Google e la pornografia strisciante

La Pornografia strisciante e’ in continua crescita e per continuare la sua crescita ha bisogno di metodi subdoli che catturino sempre nuovi adepti portandoli a pensare alla pornografia anche quando questi sono presi in altre attivita’ quali il proprio lavoro, le ricerche, la scuola.

Gran parte delle attivita’ che utilizzano internet sono veicolate da Google in quanto – dalla massaia a cui serve una ricetta fino al professionista che ricerca una normativa, passando per lo scolaro che deve fare la ricerca si geografia – tutti passano attraverso il motore di ricerca piu’ efficiente al mondo che e’ in grado di scandagliare in un millisecondo tutti i siti internet mondiali e restituire una lista di risultati di quelle pagine che contengono la parola digitata nella barra di ricerca.

Come sara’ capitato a molte persone, durante alcune di queste ricerche che, nonostante siano fatte per motivi che niente hanno a che vedere con il sesso, la lista dei risultati inseriti include siti pornografici (o simili) che non hanno una diretta attinenza con la ricerca che si vuole effettuare ma contengono nelle loro pagine i termini che sono stati ricercati. Non  e’ difficile imbattersi in signorine ammiccanti e promettenti pronte per ogni occasione. Ecco cosi’ che anche l’impiegato piu’ solerte o il bambino che deve fare una ricerca di geografia sulla Romania o di geometria sul seno, possono essere indotti a considerare l’ipotesi di fare un click su quel sito al quale studiosi di marketing hanno dedicato i loro sforzi per renderlo attraente e capace di calamitare l’attenzione. Appare quindi facilmente deducibile che l’inserimento nella lista dei risultati anche di siti pornografici quando questi non sono richiesti serve proprio per attrarre anche quelle persone che  normalmente (o in quel momento) non stanno pensando al sesso ma saranno portati a farlo e una parte di loro rimarra’ irretita sicuramente.

Attualmente Google mette a disposizione un filtro adatto proprio ad evitare che minori e chi non desideri ricevere tali informazioni, sia “colpito” da queste proposte; in altre parole attivando il filtro Google escludera’ dalle ricerche i siti ritenuti pornografici e simili. Questo filtro – per motivi sconosciuti – non e’ molto pubblicizzato e sono in pochi a conoscerne l’esistenza ed il funzionamento, perche? Volendo cercare una risposta a tale domanda forse vale la pena di soffermarsi a pensare sul fatto che uno dei maggiori introiti pubblicitari di Google e’ legato alla pubblicita’ di siti pornografici ed all’indirizzamento verso tali siti che pagano (a Google) una certa cifra per ogni visitatore indirizzato verso il loro sito. Il primo pensiero (che magari non e’ quello giusto)  che viene fatto e’ che Google non sia interessato a mettere semplicemente a disposizione di tutti questo filtro in quanto diminuirebbe l’indirizzamento verso siti pornografici e quindi diminuirebbe gli introiti di Google stesso. Proviamo a vedere se e’ cosi’ e per questo proviamo a diffondere il motore di ricerca google opportunamente impostato per filtrare i siti pornografici e vediamo se google ostacola o meno questa diffusione, come facciamo a fare questa verifica?

FORTUNATAMENTE IL SOFTWARE LIBERO VIENE INCONTRO A QUESTA ESIGENZA

Per contrastare il bombardamento pornografico che arriva anche involontariamente utilizzando internet, Firefox ha messo a disposizione di tutti un “add-on” (o componente aggiuntivo) creato da me. Dopo aver effettuato i debiti controlli sulla sicurezza, ora Mozilla (lo sviluppatore di firefox) ha messo on line sul sito questo componente/filtro che puo’ essere scaricato ed installato da chiunque con una procedura molto semplice ed automatizzata.

In pratica si tratta di un motore di ricerca da aggiungere alla barra per le ricerche di Firefox situata in alto a destra. Digitando nella barra la parola da ricercare, si preme il tasto per la ricerca e questa viene fatta normalmente utilizzando GOOGLE.IT con l’unica differenza che la lista dei risultati NON CONTERRA’ siti pornografici.

Il componente non e’ invasivo e, da notare, non blocca in assoluto l’accesso del computer a siti porno che continuano a poter essere visitati quando lo si vuol fare e quando si vuol effettuare una ricerca “a luci rosse” e’ possibile effettuarla andando direttamente sul sito www.google.it. Questo perche’ lo scopo del componente non e’ quello di bloccare l’utilizzo di internet per scopi pornografici ma  e’ quello di evitare che LA PORNOGRAFIA NON ARRIVI QUANDO E A CHI NON LA VUOLE.

Per installare il componente o per maggiori informazioni il link e’ questo https://addons.mozilla.org/it/firefox/addon/235844/ oppure basta CLICCARE QUI

Per verificare l’effettivo funzionamento del componente o per capirne meglio le utilita’ si puo’ effettuare la seguente prova immedesimandosi in un ragazzo che, studiando matematica, vuole approfondire i concetti riguardanti “seno e coseno”. Andremo quindi a digitare nella barra delle ricerche la parola “seno” e premendo invio avremo i risultati di questa ricerca che confronteremo con i risultati di una ricerca dal sito google.it utilizzando la stessa parola “seno” :sara’ immediatamente chiara la differenza e la funzionalita’ del filtro installato.

Il componente ha inoltre altri 2 vantaggi:
Oltre a quello di non distrarre chi sta lavorando e di limitare le tentazioni pornografiche ai minori, l’utilizzo di questo componente aggiuntivo comporta altri due vantaggi:
Il primo vantaggio e’ quello di migliorare le ricerche in quanto queste risulteranno piu’ accurate per via del fatto che, escludendo i siti porno, diminuira’ il numero dei  risultati con conseguente maggior probabilita’ di trovare piu’ velocemente il sito piu’ utile allo scopo della ricerca.

Il secondo vantaggio e’ limitato a chi effettua spesso ricerche in lingue diverse o riferite a diverse nazioni (ad esempio la ricerca di notizie, di alberghi….) magari perche’ vive in un altro paese. forse non tutti sanno che esiste un sito google per ogni paese e per utilizzare Google al massimo delle sue possibilità conviene SEMPRE utilizzare (indipendentemente dalla lingua usata) il sito della nazione dove si stanno cercando i risultati (es. per un hotel in Italia conviene utilizzare Google.it); In questo modo si potranno sfruttare al massimo i tentacolari algoritmi di Google che si propagano innanzitutto nel paese dove è  situato il sito da cui e’ partita la ricerca e poi, attraverso canali praticamente casuali, verso l’estero. Per questo le ricerche con Google danno risultati differenti a seconda del sito Google utilizzato.
Il ventaggio e’ quindi legato a questa caratteristica ed e’ quello di poter installare nella propria barra  di ricerca motori di ricerca di altri paesi (google.fr o google.com etc etc) fche risultano sempre a disposizione senza dover andare a cercare ogni volta il sito corrispondente a quello della lingua.

 

Non tutti pero’ utilizzano Firefox.

Per chi non utilizza Firefox e vuole installarlo su Internet Explorer (il browser fornito da Microsoft), la procedura e’ un po’ piu lunga ma provero’ a spiegarla di seguito.


Innanzitutto bisogna aprire Internet Explorer ed andare alla pagina:

http://www.microsoft.com/windows/ie/searchguide/it-it/default.mspx?dcsref=http://runonce.msn.com/runonce2.aspx

Dopodiche bisogna fare un “copia” e “incolla” completo di questa istruzione(anche se appare su piu’ righe) fino a htm:

http://www.google.it/cse?cx=partner-pub-4989328915421782%3Avn79no-t56s&ie=ISO-8859-1&q=TEST&sa=Cerca&siteurl=fabkawa.altervista.org%2Fgoogle3.htm&siteurl=fabkawa.altervista.org%2Fgoogle3.htm&siteurl=fabkawa.altervista.org%2Fgoogle3.htm

modulo.JPGandando ad incollare tutto il testo nella casella del modulo nel riquadro giallo come appare nell’immagine di fianco

Una volta fatto il copia-incolla, si puo’ inserire nella casella succesiva un nome a piacere che sara’ il nome che sara’ assegnato al motore di ricerca (es. Google Italia)

A questo punto bisogna cliccare sul tasto installa ed Internet Explorer iniziera’ l’installazione (ovviamente richiedendo se sei proprio sicuro che vuoi installare il componente…. domanda alla quale bisogna rispondere SI)

A questo punto il motore e’ installato nella barra a destra e – volendo – potra’ essere inserito come di default.

 

Ott 23, 2010 - Articoli da conservare    No Comments

LA FINANZA RAPACE

DI MICHAEL HUDSON
globalresearch.ca

“Gli eventi che stanno per manifestarsi proiettano anticipatamente la loro ombra” – Goethe

Cosa succederebbe se impedissimo alle banche americane e ai loro clienti di creare 1.000 miliardi, 10.000 miliardi o addirittura 50.000 miliardi di dollari sulla tastiere dei loro computer per comprare tutte le obbligazioni e le azioni del mondo, oltre a tutte le proprietà terriere e agli altri asset in vendita, nella speranza di realizzare guadagni in conto capitale e intascare gli spread sull’arbitraggio con una leva sul debito di meno dell’1% del costo dell’interesse? E’ questo il gioco a cui si sta giocando oggi. L’afflusso di credito in dollari nei mercati stranieri perseguendo questa strategia ha fatto salire i prezzi degli asset e delle valute straniere, consentendo agli speculatori di ripagare le propria presenza negli Stati Uniti con dollari più convenienti, tenendosi per sé il passaggio di valuta oltre al margine del tasso di interesse dell’arbitraggio.

La finanza è diventata una nuova modalità di guerra – senza l’aggravio delle spese militari e l’occupazione forzata di un altro paese. E’ una sfida nella creazione del credito per comprare proprietà immobiliari e risorse naturali in tutto il mondo, infrastrutture e la proprietà di obbligazioni e azioni aziendali. Chi ha bisogno di un esercito quando si può ottenere la ricchezza monetaria e l’appropriazione di beni semplicemente con strumenti finanziari? La vittoria si può prevedere che andrà all’economia il cui sistema bancario potrà creare la maggior parte del credito, utilizzando un esercito di tastiere di computer per appropriarsi delle risorse del mondo.

L’ostacolo principale di fronte a questa Lebensraum finanziaria è che essa richiede che le banche centrali delle economie prese di miro accettino il credito elettronico in dollari in via di deprezzamento come mezzo di pagamento per gli asset nazionali. I funzionari americani demonizzano i paesi che subiscono di questi afflussi di dollari come aggressivi “manipolatori di valuta”, per quella che il Segretario al Tesoro Tim Geithner definisce “una mancata rivalutazione competitiva”, nella quale i paesi bloccano l’aumento di valore delle loro valute”. Oscar Wilde si sarebbe dovuto impegnare molto per trovare un termine più contorto per quei paesi che si proteggono dai predatori che cercano di far aumentare le loro valute per guadagnare enormi fortune. “Mancata rivalutazione competitiva“ suona come “mancato suicidio cospiratorio”. Questi paesi stanno semplicemente cercando di proteggere le proprie valute dagli arbitraggisti e dagli speculatori che stanno inondando i loro mercati finanziari di dollari, sballottando le loro valute per ricavare miliardi di dollari dalle loro banche centrali.

Queste banche centrali sono state costrette a scegliere se permettere passivamente che questi afflussi spingano verso l’alto i loro tassi di cambio – in tal modo non riuscendo più ad esportare nei mercati stranieri a causa dei prezzi troppo alti – o riciclando questi afflussi in Buoni del Tesoro americano che hanno come rendimento un 1% con un valore di scambio in discesa (le obbligazioni a lungo termine rischiano una diminuzione del prezzo se i tassi di interesse degli Stati Uniti dovessero aumentare).

L’eufemismo utilizzato per inondare le economie di credito è l’alleggerimento quantitativo, il cosiddetto “quantitative easing”. La Federal Reserve sta pompando un’ondata di liquidità e di riserve nel sistema finanziario per ridurre i tassi di interesse, apparentemente per consentire alle banche di “uscire” dall’equity negativo che è risultato dai prestiti deteriorati concessi nel corso della bolla dell’immobiliare. La liquidità si sta riversando sulle economie straniere, aumentando i loro tassi di cambio. Joseph Stiglitz ha recentemente ammesso che anziché aiutare la ripresa globale, l’inondazione di liquidità da parte della Fed e della Banca Centrale Europea sta creando il “caos” nei mercati valutari stranieri. “La cosa ironica è che la Fed sta creando tutta questa liquidità nella speranza che possa far ripartire l’economia americana… invece non sta facendo nulla per l’economia americana, ma sta portando il caos nel resto del mondo”.

Quello che sta ottenendo il quantitative easing americano è spingere al rialzo il dollaro e al ribasso le altre valute, con la piena approvazione degli speculatori monetari che si stanno godendo dei rapidi e facili guadagni. Tuttavia, è per difendere questo sistema che i diplomatici e i lobbisti bancari americani stanno minacciando di mandare il rovina il sistema finanziario internazionale e far cadere il commercio mondiale nell’anarchia se gli altri paesi non sono d’accordo in una riproposizione dell’Accordo del Plaza del 1985 come “una possibile struttura per pianificare una diminuzione controllata del dollaro ed evitare flussi commerciali potenzialmente destabilizzanti”.

L’Accordo del Plaza fece deragliare l’economia del Giappone aumentando il suo tasso di cambio e abbassandone nel contempo i tassi di interesse, con un’inondazione dell’economia che gonfiò una bolla immobiliare. Il direttore del FMI Dominique Strauss-Kahn è stato più realista. “Non sono sicuro che sia il momento giusto per avere un nuovo accordo del Plaza o del Louvre”. “Ora ci troviamo in un periodo diverso”. Ammettendo la necessità dell’”applicazione di un qualche elemento per il controllo dei capitali”, egli ha anche aggiunto che in vista dell’insistenza americana su mercati dei capitali aperti e non protetti, “l’idea che in un mondo globalizzato ci sia una necessità assoluta di lavorare insieme potrebbe perdere forza”.

E’ in discussione il fatto di quanto tempo dovranno soggiacere le nazioni all’eccesso speculativo di dollari. Il mondo è stato costretto a scegliere tra la subordinazione al nazionalismo economico americano o il periodo transitorio dell’anarchia finanziaria. Le nazioni stanno rispondendo cercando di creare un sistema finanziario alternativo, rischiando un periodo di transizione anarchico allo scopo di creare un’economia mondiale più equa.

Rigonfiare la bolla finanziaria anziché svalutare i debiti

Il sistema finanziario globale ha già visto un lungo e inutile esperimento di quantitative easing con il carry trade del Giappone. Dopo lo scoppio della bolla finanziaria nel 1990, la Banca del Giappone ha cercato di permettere alle sue banche di “uscire dall’equity negativo” fornendo loro credito a basso tasso di interessere da poter prestare all’esterno. La recessione giapponese ha lasciato una scarsa domanda nazionale, e quindi le banche hanno sviluppato il carry trade: prestiti a tassi bassi di interesse ad arbitraggisti per acquistare titoli ad alto rendimento. L’Islanda, ad esempio, stava pagando il 15%. Quindi venivano presi a prestito yen per essere convertiti in dollari, euro, corone islandesi e renminbi cinesi per poter poi acquistare obbligazioni governative, obbligazioni private, azioni, opzioni valutarie ed altri intermediazioni finanziarie. Di questi soldi, solamente una piccola parte è stata utilizzata per finanziare la formazione di nuovo capitale. E’ stata una caratterizzazione puramente finanziaria – estrattiva, e non produttiva.

Nel 2006 gli Stati Uniti e l’Europa stavano subendo una bolla finanziaria e immobiliare. E dopo il suo scoppio nel 2008, si comportarono come le banche giapponesi dopo il 1990. Nel tentativo di aiutare le banche americane ad uscire dall’equity negativo, la Federal Reserve ha inondato l’economia di credito. L’obiettivo era quello di garantire altra liquidità, nella speranza che le banche potessero prestare più soldi ai mutuatari nazionali. L’economia “avrebbe preso a prestito la propria via d’uscita dal debito”, rigonfiando i prezzi degli asset per il settore immobiliare, le azioni e le obbligazioni in modo da dissuadere i pignoramenti e la conseguente cancellazione del collaterale sui bilanci delle banche.

Il quantitative easing sovvenziona il flusso di capitali americani, facendo aumentare i tassi di cambio delle valute straniere

Il quantitative easing potrebbe non essere stato istituito per sconvolgere il sistema commerciale e finanziario globale o iniziare un circolo di speculazione monetaria, ma si tratta del risultato della decisione presa dalla Fed nel 2008 di impedire che i debiti astronomici fossero insolventi rigonfiando l’immobiliare e i mercati finanziari americani. L’obiettivo è quello di rimuovere l’equity negativo dalla proprietà delle abitazioni, tirando in salvo i bilanci delle banche e risparmiando quindi al governo la concessione di un TARP II, che appare politicamente irrealizzabile considerato l’umore di buona parte degli americani.

L’obiettivo annunciato non si sta concretizzando. Anziché aumentare i loro prestiti all’immobiliare, ai consumatori e alle aziende americane, le banche stanno ancora riducendo la propria esposizione. E’ questo il motivo per cui il livello dei risparmi negli Stati Uniti sta schizzando in alto. Il “risparmio” di cui si ha notizia (dallo zero al 3% del PIL) sta prendendo la forma del pagamento dei debiti contratti in passato, e non la costituzione di fondi liquidi. Come l’accaparramento impedisce alle entrate di essere spese in beni e servizi, allo stesso modo il ripagamento dei debiti riduce le entrate spendibili. Allora perché le banche dovrebbero prestare di più nella situazione in cui un terzo delle abitazioni degli Stati Uniti sono già in equity negativo e l’economia si sta contraendo come risultato di una deflazione del debito?

