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mass media e lavaggio del cervello

«Io conosco il segreto per far sì che l’americano medio creda a cosa voglio fargli credere. Lasciatemi il controllo della televisione […]. Mandate in onda qualunque cosa alla TV e quella diventerà la realtà. Se il mondo fuori dal set televisivo contraddice le immagini in TV, la gente inizierà a tentare di cambiare il mondo per farlo collimare con le immagini televisive».

Hal Becker, esperto in comunicazione consulente di gestione del  Futures Group, in un’intervista del 1981 2.


In questi ultimi decenni, gli americani sono rimasti sempre più «impigliati» in una rete di mass media che ora include il computer, i videogiochi d’azzardo e internet, una maglia avvolgente il cui potere è così penetrante da essere quasi ovvio. Come ha detto un comico, «siamo un popolo realmente consapevole, ma solo a livello mediatico. Conosco un ragazzo che è stato investito da un macchina per strada. Non voleva andare all’ospedale. Invece, si è trascinato fino al bar più vicino per vedere il notiziario della sera. Quando si è accorto che nel locale non c’era la TV ha detto: “Cosa deve fare una persona per poter vedere il telegiornale Deve farsi ammazzare”»?

Nei circoli più elevati della monarchia britannica e del suo club di isole, questo grande potere non è dato per scontato. Al contrario, esso è attentamente manipolato e diretto, come ha detto Hal Becker da un punto d’osservazione privilegiato, per creare e forgiare l’opinione pubblica. In un rapporto del 1991, pubblicato dal malthusiano Club di Roma, intitolato The First Global Revolution («La prima rivoluzione globale»), sir Alexander King (1909-2007), consulente di spicco per la linea di condotta scientifica e dell’istruzione presso la famiglia reale britannica, e in particolare presso il principe Filippo di Edimburgo, ha scritto che gli ultimi progressi nel campo della tecnologia delle comunicazioni espanderanno ancora di più il potere dei media, sia nei settori avanzati che in quelli in via di sviluppo.

hal becker alexander king filippo di edimburgo
Hal Becker Alexander King Filippo di Edimburgo

I mass media, ha affermato King, sono l’arma più potente e il «fattore di cambiamento» nella lotta per instaurare un Nuovo Ordine Mondiale neo-malthusiano che trascenderà e cancellerà il concetto di nazioneStato. «È certamente necessario prendere parte ad un dibattito più esteso con i giornalisti e con i vertici aziendali dei mezzi di comunicazione che sono coinvolti per studiare le condizioni per poter definire questo nuovo ruolo», ha scritto King. Per il suo progetto, il Club di Roma può contare sulla cooperazione del cartello dei media, che è di proprietà britannica come abbiamo documentato in un altro nostro rapporto.

Esso può fare ricorso anche alle capacità di una macchina da guerra psicologica di massa, sempre amministrata dagli inglesi e dai loro beni che si estende alle fasi-chiave della produzione dei mass media e che include scrittori e psichiatri che danno forma al contenuto, e i sondaggisti che mettono a punto e analizzano l’impatto sulle popolazioni-bersaglio. Oltre a questa rete che interagisce, esistono milioni di partecipanti coinvolti nella produzione, nella distribuzione e nella trasmissione dei messaggi mediatici, il cui pensiero, a turno, viene plasmato dal contenuto del prodotto mediatico, e che, effettivamente, vengono manipolati dalla cultura in cui sono immersi.

La «Madre» Tavistock

Il centro storico di questo apparato di guerra psicologica di massa è situato poco fuori Londra, nel Centro Tavistock 3. Istituita dopo la Prima Guerra Mondiale sotto il patrocinio del duca George del Kent (1902-1942), l’originaria Clinica Tavistock, guidata da John Rawlings Rees (1890-1969), venne sviluppata come un centro di guerra psicologica al servizio della famiglia reale e dell’intelligence britannica. Rees e un gruppo di quadri composti da psichiatri freudiani e neo-freudiani, condussero esperimenti sul crollo psicologico in tempo di guerra, ed elaborarono delle teorie su come tali condizioni di collasso psichico potessero essere provocate anche in assenza del terrore provocato dalla guerra.

Il risultato fu una teoria sul lavaggio del cervello di massa, che comportava esperienze di gruppo, e che poteva essere usata per alterare i valori individuali e – attraverso questo – col tempo, indurre cambiamenti nei presupposti assiomatici che governano la società. Negli anni Trenta, le vaste reti della Clinica Tavistock svilupparono una relazione simbiotica con l’Istituto per la Ricerca Sociale di Francoforte, un organismo creato da certe reti oligarchiche europee che focalizzava i suoi studi sulla critica della cultura vista da una prospettiva neo-freudiana. Alla fine degli anni ’30, quando le sue attività si trasferirono dalla Germania all’area di New York, la Scuola di Francoforte coordinò a Princeton la prima analisi dell’impatto del fenomeno dei mass media, ossia il Progetto di Ricerca sulla Radio 4.

duca george del kent john rawlings rees
George del Kent John Rawlings Rees

Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, i vertici della Clinica Tavistock assunsero il controllo effettivo del Psychological Warfare Directorate («Consiglio di Amministrazione di Guerra Psicologica») dell’Esercito britannico, mentre la sua rete alleata negli Stati Uniti si infiltrò nell’apparato americano di guerra psicologica, incluso il Committee on National Morale and the Strategic Bombing Survey («Comitato sulla Morale Nazionale e sullo Studio del Bombardamento Strategico»).

