distruggere le civiltà

tratto da: “www.stampalibera.com

[…] Il diabolico gioco della globalizzazione e’ quello di distruggere le civiltà attraverso un forte processo di integrazione razziale. La società americana ne è l’esempio più sconfortante. Una forzata integrazione razziale ha portato all’isolamento culturale e sociale dell’individuo non più rappresentato da una coesa e identitaria società antica di appartenenza, ma da una società apparentemente multirazziale in realtà governata da una razza “superiore” la razza detentrice del potere economico e di conseguenza politico.

Può sembrare un discorso generico e logico, in realtà e una considerazione dalla quale non si può prescindere. Oggi ogni popolo che si è fatto permeare dalla globalizzazione, è caduto preda di un potere finanziario globalista che lo ha letteralmente soggiogato ed indotto a comportamenti controproducenti per la sua stessa vita. All’uopo sono stati creati per lui dei nemici inesistenti, come gli islamici e i cattolici. E’ bastato ad esempio ai dominanti organizzare un bell’attentato, in seguito al quale, invocando pieni e più forti poteri, ridurre la basilari libertà dell’individuo.

“Mogli e buoi dei paesi tuoi” è un proverbio che dovrebbe essere riconsiderato nella grande saggezza che contiene. Infatti, dopo aver analizzato tanti casi, ho scoperto che se in una coppia non vi è un forte legame di appartenenza ad un modello sociale, culturale, comportamentale, ben condiviso, i casi di separazione aumentano enormemente.

La dissoluzione della prima cellula sociale, la famiglia, è dunque l’obiettivo dei dominanti. In quest’ottica si comprende la ostentazione dell’omosessualità e della vita da singoli, promuovendo edonismo, libertarismo sessuale esasperato ed esigenza di appagamento di vizi mascherati da diritti.

Con l’isolamento dell’uomo il Potere può portare alla dissoluzione le fondamenta della società, le comunità e le famiglie. L’uomo isolato al pari degli altri animali sociali diventa estremamente vulnerabile. Vulnerabile significa facilmente governabile al limite della schiavizzazione.

L’ipocrisia imperante dei politici servi che lottano contro l’autodeterminazione dell’uomo e dei popoli, adducendo motivi di necessaria integrazione, favoriscono la dissoluzione delle società brandendo l’arma o il bastone della globalizzazione, fatto percepire in questo caso come carota.

Non saranno servite a niente a questo punto le ricchezze di conoscenza, storia, civiltà millenaria tramandata da generazioni fra le le popolazioni e la loro mirabile, incredibile evoluzione. La loro storia ad un certo punto sarà cancellata da uomini senza scrupoli. Costoro hanno fatto del dogma del diritto autoconcessosi tautologicamente in un delirio di onnipotenza, l’argomento per giustificare una presunta superiorità razziale. La nazione dominante ha adottato questa logica di superiorità razziale.

Popoli invasori si sono accreditati di essere superiori ad altri, di essere più intelligenti, tecnologici, capaci, colti. Non sapevano i poverini che questa guerra di aggressione ai danni dei diversi, dei poveri, avrebbe comportato per loro il caro prezzo di una malattia terribile che si chiama egoismo e che è alla base di ogni fenomeno di dissesto sociale oggi in atto. E’ una malattia che non risparmia nessuno, nemmeno quanti l’hanno generata, i dominanti.

Alcune di queste famiglie di potenti invocano la loro presunta discendenza dalla razza eletta per giustificare, previa opportuna interpretazione di antichi testi sacri a sostegno ed alibi, la loro aggressività nei confronti degli altri popoli del mondo.

Quanto sopra descritto, questa logica di vita globalizzata, vale non solo per l’uomo ma anche per la natura. La commistione di specie vegetali provenienti da ogni parte del mondo ha prodotto un autentico sconvolgimento planetario producendo disasti ambientali con alterazioni delle biocenosi, la scomparsa di specie animali e vegetali, un autentico dissesto biologico. L’introduzione di specie esotiche anche se appartenenti allo stesso genere, ha portato ad una drammatica riduzione della ricchezza faunistica e floristica nell’intero pianeta. Potrebbe bastare questo esempio per indurci a pensare che siamo in una cattiva strada.

E’ evidente il parallelo con la specie umana.

[…] Da sempre la società si è difesa in gruppi etnici al fine di garantirsi coesione sociale, mutuo sostegno, condivisione di una cultura locale che si evidenzia nella ripetitività di riti; gesti e tradizioni che garantiscono un sereno svolgimento di ogni attività della vita quotidiana.

Oggi lottare contro la globalizzazione imperante è, e deve, essere lo sforzo di ogni uomo che voglia fregiarsi di questo nome. La nostra società si difende solo così dall’estinzione. Rifiutare lo scontro è oggi imperativo. Proteggersi e non invadere lasciando ai cretini la teoria dell’esportazione della sicurezza preventiva e della democrazia.

In Veneto, regione metafora della globalizzazione selvaggia, distrutta dal globalismo terminale avanzato, stiamo assistendo alla distruzione definitiva del tessuto sociale, alla sopraffazione dell’uomo sull’uomo. Subiamo la colonizzazione anglosassone e cerchiamo di colonizzare integrandoli gli extracomunitari che resistono come possono fra mille umiliazioni per conservare la loro cultura millenaria.

