proprio paese o all’estero”.

“Credo che l’Operation Iraq Freedom (Operazione Iraq libero) ci abbia assicurato un posto in prima fila per lo scontro tra due diverse culture della comunicazione. Se si seguivano i media statunitensi o occidentali la guerra era raffigurata in un certo modo. Se si ascoltavano o guardavano le notizie trasmesse da un’emittente araba si ricevevano notizie di tutt’altro genere,” ha affermato Rendon, secondo una copia del suo discorso ottenuta da CorpWatch. “In altre parti del mondo la copertura televisiva forniva ai cittadini punti di vista diversi. In Indonesia, per esempio, dove risiede la più grande popolazione musulmana del mondo, i telespettatori potevano scegliere tra la CNN International, la BBC World e, da fine marzo, Al-Jazeera… Secondo voi qual è stato il canale più visto? Al-Jazeera, ovviamente.” “E questo ci porta alla prima cosa importante da imparare. Dobbiamo ancora lavorare se vogliamo far giungere il nostro messaggio al maggior numero di persone possibile… in una miriade di lingue internazionali…e con il giusto contesto culturale che permetta al messaggio non solo di giungere ma anche di essere recepito”.

Potere alla pace

Mentre il fratello era alla guida della “gestione delle informazioni” promuovendo la guerra, Rick Rendon si occupava delle pubbliche relazioni per il progetto educativo post-11 settembre “United We Stand” (Rimaniamo uniti) del Massachussets; progetto che, secondo il sito della Rendon Group, “ha creato un simbolo visibile di speranza, una bandiera americana di enormi dimensioni (20×35 m) formata da circa 40.000 brandelli di stoffa da 15×15 cm con messaggi di patriottismo, pace, amore e sostegno al proprio paese scritti da 50.000 studenti provenienti da oltre 675 classi”.

Di recente, Rick si è fatto promotore di un progetto intitolato “Empower Peace” (Potere alla pace) che sfrutta le tecnologie di video conferenza della Rendon Group per promuovere la pace tra gli alunni del Medio Oriente e del Massachussets, anche se in scala ridotta rispetto alle tecnologie utilizzate per la Convention democratica.

Il primo scambio è stato trasmesso il 20 maggio 2003. Il progetto era semplice ma stimolante: la El Centro del Cardenal High School di Boston, gli studenti della Stoneham High School di Stoneham e gli studenti musulmani della Khawla School del Bahrein hanno parlato tra loro di pace tramite la tecnologia video della Polycom.

“Per le vecchie generazioni farsi un’opinione o cambiare modo di pensare è difficile. Per le generazioni future invece è essenziale. Riponiamo le nostre speranze nelle giovani generazioni future,” ha dichiarato Rendon all’epoca. Colleen Cull, insegnante alla El centro del Cardenal High School, ha aggiunto entusiasta: “In sostanza credo che prenderanno molte delle informazioni ricevute attraverso questo progetto e le condivideranno con gli amici, i familiari avviando così l’intero processo di pace”.

Che progetti come quello di “Empower Peace” o “United We Stand” siano mezzi efficaci per contrastare la retorica antiamericana di Al-Jazeera? Rick Rendon sta forse aiutando il fratello a comunicare “con le lingue e con il giusto contesto culturale che permetta al messaggio non solo di giungere ma anche di essere recepito”, utilizzando gli studenti di Boston e del Bahrein come strumento per far sembrare l’occupazione statunitense dell’Iraq un gesto d’amicizia? Rendon non si esprime sull’argomento. Alla richiesta di discutere dell’invasione in Iraq, ha risposto bruscamente: “È irrilevante. Sarò lieto di discutere dell’Empower Peace, ma di nient’altro”.

Poco distante dalla festa da Tia’s a Boston, Rendon dichiarava che il progetto era stato finanziato interamente dalla sua società. “È stato realizzato grazie al nostro buon cuore. Si basava su ciò che è diventata la campagna per la pace razziale tra scuole più grandi del mondo; ha riunito qui a Boston 15.000 ragazzi per parlare di diversità e di rispetto reciproco coinvolgendo studenti di Belfast dall’Irlanda del Nord (cattolici e protestanti) e dal Sud Africa (neri e bianchi); hanno interagito superando i pregiudizi e i luoghi comuni e hanno imparato a vivere, studiare e giocare insieme”.