Bernanke propone di risolvere il problema iniettando altri 1.000 miliardi di dollari di liquidità nel corso del prossimo anno, oltre ai 2.000 miliardi di dollari di nuovo credito che la Federal Reserve ha creato nel biennio 2009-2010. Questo quantitative easing è stato inviato all’estero, principalmente ai paesi del BRIC – Brasile, Russia, India e Cina. “Le ultime ricerche del Fondo Monetario Internazionale hanno mostrato alla fine che l’alleggerimento monetario del G4 si è trasferito in passato quasi del tutto nelle economie emergenti… a partire dal 1995, la posizione della politica monetaria in Asia è stata quasi del tutto determinata dalla posizione monetaria del G4 – vale a dire gli Stati Uniti, l’Eurozona, Giappone e Cina – guidato dalla Fed”. Secondo il FMI, “i prezzi dell’equity in Asia e America Latina in genere aumentano quando una liquidità in eccesso viene trasferita dal G4 alle economie emergenti”. Questo è ciò che ha portato il rialzo del prezzo dell’oro e gli investitori ad abbandonare il dollaro dall’inizio di settembre, suggerendo alle altre nazioni di proteggere le proprie economie.

Il credito speculativo dalle banche americane, giapponesi e britanniche per acquistare obbligazioni, azioni e valuta nei paesi del BRIC e del Terzo Mondo è un’espansione autoalimentante, che spinge al rialzo le loro valute oltre al prezzo dei loro asset. Le loro banche centrali finiscono con questi dollari, il cui valore diminuisce in rapporto alle loro valute nazionali. I funzionari americani sostengono che questo fa tutto parte del mercato libero. “Per risolvere questo problema più ampio non è bello che il mondo… si appoggi sulle spalle degli Stati Uniti”, ha insistito mercoledì il Segretario al Tesoro Tim Geithner, come se l’eccesso di quantitative easing americano e deregolamentazione non fosse per favorire l’eccesso speculativo di dollari.

Quindi gli altri paesi sono costretti a risolvere il problema da soli. Il Giappone sta tenendo basso il proprio tasso di cambio vendendo yen e comprando Buoni del Tesoro americani nonostante il suo carry trade sia in via di annullamento perché gli arbitraggisti restituiscono gli yen che avevano preso a prestito in precedenza per comprare debito sovrano a maggior rendimento ma potenzialmente rischioso da paesi come la Grecia. Queste restituzioni hanno fatto aumentare il tasso di cambio dello yen del 12% nei confronti del dollaro nel corso del 2010, portando il governatore della Banca del Giappone Masaaki Shirakawa a dichiarare martedì 5 ottobre che il Giappone “non aveva altra scelta” se non quella di “spendere 5.000 miliardi di yen (60 miliardi di dollari) per acquistare obbligazioni governative, cambiali aziendali, fondi fiduciari immobiliari e ETF – gli ultimi due rappresentano una novità dalle consuetudini del passato”.

La “sterilizzazione” di afflussi indesiderati è il motivo delle critiche degli Stati Uniti alla Cina. La Cina ha tentato metodi più ortodossi per riciclare la sua eccedenza commerciale, cercando attentamente aziende americane da acquistare. Ma il Congresso alcuni anni fa non aveva permesso che la CNOOC acquisisse la capacità produttiva delle raffinerie di petrolio americane e ci sono ora pressioni sul governo canadese per bloccare il tentativo cinese di acquistare le sue risorse di idrossido di potassio. Un simile protezionismo lascia poche possibilità alla Cina e agli altri paesi se non quella di mantenere stabili le proprie valute acquistando obbligazioni governative americane ed europee.

Il problema per tutti i paesi oggi è che, per come è attualmente strutturato, il sistema finanziario globale ricompensa la speculazione e rende difficile alle banche centrali mantenere la stabilità senza riciclare gli afflussi di dollari provenienti dal governo americano, che gode di un monopolio quasi totale nel fornire riserve alle banche centrali mondiali avendo un deficit nel bilancio e nella bilancia dei pagamenti. Come fatto notare in precedenza, gli arbitraggisti ottengono un duplice guadagno: il margine tra il rendimento di quasi il 12% sulle obbligazioni governative a lungo termine brasiliane e il costo del credito americano (1%), oltre al guadagno risultante sul foreign exchange che deriva dal fatto che la fuga dal dollaro al real ha spinto al rialzo il tasso di cambio del real di circa il 30% – da 2,50 real all’inizio del 2009 a 1,75 real la settimana scorsa. Considerando la possibilità di alzare una leva di 1 milione di dollare sul proprio investimento di equity per acquistare titoli stranieri da 100 milioni di dollari, da gennaio 2009 i profitti sono del 3000%.

Il Brasile è stato più una vittima che un beneficiario di quello che eufemisticamente è stato definito “afflusso di capitali”. L’afflusso di denaro dall’estero ha fatto aumentare il real del 4% in appena un mese (dal 1° settembre all’inizio di ottobre), e la fase preparatoria dello scorso anno ha eroso la competitività delle esportazioni brasiliane. Per impedire l’aumento della valuta, il 4 ottobre il governo ha imposto una tassa del 4% sugli acquisti dall’estero delle proprie obbligazioni. “Non è solamente una guerra monetaria”, ha spiegato il Ministro delle Finanze Guido Mantega. “Tende a diventare una guerra commerciale e questa è la nostra preoccupazione”. Il direttore della banca centrale thailandese Wongwatoo Potirat ha dichiarato che il suo paese stava prendendo in considerazione un’imposta analoga e anche restrizioni valutarie sulle attività commerciali per contrastare l’aumento del baht. Subir Gokarn, vicegovernatore della Reserve Bank indiana, ha annunciato che il suo paese sta anch’esso valutando delle difese contro la “minaccia potenziale” di afflussi di capitale. Simili afflussi non forniscono capitale per investimenti tangibili. Sono rapaci e provocano fluttuazioni nelle valute che scompigliano gli schemi commerciali creando nel contempo enormi profitti per i grandi istituti finanziari e i loro clienti. Eppure la maggior parte delle discussioni considerano la bilancia dei pagamenti e i tassi di cambio come se fossero determinati unicamente dal commercio delle materie prime e dalla “parità del potere d’acquisto”, e non da flussi finanziari e spese militari che in realtà dominano la bilancia dei pagamenti. La realtà è che il l’interregno finanziario odierno – “liberi” mercati anarchici davanti a paesi che rapidamente stanno allestendo le loro difese monetarie – fornisce l’opportunità arbitraggista del secolo. E’ questo su cui stanno facendo pressioni i lobbisti bancari ed ha poco a che vedere con il benessere dei lavoratori nei loro paesi. Il premio speculativo potenzialmente più importante si prevede che sia una rivalutazione del renminbi cinese. La Commissione Finanze e Previdenza sta chiedendo che la Cina aumenti il suo tasso di cambio del 20%, come stanno suggerendo il Tesoro e la Federal Reserve. Una rivalutazione di tale portata consentirebbe agli speculatori di abbattere l’1% di equity – diciamo, 1 milione di dollari per prendere a prestito 99 milioni di dollari – e comprare renminbi cinesi a termine. La rivalutazione che viene chiesta produrrebbe un utile del 2000% equivalente a 20 milioni di dollari trasformando la scommessa di 100 milioni di dollari (e con appena 1 milione di dollari di “denaro serio”) in 120 milioni di dollari. Le banche possono negoziare su margini molto più alti e con una leva pressoché infinita, quasi come sottoscrivere CDO e altri giocattoli derivati.

Questo genere di denaro è stato ottenuto speculando sui titoli brasiliani, indiani e cinesi e su quelli degli altri paesi i cui tassi di cambio sono stati aumentati dalla fuga di crediti in dollari, diminuiti del 7% nei confronti di un paniere di valute dall’inizio di settembre quando la Federal Reserve aveva fatto balenare l’idea di un quantitative easing. Nel corso della settimana che ha portato alle riunioni del FMI a Washington, il bath thailandese e la rupia indiana sono aumentate sospettando che gli Stati Uniti e la Gran Bretagna avrebbe bloccato qualsiasi tentativo da parte dei paesi stranieri di cambiare il sistema finanziario e mettere un freno al dirompente gioco speculativo sulle valute.

Questa fuga di capitali dagli Stati Uniti ha sicuramente aiutato le banche nazionali a ricostruire i propri bilanci, come aveva inteso la Fed. Ma nel processo il sistema finanziario internazionale è stato vittimizzato come danno collaterale. Questo ha suggerito ai funzionari cinesi di opporsi ai tentativi americani di far ricadere sulla Cina la colpa di avere di avere un’eccedenza commerciale ribattendo che l’aggressione finanziaria degli Stati Uniti “ha rischiato di portare una distruzione reciproca nelle due grandi potenze economiche”.

Dal gold standard allo standard della banconota del Tesoro all’anarchia del “libero credito”

Sicuramente, la situazione di stallo tra Stati Uniti e gli altri paesi alle riunioni del FMI a Washigton di questo fine settimana minaccia di provocare la spaccatura più grave dalla Conferenza Monetaria di Londra del 1933. Il sistema finanziario globale minacia ancora una volta di voler rompere tutto, sconvolgendo il commercio mondiale e i rapporti di investimento – o di prendere una nuova forma che terrà isolati gli Stati Uniti a fronte del loro deficit strutturale a lungo termine sulla bilancia dei pagamenti.

Questa crisi fornisce un’opportunità – per la verità, una necessità – per fare un passo indietro e valutare la longue durée dell’evoluzione finanziaria interazionale per vedere dove ci stanno portando le tendenze del passato e quali percorsi debbano essere ridisegnati. Per molti secoli, prima del 1971, le nazioni saldavano la propria bilancia dei pagamenti in oro o argento. Questo “denaro del mondo”, come Sir James Steuart definiva l’oro nel 1767, formò la base inoltre della valuta nazionale. Fino al 1971 ogni banconota della Federal Reserve degli Stati Uniti era garantita al 25% da oro, valutato 35 dollari l’oncia. I paesi dovevano procurarsi oro con un surplus nelle attività commerciali e nella bilancia dei pagamenti allo scopo di incrementare la loro offerta monetaria per facilitare l’espansione economica generale. E quando andavano in deficit o intraprendevano delle campagne militari, le banche centrali riducevano l’offerta di credito nazionale per aumentare i tassi di interesse e attirare afflussi finanziari dall’estero.

Finché persisteva questa condizione, il sistema finanziario internazionale operava senza grosse difficoltà con “controlli e contrappesi”, sebbene con politiche di “stop & go” [politiche di breve termine mirate a tenere in equilibrio obiettivi spesso contrastanti tra loro, NdT] quando le espansioni delle attività commerciali portavano a deficit commerciali e nella bilancia dei pagamenti. I paesi con simili deficit aumentavano i loro tassi di interesse per attirare capitale straniero, mentre tagliavano le spese governative, aumentavano le imposte sui consumatori e rallentavano l’economia nazionale in modo da ridurre l’acquisto di importazioni.

Ciò che destabilizzò il sistema furono le spese di guerra. Le transazioni belliche che si estesero tra la prima e la seconda guerra mondiale consentirono nel 1950 agli Stati Uniti di accumulare all’incirca l’80% dell’oro monetario del mondo. Questo rese il dollaro un rappresentante virtuale per l’oro. Ma dopo lo scoppio della guerra di Corea, le spese militari all’estero degli Stati Uniti incisero sull’intera bilancia dei pagamenti nel corso degli anni Cinquanta e Sessanta e inizio anni Settanta, mentre il commercio e gli investimenti del settore privato erano perfettamente in equilibrio.

Nell’agosto 1971, le spese belliche in Vietnam e negli altri paesi obbligarono gli Stati Uniti a sospendere la convertibilità del dollaro in oro attraverso con vendite realizzate tramite il London Gold Pool. Ma, soprattutto per inerzia, le banche centrali continuarono a saldare le loro bilance dei pagamenti in titoli del tesoro americano. Dopotutto, non c’era una quantità sufficiente di altri asset per formare la base per le riserve monetarie della banca centrale.

Ma la sostituzione dell’oro – un asset puro – con un debito del Tesoro americano espresso in dollari ha trasformato il sistema finanziario globale, basato ora sul debito e non sugli asset. E dal punto di vista geopolitico, lo standard della banconota del Tesoro ha reso immuni gli Stati Uniti dai tradizionali vincoli finanziari e della bilancia dei pagamenti, consentendo ai suoi mercati dei capitali di diventare sempre più fortemente indebitati e “innovativi”. Ha inoltre consentito al governo degli Stati Uniti di intraprendere campagne politiche e militari all’estero senza doversi preoccupare troppo della bilancia dei pagamenti.

Il problema è che l’offerta di credito in dollari è diventata potenzialmente infinita. “L’eccesso di dollari” è aumentato in proporzione al deficit americano sulla bilancia dei pagamenti. La crescita delle riserve della banca centrale e dei fondi sovrani ha preso la forma del riciclaggio dell’afflusso di dollari in nuovi titoli del Tesoro americano – in tal modo rendendo responsabili le banche centrali (e i contribuenti) stranieri del finanziamento della maggior parte del deficit federale di bilancio degli Stati Uniti. Il fatto che questo deficit sia costituito in larga parte da spese di natura militare – per scopi verso cui la maggior parte degli elettori si opporrebbe – rende questa convenzione particolarmente fastidiosa. Dunque, non c’è da stupirsi che i paesi stranieri stiano cercando un’alternativa.

Contrariamente all’atteggiamento di buona parte dei media pubblici, il saldo negativo sulla bilancia dei pagamenti degli Stati Uniti – e quindi, i saldi attivi sulla bilancia dei pagamenti degli altri paesi – non è principalmente un deficit commerciale. Le spese militari all’estero sono accelerate nonostante la fine della Guerra Fredda con la dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991. Ancor più importante è stato l’aumento delle fughe di capitali dagli Stati Uniti. Le banche hanno prestato ai governi stranieri, dai paesi del Terzo Mondo ad altri paesi in deficit, per coprire i loro deficit nazionali sulla bilancia dei pagamenti, ai mutuatari privati per acquistare infrastrutture all’estero che venivano privatizzate o per acquistare azioni e obbligazioni straniere, e agli arbitraggisti che prendevano soldi a prestito con un basso tasso di interesse per acquistare titoli ad alto rendimento all’estero.

Il corollario è che i saldi attivi sulla bilancia dei pagamenti degli altri paesi non hanno origine principalmente dai rapporti commerciali ma dalla speculazione finanziaria e da un eccesso delle spese militari degli Stati Uniti. In queste condizioni gli stratagemmi per ottenere rapidamente dei profitti da parte delle banche e dei loro clienti arbitraggisti sta distorcendo i tassi di cambio del commercio internazionale. Il “quantitative easing” americano sta iniziando ad essere percepito come un eufemismo per un attacco finanziario rapace al resto del mondo. Le attività commerciali e la stabilità della valuta fanno parte del “danno collaterale” causato dall’inondazione di liquidità da parte della Federal reserve e del Tesoro per rigonfiare i prezzi degli asset degli Stati Uniti. Di fronte a questo quantitative easing che sta inondando l’economia di riserve per “salvare le banche” da un equity negativo, tutti i paesi sono costretti a comportarsi come “manipolatori di valuta”. Si guadagnano così tanti soldi per pura speculazione finanziaria che le economie “reali” vengono distrutte.

Il futuro controllo dei capitali

Il sistema finanziario globale è stato smembrato quando i funzionatori monetari americani hanno cambiato le regole che avevano stabilito mezzo secolo fa. Prima che gli Stati Uniti abbandonassero l’oro nel 1971, nessuno si sarebbe sognato che l’economia potesse creare credito illimitato sulla tastiera di un computer e non vedesse precipitare la propria valuta. Ma questo è quello che succede nello standard globale della banconota del Tesoro. I paesi stranieri possono impedire il rialzo delle loro valute nei confronti del dollaro (che mette fuori prezzo le loro esportazioni e la loro manodopera nei mercati stranieri) solamente (1) riciclando gli afflussi di dollari in titoli del Tesoro americano (2) imponendo controlli sui capitali oppure (3) evitando di utilizzare il dollaro o altre valute adoperate dagli speculatori finanziari nelle economie che favoriscono il “quantitative easing”.

La Malaysia ha usato il controllo dei capitali nel corso della crisi asiatica del 1997 per impedire ai venditori allo scoperto di coprire le loro scommesse. Gli speculatori si sono trovati di fronte ad un drastico giro di vite che ha fatto perdere a George Soros un sacco di soldi nel tentativo di incursione. Altri paesi stanno ora valutando come imporre il controllo dei capitali per proteggersi dallo tsunami di credito che sta affluendo nelle loro valute e che sta comprando i loro asset – insieme all’oro e alle altre materie prime che si stanno trasformando in altri strumenti speculativi anziché essere di reale utilizzo produttivo. Il Brasile ha intrapreso un timido passo in questa direzione utilizzando una politica fiscale anziché controlli sui capitali immediati quando la settimana scorsa ha tassato gli acquirenti stranieri che compravano obbligazioni governative.

Se anche altre nazioni dovessero intraprendere questa strada, si invertirà la politica dei mercati dei capitali aperti e non protetti adottata dopo la seconda guerra mondiale. Questa tendenza minaccia di portare al genere di procedura monetaria internazionale che si è vista dagli anni Trenta fino agli anni Cinquanta – vale a dire un duplice tasso di cambio, uno per i movimenti finanziari e un altro per il commercio. E questo probabilmente significherebbe la sostituzione del FMI, della Banca Mondiale e del WTO con un nuovo insieme di istituzioni, isolando le posizioni di Stati Uniti, Regno Unito e dell’Eurozona.