Dalla fine di guerra, l’influenza combinata della Clinica Tavistock (che nel 1947 divenne il Tavistock Institute) e del nucleo operativo della Scuola di Francoforte aveva creato un quadro di psychological shock troops («truppe di shock psicologico»), come Rees le aveva chiamate, e di cultural warriors («guerrieri culturali»), che coinvolse diverse migliaia di persone. Oggi, questa rete annovera milioni di individui in tutto il mondo, ed è il fattore più importante nel determinare il disegno e il contenuto dei prodotti mediatici.

LE «IMMAGINI NELLA TUA TESTA»

Nel 1922, il giornalista statunitense Walter Lippmann (1889-1974) definì il termine «opinione pubblica» in questi termini: «Le immagini che sono nella mente di questi esseri umani, le immagini di sé stessi, di altri, delle loro esigenze, dei loro intenti e dei loro rapporti sono le loro opinioni pubbliche. Le immagini in base a cui agiscono gruppi di persone, o individui che agiscono in nome di gruppi, costituiscono l’Opinione Pubblica con le iniziali maiuscole». Lippmann, che fu il primo a tradurre in inglese le opere di Sigmund Freud (1856-1939), divenne uno dei più influenti opinionisti politici 5.

Egli aveva trascorso la Prima Guerra Mondiale al quartier generale inglese di guerra psicologica e di propaganda a Wellington House, fuori Londra, lavorando in un gruppo di cui faceva parte anche Edward Bernays (1891-1995), il nipote di Freud 6. Il libro di Lippmann Public Opinion («Opinione Pubblica»), apparso nelle librerie nel 1923, un anno  dopo Mass Psychology («Psicologia delle masse») di Freud, e che toccava temi molto simili, fu il frutto della tutela da parte delle reti di Rees. È attraverso i media, scrive Lippmann, che la maggior parte delle persone giunge a sviluppare quelle «immagini nelle loro teste», dando ai media «un potere terrificante».

Le reti di Rees avevano passato l’intero periodo del conflitto studiando gli effetti della psicosi da guerra e il crollo psicologico della personalità individuale. Dal loro lavoro emerse una tesi malsana: attraverso l’uso del terrore, gli uomini possono essere ridotti ad uno stato fanciullesco e sottomesso nel quale la loro razionalità viene offuscata, e in cui la sua risposta emotiva alle varie situazioni e ai vari stimoli può divenire prevedibile, o in termini tavistockiani, «profilabile».

sigmund freud edward bernays
Walter Lippmann Sigmund Freud Edward Bernays

Controllando i livelli di ansia, è possibile indurre uno stato simile in grandi gruppi di persone il cui comportamento può essere controllato e manipolato dalle forze oligarchiche per cui il Tavistock Institute lavora 7. I mass media erano in grado di raggiungere un gran numero di persone con messaggi programmati o controllati, che costituiscono la chiave della creazione di «ambienti controllati» in cui praticare il lavaggio del cervello. Come avevano dimostrato le ricerche del Tavistock Institute, era importante che le vittime del lavaggio del cervello di massa non lavaggio del cervellofossero consapevoli del fatto che il loro ambiente era controllato. Quindi, era necessario creare un numero enorme di fonti di informazione, i cui i messaggi potevano variare leggermente, in modo da mascherare l’esistenza di un controllo esterno. Dove possibile, i messaggi avrebbero dovuto essere proposti e rafforzati attraverso l’«intrattenimento», che sarebbe stato consumato senza coercizione apparente, e con la vittima che percepisce sé stessa come un individuo che opta per una scelta tra varie opzioni e sbocchi. Nel suo libro, Lippmann osserva che gli individui sono propensi a ridurre i problemi complessi in formule semplicistiche, a formare la loro opinione basandosi su ciò in cui credono le altre persone che li circondano; la verità ha ben poco a che fare con simili considerazioni. L’aspetto dei notiziari nei media conferisce un’aura di veridicità a ciò che viene trasmesso: se essi non fossero conformi ai fatti, perché mai verrebbero riportati? Lippmann è convinto che la persona media tende a credere a ciò che gli viene proposto. Le persone la cui fama è costruita a turno dai media, come ad esempio le stelle del cinema, possono divenire «leader dell’opinione», esercitando un potere sull’opinione pubblica molto simile a quello di cui si avvalgono le figure politiche. Se la gente si accorgesse di questo processo è probabile che ne provocherebbe il crollo. Ma egli scrive: «La massa di analfabeti totali, di ritardati, di rozzi neurotici, di individui denutriti e frustrati è assai considerevole, molto più considerevole cè ragione di pensare di quanto generalmente supponiamo. Così, un vasta attrattiva popolare è circolata fra persone che sono mentalmente bambini o barbari, le cui vite sono una palude di grovigli, gente la cui vitalità è esaurita, individui chiusi in sé stessi, la cui esperienza non ha compreso nessun fattore del problema di cui stiamo discutendo».