Presi fra colonizzatori e colonizzati i veneti si dimenticano di esistere come comunità e si perdono dietro i miraggi del dio denaro. In una tale dissestata situazione sociale, carica di tensioni, la natalità dal ’95 ad oggi ha conosciuto un calo del 20%. Oggi su 1000 abitanti nascono solo 4 bambini. Se prendiamo un paese di 2500 abitanti avremo nella prima classe scolastica 10 bambini, di cui circa 5 saranno di nazionalità, lingua, abitudini, cultura, diverse dalla nostra. Immaginate un paesotto con una classe scolastica di 5-6 bimbi parlanti la stessa lingua, tre per sesso. Essi dovranno andare in un paese vicino per formare una classe scolastica e saranno già pronti per sentirsi isolati a casa loro.

Senza nemmeno la quantità minima di individui per trovare un amico, questi bambini soli saranno preda dei mostri globali che entreranno nelle loro case con l’ipod, il videogioco, la TV, internet. Mentre i loro genitori con occhiali fumè ingombranti, suv nere dai finestrini bruniti, con il cellulare all’orecchio, andranno ad affrontare la loro partita globale con competitori lontani di altre civiltà, famiglie e culture; anch’essi spronati a loro volta dalla fame e dal desiderio di rivalsa.

A battaglia vinta il condottiero del suv si accorgerà che avrà perso la possibilità di insegnare a vivere al figlio e da questo ne perderà il rispetto. Preso nella sua ossessiva guerra, avrà vinto la battaglia del lavoro nel libero mercato globale ma sarà rimasto senza truppa. Non vi sarà futuro.

Spiegherà poi al ragazzo che ogni padre lavora per il figlio. Questi non comprenderà il motivo per cui se lui ha bisogno d’affetto il padre gli vuole dare denaro, come spesso avviene. Debole il ragazzo si rivolgerà ad amici diversi, di altre civiltà che non condividono i suoi valori e che come lui soffrono. Non riuscirà a raggiungere una condivisione di valori su cui costruire la sua cellula famigliare, il primo mattone che sostiene una civiltà. Non nasceranno bambini in queste condizioni. Le feste, le tradizioni, il ritrovo, il divertimento collettivo nelle svariate comunità locali hanno sempre costituito il collante, l’aggregante delle società.

Il finto pietismo dei politici che invocano integrazioni per motivi presunti umanistici dovrebbero comprendere che l’unico modo per far del bene agli individui è quello di conservare la loro integrità culturale, sociale, di comunità. La distruzione delle comunità è e resta il delitto più grande di una società che invoca la priorità economica a danno della dignità umana.

Ecco quindi come la globalizzazione sia da ritenersi la prima causa di devastazione sociale. Devastazione che diviene in seguito economica, per poi arrivare all’annientamento culturale dell’individuo; annientamento che si concretizza nella predazione non già dei beni, come potrebbe fare un esercito invasore, ma del tesoro suo più prezioso, quello che lo rende irresistibilmente interessante per uno o una compagna di vita e cioè: la sua sovrana autenticità di persona, il suo orgoglio di appartenenza, la sua autonomia di pensiero, la sua divinità di essere vivente libero e indipendente. […]

continua

Le vere armi di distruzione di massa

tratto da: comedonchisciotte.it

“Perché io dico poveri noi? Perché voi, il pubblico, ed altri sessantadue milioni di Americani, ascoltate me in quest’istante. Perché meno del 3% di voialtri legge libri, capito? Perché meno del 15% di voi legge giornali o riviste. Perché l’unica verità che conoscete è quella che ricevete alla tv. Attualmente, c’è da noi un’intera generazione che non ha mai saputo niente che non fosse trasmesso alla tv. La tv è la loro Bibbia, la suprema rivelazione! La tv può creare o distruggere presidenti, papi, primi ministri. La tv è la più spaventosa, maledettissima forza di questo mondo senza Dio. E poveri noi se cadesse nelle mani degli uomini sbagliati. […] Perché questa società è ora nella mani della CCA, la Communication Corporation of America […]. E quando una tra le più grandi corporazioni del mondo controlla la più efficiente macchina per una propaganda fasulla e vuota, in questo mondo senza Dio, io non so quali altre cazzate verranno spacciate per verità, qui!

Quindi ascoltatemi. Ascoltatemi! La televisione non è la verità! La televisione è un maledetto parco di divertimenti, la televisione è un circo, un carnevale, una troupe viaggiante di acrobati, cantastorie, ballerini, cantanti, giocolieri, fenomeni da baraccone, domatori di leoni, giocatori di calcio! Ammazzare la noia è il nostro solo mestiere.

Quindi, se volete la verità andate da Dio, andate dal vostro guru. Andate dentro voi stessi, amici, perché quello è l’unico posto dove troverete mai la verità vera! Sapete, da noi non potrete mai ottenere la verità. Vi diremo tutto quello che volete sentire mentendo senza vergogna: noi vi diremo che… che Nero Wolfe trova sempre l’assassino e che nessuno muore di cancro in casa del dottor Kildare! E per quanto si trovi nei guai il nostro eroe, non temete: guardate l’orologio, alla fine dell’ora l’eroe vince. Vi diremo qualsiasi cazzata vogliate sentire! Noi commerciamo illusioni, niente di tutto questo è vero! Ma voi tutti ve ne state seduti là, giorno dopo giorno, notte dopo notte, di ogni età, razza, fede. Conoscete soltanto noi. Già cominciate a credere alle illusioni che fabbrichiamo qui. Cominciate a credere che la tv è la realtà, e che le vostre vite sono irreali. Voi fate tutto quello che la tv vi dice: vi vestite come in tv, mangiate come in tv, tirate su bambini come in tv, persino pensate come in tv! Questa è pazzia di massa! Siete tutti matti! In nome di Dio, siete voialtri la realtà. Noi, siamo le illusioni. Quindi spegnete i vostri televisori, spegneteli ora. Spegneteli immediatamente! Spegneteli e lasciateli spenti! Spegnete i televisori proprio a metà della frase che sto dicendo adesso, spegneteli subito!”.