Per difendersi, il FMI ha intenzione di comportarsi come una “banca centrale” creando quella che alla fine degli anni Sessanta veniva definita “carta dorata”– credito artificiale sotto forma di Diritti Speciali di Prelievo (in inglese, Special Drawing Rights). Tuttavia, altri paesi si sono già lamentati del fatto che il controllo delle votazioni rimane dominato dai principali sostenitori della speculazione dell’arbitraggio – Stati Uniti, Gran Bretagna e l’Eurozona. E gli articoli dello statuto del FMI impediscono ai paesi di proteggersi, definendo tutto questo come una “interferenza” con i “mercati dei capitali aperti”. Quindi lo stallo a cui si è arrivati nel fine settimana sembra essere permanente. Una nota ha così riassunto la vicenda: “C’è solo un ostacolo, che è l’accordo tra i membri”, ha detto un frustrato Strauss-Kahn. Aggiungendo: “La lingua non ha alcun effetto”.

Paul Martin, l’ex primo ministro canadese che ha contribuito alla creazione del G20 dopo la crisi finanziaria asiatica del 1997-1998, ha fatto notare che “i poteri forti sono stati perlopiù immuni dal venire tirati in ballo o incolpati”. E in un’intervista rilasciata al Financial Times, Mohamed El-Erian, un ex alto funzionario del FMI e ora amministratore delegato di Pimco, ha dichiarato: “Avete un tubo nel muro che perde e l’acqua sta uscendo. Dovete riparare il tubo e non coprire solamente le macchie sul muro”.

I paesi del BRIC stanno semplicemente creando il proprio sistema parallelo. A settembre, la Cina ha appoggiato una proposta russa di iniziare le attività commerciali dirette tra lo yuan e il rublo. Un accordo simile è stato sottoscritto con il Brasile. E alla vigilia delle riunioni del FMI a Washington di venerdì 8 ottobre, il premier Wen ha fatto sosta ad Istanbul per raggiungere un accordo con il primo ministro turco Erdogan per utilizzare le proprie valute nazionali per triplicare le attività commerciali Turchia-Cina fino a 50 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni, con questo escludendo di fatto il dollaro americano. “Stiamo formando una partnership strategica economica… in tutte le nostre relazioni, abbiamo convenuto ad utilizzare la lira e lo yuan”, ha detto Erdogan.

Andando più in profondità sul piano economico, l’attuale dissesto finanziario globale fa parte del prezzo da pagare per la Federal Reserve e il Tesoro americano che si rifiutano di accettare il primo assioma del sistema bancario: i debiti che non possono essere ripagati, non lo saranno mai. Hanno tentato di “salvare” il sistema bancario dalla svalutazione dei debiti nel 2008 lasciando il peso del debito mentre si rigonfiavano i prezzi degli asset. Di fronte all’onere del ripagamento dei debiti che sta contraendo l’economia americana, l’idea della Fed per aiutare le banche ad “uscire dal loro equity negativo” è quella di fornire delle opportunità alla finanza rapace, portando ad un’indondazione di speculazione finanziaria. Le economie prese di mira dagli speculatori globali stanno comprensibilmente cercando delle alternative. Non sembra che queste possano essere raggiunte attraverso il FMI o altre tribune internazionali con modalità che gli strateghi finanziari americani saranno disposti ad accettare.

Michael Hudson
Fonte: www.globalresearch.ca
Link: http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=21415
12.10.2010

Traduzione a cura di JJULES per http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=7587

Ott 14, 2010 - SOCIETA' DEMOCRATICA    No Comments

In auto

Quando in un auto 3 dei quattro passeggeri non sanno guidare e nonostante cio’ pretendono di decidere in che modo guidare, l’autista ha due possibilita’ o li  fa stare zitti o li convince che sta facendo quello che dicono loro. Spiegargli che non si guida come credono loro e’ inutile perdita di tempo altamente distrattiva per la guida e quindi pericolosa. Le persone possono essere convinte solo se hanno l’umilta’ di riconoscere di non sapere, ma in questo caso non avrebbero preteso di decidere come guidare.

Ott 13, 2010 - Senza categoria    No Comments

La lega e gli antilega

uno degli effetti della democrazia e’ quello di voler per forza far presa sulle masse. Se queste non sono piu attratte da ideali di altro tipo, e’ molto piu’ semplice raccogliere consensi facendo leva sul campanilismo (tipico italiano) aggiungendoci luoghi comuni e demagogie varie. ecco che si forma “la lega” e di conseguenza i movimenti antagonisti.

Non e’ difficile immaginare dove – con il tempo – possano arrivare queste esasperazioni

Ago 21, 2010 - CONSUMISMO    No Comments

La rincorsa alla crescita economica

Dopo aver scalzato tutti i concorrenti sistemi economici grazie – fondamentalmente – al perfetto utilizzo dei mass media, il sistema consumistico si avvia ad ammantare il globo intero. La spinta verso l’espansione al mondo intero di questo sistema non e’ voluta per far si che anche gli altri stati e le altre popolazioni stiano meglio e diffondere “la lieta novella” bensi e’ dovuta alle lacune intrinseche al sistema stesso che rendono assolutamente necessaria l’espansione verso altri popoli o paesi affinche’ questi portino nuova ricchezza nel sistema anche sotto forma di forza lavoro.

Il sistema consumistico-keynesiano impone, tra le altre cose, che uno stato debba avere una economia in crescita continua per non cadere nella cosiddetta “recessione”. La crescita e’ direttamente e necessariamente collegata ai consumi dato che produrre senza che qualcuno compri e’ una perdita. Ma si puo’ comprare solo se si ha disponibilita’ economica che secondo il sistema stesso, si ha solo se vi e’ una crescita economica e dei consumi. Come dire: IL GATTO CHE SI MORDE LA CODA. Appare evidente che se non ci sono soldi non si consuma, quindi non si produce, quindi non circolano soldi ed il sistema ingrana la retromarcia implodendo e crollando.

ANCHE le leggi economiche che definiscono l’inflazione dicono che aumentando la velocita’ di circolazione della moneta questa perde di valore. questo si e’ verificato fino ad oggi arrivando alla inconvertibilita’ della moneta.

Per ovviare al fatto che non vi siano piu’ persone che consumano (per mancanza di soldi) e quindi scenda la produzione e di conseguenza aumentino quelli che non comprano etc.. ecc. si e’ ricorsi AL CREDITO

La ricchezza non si crea dal nulla,quindi per aumentare  i consumi bisogna avere sempre maggiori disponibilita’ e le disponibilita’ non possono provenire dalle maggiori vendite/produzioni perche’ queste sono derivate dalle disponibilita’: ecco che subentra il credito fornendo in presente disponibilita’ future per le quali – ma non si dice – bisognera’ lavorare ancora di piu dato che il sistema prevede crescita continua.

Per evitare il crollo del sistema il credito svolge una funzione importante dato che allontana nel tempo il punto di crisi del sistema consumistico.Ma questo non fa altro che spostare nel tempo il problema, non risolverlo.

Fin quando ci sara qualcuno che avra’ come alimentare il circuito (sia come moneta che come forza lavoro, ad esempio extracomunitari) il sistema si manterra’ per inerzia. nel momento in cui non entrera’ nuova ricchezza il credito diventera’ insostenibile ed il sistema crolla. Non si puo’ aumentare il credito all’infinito dato che questo e’ una ricchezza effimera e solo sulla carta.

ecco che analizzando in maniera ampia il sistema, questo si rivela per quello che e’ vale a dire : UN IMMENSO SCHEMA PONZI.

Lo schema Ponzi (c’e’ chi li chiama piramidi finanziarie) prende il nome da Charles Ponzi un italiano emigrato in america il secolo scorso che e’ vissuto grazie alla messa in opera di queste truffe. Lo schema di Ponzi è un modello economico di vendita truffaldino che promette forti guadagni alle vittime a patto che queste reclutino nuovi “investitori”, a loro volta vittime della truffa. Un gioco dove con i soldi dei nuovi entrati si pagano le vincite dei primi entrati. Lo schema di Ponzi permette a chi comincia la catena e ai primi coinvolti di ottenere alti ritorni economici a breve termine, ma richiede continuamente nuove vittime disposte a pagare le quote. I guadagni derivano infatti esclusivamente dalle quote pagate dai nuovi investitori e non da attività produttive o finanziarie. Il sistema è naturalmente destinato a terminare con perdite per la maggior parte dei partecipanti, perché i soldi “investiti” non danno alcuna vera rendita né interesse, essendo semplicemente incamerati dai primi coinvolti nello schema che li useranno inizialmente per rispettare le promesse.

Gli americani sono sempre stati degli inguaribili creduloni e lo dimostra il fatto che questo schema recentemente ha fruttato 50 miliardi di dollari a Bernard Madoff, noto finanziere americano che gestiva risparmi immensi di personalita’ ben famose ed anche di banche ed enti pubblici.

Purtroppo la breve storia degli Stati Uniti non fornisce l’esperienza millenaria del vecchio continente e quindi sono facile preda di coloro che promettono di tramutare il piombo in oro, come succedeva nel medioevo. Il fatto grave e’ che gli Stati Uniti pretendono di insegnare economia al mondo intero e grazie alla loro immensa macchina propagandistica arrivano a convincere e fare seguaci nel mondo intero, anche i paesi ben piu esperti come il nostro che hanno creato banche quando ancora l’america non era stata scoperta.

Come bloccare l’evoluzione di una societa’

vi e’ un modo molto semplice per bloccare l’evoluzione di una societa’ e consiste nell’evitare che l’esperienza si trasmetta da una generazione all’altra.

Uno dei fattori che ha determinato l’esponenzialita’ della velocita’ dello sviluppo sociale e delle conoscenze in generale e’ dato dal fatto di poter trasmettere le informazioni. Iniziando dalla stampa di Gutemberg le informazioni e le conoscenze si sono diffusi sempre piu’ velocemente e le generazioni successive – leggendo libri – hanno potuto disporre in partenza di cio’ che una vita di ricerche aveva portato a conoscere. In questo modo lo sviluppo e’ diventato sempre piu’ veloce.

All’interno di una societa’ anche i costumi, le abitudini, le tradizioni permettono uno sviluppo che con il passare delle generazioni si affina e si perfeziona permettendo di tramettere valori alle generazioni successive che sono la base della societa’ futura.

Nel momento in cui una generazione deve ricominciare da capo le esperienze proprie, probabilmente si trovera’ a ripercorrere le esperienze gia’ vissute ed in molti casi a ripetere gli stessi errori. Ma se una generazione potesse utilizzare come base di partenza il punto di arrivo di una generazione precedente, ci sarebbe uno sviluppo ulteriore senza perdite di tempo.

Putroppo il consumismo e per certi versi la democrazia hanno come effetto collaterale quello di evitare che avvenga la trasmissione delle esperienze alle generazioni successive e forse questo ne determina la riuscita dei due sistemi. Entrambi – il consumismo per concetto e la democrazia per attrarre elettorato fresco – fanno propria la bandiera de “il vecchio non e’ buono” e “largo ai giovani”. Questi concetti, eliminano la trasmissione dell’esperienza, in qualsiasi campo. Se – per esempio – pensiamo ad una classe politica, dobbiamo immaginare che colui che si ritrova a governare debba avere conoscenza profonda dei meccanismi che regolano lo stato, di quelli che regolano l’unione europea o le nazioni unite.  Solo per imparare tali meccanismi servono anni. Una persona che inoltre conosca bene gli avvenimenti storici, i personaggi internazionali, la situazione politica mondiale ha bisogno di decenni per formarsi. Dopo che e’ ben formata potrebbe essere un pericolo e quindi molto meglio sostituirla ed affidare gli stessi compiti ad un giovane che dovra’ nuovamente formarsi e quando sara’ formato passera’ la mano.

IN QUESTO MODO SI BLOCCA LO SVILUPPO SOCIALE DI UNA COMUNITA’ piccola o grande che sia.

Lo stesso esempio e’ applicabile a tanti altri campi dalla ricerca all’informazione e sia pur limitatamente anche allo sport.

Molto probabilmente questo contribuisce anche a determinare quei corsi e ricorsi storici che il Vico aveva iniziato ad osservare e che al giorno d’oggi subiscono solo lievi modifiche. A modificare l’andamento dei corsi e dei ricorsi storici, in quest’ultimo periodo potrebbe esserci una nuova incognita che potrebbe far “saltare il ritmo” o per lo meno renderlo piu’ ampio ed estremo. Il concetto esposto fin qui infatti da almeno una ventina d’anni viene applicato anche in diverse dottrine pedagogiche che influenzano la formazione di insegnanti ed anche dei genitori. Da quando l’uomo e’ sulla terra, questa e’ la prima generazione ad aver disobbedito ai padri e la prima ad aver obbedito ai figli: cosa comportera’? 

La horror TV ed i polli

 

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Non siamo molto diversi dai polli che – davanti ad un girarrosto – guardano i propri simili arrostire. Ormai gran parte dei film che guardiamo (e che vengono distribuiti) cosi come i nostri notiziari , sono entrambi quasi sempre ben farciti di scene atroci spesso dettagliatissime riguardanti gli esseri umani, e sono proprio quelle scene e quei film che attraggono il pubblico cioe’ noi. Senza rendercene nemmeno conto, ci propinano morti al rallentatore con esaltazione della sofferenza, del sangue, urla e quant’altro possa impressionare per attrarre spettatori ipnotizzandoli e rendendoli dipendenti da questo tipo di film, dal sangue ed dall’adrenalina che provocano la suspance e la paura. Allo stesso modo di come rende dipendente un maniaco omicida che prova lo stesso tipo di suspance adrenalinica ma la prova solo vivendo dal vivo quella sensazione.
Poco importa se tra 60 milioni di persone lo 0,001% di esse fara’ un pensierino su quanto dovrebbe essere eccitante provare dal vivo una sensazioni cosi’ forte. Non importa….. che lo 0,001% ammonti a 600 persone. Non importa che film (ma anche telegiornali) trasmessi a livello mondiale contino miliardi di spettatori e che applicando la stessa percentuale si creino migliaia di potenziali maniaci.
Non importa, non vogliamo mica privare il pubblico del sublime piacere di vedere un film dell’orrore anche se questo costi abitudine alla morte ed alla sofferenza e se in percentuali infinitesimali provochi la nascita di maniaci
Non possiamo lasciare che il pubblico non sia aggiornato dai notiziari e quindi chissenefrega dei maniaci.

Ma vi e’ anche un’altro aspetto che non viene messo in evidenza nemmeno da pedagoghi e psicologi: l’inflazionamento della morte. Fin da piccoli, oggi si abitudinariamente messi di fronte all’immagine della morte rendendo meno grave il concetto di uccisione. Se anni fa solo pochi potevano sapere cosa significa vedere un uomo che muore, oggi tantissimi hanno sicuramente visto scene dove qualcuno viene squartato e muore in atroci sofferenze ed in molti non provocano nemmeno alcun senso di disturbo nel vedere certe scene in quanto abituali.
La commissione di censura del resto limita pochissimo tali scene anche in film dedicati ai giovani e giovanissimi ritennendo come principio valido quello che vede la censura come una limitazione di liberta’. Interpretazione viscida e schifoso camuffamento di quello che altro non e’ che la commercializzazione massima di un prodotto cui limitarne l’uso significherebbe ridurre spettatori e sopratutto spot pubblicitari.
Mi viene una domanda: se venisse prodotto un film o un seriale su un maniaco che squarta e uccide animali come cani o gatti, e le scene di violenza fossero dettagliate allo stesso livello delle scene che riguardano persone umane, NON INSORGEREBBERO GLI ANIMALISTI obiettando che il film istiga alla violenza sugli animali? SICURAMENTE SI.
Ed allora se istiga alla violenza il film sugli animali, non istiga alla violenza anche un film violento sulle persone?

EVIDENTEMENTE GLI ANIMALI SONO PIU’ IMPORTANTI DEI GIOVANISSIMI
Feb 12, 2010 - Mezzi d'informazione    1 Comment

Italia: repubblica mediatica fondata sul telefonino

L’Italia e’ una democrazia mediatica basata sul telefonino.

cosi dovrebbe recitare l’art.1 della nostra costituzione per rendere il giusto onore al ruolo che ormai l’apparecchio elettronico esercita nel nostro paese dove e’ diventato uno strumento essenziale per la magistratura ed una specie di macchina della verita’ dove tutto cio che in esso viene detto, NON PUO ESSERE FALSO. Bisogna stare veramente attenti quando si parla al telefono perche’ raccontare una balla potrebbe avere effetti disastrosi. Se durante intercettazioni si registra una qualsiasi “bravata” detta magari per farsi grande questa – per il semplice fatto che e’ stata intercettata diventa auteomaticamente verita’ assoluta senza bisogno di ulteriori verifiche ed addirittura senza bisogno di confermare la dichiarazione stessa davanti ai giudici come avviene per le dichiarazioni scritte, pentimenti o quant’altro. se parlando al telefono con qualcuno ci si vantasse di aver percorso l’Autostrada A1 a oltre 250 kmh di media, l’intercettatore immediatamente arresterebbe il pronunciatore della frase per aver oltrepassato il limite di velocita’. E se al telefono si parla di qualcun’altro del tipo: ” mi ha detto tizio di aver fatto Roma Firenze a 250 kmh” be questa intercettazione sarebbe piu che sufficiente per far arrestare il tizio e sequestrare la sua auto.

Questo grazie alla democrazia mediatica che oggi vige in Italia.

In questi giorni il re della destabilizzazione, instupiditore di masse e principe dell’informazione stolta scrive

“…. Nell’ordinanza si ribadisce che nel “centro benessere Salaria sport village, riconducibile alla stessa famiglia Anemone”, Bertolaso usufruì “non solo di ‘massaggi’, ma anche di vere e proprie prestazioni sessuali”, come proverebbero diverse conversazioni intercettate.”