Di fronte al processo di istupidimento provocato da certe forme di media, Lippmann si meraviglia del potere della nascente industria cinematografica di Hollywood di plasmare l’opinione pubblica. Le parole, o anche le figure, costringono la persona a sforzarsi dioligarca formare un’«immagine nella mente». Ma mediante un film «l’intero processo di osservazione, di descrizione, di esposizione e di immaginazione viene portato a termine dall’individuo. Senza alcuno sforzo tranne che quello di rimanere sveglio, il risultato cui sta sempre puntando la sua immaginazione viene dipanato sullo schermo». Come esempio del potere del film, egli cita la pellicola propagandistica del 1915 di David Wark Griffith (1875-1948) sul Ku Klux Klan The Birth of a Nation («La nascita di una nazione»). Nessun americano, scrive Lippmann, non potrà fare a meno quando sentirà la parola Ku Klux Klan «di vedere quelli cavalieri bianchi». In definitiva, osserva Lippmann, lopinione popolare è determinata dai desideri e dalle aspirazioni di unélite sociale.  Questa élite, egli scrive, è una «potente oligarchia socialmente superiore, ricca e di successo che è fondamentalmente internazionale in tutto l’emisfero occidentale, e della quale per molte vie Londra ne è il centro. Essa annovera tra i suoi appartenenti le persone più influenti del mondo, tra cui molti diplomatici, i signori dell’Alta Finanza, i circoli superiori dell’Esercito e della Marina militare, prestigiosi uomini di chiesa, i grandi proprietari della stampa, le loro mogli, le loro madri e le loro figlie che barndiscono lo scettro del richiamo. Si tratta di un grande circolo di discussione e una vera cricca sociale». In un tipico stile élitario, Lippmann conclude che la coordinazione dell’opinione pubblica manca in precisione. Se si vuole che la «Grande Società» mondialista raggiunga la sua mèta, occorre che «l’opinione pubblica venga organizzata attraverso la stampa, non dalla stampa». Non è sufficiente fare assegnamento sui capricci di un «super-casta sociale» per manipolare «le immagini nelle teste delle persone»; quel lavoro «dev’essere gestito unicamente da una classe specializzata» che operi attraverso «agenzie di informazioni» 8.

Il «Progetto di Ricerca SUlla Radio»

Come ha intuito Lippmann, la radio, la prima tecnologia mediatica ad invadere la casa, stava diventando un mezzo di comunicazione sempre più importante. Diversamente dai film che erano visti al cinema da grandi gruppi di persone, la radio permetteva un’esperienza individuale all’interno della propria casa, ed era incentrata sulla famiglia. Nel 1937, su 32.000.000 di famiglie americane, 27.500.000 era dotato di un apparecchio radiofonico, una percentuale più elevata di coloro che avevano la macchina, il telefono o persino l’elettricità.

Quel stesso anno, la Fondazione Rockefeller finanziò un progetto per studiare gli effetti della radio sulla popolazione 9. Alcune sezioni della Scuola di Francoforte, ora trapiantate in America, vennero reclutate per quello che più tardi divenne il famoso «Progetto di Ricerca sulla Radio», con sede centrale all’Università di Princeton. Elementi come Hadley Cantril (1906-1969) e Gordon Allport (1897-1967) divennero i personaggi-chiave delle operazioni americane del Tavistock Institute. A capo del progetto c’era Paul Lazersfeld (1901-1976), della Scuola di Francoforte; i suoi direttori assistenti erano Cantril ed Allport, insieme a Frank Stanton (1908-2006), che era al comando della divisione CBS News, e che più tardi divenne il suo presidente, nonché direttore del consiglio di amministrazione della RAND Corporation.