“Questa non è più una nazione di individui indipendenti, oramai. È una nazione composta da duecento e oltre milioni di esseri transistorizzati, deodorizzati, più bianchi del bianco, tutti profumati al limone: del tutto inutili come esseri umani, e rimpiazzabili come pezzi di un’auto.”

Monologo tratto dal film “Quinto potere” (1976)di Sidney Lumet

In memoria di Sidney Lumet (e di Orson Welles)

Considerando la grave e disastrosa situazione politica, ambientale, economica, finanziaria e culturale in cui versa il nostro sfortunato pianeta – sfortunato per aver incontrato il destino dell’uomo sul suo cammino – dovrebbe essere scoccata da tempo l’ora del rinnovamento e del cambiamento definitivo e radicale del paradigma dominante. Invece dietro il frastuono, il chiacchiericcio e la frenesia quotidiane si avverte ineludibile e implacabile il silenzioso deserto delle coscienze. Apparentemente da decenni viviamo e conviviamo in una condizione di letargo intellettuale e cognitivo, un sonno che accompagna i nostri passi, le nostre movenze, le nostre azioni e l’assenza di pensieri che siano autenticamente nostri. Nonostante la letteratura scientifica abbia da tempo coniato il termine “postdemocrazia”, mai come in questi anni siamo stati bombardati da sostantivi comodi, accomodanti e consolatori come “democrazia” e “libertà”. Siamo stati abituati sin troppo bene alle astrusità di teorici, politologi e sociologi come Fukuyama che, probabilmente su commissione, hanno trionfalisticamente ed entusiasticamente proclamato la “fine della storia”, con l’avvento di una società che per comodità possiamo etichettare con il termine abusato di “turbo capitalista”. Eppure… Eppure se i nostri posteri acquisteranno un giorno un’autentica consapevolezza degli accadimenti del nostro al mondo, sorrideranno pensando al passato e nei loro libri o saggi di storia descriveranno la nostra era come quanto di più lontano o distante possa essere concepito dalla normale nozione di democrazia e libertà dell’uomo. Forse non avranno remore a dipingere noi – disgraziati antenati – come una sorta di nuova classe di schiavi, che si è crogiolata e beata in una condizione di oppressione inconsapevolmente accettata. In effetti perché una società sia autenticamente democratica e riesca a promuovere e ad assecondare le naturali inclinazioni ed aspirazioni degli individui, occorre che coloro che la compongono siano cittadini, rousseauinamente educati e pensare ed agire secondo ragione e a concepire un interesse per quel bene comune che costituisce la reale essenza della politica genuinamente intesa. In poche parole sono necessarie l’istruzione, la cultura, una maturazione del senso estetico e un certo livello di benessere economico ma, soprattutto, “qualitativo”. Solo così l’uomo si può dotare di quella corazza che protegge dal quella latente fragilità che può sconfinare nella bestialità, nell’indolenza, nell’apatia, nell’indifferenza e nell’insensibilità. Per assurgere a tale e difficile condizione i comuni mortali che hanno a cuore sé stessi e “gli altri” sviluppano “naturali” relazioni sociali nel contesto familiare, a scuola, in ambito lavorativo, ecc… Tuttavia noi sappiamo bene – anche se forse inconsapevolmente – che “qualcosa” si è frapposto fra noi e gli altri, “qualcosa” che si è fatto schermo riflettente e barriera al tempo stesso impedendoci di afferrare la realtà da un lato e di aspirare a una cittadinanza ricca di contenuti dall’altro.

Come è potuto accadere ciò ?

Si tratta di un destino inevitabile, scritto nelle stelle ?

Oppure il prodotto dell’ingegno umano ?

Che la presenza di istituzioni rappresentative, democratiche e informate alla dottrina di separazione dei poteri non costituisse una garanzia veramente solida per i diritti individuali dei cittadini, era già stato intuito da un illustre e importante filosofo e storico francese, illuminista e di estrazione aristocratica, quell’Alexis De Tocqueville, precursore della sociologia moderna e autore del monumentale classico “Democrazia in America” scritto fra il 1832 e il 1840 e frutto di un’attenta e lucida osservazione dell’assetto sociale e istituzionale della giovanissima nazione che avrebbe dominato la scena internazionale dei secoli successivi. A differenza dei suoi contemporanei come Bonald e De Maistre, aristocratici e reazionari detrattori delle dottrine egualitarie, Tocqueville credeva nella possibilità di conciliare le libertà individuali con l’instaurazione di una forma di governo democratica. Figura a quel tempo unica nel panorama intellettuale, egli temeva che i tempi nuovi avrebbero potuto condurre a una nuova forma di tirannia non più fondata sul censo o sul privilegio, ma sul governo della maggioranza senza bilanciamenti o freni di sorta. Rispetto alle tendenze democratiche presenti negli stati europei, Tocqueville aveva ravvisato come negli Stati Uniti d’America fossero largamente diffuse quelle risorse sociali e istituzionali utili a porre un argine al potere della maggioranza, attraverso la proliferazione delle associazioni, il decentramento amministrativo e un forte spirito individualistico. Tuttavia, nonostante i toni ammirati presenti in alcune pagine, egli non potè fare a meno di registrare il conformismo dilagante nella popolazione americana, accompagnato dalla scarsità di spazi dedicati alla discussione. Quasi con spirito profetico e ancora degno di lettura e riflessione, quell’aristocratico francese aveva compreso – attraverso un’accurata descrizione ed analisi dei vizi e dei difetti delle nuove democrazie che si erano affermate nel Vecchio e nel Nuovo Continente – che la tirannia dei tempi moderni si sarebbe manifestato con un volto gradevole e paterno attraverso la promozione del conformismo e del benessere. Il padre “democratico” tende a mantenere i suoi figli in uno stato di perenne infanzia prendendosi cura dei loro bisogni e dei loro desideri. Con Tocqueville viene concettualizzata una schiavitù di tipo nuovo, qualcosa che opprime lo spirito di libertà rendendo gli individui indistinguibili nella massa e, perciò, relegando ai margini la cittadinanza autenticamente consapevole dei propri diritti. Per quanto autorevole, la voce di Tocqueville in quel tempo rimase isolata…