Quindi le prove delle prestazioni non provengono da filmati, fotografie, pedimenti e nemmeno da dichiarazioni di chi le ha eseguite o da qualcuno che lavora nel centro benessere e possa aver indicato che il tale giorno il tale cliente era “servito” dalla tale persona che come ben si sa esegue prestazioni particolari (ed anche questo non sarebbe sufficiente). NIENTE DI TUTTO CIO. il giornale ufficializza che e’ sufficiente l’intercettazione (senza nemmeno riportare tra chi e’ avvenuta la conversazione e cosa hanno detto) per provare che cio’ sia avvenuto.

Indipendentemente dalla Protezione civile e quello che ci sta girando intorno: state attenti quando parlate al telefonino.  

Gen 29, 2010 - CONSUMISMO, RELIGIONE    1 Comment

I 13 comandamenti del consumismo

15665816_1360052824036070_331172571137347369_n Questa nuova religione che si intrinseca dentro di noi (e sopratutto negli integralisti laici) e subdolamente dirige ogni nostra azione che compiamo ed ogni nostro stato d’animo giornaliero, ha i suoi comandamenti ben precisi che numericamente sono anche di  piu dei Dieci comandamenti cristiani e che – a guardarsi bene dentro – sono anche ben piu radicati di quelli cristiani.

I 14 COMANDAMENTI DEL CONSUMISMO

I – Non essere tirchio

II – Non risparmiare

III – Non apparire povero

IV – Nuovo e’ sempre migliore di Vecchio

III – Se costa di piu’ significa che e’ migliore

IV – Non riparare, ricompra

V – Non conservare niente. Trova sempre un motivo per buttare

VI – Comprare dà soddisfazione

VI – La moda innanzitutto

IX – Non preoccuparti dei debiti

X – Non pensare al domani

XI – Se lo hanno gli altri devi averlo anche tu

XII – Ogni problema si puo’ risolvere comprando qualcosa di adatto.

XIII I tuoi fallimenti sono dovuti solo al fatto che non hai soldi per comprare gli strumenti necessari.

ma sopratutto:

XIV – I SOLDI SONO FATTI PER ESSERE SPESI

Gen 10, 2010 - RELIGIONE    No Comments

La parola Allah e il fondamentalismo ateo

In Malesia, si sta correndo ai ripari per evitare che nel mondo si possa pensare che esiste una societa’ musulmana che funziona rispettando i diritti di tutti (o per lo meno in grandissima parte).

Sabato 9 gennaio la stampa mondiale e’ stata ben orchestrata nel diffondere capillarmente e nello stesso momento la notizia che DA TUTTI viene riportata “potata” e con la stessa “potatura”…. guarda caso.

La notizia che riportano tutti i giornali e’ quella degli attentati incendiari a 3 chiese in Malesia (o Malaysia per dirla all’inglese); attentati scatenati (come riportato da tutti) dalla sentenza emessa il giorno prima dal tribunale malesiano con la quale si revoca il divieto ai cristiani per l’utilizzo della parola Allah. Su tutti i giornali viene riportato come “sia vietato l’uso della parola Allah ai cristiani” tralasciando un piccolo particolare che potrebbe fuorviare gli occidentali: la sentenza originale (la cui revoca da parte del tribunale ha motivato 3 attentati con molotov in pieno stile “occidentale”) nella sua interezza dice che “e’ vietato ai cristiani di utilizzare la paola Allah RIFERITA AL DIO CRISTIANO“.

Cosa significa? significa che stanno chiedendo solamente di rispettare il nome di Allah che in tutto il mondo identifica la religione musulmana. Infatti l’Herald – rivista legata al Vaticano ma di proprieta’ di un gruppo statunitense  – ha iniziato circa un anno fa un procedimento legale per PRETENDERE di vendere migliaia di Bibbie nelle quali il Dio cristiano veniva chiamato Allah. Inizialmente venne raccomandato il ritiro poi si passo al sequestro poi la sentenza diveniva legge e vietava di chiamare Allah il dio cristiano. L’ultima istanza accoglie il ricorso revocando il divieto.

Il religiosissimo periodico, quindi, in questa storia lascia da parte la comprensione cristiana ed il “porgi l’altra guancia” pretendendo di poter creare confusione a loro piacimento adducendo come scusa che nella lingua malesiana non esiste un’altra parola per indicare Dio (di prendere in considerazione l’ipotesi di inventare un’altra ad esempio Dio, God etc non se ne parla proprio). La chiesa (anzi l’Herald, da non confondere) pretende che i propri capricci siano rispettati anche se puo’ sembrare a dir poco sacrilego raccontare che Allah ha dato a Mose i 10 comandamenti. Non importa, cio’ che importa e’ fare quello che si vuole sulla base del fatto che il proprio diritto deve essere applicato anche in un altro paese, sia pur islamico. Poco importa che possa essere anche “controproducente” dal punto di vista del proselitismo dato che anche i cristiani di Malesia possiedono internet e difficilmente troveranno riscontri al fatto che Allah sia il padre di Gesu’ Cristo come pretende di riportare l’Herald nelle sue bibbie. A voler immaginare della dietrologia profonda si potrebbe essere portati a pensare ad un tentativo di confondere le idee dei musulmani per far perdere di credibilita’ ai predicatori musulmani contrastandoli con libri che dicono altre cose e confondendo i fedeli che magari decidono di stare alla larga dalla religione. Ma questa e’ una strategia troppo immaginaria

Piu’ realistico il fatto che all’Herald importa ancora meno se la battaglia per chiamare Allah il dio cristiano portera’ ad innalzare i livelli di intolleranza (finoggi praticamente inensistenti in Malesia) a danno dei pochi cristiani presenti in un paese islamico. Anzi, chissa’ che non sia proprio questo lo scopo…. utilizzare il sacrificio di qualche fedele per strombazzare al mondo intero quanto sono cattivi i musulmani. Non sarebbe la prima volta. Ed il fatto che ci siano stati 3 attentati contemporaneamente e tutti e 3 abbiano utilizzato bombe molotov porta a pensare innanzitutto che la cosa era gia’ ben organizzata prima della sentenza ed e’ stato possibile metterla in atto rapidamente, altrimenti non ci sarebbe stato il tempo di decidere ed organizzare 3 attentati identici  in 3 zone diverse delpaese. Ma la cosa che fa nascere i piu grandi dubbi e’ proprio l’utilizzo delle molotov, ordigni inventati all’inizio del secolo in russia e generalmente non usati dalle popolazioni musulmane o arabe…. nemmeno a Gaza o in Israele.

Mettendo insieme l’azione pretestuosa dell’Herald + le modalita’ ed i tempi degli attentati + la scarsa cristianita’ dell’azione legale + l’assurdita’ del voler chiamare Allah il padre di Gesu’ Cristo + la prontezza con cui le notizie degli attentati si sono diffuse in tutto il mondo prima ancora che in Malesia + la potatura sistematica effettuata da tutti contemporaneamente…c’e’ da pensare!!! C’e’ da pensare molto!

Che sia anche AL QUAEDA anche in Malesia?? Ma no, forse e’ solo FONDAMENTALISMO LAICO: quello che giustifica fortemente le uccisioni di migliaia di persone nel nome dell’esportazione della democrazia negli altri paesi, mentre condanna fortemente le uccisioni di chi difende la propria religione a casa propria.

Direzionamento mediatico – Rendon Group

Di seguito riporto un interessante post apparso sul blog “il Pane e le Rose”  che riporta la traduzione (eseguita da Maria Romanazzo per Nuovi Mondi Media) di un articolo apparso a suo tempo su “guerrillanews” riguardante la Rendon Group. L’articolo fa ben capire come le campagne mediatiche a livello mondiale sono organizzate da società ben conosciute che si vantano della loro attività (riportata anche sui loro siti web) mirata a far convergere l’opinione pubblica verso un ben preciso obiettivo sia esso la guerra o l’ambiente o quant’altro.

Qui si può leggere la descrizione su wikipedia della Rendon group

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La Rendon Group e la disinformazione startegica

(1 settembre 2004)

La Rendon Group è l’agenzia di consulenza che fornisce servizi di comunicazione politica. I servizi offerti variano dalla creazione di “un ambiente favorevole in vista della privatizzazione” alla giustificazione della guerra. Al suo attivo: la manipolazione dei media durante guerra del Golfo, le reazioni dopo gli attentati dell’11 settembre, la giustificazione dell’invasione in Iraq…

“L’informazione è una componente del potere” – dal sito della Rendon Group.

Alla vigilia della Convention nazionale dei democratici, un suggestivo spettacolo pirotecnico illuminava la baia di Boston sotto gli occhi di eleganti politici, di dirigenti e dei rispettivi amici, che osservavano da un ristorante in riva al mare di nome Tia’s riservato per l’occasione.

Rick Rendon, responsabile dell’organizzazione dell’evento, si intratteneva amabilmente con i propri clienti: i dirigenti della Time Warner, tra i quali il direttore Richard Parsons che lo aveva ingaggiato per dedicare la serata a un’importante parlamentare della California: Nancy Pelosi, leader del partito democratico.

Otto ore dopo, Rendon dava prova delle sue capacità tecnologiche nella gestione delle informazioni: una video conferenza collegava le 56 delegazioni della Convention del partito democratico distribuite su tutta la città in 23 luoghi differenti. “Un’iniziativa importante perché il partito democratico esige che da tutti i suoi deputati emerga un messaggio coerente e univoco, soprattutto per quanto riguarda la comunicazione con i media,” ha rivelato a Information Week Rick Rendon, co-fondatore e socio anziano della Rendon Group.

Comunicazione politica

Per la Rendon Group, il cui motto è: “l’informazione è una componente del potere,” l’organizzazione dell’evento è stata solo uno dei tanti servizi di “perception management” (comunicazione politica) che l’agenzia di consulenza fornisce ai suoi clienti, tra i quali le agenzie governative del Massachussets, i dirigenti di multinazionali, il partito democratico, gli uffici della Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA) al Pentagono e il regime militare in Colombia.

I servizi offerti variano dalla creazione di “un ambiente favorevole in vista della privatizzazione” alla giustificazione della guerra. La società, che ha sedi a Boston e a Washington DC, è gestita da Rick Rendon, suo fratello John Rendon, sua cognata Sandra Libby e da David Perkins, già impiegato al Pentagono.

I rapporti di Rendon con il partito democratico risalgono almeno a 24 anni prima, in occasione della convention di New York del 1980, dove il suo compito era quello di occuparsi dei deputati. Suo fratello John era direttore esecutivo e direttore politico del Comitato nazionale democratico.

Quando Jimmy Carter perse le elezioni contro Ronald Reagan, i Rendon aprirono bottega come consulenti politici. Quasi un quarto di secolo dopo la convention di New York, i due fratelli si ritrovano ancora a stretto contatto sia negli affari che nella politica. John e Rick sembrano lavorare in due mondi distinti, Boston e Washington, così come la presenza in rete della Rendon Group si biforca in due siti differenti, uno interno e l’altro internazionale. John gira il mondo smerciando strategie di guerra mentre Rick rimane a casa a vendere pace, produrre video per gli alti dirigenti e organizzare eventi. Ma la società è a tutti gli effetti un’entità sola e un esame attento suggerisce come forse questa netta divisione non sia che a sua volta un caso di “perception management”.

Potere alla guerra

Quando Reagan vinse le elezioni, cancellando in un sol colpo dodici anni di presidenti repubblicani, i Rendon ampliarono il loro raggio di azione e John cominciò a fornire servizi di consulenza all’esercito.

Nel 1989 durante l’invasione di Panama, dall’alto di un palazzo di Panama City (Florida) contribuì alla gestione delle informazioni sulla guerra.

In occasione della prima guerra del Golfo nel 1991, il suo staff operava nei dintorni di Taif in Arabia Saudita.

Durante la guerra in Afghanistan , ogni mattina alle 9:30 si riuniva con alti funzionari del Pentagono per stabilire il comunicato del giorno.

Una delle sue operazioni mediatiche più famose, realizzata con il contributo dell’agenzia di pubbliche relazioni Hill & Knowlton, fu inscenata durante la mobilitazione alla guerra del Golfo del 1991.

Il 10 ottobre 1990 il Congressional Human Rights Caucus (Commissione per i diritti umani) tenne un’udienza a Capitol Hill. Tom Lantos, deputato democratico della California, e John Porter, repubblicano dell’Illinois, presentarono una quindicenne del Kuwait di nome Nayirah. In lacrime e visibilmente turbata, la ragazza descrisse una scena orripilante accaduta a Kuwait City. “Facevo la volontaria all’ospedale al-Addan,” testimoniò. “mentre mi trovavo lì vidi dei soldati iracheni irrompere con le armi nell’ospedale ed entrare nelle stanze dove c’erano i neonati nelle incubatrici. Tolsero via i neonati e presero le incubatrici lasciando morire i bambini a terra sul pavimento gelido”. Sette senatori favorevoli all’intervento bellico utilizzarono queste affermazioni per motivare la necessità dell’invasione in Iraq, portando di fatto alla vittoria del sì per un margine ristretto di cinque voti. In seguito si scoprì che Nayirah apparteneva alla famiglia reale del Kuwait, era figlia dell’ambasciatore kuwaitiano negli Stati Uniti e che l’episodio delle incubatrici era stato inventato.

Un altro trionfo mediatico di cui Rendon va fiero è stata la manipolazione dei media attuata durante il conflitto vero e proprio. “Chi di voi ha partecipato alla liberazione del Kuwait… o chi l’ha soltanto vista in televisione, avrà notato le centinaia di kuwaitiani che sventolavano delle piccole bandiere americane. Vi siete mai chiesti come avesse fatto la gente di Kuwait City, dopo essere stata tenuta in ostaggio per sette lunghi e dolorosi mesi, a procurarsi delle bandierine americane? E quelle degli altri paesi alleati? Ora lo sapete. Era uno dei miei compiti.” annunciò nel 1998 a una conferenza sulla sicurezza nazionale.

Poco dopo gli attentati dell’11 settembre a Wall Street e Washington, il Pentagono offrì a Rendon un contratto di 100.000 dollari al mese per rintracciare notizie estere antiamericane, fornire consulenza sulle strategie di comunicazione e seminare in rete, sulla stampa e in televisione notizie filoamericane.

Nel 2002 quando il Pentagono tentò di istituire l’Office of Strategic Influence (Ufficio per la manipolazione strategica) per poter diffondere nei paesi stranieri notizie fuorvianti, fu proprio Rendon l’uomo che avevano in mente. Il presidente Bush, infine, fu costretto a eclissare il progetto dopo il fiume di proteste provenienti dai media e dall’opinione pubblica, ma guardando indietro ci si chiede se l’amministrazione non abbia semplicemente deciso di rinominarlo.

Ricevere il messaggio

Un anno fa fu chiesto a John Rendon di tenere un discorso a una conferenza di funzionari dell’esercito organizzata al King’s College di Londra su “come utilizzare al meglio le risorse militari nel campo della gestione delle informazioni, istruendo politici e analisti e promuovendo piani d’azione all’interno del proprio paese o all’estero”.

“Credo che l’Operation Iraq Freedom (Operazione Iraq libero) ci abbia assicurato un posto in prima fila per lo scontro tra due diverse culture della comunicazione. Se si seguivano i media statunitensi o occidentali la guerra era raffigurata in un certo modo. Se si ascoltavano o guardavano le notizie trasmesse da un’emittente araba si ricevevano notizie di tutt’altro genere,” ha affermato Rendon, secondo una copia del suo discorso ottenuta da CorpWatch. “In altre parti del mondo la copertura televisiva forniva ai cittadini punti di vista diversi. In Indonesia, per esempio, dove risiede la più grande popolazione musulmana del mondo, i telespettatori potevano scegliere tra la CNN International, la BBC World e, da fine marzo, Al-Jazeera… Secondo voi qual è stato il canale più visto? Al-Jazeera, ovviamente.” “E questo ci porta alla prima cosa importante da imparare. Dobbiamo ancora lavorare se vogliamo far giungere il nostro messaggio al maggior numero di persone possibile… in una miriade di lingue internazionali…e con il giusto contesto culturale che permetta al messaggio non solo di giungere ma anche di essere recepito”.

Potere alla pace

Mentre il fratello era alla guida della “gestione delle informazioni” promuovendo la guerra, Rick Rendon si occupava delle pubbliche relazioni per il progetto educativo post-11 settembre “United We Stand” (Rimaniamo uniti) del Massachussets; progetto che, secondo il sito della Rendon Group, “ha creato un simbolo visibile di speranza, una bandiera americana di enormi dimensioni (20×35 m) formata da circa 40.000 brandelli di stoffa da 15×15 cm con messaggi di patriottismo, pace, amore e sostegno al proprio paese scritti da 50.000 studenti provenienti da oltre 675 classi”.

Di recente, Rick si è fatto promotore di un progetto intitolato “Empower Peace” (Potere alla pace) che sfrutta le tecnologie di video conferenza della Rendon Group per promuovere la pace tra gli alunni del Medio Oriente e del Massachussets, anche se in scala ridotta rispetto alle tecnologie utilizzate per la Convention democratica.

Il primo scambio è stato trasmesso il 20 maggio 2003. Il progetto era semplice ma stimolante: la El Centro del Cardenal High School di Boston, gli studenti della Stoneham High School di Stoneham e gli studenti musulmani della Khawla School del Bahrein hanno parlato tra loro di pace tramite la tecnologia video della Polycom.

“Per le vecchie generazioni farsi un’opinione o cambiare modo di pensare è difficile. Per le generazioni future invece è essenziale. Riponiamo le nostre speranze nelle giovani generazioni future,” ha dichiarato Rendon all’epoca. Colleen Cull, insegnante alla El centro del Cardenal High School, ha aggiunto entusiasta: “In sostanza credo che prenderanno molte delle informazioni ricevute attraverso questo progetto e le condivideranno con gli amici, i familiari avviando così l’intero processo di pace”.