Il progetto era stato preceduto dal lavoro teoretico compiuto anni prima nel quadro di alcun studi sulla propaganda bellica e sulla psicosi, e dall’operato dei membri della Scuola di Francoforte Walter Benjamin (1892-1940) e Theodor Adorno (1903-1969). Questo primo lavoro confluì nella tesi secondo cui i mass media potevano essere utilizzati per indurre stati mentali regressivi, atomizzando gli individui e producendo una crescente labilità psichica 10.

hadley cantril gordon allport paul lazersfeld
Hadley Cantril Gordon Allport Paul Lazersfeld
frank stanton walter benjamin theodor adorno
Frank Stanton Walter Benjamin Theodor Adorno

Nel 1938, quando era a capo della sezione musicale del «Progetto di Ricerca sulla Radio», Adorno scrisse che gli ascoltatori dei programmi radiofonici musicali «fluttuano tra una dimenticanza illimitata e attimi di ravvisamento improvviso, che scompaiono immediatamente; ascoltano la radio in famigliaatomizzando e dissociano ciò che ascoltano, precludendosi così la capacità di riconoscere coscientemente la musica […]. Essi non sono ingenui, ma infantili; il loro primitivismo non è quello del non sviluppato, ma del forzatamente ritardato». Le scoperte del Progetto di Ricerca sulla Radio, pubblicate nel 1939, rafforzarono la tesi di Adorno sul «ritardo forzato», e servirono da manuale ai manipolatori della mente. Studiando certi lavori teatrali radiofonici trasmessi a puntate, comunemente noti come soap opera 11, Herta Herzog (1910-2010) giunse alla conclusione che la loro popolarità non doveva essere attribuita unicamente ad alcune caratteristiche socio-economiche degli ascoltatori, ma piuttosto al format stesso della trasmissione a puntate che istiga all’ascolto abituale. Il potere manipolatore della serializzazione è stato riconosciuto anche da numerosi programmatori cinematografici e televisivi. Anche ai nostri giorni, la soap opera pomeridiana figura tra le trasmissioni televisive che creano più dipendenza, con il 70% di tutte le donne americane maggiorenni che guardano almeno due puntate al giorno. Un altro Progetto di Ricerca sulla Radio studiò gli effetti della drammatizzazione radiofonica mandata in onda nel 1938 da Orson Welles (1915-1985). Si trattava di una volgarizzazione dell’opera di Herbert George Wells (1866-1946) intitolata The War of the Worlds («La guerra dei mondi»), un romanzo incentrato su di un’invasione da parte di marziani. Circa il 25% degli ascoltatori, che era convinto di seguire un vero notiziario, credette che un’invasione aliena fosse in corso, creando il panico nazionale, nonostante le ripetute e chiare affermazioni circa la natura romanzesca della trasmissione.

I ricercatori del Progetto sulla Radio scoprirono che la maggior parte delle persone all’ascolto non avevano creduto ad un’invasione marziana, ma piuttosto che fosse in corso un’invasione tedesca. Questo – come spiegarono in seguito i ricercatori – era dovuto al fatto che il format della trasmissione mandata in onda era lo stesso dei notiziari che avevano accompagnato nello stesso anno i resoconti della crisi di guerra in occasione della Conferenza di Monaco di Baviera.

herta herzog orson welles
Herta Herzog Orson Welles

Gli ascoltatori reagirono al format, non al contenuto della trasmissione. I ricercatori del Progetto provarono che la radio avuta condizionato le menti dei suoi ascoltatori a tal punto da renderli frammentati e irriflessivi, e che la ripetizione del format era la chiave della popolarità 12.

LA «BABYSITTER CON UN OCCHIO SOLO»

Nel 1939, vennero pubblicati i risultati del Progetto di Ricerca sulla Radio, esattamente nel momento in cui la televisione stava per fare il suo ingresso come la tecnologia mediatica del futuro. Sperimentata per la prima volta su larga scala nella Germania nazista durante le Olimpiadi di Berlino del 1936, la tivù esordì in maniera vistosa in occasione della New York World’s Fair del 1939, dove attirò grandi folle. Adorno e altri suoi colleghi riconobbero immediatamente il suo enorme potenziale come strumento di manipolazione cerebrale di massa. Nel 1944, egli scrisse:televisione in famiglia «La televisione punta alla sintesi della radio e del cinema […], ma le sue conseguenze sono enormi e promettono di intensificare l’impoverimento del contenuto estetico così drasticamente che da domani l’identità leggermente velata di tutti i prodotti della cultura industriale potranno uscire trionfalmente allo scoperto, portando a compimento in modo derisorio il sogno wagneriano del Gesamtkunstwerk, vale a dire la fusione di tutte le arti in un’unica opera». Com’era emerso anche dai primi studi clinici sulla televisione (alcuni dei quali furono condotti alla fine degli anni ’40 e all’inizio degli anni ’50 dalla rete del Tavistock Institute), gli spettatori, in un lasso di tempo relativamente breve, entrano in uno stato simile alla trance di semi-consapevolezza, caratterizzato dalla fissazione dello sguardo. Più a lungo lo spettatore fissa lo schermo, più pronunciata è la telefissazione. In una condizione crepuscolare di semi-consapevolezza, l’individuo è più suscettibile ai messaggi contenuti nei programmi televisivi, e – attraverso la trasfert – nella pubblicità. In questo modo, egli subisce una manipolazione mentale 13. Approssimativamente negli anni 1947-1952, la televisione è passata dall’essere una curiosità del vicinato, fino a penetrare in particolare nelle aree urbane. Come ha osservato Lyndon LaRouche, ciò coincise con un periodo critico nella vita psicologica della nazione. I sogni di milioni di veterani della Seconda Guerra Mondiale, e le loro ardenti speranze di costruire un mondo migliore crollarono durante l’amministrazione moralmente corrotta di Harry Truman (1884-1972) e sotto il peso della depressione economica che ne seguì.

