Mag 18, 2009 - CONSUMISMO    1 Comment

Le nuove catene degli schiavi

Le nuove catene degli schiavi non sono in ferro.

Nei secoli scorsi, gli schiavi venivano convinti a lavorare al massimo delle loro possibilità attraverso frustate, bastonate e atrocità varie. Difficilmente vi erano persone che si ribellavano preferendo la morte e difficilmente vi erano persone che fuggivano sia perchè facilmente riconoscibili sia perchè non riuscivano ad immaginare che potesse esistere una maniera diversa di vivere ed un’altro ordine delle cose.

Oggi ci siamo evoluti, ma si sono evoluti anche gli aguzzini e non utilizzano più la frusta. 

Oggi basta “poco” per convincere uomini e donne ad andare a lavorare (e se possibile fare il doppio lavoro), tralasciare i figli, i parenti, gli amici, le proprie passioni, i propri hobby interessi e quant’altro possa non essere remunerativo.

Oggi non è piu necessario utilizzare la frusta, basta inondare continuamente le menti delle persone con quantità immense di inutili bisogni e convincerle che per soddisfarli è necessario lavorare. Andare a lavorare per pagare il mutuo ed il doppio lavoro o quello del partner per potersi permettere le vacanze alle Maldive o la borsa firmata o il cellulare ipertecnologico….
Attraverso questi miraggi si rievoca la schiavitù. E la schiavitù si mantiene anche ripetendo continuamente che non si arriva a fine mese.

Eppure oggi che è vietato far lavorare qualcuno in condizioni di schiavitu, come si permette che si abbia il doppio lavoro (vietato solo se “in nero”)?

Forse bisognerebbe vietarlo ma questo farebbe scattare una rivolta popolare perchè il popolino non potrebbe comprare quello che vuole. Come se gli schiavi che si ribellassero di avere condizioni di vita migliori in cambio di lavorare meno….

La vera ricchezza non sta nel possedere beni sta nell’avere “tempo libero”. Come dicono i cinesi: Con i soldi puoi comprare un orologio ma non puoi comprare il tempo.

Le nuove catene degli schiaviultima modifica: 2009-05-18T07:13:00+00:00da fab_kl

1 Commento

  • «Oggi il lavoro – rileva Marzano – da semplice mezzo diventa un fine, il fine della vita di ognuno di noi, viene presentato come il principale traguardo per la realizzazione personale, un concetto che va ben oltre la dimensione professionale e include il benessere della parte più intima del sé. Sono significative in proposito le parole pronunciate da Christine Lagarde, ministro francese dell’economia, nel luglio del 2007, al momento della sua investitura davanti all’Assemblée Nazionale: “Il lavoro è essenziale all’uomo per condurre una vita equilibrata, indispensabile all’individuo per sentirsi realizzato e per sviluppare al meglio le sue potenzialità”, ha detto. In questo senso, il lavoro è stato progressivamente presentato come ciò che dà un senso alla vita. E così non si lavora più per vivere, ma si vive per lavorare».