La guerra è pace

Ma come spesso accade nelle relazioni pubbliche il messaggio che aleggia in superficie non necessariamente coincide con lo scopo ultimo della campagna.

A rendere più interessante il lavoro dei due fratelli è il fatto che spesso si servano delle medesime persone: uno di loro venne alla luce quando inaspettatamente fu ucciso nel nord dell’Iraq nei primi tre giorni dopo l’invasione del marzo 2003. Paul Moran, freelance per la Australian Broadcasting Corporation di Adelaide, all’epoca viveva nel Bahrein e lavorava per la Rendon Group all’Empower Peace. Oltre a essere un freelance che girava video aziendali per vivere, Moran lavorava per John Rendon e aveva quindi una doppia vita, secondo l’Adelaide Advertiser che al funerale intervistò amici e familiari. Moran fece tesoro della “sua esperienza di cameraman per addestrare i dissidenti iracheni all’uso di telecamere nascoste per filmare attività militari. Durante gli incontri tenuti a Teheran, in Iran, mostrava agli iracheni contrari a Saddam come sfruttare oggetti di uso quotidiano, ad esempio sacchi di datteri, per nascondere le telecamere… lavorò a stretto contatto con i partiti di opposizione iracheni in esilio che incitavano la popolazione a sollevarsi contro Saddam [e]… fu coinvolto nella defezione di uno scienziato iracheno che fornì al governo statunitense prove importanti sui laboratori per la costruzione di armi biologiche, chimiche e nucleari irachene”. Inoltre “fu ingaggiato per ripristinare una stazione televisiva del Kuwait utilizzata per trasmettere in Iraq messaggi anti-Saddam e… per fornire annunci di servizio pubblici per il Pentagono da trasmettere in Iraq in preparazione dell’Operation Freedom Iraq.” Alcune di queste trasmissioni vennero registrate a Boston.

Un articolo del Villane Voice rivelò che la Rendon Group aveva chiesto la collaborazione di un dottorando di Harvard, sebbene in qualche caso la produzione non fu organizzata in maniera adeguata. “Nessuno sapeva una parola di arabo. Pensavano stessi ridicolizzando Saddam, ma per quanto ne capivano potevo anche stroncare il governo americano. Quale iracheno troverebbe divertente prendersi gioco dei baffi di Saddam, quando lì li portano quasi tutti?” affermò lo studente, che chiese di rimanere anonimo.

Il legame Chalabi

Ci si potrebbe chiedere se il “perception management” o la “gestione delle informazioni” della Rendon Group siano ciò che una volta si chiamava propaganda o disinformazione.

Alla luce delle recenti dichiarazioni che hanno rivelato come le prove addotte dall’amministrazione Bush a giustificazione dell’invasione in Iraq fossero fittizie, è opportuno considerare il ruolo avuto da Moran e dalla Rendon Group in quella vicenda.

Per esempio Adnan Ihsan Saeed al-Haideri, un tecnico civile iracheno che dichiarò di aver visto venti edifici segreti presumibilmente utilizzati per la costruzione di armi chimiche e biologiche, venne portato di nascosto in Tailandia per essere intervistato da Moran.

Ad assistere al-Haideri vi era Zaab Sethna, portavoce del congresso nazionale iracheno (INC) e collega di vecchia data di Moran. Non sorprende che lo stesso INC (noto per il suo fondatore, Ahmed Chalabi, membro, caduto ormai in disgrazia, del consiglio di governo iracheno) sia stato creato dalla Rendon Group, secondo quanto emerge dal rapporto di Peter Jennings della ABC News del febbraio del 1998 che mostrava come la Rendon Group avesse speso più di 23 milioni di dollari per conto della CIA.

Secondo la ABC, fu proprio Rendon a trovare un nome per il congresso nazionale iracheno.

Aggiunge Seymour Hersh del New Yorker che la Rendon Group fu “pagata dalla CIA quasi cento milioni di dollari” per il lavoro svolto con l’INC.