Questi veterani si rifugiarono nella vita familiare, nel proprio lavoro e nei loro soggiorni. E al centro di questi soggiorni c’era la loro televisione appena comprata, le cui cena in famiglia davanti alla tvimmagini banali li rassicuravano circa il fatto che le loro scelte immorali fossero giuste. La primissima programmazione riprese i format già testati dalla radio, come descritto nel Progetto di Ricerca sulla Radio: la situation comedy, o sit-com, i giochi a quiz, gli spettacoli di varietà, lo sport e le soap opera. Molte di queste trasmissioni erano a puntate, con personaggi e storie intrecciati tra loro. Tutto era banale, disegnato intenzionalmente per essere tale. I figli di questi infelici veterani, i cosiddetti «figli del boom» divennero la prima generazione ad essere svezzata da quella che LaRouche definisce «la babysitter con un occhio solo». Guardare la TV divenne un’attività incoraggiata dai genitori, una maniera spesso utilizzata per tenere a bada i proprî figli, i quali finivano per fissare qualsiasi cosa passasse sullo schermo per ore e ore. Il contenuto dei programmi per i più piccoli era dozzinale (ma non più di quanto non lo fossero gli altri programmi televisivi in generale), e mentalmente distruttivo. Ancora più distruttiva fu la sostituzione dellinterazione familiare con lo spettacolo televisivo, e la cena in famiglia venne rimpiazzata dalla «cena televisiva» consumata di fronte allo schermo. I bambini fissavano in modo ossessivo gli articoli reclamizzati dai media, chiedendo ai loro genitori di comprarglieli affinché potessero essere come i loro amici 14. A metà degli anni ’70, Eric Trist (1909-1993), che fino alla sua morte avvenuta nel 1993 guidò le operazioni del Tavistock negli Stati Uniti, e l’esperto in mass media dello stesso Istituto Fred Emery (1925-1997), resero pubblico il risultato delle loro indagini sull’impatto di vent’anni di televisione sulla società americana.

eric trist fred emery
Eric Trist Fred Emery

Nell’opera del 1975 Futures We Are In («Il futuro in cui siamo»), essi riportarono che il contenuto dei programmi non era più importante del semplice ammontare delle ore passate davanti alla televisione. Fin dall’introduzione del mezzo televisivo, nel giro di due decenni, il tempo medio teledipendenzaquotidiano di osservazione è costantemente cresciuto, a tal punto che a metà degli anni ’70, questa attività veniva solamente dopo il sonno e il lavoro, per un ammontare di circa sei ore al giorno 15. Fra i bambini in età scolastica, il tempo passato davanti al televisore era secondo solamente all’attività didattica. Come indicato dal Tavistock, queste scoperte suggerivano che la televisione è come una droga che crea dipendenza. Similmente, Emery riferì di alcuni studi neurologici che mostravano che la visione ripetitiva della televisione «spegne il sistema nervoso centrale delluomo». Anche se queste affermazioni non furono prese seriamente dalla scienza ufficiale, Emery e Trist presentarono argomenti persuasivi che dimostravano in generale come uneccessiva esposizione alla televisione abbassi le capacità cognitive concettuali a riguardo di ciò che viene presentato sullo schermo. I loro studi dimostravano che la sola presenza di immagini alla televisione, specialmente se all’interno di format simili al notiziario e al documentario – ma anche all’interno di altri programmi – tende a «convalidare» quelle immagini, e le imbeve di un senso di «realtà». Trist ed Emery non trovarono nulla di sbagliato in questi sviluppi che indicano come la televisione stesse creando una generazione clinicamente morta. Al contrario, essi dimostrarono come questa evoluzione si integrasse perfettamente all’interno di un più ampio piano globale per il controllo sociale, perfezionato dal Tavistock Institute e dalle sue reti alleate per conto dei loro finanziatori. Nell’opera A Choice of Futures («Una scelta del futuro»), un libro pubblicato nello stesso periodo in cui erano stati resi pubblici i risultati dei loro studi, essi affermavano che la società sta inabissandosi passando attraverso stati progressivamente più bassi di consapevolezza mentale, fino ad un punto non raggiunto nemmeno dallo Stato totalitario orwelliano. A questo punto, grazie alla televisione e agli altri mass media, lumanità si trova in uno stato di dissociazione la cui conseguenza politica sarà manifestata da una società del tipo Arancia Meccanica, come nell’omonimo libro di Anthony Burgess (1917-1993), nel quale bande di giovani sbandati commettono abitualmente atti della violenza casuale per poi ritornare a casa e vedere sullo «schermo» il resoconto dei delitti che hanno commesso.