I decenni che, immediatamente, precedettero l’ingresso nel nuovo secolo ricco di promesse, furono complicati e difficili. Se da un lato i paesi europei erano attraversati da fermenti di progresso e di sviluppo che mai furono conosciuti a memoria d’uomo e il pensiero politico e sociologico lasciava largo spazio alle istanze ottimiste e progressiste del marxismo e del positivismo, qualcosa si muoveva da sponde insospettabili. Fondando la psicologia moderna e muovendo da una generale messa in discussione del paradigma “biologico” allora dominante nelle scienze psichiatriche, Sigmund Freud indagò le segrete forze dell’inconscio umano, sottratte alla ragione eppure così presenti nella vita degli individui, mentre il filosofo e filologo tedesco Friedrich Nietzche – che alla società consumista, edonista e del benessere, aveva dedicato le prime parole di fuoco – esaltò la dimensione eroicamente irrazionale degli individui facendone il fulcro di una concezione radicalmente antimoderna, antilluminista e antipositivista della storia. Al di là delle elucubrazioni delle varie ideologie e delle fedi religiose, il Superuomo è colui che dovrebbe realmente abbracciare la vita con tutto il suo peso e il suo dolore.
E’ in questa temperie culturale che nel 1895 lo psicologo e sociologo francese Gustave Le Bon scrisse la “Psicologia delle folle”, un discusso must della letteratura della psicologia sociale. Se per primo Sigmund Freud pose le basi teoriche della psicanalisi applicata agli individui, Le Bon fece altrettanto con le masse, le collettività e sicuramente tenne ben presente la lezione dello psicanalista austriaco. Secondo Le Bon l’identità individuale – e con essa la sua razionalità – si annulla a contatto con la massa che rappresenta un’entità a sé stante, dotata di una sua anima e di un suo inconscio. Grazie all’innegabile forza trasmessa dalla massa, i singoli acquisiscono un senso di onnipotenza e smarriscono qualsiasi cognizione di responsabilità. Essendo le masse le vere e inedite protagoniste della storia moderna e contemporanea, si può ben comprendere come per l’autore francese gli sviluppi della democrazia siamo connotati negativamente. Le masse sono necessariamente irrazionali e barbare, inclini all’emotività e alla violenza, poco e nulla propense a confrontarsi con le argomentazioni ragionate. Le caratteristiche naturali delle masse agevolerebbero la strada alla demagogia, al populismo e a quei leader che ben sanno solleticare le pulsioni delle folle. Infatti vero leader non è colui che espone fatti e argomenti con il supporto della logica e dell’evidenza empirica, ma, al contrario, propala al suo pubblico asserzioni e citazioni autoevidenti e semplici slogan che acquistano forza e credibilità proprio in ragione dell’”autorevolezza” dello stile adottato. Concepito come tentativo di mettere criticamente in guardia circa i pericoli insiti in nella società di massa, paradossalmente “La psicologia delle folle” finisce per imporsi come un utile manuale di manipolazione ad uso e consumo di demagoghi e dittatori. Il pamphlet suscita parimenti le lodi del reazionario e monarchico Maurras e del padre dell’anarcosindacalismo francese Sorel e viene attentamente letto dalle figure più rappresentative dei regimi totalitari degli anni Venti – Quaranta, Lenin, Stalin, Hitler e Mussolini. In particolare quest’ultimo riconoscerà l’influenza esercitata dall’opera di Le Bon nel proprio apprendistato di dittatore fascista e artefice primo dei fondamenti dei fascismi.

Se i semi per far crescere le nuove piante della modernità erano già pronti ai tempi di Gustave Le Bon e di Sigmund Freud, bisognerà attendere ancora qualche tempo perché venga trovata l’acqua necessaria alla bisogna…