Che progetti come quello di “Empower Peace” o “United We Stand” siano mezzi efficaci per contrastare la retorica antiamericana di Al-Jazeera? Rick Rendon sta forse aiutando il fratello a comunicare “con le lingue e con il giusto contesto culturale che permetta al messaggio non solo di giungere ma anche di essere recepito”, utilizzando gli studenti di Boston e del Bahrein come strumento per far sembrare l’occupazione statunitense dell’Iraq un gesto d’amicizia? Rendon non si esprime sull’argomento. Alla richiesta di discutere dell’invasione in Iraq, ha risposto bruscamente: “È irrilevante. Sarò lieto di discutere dell’Empower Peace, ma di nient’altro”.

Poco distante dalla festa da Tia’s a Boston, Rendon dichiarava che il progetto era stato finanziato interamente dalla sua società. “È stato realizzato grazie al nostro buon cuore. Si basava su ciò che è diventata la campagna per la pace razziale tra scuole più grandi del mondo; ha riunito qui a Boston 15.000 ragazzi per parlare di diversità e di rispetto reciproco coinvolgendo studenti di Belfast dall’Irlanda del Nord (cattolici e protestanti) e dal Sud Africa (neri e bianchi); hanno interagito superando i pregiudizi e i luoghi comuni e hanno imparato a vivere, studiare e giocare insieme”.

La guerra è pace

Ma come spesso accade nelle relazioni pubbliche il messaggio che aleggia in superficie non necessariamente coincide con lo scopo ultimo della campagna.

A rendere più interessante il lavoro dei due fratelli è il fatto che spesso si servano delle medesime persone: uno di loro venne alla luce quando inaspettatamente fu ucciso nel nord dell’Iraq nei primi tre giorni dopo l’invasione del marzo 2003. Paul Moran, freelance per la Australian Broadcasting Corporation di Adelaide, all’epoca viveva nel Bahrein e lavorava per la Rendon Group all’Empower Peace. Oltre a essere un freelance che girava video aziendali per vivere, Moran lavorava per John Rendon e aveva quindi una doppia vita, secondo l’Adelaide Advertiser che al funerale intervistò amici e familiari. Moran fece tesoro della “sua esperienza di cameraman per addestrare i dissidenti iracheni all’uso di telecamere nascoste per filmare attività militari. Durante gli incontri tenuti a Teheran, in Iran, mostrava agli iracheni contrari a Saddam come sfruttare oggetti di uso quotidiano, ad esempio sacchi di datteri, per nascondere le telecamere… lavorò a stretto contatto con i partiti di opposizione iracheni in esilio che incitavano la popolazione a sollevarsi contro Saddam [e]… fu coinvolto nella defezione di uno scienziato iracheno che fornì al governo statunitense prove importanti sui laboratori per la costruzione di armi biologiche, chimiche e nucleari irachene”. Inoltre “fu ingaggiato per ripristinare una stazione televisiva del Kuwait utilizzata per trasmettere in Iraq messaggi anti-Saddam e… per fornire annunci di servizio pubblici per il Pentagono da trasmettere in Iraq in preparazione dell’Operation Freedom Iraq.” Alcune di queste trasmissioni vennero registrate a Boston.

Un articolo del Villane Voice rivelò che la Rendon Group aveva chiesto la collaborazione di un dottorando di Harvard, sebbene in qualche caso la produzione non fu organizzata in maniera adeguata. “Nessuno sapeva una parola di arabo. Pensavano stessi ridicolizzando Saddam, ma per quanto ne capivano potevo anche stroncare il governo americano. Quale iracheno troverebbe divertente prendersi gioco dei baffi di Saddam, quando lì li portano quasi tutti?” affermò lo studente, che chiese di rimanere anonimo.

Il legame Chalabi

Ci si potrebbe chiedere se il “perception management” o la “gestione delle informazioni” della Rendon Group siano ciò che una volta si chiamava propaganda o disinformazione.

Alla luce delle recenti dichiarazioni che hanno rivelato come le prove addotte dall’amministrazione Bush a giustificazione dell’invasione in Iraq fossero fittizie, è opportuno considerare il ruolo avuto da Moran e dalla Rendon Group in quella vicenda.

Per esempio Adnan Ihsan Saeed al-Haideri, un tecnico civile iracheno che dichiarò di aver visto venti edifici segreti presumibilmente utilizzati per la costruzione di armi chimiche e biologiche, venne portato di nascosto in Tailandia per essere intervistato da Moran.

Ad assistere al-Haideri vi era Zaab Sethna, portavoce del congresso nazionale iracheno (INC) e collega di vecchia data di Moran. Non sorprende che lo stesso INC (noto per il suo fondatore, Ahmed Chalabi, membro, caduto ormai in disgrazia, del consiglio di governo iracheno) sia stato creato dalla Rendon Group, secondo quanto emerge dal rapporto di Peter Jennings della ABC News del febbraio del 1998 che mostrava come la Rendon Group avesse speso più di 23 milioni di dollari per conto della CIA.

Secondo la ABC, fu proprio Rendon a trovare un nome per il congresso nazionale iracheno.

Aggiunge Seymour Hersh del New Yorker che la Rendon Group fu “pagata dalla CIA quasi cento milioni di dollari” per il lavoro svolto con l’INC.

Per testate importanti come il New York Times, Chalabi e l’INC furono tra le “fonti” principali di informazioni per quanto riguarda le misteriose “armi di distruzione di massa” irachene.

La Rendon Group lavorava forse con Moran e Chalabi grazie a un qualche contratto speciale stipulato con il governo americano affinché la guerra fosse giustificata tramite la manipolazione dei media, come ad esempio il New York Times? Non ci sono prove a confermarlo ma solo molte coincidenze sospette.

Secondo il reporter australiano John Hosking, che intervistò Zaab Sethna a Dateline, un programma di informazione australiano, l’unico altro reporter che riuscì a intervistare al-Haideri prima che fosse inglobato da un programma di protezione testimoni fu la scandalosa Judith Miller del New York Times.

Miller firmò numerose inchieste che ribadivano la “minaccia” rappresentata dalle armi di distruzione di massa irachene e indicò in al-Haideri la sua fonte.

Articoli e informazioni di natura simile vennero presentati più volte dall’amministrazione Bush come pretesto per l’attuale guerra in Iraq.

A maggio del 2004, il New York Times pubblicò un editoriale scusandosi per cinque inchieste, inclusi parecchi articoli di prima pagina, prodotte tra il 2001 e il 2003 che riferivano di armi biologiche, chimiche e nucleari presenti in Iraq: “In alcuni casi, le informazioni che all’epoca furono controverse, e che ora appaiono discutibili, non vennero accertate con sufficienza o non vennero messe in discussione… Guardando indietro, vorremmo aver mostrato più decisione nel riesaminare le dichiarazioni ogni qual volta venivano – o non venivano – alla luce nuove prove”.

Gestire gli eventi

Rick Rendon ha evitato ogni commento sul ruolo di Moran o sulle attività della Rendon Group in Iraq. Verso mezzanotte quando la serata al Tia’s stava ormai per concludersi, Rendon si è allontanato dal reporter, troncando così l’intervista.

Nel frattempo i suoi committenti della Time Warner e i loro ospiti lo hanno raggiunto per ringraziarlo dell’ennesima festa ben riuscita e dell’occasione concessa per parlarsi.

Tra gli ultimi a lasciare la festa c’era Jason Steinbaum, responsabile dello staff del parlamentare Eliot Engel, deputato democratico di New York, che ha scambiato qualche parola con CorpWatch: “Chi di noi frequenta determinate cerimonie è molto grato alle organizzazioni che le sponsorizzano, siano esse agenzie o associazioni commerciali o altre tipologie di… altre tipologie di società. Siamo davvero molto grati. Con alcuni membri della Time Warner lavoro su tematiche che sono di competenza del comitato di cui fa parte il mio responsabile e cerimonie come queste ci danno la possibilità di conoscerci dietro le quinte,” ha dichiarato.

“La Time Warner ha una sua presenza a Washington e siamo bel lieti di accoglierla nei [nostri] uffici”.

Se John Kerry dovesse vincere le elezioni, potrebbe decidere di fare affidamento sulla Rendon Group per plasmare l’opinione pubblica sulla guerra in Iraq.

Dopo tutto i Rendon sono vecchi sostenitori del partito democratico che sono stati in grado di mostrare due volti completamente diversi pur lavorando per la stessa società: manipolando l’opinione pubblica nei confronti delle operazioni anti-guerriglia in Colombia; incitando i cittadini del Massachussets a pagare le tasse e a riciclare i contenitori per le bevande; occupandosi delle pubbliche relazioni di Jean Bertrand Aristide dopo che l’amministrazione Clinton lo aveva reinsediato al potere e di quelle dei gruppi cittadini che chiedevano la caduta di Noriega dopo l’invasione dell’esercito statunitense.

E anche se Kerry dovesse essere sconfitto dall’amministrazione Cheney-Bush, nessun problema, la Rendon Group sarà sempre pronta e al servizio di chiunque.

Nov 11, 2009 - opinioni    1 Comment

Papa Luciani, Papa Wojtyla ed il muro di Berlino

Le manifestazioni celebrative per la caduta del muro di Berlino mi hanno riportato alla mente le considerazioni che ho fatto tante volte in passato ed ultimamente guardando un programma televisivo, ondato in onda durante la programmazione televisiva “estiva mattutina“, che ha riproposto la storia riguardante la misteriosa morte di Giovanni Paolo I (Papa Luciani), avvenuta dopo 33 giorni dalla sua nomina quando venne trovato morto nella sua stanza.

Ecco, il modo in cui in questi 30 anni è stato mediaticamente gestito il fatto, è uno splendido esempio di direzionamento mediatico, cioè di come i mass-media, se orchestrati nella giusta maniera, possono uni-direzionare totalmente le menti delle persone, rendendole incapaci di effettuare il  minimo ragionamento. In questo caso è bastato evitare di prospettare il terreno storico su cui si fondava il fatto fornendo al tempo stesso demagogiche spiegazioni dello stesso e così il pifferaio magico è riuscito ad allineare le menti di tutti. Fedele a questa tecnica, anche questa volta il programma tv ha ripetuto in maniera  uguale alle precedenti sia i fatti sia le ipotesi che ne derivano e, di conseguenza, giunge alle stesse (limitate) conclusioni. Un ragionamento semplice e scontato che normalmente – in ogni caso di morte sospetta – nasce spontaneo ed immediato e’ quello che parte dal “cui prodest?“; in questa direzione, i primi indagati sono gli eredi, i successori o coloro che ne traggono vantaggi. Nei casi di morte di un Sovrano, colui che gli succede è il primo indagato e la storia ci insegna che spesso lo è giustamente.

 

La morte di Papa Luciani

 

La morte di Papa Luciani chiuse in maniera misteriosa uno dei pontificati piu brevi della storia vaticana. Sono trascorsi più di 30 anni da questa morte inaspettata che negli anni è stata interpretata attraverso pubblicazioni di libri, racconti, film, trasmissioni ed addirittura  commissioni d’inchiesta. Tutti hanno formulato ipotesi facendo in maniera che nessuna di esse considerasse il fatto inserendolo nel contesto storico-politico di quel periodo ed alla luce dei cambiamenti epocali che ne sono seguiti. Nessuno tra scrittori, giornalisti o teologi ha mai lontanamente provato ad affiancare (forse sarebbe bastato) alle ipotesi usuali quella che generalmente va per la maggiore in questi casi, un’ipotesi che tenga conto di quello che fin dal tempo dei romani spesso veniva messo in atto per spodestare un sovrano che godeva di un forte appoggio popolare. Un vecchio detto recita: “per regnare bisogna togliere il regnante“.

Fin dai primi giorni Papa Giovanni Paolo I aveva subito messo in luce la sua popolarità. Nei casi di morte di un sovrano molto popolare e’ proprio il diffuso dispiacere per la scomparsa dell’amato regnante che rende difficilmente accettato il suo successore, proprio perchè  attira su di se la rabbia popolare per la morte del predecessore (a volte anche ingiustamente). Contrariamente a questo “istinto popolare”, fino ad oggi nessuno si è permesso di mettere in dubbio la bontà del successore di Papa Luciani – Karol Wojtyla – che divenendo Papa ne replicò il nome salendo al Soglio Pontificio con il nome di Giovanni Paolo II. Verso di lui i mass-media si sono sbracciati a dismisura (forte punto di sospetto) facendo a gara nel mostrarlo quale massimo benefattore per l’umanità e ripetendo continuamente  lodi al suo pontificato senza avanzare mai alcuna critica.

 

Senza voler mettere in dubbio la Sua bontà, si possono ugualmente considerare ipotesi nelle quali si tiene presente che probabilmente Papa Giovanni Paolo II era inconsapevole di quell’immenso meccanismo, perfettamente architettato e messo a punto, che lo aveva portato a diventare capo della Chiesa. Probabilmente, il Papa polacco nella sua attività papale ha sempre creduto di combattere quello che – come da lui sperimentato sulla propria pelle durante la sua vita di operaio – era stato il nemico numero uno del cristianesimo: il comunismo ed il sistema sovietico.

Probabilmente non si e’ nemmeno reso conto di far solo parte di un meccanismo. Un meccanismo che vedeva la sua salita al trono come una delle due mosse per dare scacco matto al comunismo.  

 

La situazione storica

 

Per spiegare questa ipotesi – rimasta inspiegabilmente inedita – bisogna fare un passo indietro di 30 anni quando lo scenario politico mondiale era diverso da oggi: il mondo era suddiviso in due superpotenze che si sfidavano “giocando guerre” che venivano combattute tra altri paesi in una specie di risiko reale. I paesi mondiali erano allineati su due fronti (i disallineati erano di scarsa importanza) ed i governanti dei paesi allineati – non belligeranti – erano messi li come ambasciatori delle superpotenze. La situazione era quasi di stallo, militarmente nessuno dei due poteva distruggere l’altro senza al tempo stesso essere distrutto o per lo meno avere perdite immense. Forse qualcuno si rese conto che la continua corsa agli armamenti era inutile: valeva la pena di utilizzare un’altra strategia.

Ad un certo punto degli anni 70 si creò la condizione per cambiare le carte in tavola: nel novembre 1982 muore Breznev  (il presidente Russo successore di Krusciov) dopo che era stato a capo dell’Unione Sovietica per 18 anni. Alla morte di Breznev gli succede a capo dell’URSS il designato successore: Andropov già capo del servizio segreto russo, il KGB. Andropov, durerà poco più di un anno e morirà ufficialmente per insufficienza renale. Alla morte di Andropov diventa capo dell’URSS Cernenko. Anche lui morì in meno di un anno in circostanze poco chiare: la salute di Cernenko dal momento della sua salita al potere iniziò a peggiorare fino a portarlo alla morte che venne ufficializzata molto tempo dopo e – guarda caso – annunciando simultaneamente l’elezione del successore: Mikhail Gorbaciov.

Una strana coincidenza che in Russia nel corso di 30 anni abbiano governato 2 presidenti, poi in poco piu’ di 2 anni ne siano cambiati ben TRE. Ed è proprio in questo periodo che avviene la misteriosa morte di Papa Luciani e la salita al trono pontificio di Papa Karol Wojtyla, ex operaio polacco che prende il nome di Giovanni Paolo II.

Nonostante nessuno abbia mai messo in relazione i due fatti, si può affermare con certezza storica che sia Gorbaciov sia Wojtyla, sono arrivati al potere assoluto attraverso le morti misteriose dei loro predecessori. Entrambi, al contrario, avranno vita lunga e il loro operato – fortemente direzionato contro quella che era una super potenza – porterà allo sgretolamento ed alla distruzione dell’Unione Sovietica e del comunismo.

 

L’insurrezione della Polonia

 

La nomina di Papa Wojtyla diede il via libera ai primi scioperi in Polonia, organizzati da un movimento sindacale. Il Papa diffonde le gesta di questo sindacato – Solidarnosc – in tutto il mondo utilizzando tutti i canali a disposizione dal Vaticano. Ed infatti Solidarnosc (che in altre situazioni sarebbe stato messo a tacere “con le cattive”) acquista sempre maggior forza fino ad arrivare a determinare le dimissioni del generale Jaruzelski e, successivamente, la salita al potere di Walesa, leader di Solidarnosc. Si innesca cosi la prima di una reazione a catena che attraverso recessioni in ogni nazione sovietica, sconfiggera’ una delle due superpotenze mondiali portandola alla distruzione. Infatti, le repubbliche che prima formavano l’URSS (una specie di “Unione europea” ma molto piu coesa) iniziarono via via a dichiararsi autonome ed il castello di carte alla fine è crollato completamente. Tutto cio’ e’ stato permesso da Gorbaciov, quell’uomo che, anch’esso salito al potere dopo morti misteriose, portava avanti una politica caratterizzata ed identificata da due parole a forte presa che tutto il mondo inizio’ a ripetere: Glassnost e Perestroika (riforme e trasparenza, slogan ben oliati che verranno usati successivamente in molti altri paesi del mondo).

Potrebbe essere sensato pensare (o almeno provare a farlo) che senza la cassa di risonanza fornita dal Vaticano alle proteste e quindi alla “recessione” della Polonia dal blocco sovietico, il solo Gorbaciov non sarebbe stato in grado di portare al crollo il sistema comunista strutturato a livello mondiale.

Insomma: Scacco matto al comunismo in due mosse.

 

Probabilmente una simile ricostruzione dei fatti è molto fantasiosa nei suoi collegamenti. Pero’ risulta anomalo (molto anomalo) che in un mondo come quello di oggi dove l’informazione ridondante lascia emergere solo il sensazionalismo e la dietrologia, in un informazione fatta di giornalisti sempre a caccia dello scoop per il quale si sbizzarriscono in ipotesi bislacche per un qualsiasi avvenimento (il trionfo della dietrologia), sembra anomalo che NESSUNO ha avuto il coraggio di presentare un’ipotesi come questa basata inconfutabilmente su avvenimenti storici, così come nessuno si è instradato in una direzione che semplicemente avvicinasse i due fatti.