I manipolatori della mente indicano che questo tipo di sviluppo, di cui la violenza dell’Irlanda del Nord sarebbe un modello, non è da attribuirsi unicamente agli effetti della televisione. La società è passata attraverso una «turbolenza sociale» comprendente una serie di shock economici e politici come la guerra del Vietnam, l’aumento del prezzo del petrolio e l’assassinio di leader politici. L’impatto psicologico di questi eventi, la cui responsabilità non viene naturalmente attribuita all’establishment anglo-americano, è stato amplificato nel salotto di casa, con tanto di dettagli sanguinosi e terribili, dai notiziari televisivi. In questo scenario, è possibile immaginare le anticipazioni del futuro telegiornale: «La fine del mondo. I dettagli alle ore 11:00».

CONSOLIDARE IL PARADIGMA

In un’antologia del 1991 delle opere del Tavistock Institute compilata da Trist, questi scrisse che tutti i «nodi» o centri internazionali dell’apparato manipolatore dell’Istituto erano stati schierati allo scopo di consolidare il paradigma di mutamento verso un «ordine mondiale postindustriale». La loro mèta, disse Trist, era quella di operare un cambiamento irreversibile. In questa antologia, e in altre pubblicazioni,fascismo amichevole Trist, come Alexander King, raccomanda caldamente una campagna di «rieducazione» delle masse per distruggere le ultime vestigia della resistenza nazionale, specialmente all’interno degli Stati Uniti, al fine di facilitare l’insediamento di un Nuovo Ordine Mondiale. Approssimativamente dieci anni prima, un altro dei favoriti del Tavistock Institute, Bertram Gross (1912-1997), in un documento pubblicato nel 1981 in occasione di una conferenza della World Future Society, cui partecipò anche Al Gore, offrì un quadro sintetico di questo «Nuovo Ordine Mondiale». Gross sostenne che in un prossimo futuro il mondo si sarebbe trovato davanti a ciò che il Tavistock suole definire una «scelta critica», un insieme di opzioni che sembrano essere cattive, ma, che a causa del terrore in atto e della pressione esercitata dagli eventi, nondimeno è costretto a fare, e che cadrà sull’opzione «meno cattiva». La società industriale occidentale piomberà nel caos; questo caos, afferma Gross, potrà condurre o ad un fascismo di tipo autoritario – del tipo di quello che gli inglesi hanno aiutato ad installare nella Germania nazista – o ad una forma più umana e benevola di totalitarismo che Gross definisce un «fascismo amichevole». «La scelta – prosegue Gross – sta nel tentare di tornare al vecchio paradigma industriale, in cui ci sarà il fascismo o il nazismo; oppure di abbracciare il post-industrialismo, dove ci sarà un “fascismo amichevole”». Il secondo, afferma Gross, chiaramente è preferibile, in quanto è solamente una transizione verso un nuovo «ordine mondiale dellinformazione globale», che comporterà una maggior scelta personale e più libertà, un vera democrazia di massa aperta e partecipatoria. Per Gross la scelta è chiara. In ogni caso, ci sarà dolore e sofferenza; ma solo il «fascismo amichevole» dell’ordine dell’informazione globale, in una società guidata dalla televisione via cavo, dai satelliti, e dai computer, offre la speranza di un «futuro» migliore.

Chi amministrerà questo «fascismo amichevole» a livello mondiale? Gross spiega già ora esiste un’«Internazionale dellOro», un termine coniato dal leader dell’Internazionale Comunista (Komintern) Nikolaj Bucharin (1888-1938). Si tratta di un’élite internazionale illuminata, sorta in Europa all’interno della potente oligarchia che, oltre alle risorse critiche e alla finanza globale, controlla l’industria delle multinazionali del settore delle comunicazioni a livello globale. Questa élite dev’essere istruita e informata dalle agenzie che fanno parte della rete del Tavistock Institute.