Fino a qualche tempo fa il nome di Edward Louis Bernays era poco conosciuto e suscitava l’esclusivo interesse degli studiosi del linguaggio e della comunicazione, eppure questo austro americano di enorme successo morto ultracentenario, rimane l’autentico profeta del tempo postmoderno, l’uomo che ha dato un senso ad espressioni come “manipolazione di massa” e “persuasione occulta”. Nato a Vienna nel 1892 e trasferitosi successivamente negli USA, Bernays era nipote del ben più celebre Sigmund Freud avendo suo padre sposato Anne, la sorella del padre della psicoanalisi. Sicuramente l’opera dello zio influenzò largamente la carriera di Bernays come pubblicitario. Dopo aver lavorato per un certo periodo come giornalista, venne chiamato del Presidente americano Woodrow Wilson insieme a Walter Lippmann per organizzare una campagna propagandistica in grado di convincere la recalcitrante opinione pubblica americana ad entrare in guerra contro la Germania e a fianco dell’Inghilterra durante la Prima Guerra Mondiale. Nell’arco di pochi mesi il duo riuscì ad instillare nella popolazione sentimenti antitedeschi talmente forti da consentire l’entrata in guerra dell’esercito americano agli inizi del 1917. La carriera di Bernays fu costellata da un gran numero di campagne propagandistiche e pubblicitarie di successo da meritare l’attenzione di governi e governanti sia “democratici” che totalitari, di uomini di affari americani e di svariate associazioni e fondazioni. Nel 1929, per incrementare la vendita delle sigarette e l’uso del tabacco, riuscì a far associare il fumo all’idea di emancipazione femminile organizzando un gigantesco corteo di donne fumatrici a New York. Lo strano corteo ebbe un tale riscontro che le vendite della Chesterfield raddoppiarono, mentre la Marlboro riprese la stessa idea con gli uomini. Inoltre il buon Bernays insinuò nelle menti degli americani l’idea che la colazione del primo mattino a base di uova e pancetta fosse legata alla tradizione, mentre in realtà fino agli anni Venti tali alimenti erano assenti dalle tavole delle famiglie americane. Edward Louis Bernays – assieme a Ivy Lee e a Walter Lippmann – creò la nuova figura professionale dello “spin doctor” o esperto delle Public Relations, colui che ha a disposizione le tecniche e le competenze per poter influenzare l’opinione pubblica – termine che verrà coniato proprio da Lippmann -. Lo scopo essenziale di uno “spin doctor” è quello di agevolare la vendita di un’ideologia, di un’opzione governativa, di una campagna civile di opinione, di un qualsivoglia prodotto o merce, influenzando le scelte dei destinatari. Non sorprende eccessivamente che questa professione riesca ad imporsi innanzitutto negli USA ove diviene la pietra di paragone e il modello per le successive generazioni. La particolarità di Bernays rispetto alla maggior parte dei colleghi con i quali condivideva i lauti compensi ricevuti dalle multinazionali e dalle corporations per l’ingegnosità dei meccanismi pubblicitari ideati per incrementare le vendite, stava nella sua pretesa di fondare una vera e propria scienza delle Pubbliche Relazioni, con le proprie regole e i propri rudimenti da trasmettere allievi desiderosi di apprendere. Amico piuttosto intimo del Presidente democratico Franklin Delano Roosevelt, divenne l’oggetto delle lodi del Ministro della Propaganda nazista Joseph Goebbels il quale rivelò ad un giornalista americano come le campagne del Partito Nazionalsocialista tedesco fossero ispirate al testo di Bernays “Crystallizing public opinion” . Al ministro nazista si deve peraltro la massima che “una bugia ripetuta una, dieci, cento, mille volte diventa verità”, sintetizzando così il senso dell’attività degli “spin doctor”. Dal punto di vista filosofico e teorico Bernays si rifaceva senza dubbio al concetto di inconscio elaborato da Freud, ma anche alle idee di Le Bon circa l’anima irrazionale delle folle e alle teorie di Wilfred Trotter. Il risultato delle sue esperienze venne da lui compendiato nel testo “Propaganda” (1928) ancor oggi illuminante, anzi, fin troppo dato che questo saggio datato è stato pubblicato in Italia solo due anni fa. Dalla sostanziale irrazionalità ed emotività delle masse ne consegue – secondo Bernays – il ricorso agli slogan immediati e alle immagini per guadagnarne il consenso. Inoltre Bernays è fra i primi ad avanzare l’idea di un “governo invisibile” che, in questo caso, possiede la capacità di tenere sotto controllo le masse plasmandone la mente ed influenzandone opinioni, comportamenti, atteggiamenti, inclinazioni, gusti, ecc… La società sarebbe nelle mani di coloro che sono in grado di suggestionare le masse a loro piacimento. Molto attivo in un periodo di grande sviluppo dei mezzi di comunicazione di massa (si pensi alla radio e al cinema soprattutto con i primi cinegiornali), Bernays ne intuisce le potenzialità per la professione. Per quel che concerne le convinzioni politiche del capostipite degli “spin doctor” – nonostante asserzioni di adesione alla democrazia – traspaiono piuttosto chiaramente concezioni elitarie e corporative in base alle quali un paese non può essere retto se non da una minoranza di persone competenti che possono indirizzare l’opinione pubblica grazie al lavoro dei professionisti delle Pubbliche Relazioni. E’ la “democrazia” di marca tipicamente americana e anglosassone che si estenderà nel mondo. Quanto alle prime tappe dello sviluppo dei nuovi mass media è lecito chiedersi se, per caso, il loro largo utilizzo avesse contribuito non poco a far precipitare il mondo in quella che rimane ancora oggi e a memoria d’uomo il più catastrofico dei conflitti del pianeta. Olocausto nazista, lager, gulag, fosse comuni, bombardamenti a tappeto sulle capitali europee ed asiatiche, le bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki, ecc… V’è da chiedersi se tutto questo orrore sarebbe stato possibile senza l’irreggimentazione di masse intossicate e avvelenate da martellanti propagande d’odio…