Possibile che nel corso di questi 30 anni non si sia mai considerata l’ipotesi della morte di Papa Luciani arrivata da chi voleva Wojtyla pontefice massimo? Televisioni, giornali, scrittori etc ancora oggi continuano a ripetere ossessivamente le stesse (devianti) ipotesi riguardo la morte di Papa Luciani: se la morte sia stata naturale o violenta e, nel caso fosse stata violenta, questo sarebbe dovuto (secondo una versione fortemente demagogica e a forte impatto popolare) al “braccio cattivo” del Vaticano che non voleva Papa Luciani per via delle sue tendenza verso una chiesa più giusta e più povera.

Secondo quest’ultima ipotesi sarebbe normale chiedersi se il conclave successivo abbia eletto un Papa piacente al “braccio cattivo” o uno che volesse seguire la stessa linea di Papa Luciani. Se – dato che ne ha ripreso il nome – voleva seguire la stessa linea, perche’ in questo caso le spietate forze oscure non lo hanno eliminato come il predecessore? Se si adotta l’ipotesi che la morte è originata “da dentro” il Vaticano, la risposta che ne consegue è che se il successore di Papa Luciani non ha avuto la sua stessa significa che non si è comportato allo stesso modo. Quindi la domanda da farsi è: cosa ha fatto Wojtyla che non avrebbe fatto Luciani?

Tra tutte le risposte possibili, quella piu’ importante è che Papa Wojtyla ha combattuto il comunismo a livello mondiale prodigandosi in una battaglia sotterranea, per la quale un’altra persona non sarebbe stata la persona adatta (per diversi motivi).

Se il pontificato di Papa Wojtyla è stato orientato per gran parte verso la Polonia, anche in maniera molto sbilanciata, vi era un motivo ben preciso che veniva coperto presentando questo aspetto come una cosa normale date le origini polacche del Pontefice. Oggi confrontando l’operato di Benedetto XVI dovremmo renderci conto che, in confronto, l’attuale Papa non parla praticamente mai della sua terra di origine.

Se si vuole provare ad immaginare chi sia stato a volere a tutti i costi Wojtyla sul trono Pontificio, proviamo ad immaginarlo tenendo presente 2 cose: il fatto che Wojtyla con il suo pontificato ha dato un fortissimo contributo al crollo del sistema sovietico ed il fatto che nello stesso periodo ben due morti misteriose si verificavano in Russia  portando alla ribalta Gorbaciov che avrebbe rottamato l’Unione Sovietica.

 

La prova del nove

 

Questi fatti potrebbero essere una coincidenza; per avere una maggiore attendibilità si potrebbe fare quella che in aritmetica si chiama “prova del nove”, una prova non assoluta ma che se sbagliata significa inequivocabilmente che la moltiplicazione è sbagliata.

Proviamo a considerare un altro elemento di fronte agli occhi di tutti e che non ha mai avuto una spiegazione convincente: Ali Agca e l’attentato al Papa.

Nel caso in cui l’Unione Sovietica, attraverso il potentissimo servizio segreto russo, veniva a sapere di un piano simile a quello ipotizzato, viene da chiedersi cosa avrebbe fatto. Si può supporre che inizialmente la cosa sarebbe stata snobbata ma poi, vedendo stava prendendo una brutta piega, la considerazione sarebbe cambiata ed il KGB sicuramente avrebbe messo in atto una contro mossa, magari utilizzando le stesse “maniere” anche se tradizionalmente i russi sono meno “dolci e astuti”. Ad un certo punto, ecco partire dalla Bulgaria (che non ha mai avuto alcun attrito con il Vaticano) un cittadino turco assoldato dai servizi segreti bulgari che da sempre rappresentano il braccio fedele dell’URSS. Il “lupo grigio” cerchera’ in extremis di fermare il disegno mondiale già in atto, cercando di uccidere il Papa, ma il suo piano fallisce e i colpi di pistola feriscono in maniera non mortale Papa Wojtyla. Anche in questo caso le spiegazioni fornite riguardo la motivazione per cui un agente dei servizi russi/bulgari abbia cercato di uccidere Papa Giovanni Paolo II, sono banali. L’attentato in Piazza S. Pietro (e forse anche la sparizione di una bambina, Emanuela Orlandi) molto probabilmente non sono altro che gli ultimi tentativi di un sistema che vedeva vacillare le sue basi a causa della religione e della voglia del nuovo. La prova del nove ci dice che non è certo che sia sbagliato.

 

Dietrologia? forse per questa ipotesi non è appropriato parlare di “dietrologia” perchè i fatti storici sono di fronte agli occhi di tutti. E’ anche lecito pensare che questi fatti siano stati casuali ma almeno il privilegio del dubbio dovrebbe essere concesso. I media, nelle loro ricostruzioni dovrebbero evitare di tacere riguardo questa strana coincidenza che ha visto Gorbaciov e Wojtyla arrivare al potere grazie alle morti misteriose dei loro predecessori. Questi due uomini, saranno artefici di uno dei più grandi cambiamenti politici nella storia dell’umanita, paragonabile al crollo dell’Impero Romano.

 

In conclusione, sono convinto che possa essere ragionevole credere che sia UNA GROSSA INGIUSTIZIA NON INCLUDERE IL NOME DI PAPA LUCIANI NELLA LISTA DEI MORTI PER LA DEMOCRAZIA

destabilizzazione

Chissà quale nome ha in codice e quale colore ha dato la Cia alla “rivoluzione” iraniana.

In Georgia, per cacciare via Sevardnadze e mettere al suo posto Saakasvile assai più servile dell’ orgoglioso ex Ministro agli Esteri di Gorbaciov, si diede vita ad una operazione denominata “Rivoluzione delle Rose”.

In Ucraina l’operazione Cia si chiamò “rivoluzione arancione” e si vedevano in tv enormi attendamenti di colore arancione, abitate da dimostranti vistiti di arancione, che agitavano stendardi arancione. Qui come in Georgia la ciambella riuscì con il buco ed il candidato filooccidentale ottenne la ripetizione delle elezioni e la vittoria.

C’è stata una rivoluzione dei “tulipani” in Kirghizistan anche questa coronata dal successo del filooccidentale che poi si è installato al potere con il novanta per cento dei voti (non controllato da nessuno).

Qualche ciambella però è venuta senza buco come in Birmania dove sono stati inquadrati e mobilitati i monaci buddisti contro il regime che non permette penetrazione degli interessi americani.

Abbiamo anche avuto la recita dello stesso copione in Bielorussia con la rivoluzione dei “Jeans” ed in Mongolia, in Serbia, dappertutto gli americani ed i loro alleati hanno ritenuto di dover destabilizzare governi e nazioni considerati se non veri e propri stati-canaglia perlomeno non funzionali al loro dominio imperiale.

In occasione delle Olimpiadi fu intensissima la mobilitazione dei seguaci del DalaiLama per avvelenare alla Cina il successo internazionale e destabilizzare il Tibet teatro di pogrom di monaci armati dalla Cia contro i civili cinesi.

Esistono teorie e manuali su questa strategia adottata dagli Usa in alternativa ai bombardamenti ed alle occupazioni militari che a volte risultano troppo costosi. Teorici come Gene Sharp hanno scritto manuali che propongono ed analizzano le sequenze di una destabilizzazione dalla denunzia dei brogli alla disobbedienza civile elle manifestazioni di piazza agli assedi dei Parlamenti e dei Governi.

La giustificazione dei movimenti di rifiuto del responso elettorale e di denunzia dei brogli e richiesta o di ripetizione delle elezioni o di immediato riconoscimento del leader della “rivoluzione” è sempre la stessa: difesa della democrazia e della libertà, lotta al tiranno o ai tiranni, rinnovamento in senso filooccidentale dello Stato.

Se analizziamo le conseguenze che si sono registrate dove questi movimento hanno avuto successo notiamo la massiccia penetrazione di multinazionali e di interessi stranieri e la svendita delle risorse locali al mercato oligopolistico. In Iran l’operazione Cia-Mossad è stata eseguita da maldestre maestranze capeggiate da Maussavi. Questi, ad urne ancora aperte, si è autoproclamato vincitore e ha dato il via a violente agitazioni dei suoi seguaci con assalti ai negozi ed alle banche e falò nelle pubbliche piazze. Una vera e propria insurrezione contro il responso elettorale mancata ma che sarà ampiamente sfruttata dal potentissimo apparato massmediatico occidentale per gridare al regime che si macchia le mani di sangue e che organizza la repressione. Le urla di brogli elettorali non sono convincenti ed il broglio non viene invocato da tanti opinionisti dell’occidente che si limitano a sottolineare la delusione o la sconfitta di Obama per la riconferma di Ahmadinejad e quanto possa essere sgradevole il regime iraniano.

Israele ha già ribadito al mondo intero la sua proposta di distruggere l’Iran prima che possa dotarsi di armamento nucleare e molti incitano l’Occidente a menare le mani, a liquidare l’autonomia della nazione persiana. Credo che questa “rivoluzione” frutto di collaudate e sofisticatissime metodologie di penetrazione e rovesciamento non riuscirà dal momento che non si potranno sfruttare situazioni come quelle date dai sentimenti antisovietici delle repubbliche caucasiche e l’Occidente è sempre più nudo e smascherato nella sua voglia di potenza e di sopraffazione. 
PietroAncona

http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/ www.spazioamico.inotes http://it.wikipedia.org/wiki/Gene_Sharp 
http://www.nuovimondi.info/Article1346.html 
http://www.resistenze.org/sito/te/po/ci/poci8d29-003024.htm

http://www.eurasia-rivista.org/cogit_content/articoli/EkEyEpAlyAYgkhZJKN.shtml

Lottizzazione RAI

Uno dei migliori esempi al mondo di liberta’ di informazione unita all’accesso alla televisione pubblica, lo aveva l’Italia con la RAI. Si proprio la RAI, che forniva a gran parte dei rappresentanti dell’elettorato (anche se non a tutti) la possibilita’ di gestire un canale, una testata giornalistica e quant’altro. Questo e’ durato fino a che i cambiamenti derivati dalla rivoluzione di mani pulite (utilizzata come il cavallo di troia per l’introduzione di tutte le altre baggianate liberist-anglosassoni), non ne riformasse l’organizzazione e quindi il funzionamento trovando come al solito “lo slogan” per il popolo bue, quello slogan che ripetuto ossesionantemente creava il pensiero gia’ formato. Quella volta lo slogan fu:

LOTTIZZAZIONE

Fino all’introduzione del bipolarismo, la RAI era suddivisa in maniera che i democristiani avessero un canale, come i socialisti e come i comunisti. Dopo mani pulite ed il bipolarismo, il vincitore delle elezioni attraverso le nomine di cda e commisioni di controllo, si e’ impadronito di tutti e tre i canali RAI decidendo a suo piacere a chi dare spazio e dove. Mi chiedo: Ma era veramente cosi’ dannoso dividere la televisione pubblica (che si chiama cosi perche creata con i soldi pubblici), in maniera che rappresentasse tutti e non solo il vincitore?

Sarebbe veramente cosi dannoso per la democrazia se il canale principale venisse gestito dal partito di governo, il canale secondario dal partito dell’opposizione ed il terzo canale suddiviso tra le rimanenti forze minoritarie incluse quelle che non raggiungono il quorum ed avrebbe magari modo di far sapere che esistono?

Vade retro…. quella e’ la LOTTIZZAZIONE

RAI News24

Lug 11, 2009 - Articoli da conservare    No Comments

COME GLI INGLESI UTILIZZANO I MEDIA PER LA GUERRA PSICOLOGICA DI MASSA

da: http://www.comedonchisciotte.org

COME GLI INGLESI UTILIZZANO I MEDIA PER LA GUERRA PSICOLOGICA DI MASSA

DI L.WOLFE
global-elite.org

“Io conosco il segreto per far credere all’americano medio tutto ciò che desidero. Datemi soltanto il controllo della televisione… mettete qualsiasi cosa in televisione ed essa diventa realtà. E se il mondo esterno alla TV contraddice le immagini, la gente inizierà a modificare il mondo per adeguarlo alle immagini della TV…”
(Hal Becker, “esperto” di media e consulente del management per The Futures Group, intervista del 1981) [1]

Nei 15 anni trascorsi da questo commento di Becker, gli americani sono diventati sempre più “connessi” a una rete mediatica di massa che ora comprende anche computer e videogames, nonché internet. Una rete onnipresente il cui potere è così pervasivo da essere dato quasi per scontato. Come ha detto un noto comico: “Siamo davvero un popolo la cui coscienza è mediatica. Conosco un tale che è stato investito da una macchina per la strada. Non ha voluto andare all’ospedale. Si è trascinato invece fino al bar più vicino per controllare se lo avevano messo nel telegiornale della sera. Quando ha visto che non c’era, ha esclamato: “Ma che bisogna fare, farsi ammazzare, per andare in televisione?”.

Ai più alti vertici della monarchia britannica e del suo Club of Isles, questo grande potere non viene dato per scontato. Anzi, viene attentamente gestito e diretto, come Becker spiega da una più limitata prospettiva, per creare e forgiare l’opinione pubblica. In un rapporto pubblicato nel 1991 dal Club Malthusiano di Roma e intitolato “La Prima Rivoluzione Globale”, Sir Alexander King, consigliere capo della famiglia reale e del principe Filippo su scienza e comunicazione, scriveva che le nuove scoperte nelle tecnologie di comunicazione avranno l’effetto di espandere enormemente il potere dei media, tanto nel settore avanzato che in quello in via di sviluppo. I media, egli afferma, costituiscono l’arma più potente e il più forte “agente di cambiamento” per la creazione di un “mondo unico” neo-malthusiano che travalicherà e cancellerà il concetto di “stato-nazione”.

“E’ sicuramente necessario intraprendere un ampio dibattito con giornalisti e direttori dei principali media per studiare le condizioni che possano metterli in grado di ricoprire questo nuovo ruolo”, scriveva King.

Nel suo progetto, il Club di Roma, di cui King fa parte, può contare sulla cooperazione di un cartello mediatico, che è una creazione britannica, come documentato nel nostro rapporto. Può anche contare sulle capacità di una macchina da guerra psicologica di massa, anch’essa guidata dai britannici e dai loro interessi, che si estende a momenti chiave della produzione mediatica e comprende scrittori e psicologi che contribuiscono a definire i contenuti, nonché sondaggisti che provvedono a perfezionare e analizzare l’impatto su determinate fasce di popolazione. Oltre a questa rete di operatori interattivi, esistono poi milioni di altre persone che partecipano alla produzione, distribuzione e trasmissione dei messaggi mediatici, il cui modo di pensare è stato anch’esso plasmato dai contenuti del prodotto mediatico e che hanno letteralmente operato su se stessi un auto-lavaggio del cervello provocato dalla cultura in cui sono immersi.

“Mamma” Tavistock

Lo storico centro di questo apparato di guerra psicologica di massa ha la propria sede fuori Londra, presso il Tavistock Center [2]. Creato subito dopo la I Guerra Mondiale sotto il patronato del Duca George di Kent (1902-42), l’originale Clinica Tavistock, diretta da John Rawlings Rees, si trasformò nella centrale di guerra psicologica della famiglia reale e dell’intelligence britannica. Rees e un gruppo scelto di psichiatri freudiani e neofreudiani misero a frutto le esperienze di collasso psicologico osservate in tempo di guerra per elaborare teorie su come tali condizioni di crollo psichico potessero essere prodotte in assenza del terrore della guerra. Il risultato fu una teoria del lavaggio del cervello di massa, ottenuta attraverso lo studio delle reazioni di gruppo, che poteva essere utilizzata per alterare i valori degli individui e produrre, col passare del tempo, cambiamenti nei princìpi assiomatici che governano una società.

Negli anni ’30 la rete di Tavistock intessè una relazione simbiotica con l’Istituto di Ricerche Sociali di Francoforte, creato dalle reti oligarchiche europee, che si focalizzava sullo studio e la critica della cultura da un punto di vista neofreudiano. Verso la fine degli anni ’30, con il trasferimento dei suoi membri operativi dalla Germania a New York, la Scuola di Francoforte coordinò la prima analisi dell’impatto di un fenomeno mediatico di massa, cioè la radio, sulla cultura. Si trattava del “Radio Research Project”, con base a Princeton. [3]

Con lo scoppio della II Guerra Mondiale, gli uomini del Tavistock presero il controllo effettivo del Direttivo di Guerra Psicologica dell’Esercito Britannico, mentre il network alleato negli Stati Uniti si integrava nell’apparato di guerra psicologica americano, che includeva il Comitato sulla Morale Nazionale e l’Osservatorio sui Bombardamenti Strategici.

Alla fine della guerra, gli sforzi combinati del Tavistock (divenuto Tavistock Institute nel 1947) e dei funzionari dell’ex Scuola di Francoforte avevano creato un’equipe di “truppe di attacco psicologico”, come le chiamava Rees, e di “guerrieri culturali” che contava diverse migliaia di persone. Oggi questo network conta diversi milioni di persone in tutto il mondo e rappresenta il fattore più importante nella progettazione degli scopi e dei contenuti dei prodotti mediatici di massa.

Le “immagini nella vostra testa”

Nel 1922, Walter Lippmann definì come segue il concetto di “opinione pubblica”:

“Le immagini che gli esseri umani hanno nella testa, le immagini di se stessi, degli altri, dei propri scopi e obiettivi, delle proprie relazioni, rappresentano le loro opinioni pubbliche. Queste immagini, quando vengono gestite da gruppi di persone o da persone che agiscono in nome di gruppi, diventano Opinione Pubblica, con le iniziali maiuscole”.