bertram gross nikolaj bucharin
Bertram Gross Nikolaj Bucharin

Occorre mostrare loro che le grandi masse di zombie telefissati mentali possono essere facilmente convinte ad accettare questo Nuovo Ordine Mondiale attraverso l’istigazione al divertimento e mediante l’approvvigionamento senza fine di «informazioni». Una volta che le masse dittatura dell'informazioneverranno convinte attraverso una «rieducazione», la resistenza all’interno dei settori nazionali crollerà. Nel 1989, per iniziativa di Trist, il Tavistock intervenne ad un seminario organizzato presso la Case Western Reserve University, per discutere sui mezzi da utilizzare per l’instaurazione di un fascismo internazionale «apolide», un nuovo ordine mondiale dell’informazione globale. Nel 1991, il Tavistock dedicò la sua rivista – Human Relations -alla pubblicazione degli atti di quella conferenza. In molto punti, si parlava dello spiegamento dei mass media in favore di questo progetto. Inoltre, fin dal 1981 i manipolatori ebbero a loro disposizione una nuova tecnologia: internet. Secondo Harold Perlmutter, uno dei partecipanti al seminario alla Case Western Reserve University, internet rappresenta un mezzo sovversivo che può penetrare i confini nazionali con «informazioni» su questo Nuovo Ordine Mondiale. Esso serve anche come collante di una rete di organizzazioni non-governative (NGO) che faranno circolare ogni propaganda in favore di questo nuovo assetto mondiale. Queste organizzazioni non-governative devono essere la sovrastruttura su cui sarà costruito il nuovo ordine. Perlmutter, e gli altri partecipanti alla conferenza, hanno affermato che il loro movimento non può essere colpito, in quanto non esiste in modo formale. Esso risiede nelle menti dei suoi cospiratori, nelle coscienze formate dall’apparato mediatico manipolatore messo in campo dal Tavistock. Se la televisione è divenuta la droga mediatica della seconda metà dell’ultimo secolo, così internet, con i suoi eccessi di chiacchierio quasi sempre inutile e le sue «informazioni», e con i suoi messaggi sovversivi programmati, diverrà la nuova «droga» del prossimo millennio, di cui si vanta il Tavistock Institute 16.

In un’intervista del 1981, il già citato specialista in comunicazioni del Futures Group Hal Becker ha dichiarato: «Gli americani non pensano realmente; hanno solo delle opinioni, dei sentimenti. La televisione crea l’opinione, e in seguito la convalida. Sono manipolati dallo schermo? Sono molto di più di questo. Penso che la gente abbia perso la capacità di relazionarsi con le immagini della propria vita senza l’intervento della televisione. Questo è ciò che intendo dire realmente quando dico che siamo in presenza di una società televisionata. Siamo guidati da una società orwelliana, ma Orwell commise un errore in “1984”. Il grande Fratello non ha bisogno di guardarti finché sei tu a guardarlo. E chi può dire che questo sia veramente così dannoso»?


LA MOSCA NELLA POMATA

Ma anche all’interno delle cerchie élitarie delle reti internazionali del Tavistock c’è il timore che qualcosa possa mandare a monte il loro piano. Questa possibilità è stata espressa da un autore citato da Emery nel 1973, che si è chiesto che cosa sarebbe accaduto quando la generazione dei «figli del boom» teledipendenti avesse preso le redini del comando. Li abbiamo realmente preparati a guidare? Sono in grado di pensare e di risolvere i problemi? Emery liquida il problema affermando che c’è ancora abbastanza tempo per addestrare i futuri quadri di comando.

Ma gli interrogativi rimangono. Nel 1981, durante il convegno organizzato dalla World Future Society in cui Gross annunciò l’avvento di un nuovo ordine dell’informazioni globale all’interno di un «fascismo amichevole», Tony Lentz, docente di Linguaggio alla Pennsylvania State University, disse di aver assistito alla distruzione delle capacità orali e scritte operata dai mass media e dalla televisione; non solo gli studenti non sono più in grado di scrivere coerentemente, ma non riescono nemmeno a parlare intelligentemente. Nel suo opuscolo The Medium Is Madness egli afferma che non è soltanto una questione di educazione sbagliata, ma anche di mancanza assoluta del desiderio di pensare. Partendo dal fatto che Platone (424-348 a.C.) afferma che la nostra conoscenza del mondo dev’essere basata sulla conoscenza della mente di qualcuno che già conosce qualcosa del mondo, Lentz afferma che la televisione ha inoculato nelle persone l’idea che le sole immagini rappresentino la conoscenza.

Non ci si sforza più di ottenere qualcosa indagando nella mente di qualcun altro, ma esiste soltanto il dialogo e l’immagine, il suono e la rabbia, che certamente non hanno alcun significato 17. «Lasciandoci influenzare da sottili ma potenti illusioni presentate dalla televisione – scrive Lenz – abbiamo aperto la strada ad un tipo di follia collettiva che può avere spaventose implicazioni a riguardo del futuro della nazione […]. Abbiamo iniziato a vedere cose che non ci sono, consegnando a qualcun altro il potere di fabbricare per noi le nostre illusioni. La prospettiva è terrificante, e vista la nostra eredità culturale dovremmo saperne di più».

stacca la tv!

Note

1 Traduzione dall’originale inglese Brainwash: How The British Use The Media for Mass Psychological Warfare («Lavaggio del cervello: come gli inglesi usano la guerra psicologica di massa»), a cura di Paolo Baroni. Scritto reperibile alla pagina web

http://members.tripod.com/~american_almanac/warfare.htm

Questo articolo è apparso sulla rivista The American Almanac, del 5 maggio 1997.

2 Il Futures Group, un comitato di esperti composto da privati, è stato uno dei primi organismi a specializzarsi nell’uso di interfacce di computer per la manipolazione psicologica di dirigenti d’azienda e di leader politici. Nel 1981, esso sperimentò per primo il programma RAPID per conto del Dipartimento di Stato americano utilizzando grafiche computerizzate per manipolare alcuni leader selezionati per il settore dello sviluppo, coinvolti nel condizionamento da parte del Fondo Monetario Internazionale e in programmi di controllo della popolazione. Esso fu anche interpellato per tracciare un profilo della popolazione americana per famose multinazionali.