Il periodo che segue, e percorre le umane vicende fino ad oggi non è più storia, ma appartiene alla dimensione pura delle cronaca, ancora da decifrare ed interpretare. Adottando una chiave di lettura marxiana della storia e, quindi, partendo dall’evoluzione della struttura economica, dobbiamo rilevare che le devastazioni prodotte dal secondo conflitto mondiale hanno determinato la necessaria spinta alla ricostruzione con tutte le conseguenze che ne derivarono. L’unica vera potenza vincitrice della guerra, gli USA, che rimpiazzarono la declinante Corona britannica, elargì i finanziamenti necessari alla ricostruzione delle nazioni europee occidentali attraverso il Piano Marshall. L’enorme ammontare di capitali che venne impiegato per far “rinascere” la Vecchia Europa occidentale costituì un potente stimolo allo sviluppo del capitalismo che mutò pelle nell’inedito ed emergente neocapitalismo. L’austerità del capitalismo “puritano” delle origini, descritta e analizzata efficacemente dal sociologo Max Weber, non rispondeva più alle necessità imposte dall’accumulazione del boom economico mondiale. Da un lato una sempre maggiore quota di capitali venne sottratta alle attività genuinamente industriali e produttive per essere destinata alle manovre speculative, alla conquista dei pacchetti azionari, all’occultamento di fondi nei cosiddetti paradisi fiscali, alle logiche delle Borse e dei Cambi, ecc… Dall’altro, sul versante dei lavoratori e dei fruitori dei prodotti finiti, la crescita relativa dei redditi e l’acquisizione di merci utili alla liberazione del tempo da dedicare al lavoro – si pensi agli elettrodomestici – rendevano effettivamente e maggiormente disponibili lo spazio e il tempo per i consumi voluttuari e superflui. La società basata sulla produzione e sul lavoro – con le sue regole anche rigide e apparentemente immutabili – venne necessariamente ridefinita dall’individualismo, dal consumismo e dall’edonismo sempre più imperanti. L’identità degli individui, definita prima dal contesto produttivo, venne sempre più plasmata dalle dinamiche appartenenti al tempo libero e dedicato al consumo.
Dal punto di vista delle conseguenze inerenti le gerarchie sociali l’evoluzione neocapitalista comportò l’egemonia della superpotenza americana grazie al rafforzamento del complesso militare ed industriale e alle possibilità concesse dai cordoni della Borsa attraverso Wall Street e l’affermazione della classe, anzi Superclasse, di mercanti e “commercianti”, venditori i cui nomi sono celati nei pacchetti azionari di controllo delle multinazionali e corporations che – talvolta in competizione, talaltra in regime di accordo oligopolistico – “commercializzano” le risorse strategiche del pianeta.
A mio giudizio tutta la cronaca recente dovrebbe essere letta e interpretata alla luce dell’affermazione mondiale del Mercato come sistema economico e come paradigma culturale ed antropologico: la globalizzazione altro non è se non l’espansione del Mercato – con le sue multinazionali, i suoi venditori, i suoi consumatori, ecc… – all’intero pianeta. Un Impero non più territoriale, ma, anzi, spesso transnazionale e, addirittura, “immateriale”. Ai blasoni e gli stemmi delle casate aristocratiche subentrano i logo delle grandi imprese industriali, commerciali e finanziarie. Conseguentemente anche gli eventi di grande portata economica, politica e militare dovrebbero essere guardati tenendo bene a mente le dinamiche di questa aggressione esercitata su nazioni e popoli. Se la Guerra Fredda non è quel confronto fra Superpotenze (USA e URSS) rappresentato comodamente dai libri di storia, ma la narrazione della sistematica e costante linea di conquista ed espansione dell’Occidente nei confronti del blocco sovietico dell’Europa dell’Est, la decolonizzazione offrì la gigantesca opportunità di avanzare una forma più sottile e penetrante di colonialismo che, pur riconoscendo l’indipendenza dei nuovi paesi emergenti in Asia, in Africa e America Latina, veniva esercitato grazie al controllo dell’economia – vedi i debiti e le politiche di “aggiustamento strutturale” – e delle risorse naturali. Non deve stupire, quindi, che le varie amministrazioni statunitensi si siano concentrate sulla costruzione della più poderosa e capillare macchina bellica e di conseguenza terroristica che mai l’umanità abbia conosciuto e che in ogni continente siano insediate basi militari della NATO. D’altronde, dagli anni successivi al Secondo Conflitto Mondiale ad oggi, azioni militari, paramilitari psicologiche, propagandistiche e realmente terroristiche non sono state attuate solo nei confronti dell’URSS, ma soprattutto, contro quegli stati del cosiddetto Terzo o Quarto Mondo che hanno rifiutato di sottostare alle logiche del Mercato adottando ora politiche di stampo socialista, ora di matrice nazionalista…

Se il mondo tende ad assomigliare sempre più ad un Mercato ove ogni oggetto, pensiero, idea, ecc… viene sistematicamente commercializzata e dove ogni rapporto si configura come relazione fra venditore e consumatore, la pubblicità non può che costituire la linfa vitale del sistema. Perché un prodotto venga venduto e fruito è necessario renderlo desiderabile e attraente agli occhi e al palato del consumatore e, perciò occorre mettere in campo strategie di marketing in grado di conquistare la mente e il cuore dei clienti. Mai come in questo ultimo mezzo secolo si è assistito a un tale sviluppo della pubblicità e dei mezzi a cui essa fa ricorso. Si affermano le professioni dei pubblicitari, dei creativi, dei designer, ecc… lautamente pagate grazie agli utili di impresa. La pubblicità diventa onnipresente e invadente perché tale è il Mercato sempre più globalizzato. Si pensi, a titolo di esempio, alle elezioni “democratiche” della postmodernità: una mercato dei voti contesi da partiti e movimenti politici con il sempre più frequente ricorso a quelle strategie tipiche del marketing pubblicitario. Non contano le argomentazioni, ma la veste esteriore con cui un messaggio viene lanciato.
Naturalmente l’utilizzo di tecniche pubblicitarie sempre più efficaci e penetranti è reso possibile dallo sviluppo ulteriore dei mass media e, in primis, della televisione che, oltre ad offrire un’inedita forma di intrattenimento per le famiglie, si impone subito come veicolo impressionante di messaggi pubblicitari. Nel chiuso delle mura domestiche penetrano immagini rassicuranti, distensive e accattivanti sull’ultimo modello di automobile o sulla nuova bibita gassata. La rapida diffusione e popolarità del mezzo televisivo impone una più generale riflessione sul rapporto fra i nuovi mezzi di comunicazione di massa, l’inedita “cultura dell’immagine” e la sempre più estesa società dello spettacolo…