Lippmann, che fu il primo a tradurre in inglese le opere di Sigmund Freud, sarebbe divenuto uno dei più influenti commentatori politici [4]. Aveva trascorso gli anni della I Guerra Mondiale al Quartier Generale di Propaganda e Guerra Psicologica di Wellington House, fuori Londra, in un gruppo di cui faceva parte anche il nipote di Freud, Eduard Bernays [5]. Il libro di Lippmann, L’Opinione Pubblica, pubblicato un anno dopo l’uscita de La psicologia di massa di Freud, che trattava temi simili, fu un prodotto del periodo trascorso all’interno del gruppo di Rees. E’ tramite i media, scrive Lippmann, che la maggior parte delle persone elabora quelle “immagini nella testa”, il che garantisce ai media “un potere spaventoso”.

Il network di Rees aveva passato gli anni della I Guerra Mondiale a studiare gli effetti della psicosi bellica e la sua capacità di produrre il collasso della personalità individuale. Dal loro lavoro emerse una tesi terribile: grazie all’uso del terrore, l’uomo può essere ridotto ad uno stato infantile e sottomesso, in cui le sue capacità di ragionamento sono annebbiate e in cui il suo responso emotivo a vari stimoli e situazioni diventa prevedibile o, nei termini usati dal Tavistock, “sagomabile”. Controllando i livelli di ansietà è possibile produrre una condizione similare in ampi gruppi di persone, il cui comportamento potrà così essere controllato e manipolato dalle forze oligarchiche per cui il Tavistock lavorava [6].

I mass media erano in grado di raggiungere grandi quantità di persone con messaggi programmati o controllati, il che rappresenta la chiave per la creazione di “ambienti controllati” per il lavaggio del cervello. Come mostravano le ricerche del Tavistock, la cosa importante era che le vittime del lavaggio del cervello di massa non si rendessero conto di trovarsi in un ambiente controllato; pertanto doveva esserci un ampio numero di fonti d’informazione, i cui messaggi dovevano essere leggermente diversi, così da mascherare la sensazione di un controllo dall’esterno. Quando possibile, i messaggi dovevano essere offerti e rinforzati attraverso l’”intrattenimento”, che avrebbe potuto essere consumato senza apparente coercizione, in modo da dare alla vittima l’impressione di stare scegliendo di propria volontà tra diverse opzioni e programmi.

Nel suo libro, Lippmann osserva che la gente è più che disposta a ridurre problemi complessi in formule semplicistiche e a formare la propria opinione secondo ciò che credono che gli altri intorno a loro credano; la verità non ha nulla a che fare con le loro considerazioni. L’apparenza di notizia fornita dai media conferisce un’aura di realtà a queste favole: se non fossero reali, allora perché mai sarebbero state riportate?, pensa l’individuo medio secondo Lippmann. Le persone la cui fama viene costruita dai media, come le star del cinema, possono diventare “opinion leaders”, con il potere di influire sull’opinione pubblica quanto le personalità politiche.

Se la gente pensasse troppo a questo procedimento, il giocattolo potrebbe rompersi; ma Lippmann scrive:

“La massa di individui completamente illetterati, dalla mente debole, rozzamente nevrotici, sottosviluppati e frustrati è assai considerevole; molto più considerevole, vi è ragione di ritenere, di quanto generalmente si creda. Così viene fatto circolare un vasto richiamo al popolo tra persone che, sul piano mentale, sono bambini o selvaggi, le cui vite sono un pantano di menomazioni, persone la cui vitalità è esaurita, gente ammutolita e gente la cui esperienza non ha mai contemplato alcun elemento del problema in discussione”.

Nell’affermare di scorgere una progressione verso forme mediatiche che riducono sempre più lo spazio di pensiero, Lippmann si meraviglia del potere che la nascente industria di Hollywood manifesta nel forgiare la pubblica opinione. Le parole, o anche un’immagine statica, richiedono che la persona compia uno sforzo per crearsi un’”immagine mentale”. Ma con un film:

“Tutto il processo di osservare, descrivere, riportare e poi immaginare è già stato compiuto per voi. Senza compiere una fatica maggiore di quella necessaria per restare svegli, il risultato di cui la vostra immaginazione è alla continua ricerca vi viene srotolato sullo schermo”.

E’ significativo che come esempio del potere del cinema egli utilizzi il film propagandistico “Nascita di una nazione”, girato da D. W. Griffith a favore del Ku Klux Klan; nessun americano, scrive Lippmann, potrà mai più sentir nominare il Ku Klux Klan “senza vedere quei cavalieri bianchi”.

L’opinione popolare, osserva Lippmann, è determinata in ultima analisi dai desideri e dalle aspirazioni di una “elite sociale”. Questa elite, egli afferma, è:

“Un ambiente sociale potente, socialmente elevato, di successo, ricco, urbano, che ha natura internazionale, è diffuso in tutto l’emisfero occidentale e, per molti versi, ha il proprio centro a Londra. Conta fra i propri membri le persone più influenti del mondo e racchiude in sé gli ambienti diplomatici, quelli dell’alta finanza, i livelli più alti dell’esercito e della marina, alcuni principi della Chiesa, i proprietari dei grandi giornali, le loro mogli, madri e figlie che detengono lo scettro dell’invito. E’ allo stesso tempo un grande circolo di discussione e un vero e proprio ambiente sociale”.

Con un atteggiamento tipicamente elitario, Lippmann conclude che il coordinamento dell’opinione pubblica manca di precisione. Se si vuole raggiungere l’obiettivo di una “Grande Società” in un mondo unitario, allora “la pubblica opinione deve essere creata per la stampa, non dalla stampa”. Non è sufficiente affidarsi ai capricci di “un ambiente sociale superiore” per manipolare le “immagini nella testa delle persone”; questo lavoro “può essere gestito solo da una classe di individui specializzati” che operi attraverso “centrali d’intelligence”. [7]

Il “Radio Research Project”

Mentre Lippmann scriveva il suo libro, la radio, il primo mass media tecnologico a entrare nelle case, stava assumendo sempre maggior rilievo. A differenza dei film, che venivano visti nei cinema da grandi gruppi di persone, la radio offriva un’esperienza individualizzata all’interno della propria casa, avente per fulcro la famiglia. Nel 1937, su 32 milioni di famiglie americane, 27,5 milioni possedevano un apparecchio radiofonico, più di quante possedessero un’automobile, il telefono o perfino l’elettricità.

In quello stesso anno la Rockefeller Foundation finanziò un progetto per studiare gli effetti che la radio produceva sulla popolazione. [8] Ad essere reclutati per quello che sarà poi conosciuto come “Radio Research Project”, con quartier generale all’Università di Princeton, vi furono alcuni settori della Scuola di Francoforte, ormai trapiantatisi dalla Germania in America, oltre a personalità come Hadley Cantril e Gordon Allport, che diventeranno elementi chiave delle operazioni del Tavistock americano. A capo del progetto c’era Paul Lazerfeld, della Scuola di Francoforte; i suoi assistenti alla direzione erano Cantril e Allport, insieme a Frank Stanton, che sarebbe poi diventato capo del settore informazione della CBS, e più tardi il suo presidente, nonché capo del consiglio di amministrazione della RAND Corporation.

Il progetto fu preceduto da un lavoro teoretico realizzato in precedenza studiando la psicosi e la propaganda di guerra, nonché dal lavoro di Walter Benjamin e Theodor Adorno, operativi della Scuola di Francoforte. Questo lavoro preliminare era incentrato sulla tesi che i mass media potessero essere usati per indurre stati mentali regressivi, atomizzare gli individui e generare un incremento dell’instabilità. (Queste condizioni mentali indotte vennero poi definite dal Tavistock col termine di stati “brainwashed”, e il processo d’induzione che ad essi conduceva venne chiamato “brainwashing”, cioè “lavaggio del cervello”).

Nel 1938, quando era a capo della sezione “musica” del Radio Research Project”, Adorno scrisse che gli ascoltatori di programmi musicali radiofonici:

“fluttuano tra l’oblio completo e improvvisi tuffi nella coscienza. Ascoltano in modo atomizzato e dissociano ciò che sentono… Non sono bambini, ma sono infantili; il loro stato primitivo non è quello di chi non è sviluppato, ma quello di chi ha subìto un ritardo mentale provocato da un’azione violenta”.

Le scoperte del Radio Research Project, pubblicate nel 1939, confermarono la tesi di Adorno sul “ritardo mentale indotto” e servirono da manuale per i programmi di lavaggio del cervello.

Studiando i drammi radiofonici a puntate, comunemente noti come “soap opera” (poiché molti di essi erano sponsorizzati da ditte produttrici di sapone), Herta Hertzog scoprì che la loro popolarità non poteva essere attribuita a nessuna caratteristica socio-economica degli ascoltatori, ma piuttosto al format seriale in sé, che induceva ad un ascolto abitudinario. La forza che la serializzazione possiede nel produrre il lavaggio del cervello è stata riconosciuta dai programmatori del cinema e della TV; ancora oggi le “soap” pomeridiane sono quelle che generano maggiore assuefazione televisiva, con il 70% delle donne americane al di sopra dei 18 anni che guardano ogni giorno almeno due di questi programmi.

Un’altra indagine del Radio Research Project si occupò degli effetti prodotti nel 1938 dalla lettura radiofonica de La guerra dei mondi di H. G. Wells da parte di Orson Welles, in cui si simulava un’invasione marziana. Il 25% degli ascoltatori del programma, che era stato presentato come se si trattasse di un notiziario, credette davvero che fosse in corso un’invasione, generando il panico nazionale; e questo nonostante i chiari e ripetuti avvertimenti che si trattava di un programma di fiction. I ricercatori del Radio Project scoprirono che molte persone non avevano creduto all’invasione marziana, ma avevano pensato che fosse in corso un’invasione da parte della Germania. Questo, come i ricercatori riferirono, dipendeva dal fatto che il programma era stato presentato nel format del “notiziario”, che in precedenza era stata utilizzata per fornire il resoconto della crisi bellica che si prospettava a seguito della Conferenza di Monaco. Gli ascoltatori avevano reagito al format, non al contenuto del programma.

I ricercatori dimostrarono così che la radio aveva già condizionato a tal punto le menti dei suoi ascoltatori, le aveva rese così frammentate e irriflessive, che nella ripetizione del format stava la chiave della popolarità [9].

La “baby-sitter con un occhio solo”

La televisione iniziava a fare il suo ingresso come nuova tecnologia mass-mediatica proprio nel momento in cui venivano pubblicati i risultati del Radio Research Project, nel 1939. Sperimentata dapprima su larga scala nella Germania nazista, durante le Olimpiadi di Berlino del 1936, la televisione fece la sua prima apparizione pubblica alla Fiera Mondiale di New York del 1939, dove attirò vaste folle di persone. Adorno e altri riconobbero immediatamente il suo potenziale come strumento per il lavaggio del cervello di massa. Nel 1944 Adorno scriveva:

“La televisione punta alla sintesi di radio e cinema… ma le sue implicazioni sono enormi e promettono di intensificare l’impoverimento della sostanza estetica in modo così drastico che in futuro l’identità appena velata di tutti i prodotti culturali industriali potrà uscire trionfante allo scoperto, concretando in modo irridente il sogno wagneriano della Gesamtkunstwerk, la fusione di tutte le arti in un’opera unica”.

Come apparve evidente fin dai primi studi clinici sulla televisione (alcuni dei quali furono condotti tra la fine degli anni ’40 e l’inizio dei ’50 da ricercatori del Tavistock), i telespettatori, in un arco di tempo relativamente breve, entravano in uno stato di semi-coscienza simile al trance, caratterizzato dalla presenza di sguardo fisso. Più a lungo si guardava, più pronunciata diventava la fissità dello sguardo. In tali condizioni di semi-coscienza crepuscolare, gli spettatori divenivano ricettacolo di messaggi che potevano essere contenuti nei programmi stessi, oppure, per dislocazione, nella pubblicità. Il lavaggio del cervello era completo [10].

La televisione si trasformò da curiosità di quartiere in strumento ad ampia penetrazione di massa, soprattutto nelle aree urbane, pressappoco tra gli anni 1947-1952. Come ha osservato Lyndon LaRouche, ciò coincise con un momento assai critico della vita psicologica nazionale. Il sogno di milioni di veterani della Seconda Guerra Mondiale e le loro speranze di costruire un mondo migliore, si erano schiantati al suolo dinanzi alla corruzione morale dell’amministrazione Truman e alla successiva crisi economica. Questi veterani si ritirarono nella loro vita familiare, nei loro lavori, nelle loro case, nei loro tinelli. E al centro di quei tinelli c’era il nuovo apparecchio televisivo, le cui immagini banali assicuravano che le scelte moralmente ignobili che essi avevano compiuto erano state quelle giuste.

I primi programmi televisivi si rifacevano ai modelli già sperimentati della radio, come descritti dal Radio Research Project: le “situation comedy”, o “sitcom”, i quiz, i varietà, lo sport e le “soap”. Molti erano in forma seriale, con personaggi, se non storie, collegate tra loro. Tutti erano banali e deliberatamente progettati per essere così.

I figli di questi veterani infelici, i cosiddetti “baby-boomers”, divennero la prima generazione ad essere accudita da ciò che LaRouche chiama “la baby-sitter con un occhio solo”. I genitori incentivavano i bambini a guardare la televisione, spesso come mezzo per tenerli sotto controllo, e loro fissavano per ore tutto ciò che passava sullo schermo. I contenuti dei primi programmi per bambini erano banali (ma non più dei programmi televisivi in generale) e mentalmente devastanti; ancor più devastante fu la sostituzione del contatto concreto con la famiglia con la visione televisiva, quando il “tavolo per la cena” venne rimpiazzato dalla “cena televisiva” di fronte al tubo catodico. Com’era prevedibile, i bambini svilupparono fissazioni ossessive per gli articoli pubblicizzati dalla TV, chiedendo che tali articoli gli venissero comprati, altrimenti non avrebbero potuto essere come i loro amici [11].

A metà degli anni ’70, Eric Trist, che rimase fino alla sua morte (avvenuta nel 1993) a capo delle operazioni del Tavistock americano, e Fred Emery, “esperto” di media del Tavistock, scrissero una relazione sulle ricerche compiute riguardo all’impatto di 20 anni di televisione sulla società americana. Nel lavoro di Emery del 1975, intitolato Futures We Are In, essi riferivano che il contenuto delle programmazioni non era più tanto importante quanto lo era il totale delle ore trascorse davanti alla televisione. Il tempo di fruizione televisiva media era costantemente cresciuto nei due decenni trascorsi dall’introduzione del mezzo, tanto che a metà degli anni ’70 esso poteva essere considerato un’attività quotidiana, seconda solo al lavoro e al sonno, che occupava circa sei ore giornaliere (e da allora è cresciuta ulteriormente fino a sette ore, con l’aggiunta di videogames, videocassette, e così via); fra i bambini in età scolare, il tempo trascorso a guardare la televisione era inferiore solo al tempo destinato alle attività scolastiche. Queste scoperte, secondo il Tavistock, indicavano che la televisione era paragonabile ad una droga che produce dipendenza. Similarmente, Emery riferiva di studi neurologici i quali, a suo dire, dimostravano che la visione televisiva continuata “spegne il sistema nervoso centrale umano”.

Che le loro affermazioni siano fondate o no su analisi scientifiche, Emery e Trist presentano prove convincenti del fatto che una fruizione televisiva prolungata e massiccia abbassa le capacità di riflessione concettuale su ciò che viene presentato sullo schermo. Gli studi evidenziano che la semplice presenza di immagini sulla televisione, specialmente se presentate nell’appropriato format di documentario o di notiziario, ma anche nel corso della visione in generale, tende a far considerare quelle immagini “autentiche” e a far attribuire ad esse un’aura di “realtà”.

Trist ed Emery non trovano nulla di sbagliato in questa evoluzione, la quale indica che la televisione sta producendo una generazione cerebralmente morta. Al contrario, essi evidenziano come tale evoluzione si inserisca all’interno di un più ampio piano globale di controllo sociale, portato avanti dalla Tavistock e dai network suoi alleati per conto dei loro sponsor. La società, essi affermano in A Choice of Futures, libro pubblicato nello stesso periodo, è sprofondata in stati di coscienza mentale sempre più bassi, al punto che anche uno Stato fascista di tipo orwelliano ormai non sarebbe più realizzabile. A questo punto, grazie alla televisione e ad altri mass media, il genere umano versa in uno stato di dissociazione le cui implicazioni politiche si manifesteranno in una società di stampo “Arancia Meccanica”, dal nome del libro di Anthony Burgess, in cui gang giovanili scatenate commetteranno atti di violenza casuale, per poi tornare a casa a guardare i notiziari e vedere sullo schermo ciò che hanno compiuto.

Gli artefici del lavaggio del cervello sottolineano che questa evoluzione, che secondo loro ha il proprio modello nella violenza in Irlanda del Nord, non è stata indotta dagli effetti della sola televisione. La società è passata attraverso una “turbolenza sociale” dovuta ad una serie di shock politici ed economici, che comprendono la guerra in Vietnam, il rialzo dei prezzi petroliferi e l’assassinio di alcuni leader politici. L’impatto psicologico di questi eventi, la cui responsabilità essi omettono di attribuire all’establishment anglo-americano, è stato amplificato dalla loro penetrazione nelle case, in dettagli crudi e spaventosi, attraverso i notiziari televisivi. Nello scenario descritto da Trist e Emery, sembra quasi di sentire il possibile sommario di un futuro telegiornale: “La fine del mondo: tutti i dettagli nell’edizione delle 11”.