3 Il movimento di Lyndon LaRouche ha compiuto un’indagine pionieristica sulla rete di Tavistock negli anni 1973-1974, e ha pubblicato i risultati delle sue investigazioni sulla rivista Campaigner (Inverno 1973, Primavera 1974). Un lavoro supplementare è stato pubblicato su EIR, del 24 maggio, un rapporto speciale più recente intitolato «The Sun Never Sets on the British Empire» («Il Sole non sorge mai sull’impero britannico»).

4 Per un’analisi comprensiva della Scuola di Francoforte e della sua rete, incluso il suo ruolo nel plasmare la visione dei mass media e della guerra culturale, vedi M. Minnicino, The New Dark Age: The Frankfurt School and «Political Correctness» (La nuova era oscura: la Scuola di Francoforte e il “politicamente corretto”»), Fidelio, Inverno 1992.

5 Lippmann, che era passato dalle reti fabiane socialiste ai circoli di Thomas Dewey e dei fratelli Dulles, divenne il portavoce della fazione imperialista americana controllata dagli inglesi, e si schierò contro la prospettiva anti-imperialista del presidente Franklin Delano Roosevelt. A questo proposito, vedi L. LaRouche, The Case of Walter Lippmann («Il caso di Walter Lippmann»), Campaigner Publications Inc., New York 1977.

6 Da parte sua, Bernays, padre delle pubbliche relazioni, è ricordato come colui che creò di Madison Avenue (la strada newyorkese dove hanno sede le maggiori agenzie pubblicitarie) basandosi sui trucchi della manipolazione psicologica freudiana.

7 Tutta la psicologia del Tavistock Institute (esattamente come la psicologia freudiana) procede dall’immagine dell’uomo considerato come una bestia sensata. Essa rifiuta esplicitamente, con grande malizia, la prospettiva cristiana dell’uomo come creato ad immagine di Dio, una visione in cui l’uomo, e solo lui, è stato dotato dal suo Creatore di creatività. Il Tavistock Institute sostiene invece che la creatività sia unicamente il prodotto di impulsi neurotici o erotici sublimati, e considera la mente umana come una lavagna su cui si possono disegnare e ridisegnare le «immagini».

8 Questo concetto è simile alla nozione sostenuta da Rees nel suo libro The Shaping of Psychiatry by War («La metamorfosi della psichiatria attraverso la guerra»), secondo cui è necessaria la creazione di un’élite di psichiatri al servizio dell’oligarchia dominante che assicuri la «salute mentale» del mondo.

9 I nazisti aveva già usato estensivamente la propaganda radiofonica per manipolare la popolazione, come un elemento integrante dello Stato totalitario. Anche questo fatto venne osservato e studiato dalle reti del Tavistock Institute.

10 Più tardi, tali condizioni mentali indotte vennero denominate dallo stesso Tavistock Institute come stati di «lavaggio del cervello», e il processo di induzione come «operante il lavaggio del cervello»).

11 Le soap operas furono chiamate così perché molte di esse furono sponsorizzate da noti fabbricanti di sapone.

12 È importante sottolineare che non c’è nulla di intrinsecamente cattivo nella radio, nella televisione o in altre forme tecnologia mediatica. Ciò che le rende pericolose è il controllo del loro utilizzo e dei loro contenuti da parte della rete del club delle isole per scopi malvagi, creando dei radioascoltatori o dei telespettatori abituati, e persino fissati, le cui capacità critiche vengono seriamente danneggiate.

13 Per una discussione più comprensiva sulla televisione, della sua programmazione e della manipolazione cerebrale da essa operata, vedi il mio articolo in sedici parti intitolato Turn Off Your Television («Spegni la tua televisione»), pubblicato sul New Federalist (1990-93).

14 Una delle specialità del Tavistock Institute fu lo studio della manipolazione psicologica dei bambini e l’impatto della réclame sulle giovani menti. Questo genere di pubblicità viene attentamente confezionata in modo da spingere i più piccoli a desiderare il prodotto reclamizzato.

15 Oggi, si è arrivati a più di sette ore al giorno, se si aggiunge il tempo passato davanti ai videogiochi e al computer.

16 C’è stato un investimento massiccio nell’infrastruttura di internet, sproporzionato rispetto alla disponibilità a breve termine, o al ritorno di medio termine. Ciò porta a ritenere che tale investimento costituisca una grossa perdita rispetto all’impatto psicologico intenzionale che si vuole ottenere da questa nuova tecnologia.

17 Tali espressioni non sono che un’eco del pensiero platonico. Per una migliore comprensione del problema dell’istruzione, vedi l’articolo di Lyndon LaRouche intitolato «On the Subject of Metaphor» («Sul soggetto di metafora»), in Fidelio, Inverno 1992.

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