Fu l’intellettuale situazionista francese Guy Debord a coniare il termine “società dello spettacolo” per rendere l’idea di un sistema sociale e culturale – quello neocapitalista, appunto – pervaso dalla imperante dimensione della rappresentazione e dell’immateriale. Se è ancora impresa ardua stabilire senza con certezza se fin dagli anni Sessanta – quelli di maggior diffusione delle idee e dei concetti elaborati dal movimento situazionista e dalla Nuova Sinistra – il panorama delle società occidentali era dominato dalla onnipresenza dei meccanismi spettacolari e della rappresentazione, nondimeno bisognerà riconoscere che la tendenza all’espansione dell’industria dello spettacolo, dell’intrattenimento e del divertimento inizia all’incirca in quel periodo. Tale fenomeno si verifica per una serie di fattori fra loro interconnessi in una certa misura. Già abbiamo accennato al fatto che l’iniziale spinta alla crescita del neocapitalismo – fin dall’immediato Dopoguerra – determini un più generale aumento dei redditi e all’espansione del tempo libero o liberato dal lavoro nelle società occidentali. Conseguentemente gli individui finiscono per dedicare una quota assai maggiore del loro tempo e delle loro risorse al divertimento, allo svago, al gioco e, quindi, alla visione degli spettacoli sotto diverse forme – teatrali, cinematografiche, televisive, musicali, ecc… – In secondo luogo la dimensione “spettacolare” della società odierna viene accentuato dallo sviluppo senza precedenti dei mass media. Dalla radio e dal cinema all’innovazione rivoluzionaria rappresentata dalla televisione… Fino all’industria dell’home video (videoregistratori, lettori DVD e PC) degli anni Ottanta e alla più recente ondata multimediale con Internet, il digitale terrestre e la televisione “pay per view” e i nuovi prodotti “tascabili” (cellulari, iPod, MP3, ecc…). L’industria culturale (o sottoculturale) e dello spettacolo veicolata dai nuovi media finisce per assolvere innanzitutto tre funzioni rilevanti. Conquistando fette sempre maggiori di mercato, essa si impone come fonte impareggiabile di profitto ed investimento. Se una massa enorme di capitali viene impiegata nell’informazione, nei media e nello spettacolo, significa che il ritorno economico è assai più ampio. In secondo luogo, attraverso i media si inviano messaggi pubblicitari utili per lanciare altri tipi di prodotti che il pubblico sarà ben disponibile ad acquistare. Infine, come più volte rilevato dal linguista Chomsky, gli spettacoli e i divertimenti assortiti distolgono il pubblico dall’impegno civile e dall’attenzione verso le problematiche che dovrebbero interessare la cittadinanza. Questo aspetto è assai gradito a chi detiene potere e ricchezze e può essere riassunto nella massima latina “Panem et circenses”, ovvero come gestire le masse, la loro volubilità e la tendenza al malcontento. In fondo è un altro bel modo per addormentare le coscienze…

Dal punto di vista strettamente sociale o sociologico, l’affermazione dell’industria dello spettacolo e del suo enorme mercato comporta alcuni importanti cambiamenti nella gerarchia sociale. La crescita esponenziale degli introiti del settore conduce ad una concentrazione delle imprese e delle società ormai divenute gigantesche multinazionali editoriali – massmediatiche – spettacolari. I celebri esempi della News Corporations di Murdoch e i suoi innumerevoli addentellati nel giornalismo, nella televisione e nel cinema o il nostrano impero Mediaset di Berlusconi e famiglia (canali televisivi anche all’estero, distribuzione e produzione cinematografica, calcio, ecc…) non esauriscono l’interessante panorama che, per essere indagato e sceverato esaustivamente – richiederebbe molto tempo e spazio. Basti ricordare come il controllo di una multinazionale dello spettacolo è capace di donare un’influenza pari a quella esercitata dai colossi dell’industria energetica e petrolifera.
Inoltre i profitti generati dal settore conferiscono, poi, un rinnovato prestigio a quella che mi preme definire come la classe dei “professionisti dell’intrattenimento”, nonché a un aumento notevole dei relativi compensi. Intellettuali o esperti a gettone, i conduttori di talk show, professionisti del sensazionalismo giornalistico, scrittori di best seller letterari, presentatori televisivi o radiofonici, anchorman, cantanti rock, pop o folk, registi o attori televisivi o cinematografici, calciatori, piloti o altri divi dello sport, comici, il concorrente di quiz o reality, l’ospite televisivo, soubrette, veline, pornostar, ecc… Adottando l’accezione più ampia della categoria, ognuna delle figure summenzionate indossa le vesti del “professionista dell’intrattenimento”, essendo remunerato per divertire e sollazzare il “suo” pubblico. In tempi antichi ma non troppo remoti saltimbanchi, giocolieri, acrobati, ecc… – ovvero i corrispettivi degli odierni “professionisti dell’intrattenimento” – venivano relegati quasi ai margini della scala sociale al pari dei vagabondi e degli zingari. Un salto notevole e degno di nota, non v’è dubbio…