Consolidare il paradigma

Nel 1991, in un’antologia dei lavori del Tavistock che egli stesso aveva pubblicato, Trist scriveva che tutti i “nodi” internazionali o centri dell’apparato di brainwashing dell’istituto miravano allo scopo fondamentale di consolidare uno spostamento di paradigma verso un “ordine mondiale postindustriale”. Il loro obiettivo, egli affermava, era di rendere questo cambiamento irreversibile. In quest’opera, e in altre, Trist, proprio come Alexander King, invita ad una campagna di “rieducazione” di massa che distrugga le ultime vestigia di resistenza nazionale, soprattutto all’interno degli Stati Uniti, a questo nuovo ordine mondiale.

Circa dieci anni prima, un altro dei serventi del Tavistock, Bernard Gross, in una relazione consegnata alla conferenza del 1981 sulla Società del Mondo Futuro, presieduta da Al Gore, offriva uno spiraglio sulle caratteristiche di questo “nuovo ordine mondiale”. Gross affermava che nel periodo che stava per iniziare il mondo si sarebbe trovato di fronte a ciò che il Tavistock ama chiamare una “scelta critica”: una serie di opzioni, ciascuna delle quali appare cattiva, ma, a causa del terrorismo diffuso e della pressione degli eventi, una decisione va comunque presa scegliendo l’opzione che rappresenta il “male minore”. La società industriale dell’occidente scivolerà nel caos; questo caos, egli affermava, potrà condurre o a un fascismo di tipo autoritario, come quello che gli inglesi contribuirono ad instaurare nella Germania nazista; oppure ad una forma di fascismo più umana e benevola che Gross definiva “fascismo amichevole”. La scelta, sosteneva Gross, è tra il tentativo di ritornare al vecchio paradigma industriale, nel qual caso avremo un fascismo di tipo nazista; oppure di abbracciare il post-industrialismo, in cui avremo il “fascismo amichevole”. Quest’ultimo, egli affermava, è chiaramente preferibile, poiché esso rappresenta una mera transizione verso un nuovo “ordine mondiale di informazione globale”, che comporterà una maggiore libertà e possibilità di scelta individuale, una vera democrazia di massa aperta e partecipativa.

Per Gross la scelta è chiara: in ogni caso vi saranno dolore e sofferenza; ma solo il “fascismo amichevole” dell’informazione globale, di una società interconnessa da TV via cavo, satelliti e reti informatiche, offre speranza per un “futuro” migliore.

Ma chi amministrerà questo ordine mondiale del “fascismo amichevole”? Gross spiegava che oggi esiste una vera e propria “Internazionale Aurea”, termine che egli ricalcava sull’Internazionale Comunista (Comintern) di Nikolai Bukharin. Si tratta di un’illuminata elite internazionale, avente per fulcro la potente oligarchia eurocentrica che controlla l’industria della comunicazione globale, nonché varie altre risorse chiave e la finanza globale. Questa elite deve essere istruita e informata dall’intelligence delle reti Tavistock; deve comprendere che le grandi masse di zombi teledipendenti possono essere facilmente costrette ad amare questo nuovo mondo, grazie alla persuasione degli spettacoli televisivi e all’infinita fornitura di “informazione”. Una volta conquistate le masse attraverso questa “educazione”, la resistenza dei settori nazionali si sgretolerà.

Nel 1989, per iniziativa di Trist, il Tavistock tenne un seminario presso la Case Western Reserve University per discutere dei mezzi con cui arrivare a creare un fascismo internazionale “senza più Stati”, un nuovo ordine mondiale basato sull’informazione. Nel 1991 il Tavistock incaricò il suo giornale, Human Relations, di pubblicare gli atti di quel seminario. Molti interventi contengono un appello ai mass media affinché si schierino a favore di questo progetto.

Inoltre, a partire dal 1981, esisteva ormai un’altra tecnologia a disposizione dei funzionari del lavaggio del cervello: internet. Secondo Harold Permutter, uno dei partecipanti al seminario della Case Western, internet rappresenta uno strumento sovversivo per penetrare i confini nazionali con “informazioni” relative a questo nuovo ordine mondiale; esso funziona anche come collante per un network di organizzazioni non governative che avrebbero fatto circolare propaganda a favore del nuovo ordine mondiale. Queste ONG avrebbero dovuto essere la sovrastruttura su cui sarebbe stato edificato il nuovo ordine mondiale. Perlmutter e altri partecipanti alla conferenza affermarono che il loro movimento non poteva essere sconfitto, perché non esisteva in senso formale. Risiedeva solo nelle menti dei suoi cospiratori, menti che erano a conoscenza della macchina per il lavaggio mediatico del cervello creata dal Tavistock. Come la televisione era stata la droga informativa dell’ultima parte di questo millennio, così internet, con la sua abbondanza di chat e “informazione” per la maggior parte inutile, con i suoi messaggi sovversivi programmati, sarebbe stato la droga del nuovo millennio, si vantava il Tavistock. [12]

“Gli americani, in realtà, non pensano. Hanno solo opinioni, sensazioni”, diceva Hal Becker di The Futures Group in un’intervista del 1981. “La televisione crea le opinioni e poi le conferma. La gente ha davvero subito un lavaggio del cervello ad opera del tubo catodico? In realtà c’è molto di più. Io credo che la gente abbia perso la capacità di collegare insieme le immagini della propria vita senza l’intervento della televisione. E’ questo che intendiamo quando diciamo che ci troviamo in una società catodica. Ci dirigiamo verso una società orwelliana, ma Orwell commise un errore in 1984. Il Grande Fratello non ha bisogno di guardarti, finché sei tu a guardarlo. E chi può dire che si tratti, in fondo, di una cosa così malvagia?”.

La mosca nella pomata

Ma perfino i circoli elitari dei network internazionali del Tavistock hanno la vaga sensazione che ci sia qualcosa di terribilmente sbagliato nel loro piano. Questa sensazione fu espressa da un autore che Emery citava nel 1973, il quale si chiedeva cosa sarebbe successo quando la generazione di baby-boomer teledipendenti fosse arrivata alle redini del potere. Li avevamo davvero preparati ad esercitare il comando? Sarebbero stati in grado di ragionare e di risolvere problemi? Emery ignorava il problema, affermando che esiste tempo sufficiente per addestrare i nuovi quadri dirigenti. Ma la questione rimane aperta. Nel 1981, alla conferenza Società del Mondo Futuro, durante la quale Gross intonò il suo peana al nuovo ordine globale dell’informazione abbigliato da “fascismo amichevole”, Tony Lentz, assistente professore di lingue presso la Pennsylvania State University, fece notare di aver personalmente osservato una devastazione delle capacità di espressione scritta e orale, dovuta ai mass media e alla televisione; molti studenti non solo non riuscivano più a scrivere in modo corretto, ma non riuscivano più nemmeno a pensare in modo intelligente. Non si trattava di un semplice caso di scarsa istruzione, come egli faceva notare nel suo articolo “The Medium is Madness”, ma del fatto che essi non sentivano più alcun desiderio di pensare. Ricordando che, secondo Platone, la nostra conoscenza del mondo deve fondarsi sulla conoscenza del pensiero di qualcuno che conosce il mondo, Lentz affermava che la televisione ha instillato nelle persone l’idea che le semplici immagini rappresentino la conoscenza. Non esistono più interrogativi, non vi è più lo sforzo per penetrare il pensiero di altre persone, ma soltanto dialogo e immagine, suono e furia, che naturalmente non significano nulla. [13]

“Permettere a noi stessi di essere influenzati dalle sottili ma potenti illusioni presentate dalla televisione”, scriveva Lentz, “conduce ad una sorta di follia di massa che potrebbe avere implicazioni piuttosto spaventose per il futuro della nazione… Inizieremo a vedere cose che non esistono, daremo a qualcun altro il potere di creare per noi le nostre illusioni. La prospettiva è agghiacciante, e visto il nostro retaggio culturale dovrebbe essere motivo di riflessione”.

L. Wolfe, tratto da The American Almanac del 5 maggio 1997
Fonte: www.global-elite.org

Versione italiana:

Fonte: http://blogghete.blog.dada.ne
Link: http://blogghete.blog.dada.net/archivi/2009-07-08
8.07.2009

Traduzione a cura di Gianluca Freda

Note

1. The Futures Group, un think-tank privato, fu una delle prime organizzazioni a specializzarsi nell’utilizzo di interfaccia computerizzate per la manipolazione psicologica di direttori d’azienda e di leader politici. Nel 1981 progettò il programma RAPID per il Dipartimento di Stato americano, che utilizzava la grafica computerizzata per fare il lavaggio del cervello a leader selezionati di settori industriali avanzati e spingerli a sostenere le politiche del Fondo Monetario Internazionale e i programmi per il controllo della popolazione. Partecipò anche all’elaborazione di una mappatura completa della popolazione americana per le maggiori multinazionali.
2. Il movimento LaRouche iniziò il suo sconvolgente lavoro sulla rete Tavistock nel 1973-74 e pubblicò i risultati delle sue indagini sulla rivista Campaigner (numeri di Inverno 1973 e Primavera 1974). Informazioni aggiuntive sono state pubblicate su EIR, le più recenti nel numero del 24 maggio 1996, in un rapporto speciale intitolato “The Sun Never Sets on the British Empire”.
3. Per un rapporto completo sulla Scuola di Francoforte e sui suoi network, compreso il suo ruolo nell’elaborazione delle strategie dei mass media e della guerra culturale, si legga Michael Minnicino, “The New Dark Age: The Frankfurt School and `Political Correctness,'”, Fidelio, Inverno 1992.
4. Lippmann, che migrò dai network socialisti della Fabian Society ai circoli di Thomas Dewey e dei fratelli Dulles, divenne portavoce di una fazione imperialista americana, controllata dai britannici, che si schierò contro la visione anti-imperialista di Franklin D. Roosevelt. Si legga in proposito Lyndon LaRouche, The Case of Walter Lippmann, Campaigner Publications Inc., New York, 1977.
5. Bernays è noto per aver elaborato la pubblicità di “Madison Ave”, sfruttando le teorie freudiane di manipolazione psicologica.
6. Tutta la teoria psicologica del Tavistock (come anche quella freudiana) muove dalla concezione dell’uomo come bestia dotata di pensiero. Essa rifiuta esplicitamente, con grande malizia, l’immagine giudaico-cristiana dell’uomo creato ad immagine di Dio, la quale implica che l’uomo, e l’uomo soltanto, sia stato beneficiato dal suo Creatore con la creatività. Il Tavistock sostiene che la creatività derivi unicamente da impulsi nevrotici o erotici sublimati e vede l’uomo come una lavagna su cui disegnare e ridisegnare le proprie “immagini”.
7. Si tratta di una concezione simile a quella espressa da Rees nel suo libro The Shaping of Psychiatry by War, in cui si parla della creazione di un gruppo elitario di psichiatri che dovranno garantire, a vantaggio dell’oligarchia dominante, la “salute mentale” del mondo.
8. I nazisti avevano già ampiamente utilizzato la propaganda radiofonica per il lavaggio del cervello come elemento integrante dello Stato fascista. I loro metodi vennero osservati e studiati dai ricercatori del Tavistock.
9. E’ importante sottolineare che non vi è nulla di intrinsecamente malvagio nella radio, nella televisione o in qualsiasi altra tecnologia. Ciò che li rende pericolosi è il controllo del loro utilizzo e dei loro contenuti da parte del Club of Isles per fini malvagi, per creare ascoltatori e spettatori assuefatti e perfino maniaci, le cui capacità critiche vengono così seriamente compromesse.
10. Per una più completa trattazione sulla televisione, sulla sua programmazione e sul lavaggio del cervello che essa produce sul popolo americano, si veda la serie di 16 articoli “Turn Off Your Television” dello stesso autore, pubblicata su New Federalist, 1990-93. E’ disponibile in ristampa presso la EIR.
11. Una delle specializzazioni del Tavistock è lo studio della manipolazione psicologica dei bambini e dell’impatto della pubblicità sulla mente dei minori. Tali pubblicità vengono progettate con cura per indurre i bambini a desiderare il prodotto pubblicizzato.
12. Vi sono stati investimenti massicci sull’infrastruttura di internet, sproporzionati rispetto alle possibilità di rientro a breve o a medio termine. Ciò porta a pensare che si tratti in realtà di “investimenti a fondo perduto” per favorire l’impatto psicologico delle nuove tecnologie.
13. Queste espressioni riecheggiano il pensiero di Platone, ma ne sono appunto soltanto un’eco. Per una migliore comprensione dei problemi educativi si veda Lyndon LaRouche, On the Subject of Metaphor, Fidelio, Autunno 1992

Lug 7, 2009 - SOCIETA' DEMOCRATICA    No Comments

La Pornodemocrazia e l’ermafroditismo sociale

ECCO IN PRATICA IL BIPOLARISMO ITALIANO:

Da una parte troviamo chi attrae voti e preferenze utilizzando in ogni forma possibile ma sopratutto attraverso i media, il look ed i comportamenti osè e quelle che erano battute da caserma.

Dall’altra parte chi attrae minimizzando i ruoli e le attrazioni cercando di rendere tutto uguale e standardizzato.

E pensare che c’è chi le chiama DESTRA e SINISTRA

E c’è anche chi discute se sia più etico farsi venire a trovare a casa da una escort o sfilare per strada insieme a una escort transessuale.

Mag 18, 2009 - CONSUMISMO    1 Comment

Le nuove catene degli schiavi

Le nuove catene degli schiavi non sono in ferro.

Nei secoli scorsi, gli schiavi venivano convinti a lavorare al massimo delle loro possibilità attraverso frustate, bastonate e atrocità varie. Difficilmente vi erano persone che si ribellavano preferendo la morte e difficilmente vi erano persone che fuggivano sia perchè facilmente riconoscibili sia perchè non riuscivano ad immaginare che potesse esistere una maniera diversa di vivere ed un’altro ordine delle cose.

Oggi ci siamo evoluti, ma si sono evoluti anche gli aguzzini e non utilizzano più la frusta. 

Oggi basta “poco” per convincere uomini e donne ad andare a lavorare (e se possibile fare il doppio lavoro), tralasciare i figli, i parenti, gli amici, le proprie passioni, i propri hobby interessi e quant’altro possa non essere remunerativo.

Oggi non è piu necessario utilizzare la frusta, basta inondare continuamente le menti delle persone con quantità immense di inutili bisogni e convincerle che per soddisfarli è necessario lavorare. Andare a lavorare per pagare il mutuo ed il doppio lavoro o quello del partner per potersi permettere le vacanze alle Maldive o la borsa firmata o il cellulare ipertecnologico….
Attraverso questi miraggi si rievoca la schiavitù. E la schiavitù si mantiene anche ripetendo continuamente che non si arriva a fine mese.

Eppure oggi che è vietato far lavorare qualcuno in condizioni di schiavitu, come si permette che si abbia il doppio lavoro (vietato solo se “in nero”)?

Forse bisognerebbe vietarlo ma questo farebbe scattare una rivolta popolare perchè il popolino non potrebbe comprare quello che vuole. Come se gli schiavi che si ribellassero di avere condizioni di vita migliori in cambio di lavorare meno….

La vera ricchezza non sta nel possedere beni sta nell’avere “tempo libero”. Come dicono i cinesi: Con i soldi puoi comprare un orologio ma non puoi comprare il tempo.

Apr 22, 2009 - CONSUMISMO    No Comments

La donna SMAMMATA

La nuova religione del consumismo, nell’esecuzione del suo ampio programma, sta anche cercando di portare la societa’ verso l’individualismo.

Il consumismo e l’individualismo hanno influenzato fortemente anche la donna cambiandone il ruolo affinche sia più utile agli obiettivi consumistici. Ad esempio, le privazioni di beni o divertimenti necessari per allevare un figlio una volta non erano così ben viste dai mariti. Se alcuni anni fa gli uomini che non volevano figli erano piu numerosi delle donne che non volevano averne, oggi le statistiche ci dicono che sono cresciuti gli uomini che non vogliono figli ma le donne sono cresciute ancora di più.

La sparizione del desiderio di essere mamma è il normale effetto del bombardamento effettuato dalla societa’ consumistica a vivere l’attimo e bruciare qualsiasi cosa possiedi. Un ragionamento che alla lunga fa un lavaggio del cervello talmente profondo da arrivare all’inconscio e ledere le parti piu arcaiche del cervello, quelle adibite al mantenimento della specie.

Un figlio, oggi viene sempre presentato dai mass media come una limitazione delle possibilita’ di divertimento, un aumento dei costi di vita ed un sintomo di invecchiamento con tanto di perdita della silouette ed un aumento delle responsabilita’ e di probabili delusioni quando saranno grandi.
Tutti questi esempi che arrivano da film, pubblicita’, musica e quant’altro, non sono in alcun modo bilanciati da altri esempi positivi ed e’ ovvio che alla lunga riescono a prendere il sopravvento.

Come diceva Beppe Grillo: ormai le donne preferiscono dare le ghiandole mammarie al direttore generale piuttosto che a un figlio. Prima di avere un figlio deve esseresi realizzata professionalmente e socialmente, avere una casa e meglio ancora avere un’indipendenza economica.

La donna ha perso – ed incredibilmente ne è felice – il suo ruolo naturale. Ed è facile prevedere per le prossime generazioni un incremento di questo fenomeno vale a dire una diminuzione della procreazione che in più viene spostata nel tempo a periodi in cui la fertilità non è al suo massimo punto. Chi ha capacita’ di guardare più in la del proprio naso puo arrivare ad immaginare come fra 15/20 anni, se il cambiamento sara uguale a quello degli ultimi 15/20 anni che ha portato le giovani a farsi regalare per la maggiore eta’ le protesi al silicone, se tanto mi da tanto – con i dovuti spot pubblicitari – fra qualche generazione le giovani e forse anche le meno giovani arriveranno a farsi estirpare le ovaie che rappresenteranno solo una fonte di dolori mensili e di limitazione dell’attivita’ sessuale.

Per concludere: Google offre una ricerca di immagini delle cosiddette FeMen, dare un’occhiata aiuta a capire

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