Per testate importanti come il New York Times, Chalabi e l’INC furono tra le “fonti” principali di informazioni per quanto riguarda le misteriose “armi di distruzione di massa” irachene.

La Rendon Group lavorava forse con Moran e Chalabi grazie a un qualche contratto speciale stipulato con il governo americano affinché la guerra fosse giustificata tramite la manipolazione dei media, come ad esempio il New York Times? Non ci sono prove a confermarlo ma solo molte coincidenze sospette.

Secondo il reporter australiano John Hosking, che intervistò Zaab Sethna a Dateline, un programma di informazione australiano, l’unico altro reporter che riuscì a intervistare al-Haideri prima che fosse inglobato da un programma di protezione testimoni fu la scandalosa Judith Miller del New York Times.

Miller firmò numerose inchieste che ribadivano la “minaccia” rappresentata dalle armi di distruzione di massa irachene e indicò in al-Haideri la sua fonte.

Articoli e informazioni di natura simile vennero presentati più volte dall’amministrazione Bush come pretesto per l’attuale guerra in Iraq.

A maggio del 2004, il New York Times pubblicò un editoriale scusandosi per cinque inchieste, inclusi parecchi articoli di prima pagina, prodotte tra il 2001 e il 2003 che riferivano di armi biologiche, chimiche e nucleari presenti in Iraq: “In alcuni casi, le informazioni che all’epoca furono controverse, e che ora appaiono discutibili, non vennero accertate con sufficienza o non vennero messe in discussione… Guardando indietro, vorremmo aver mostrato più decisione nel riesaminare le dichiarazioni ogni qual volta venivano – o non venivano – alla luce nuove prove”.

Gestire gli eventi

Rick Rendon ha evitato ogni commento sul ruolo di Moran o sulle attività della Rendon Group in Iraq. Verso mezzanotte quando la serata al Tia’s stava ormai per concludersi, Rendon si è allontanato dal reporter, troncando così l’intervista.

Nel frattempo i suoi committenti della Time Warner e i loro ospiti lo hanno raggiunto per ringraziarlo dell’ennesima festa ben riuscita e dell’occasione concessa per parlarsi.

Tra gli ultimi a lasciare la festa c’era Jason Steinbaum, responsabile dello staff del parlamentare Eliot Engel, deputato democratico di New York, che ha scambiato qualche parola con CorpWatch: “Chi di noi frequenta determinate cerimonie è molto grato alle organizzazioni che le sponsorizzano, siano esse agenzie o associazioni commerciali o altre tipologie di… altre tipologie di società. Siamo davvero molto grati. Con alcuni membri della Time Warner lavoro su tematiche che sono di competenza del comitato di cui fa parte il mio responsabile e cerimonie come queste ci danno la possibilità di conoscerci dietro le quinte,” ha dichiarato.

“La Time Warner ha una sua presenza a Washington e siamo bel lieti di accoglierla nei [nostri] uffici”.

Se John Kerry dovesse vincere le elezioni, potrebbe decidere di fare affidamento sulla Rendon Group per plasmare l’opinione pubblica sulla guerra in Iraq.

Dopo tutto i Rendon sono vecchi sostenitori del partito democratico che sono stati in grado di mostrare due volti completamente diversi pur lavorando per la stessa società: manipolando l’opinione pubblica nei confronti delle operazioni anti-guerriglia in Colombia; incitando i cittadini del Massachussets a pagare le tasse e a riciclare i contenitori per le bevande; occupandosi delle pubbliche relazioni di Jean Bertrand Aristide dopo che l’amministrazione Clinton lo aveva reinsediato al potere e di quelle dei gruppi cittadini che chiedevano la caduta di Noriega dopo l’invasione dell’esercito statunitense.

E anche se Kerry dovesse essere sconfitto dall’amministrazione Cheney-Bush, nessun problema, la Rendon Group sarà sempre pronta e al servizio di chiunque.

Direzionamento mediatico – Rendon Groupultima modifica: 2009-12-01T05:36:00+00:00da fab_kl

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