Per quanto riguarda il terzo anello dei rapporti “massmediatici”, quello più debole del pubblico, occorrerebbe mettere a fuoco categorie e concetti di ordine antropologico, culturale e, naturalmente, psicologico piuttosto che di tipo sociologico o economico. In Italia – fra la fine degli anni Sessanta e gli inizi degli anni Settanta – è stato il poeta e regista Pasolini il primo ad imbastire un discorso articolato e complesso sulla trasformazione antropologica del popolo italiano provocata dall’affermazione dell’edonismo consumista soprattutto attraverso la televisione e i linguaggi pubblicitari. Tuttavia, ancor oggi, si attende uno studio accurato e scientifico ma critico sulla mutazione degli individui nella società dello spettacolo. A mio parere, per comprendere meglio la portata epocale del fenomeno, non si può prescindere dalla generale trasformazione dei modelli di comunicazione e del linguaggio. La storia dell’umanità è, per la sua gran parte, contrassegnata da sistemi e codici linguistici che fanno riferimento all’oralità e, successivamente, alla scrittura. Per quanto l’immaginazione e il ricorso alle immagini abbia sempre caratterizzato la vita quotidiana degli individui, invece, non è mai stata messa a punto una colonizzazione dell’immaginario come quella recentemente esperita. L’uomo attingeva alle sue risorse interiori e mentali per ideare e mettere a punto il suo bagaglio di fantasia e visioni. Ciò lascia ampio spazio alla creatività individuale e, in ultima istanza, alla libertà. Si pensi, ad esempio, alla poesia, alle immagini poetiche o alle fiabe antiche che permettono agli infanti di esercitare a buon diritto l’immaginazione per riempire i dettagli delle storie. L’evoluzione massmediatica di quest’ultimo secolo, invece, ha imposto una “cultura dell’immagine” e, quindi, la conseguente occupazione degli spazi mentali riservati alla creatività e all’immaginazione individuale. Dal cinema e dalla televisione fino alla recente rivoluzione dell’home video e della multimedialità, la “cultura dell’immagine” ha concorso a deprimere le umane capacità e possibilità. Non solo l’immagine artificiosa e imposta dall’esterno scaccia ed esclude quella che scaturisce spontaneamente e naturalmente dall’individuo dissolvendo le sue risorse creative, ma agisce anche sulla razionalità. L’immagine non richiede di essere elaborata, analizzata e interpretata come accade per la comunicazione scritta, ma al contrario deve essere assorbita e assimilata senza alcuna mediazione. La potenza delle immagini fa leva sulla parte irrazionale ed istintuale degli individui, come già avevano rilevato a loro tempo Le Bon e Bernays. Oggi il problema non è, però, dettato dalla presenza di immagini artificiali e artificiose, ma dalla loro invasività e dalla loro moltiplicazione. Ovunque nello spazio del mondo postmoderno si popola di immagini e messaggi pubblicitari – dalla cartellonistica ai grandi schermi allestiti nelle piazze passando per la presenza di apparecchi televisivi negli esercizi commerciali – che si impongono necessariamente alla vista degli astanti. Probabilmente non è più tanto corretto parlare di persuasione occulta e messaggi subliminali, perché ormai le immagini hanno talmente occupato le nostre vite da far coincidere l’esistenza con i messaggi fatti passare attraverso i vari mass media. Semplicemente le immagini non hanno solo colonizzato e occupato le nostre menti, ma lo spazio reale e fisico in cui svolgiamo le nostre attività quotidiane. E’ quel trionfo del “virtuale” illustrato a suo modo nel film “Matrix”.

L’ultima frontiera dello sviluppo dei mass media e della diffusione della “cultura delle immagini” prende il nome di interattività, ovvero del coinvolgimento diretto del pubblico negli spettacoli offerti dai prodotti massmediatici. Le ultime innovazioni in fatto di multimedialità – telefonini, webcam, la nuova generazione di videogames, i social network, ecc… – prevedono l’interazione diretta dei fruitori. A ciò si aggiunga la novità televisiva dell’ultimo decennio rappresentata dai reality show con la partecipazione di quelle persone comuni che, un tempo, facevano parte esclusivamente del pubblico. Tali novità hanno indotto molti a credere finalmente in una sorta di “democrazia virtuale” ove il cittadino comune può finalmente esprimere e manifestare i suoi pensieri, le sue opinioni, le sue emozioni e i suoi sentimenti, nonché dare sfogo alla sua creatività. L’uomo comune può esibire il suo corpo, può improvvisarsi regista, attore e cantante, può diventare inaspettatamente un opinion maker amato e seguito, ecc… Tale “democrazia virtuale”, però, altro non è se non illusione, perché lo spazio fisico e mentale è già stato occupato dalle immagini scaturite dai mass media e, quindi, da coloro che detengono la proprietà e il controllo del mercato editoriale – informatico – informativo – massmediatico – spettacolare. Altri fissano le regole del giuoco a cui dobbiamo giocare… Forse, come affermava il vecchio Howard Beale ne “Quinto potere”, non può esserci salvezza se non spegnendo i nostri apparecchi… E ritornare così a coltivare un’esperienza diretta con le cose che ci circondano e che popolano il mondo… Occorre abbattere il muro di “Matrix”…

Occorre ribadirlo con forza… L’impero mercantile e quel paradigma ideologico neoliberista imposto dalle grandi concentrazioni finanziarie, bancarie, industriali e commerciali, ovvero dalla classe dei nuovi mercanti, è fallito miseramente se si guardano alle aspettative e alle promesse di pace e prosperità e non solo perché tre anni fa, a partire dagli USA, è scoppiata la bolla del mercato immobiliare con effetti devastanti sul mondo intero. La crisi è certo più generale, morale, sociale, politica e culturale… Guardiamo ai puri e semplici fatti… Poche famiglie, anzi poche persone della cosiddetta Superclasse, hanno concentrato nelle loro mani un immenso patrimonio e il controllo di risorse inimmaginabili, mentre nel mondo aumentano fame e miseria che, ormai, hanno cessato di essere un miraggio anche per le più abbienti popolazioni occidentali… La criminalità organizzata e transnazionale, presente nei mercati illeciti come in quelli ufficiali, continua ad espandersi lucrando sulla pelle di un sempre maggior numero di persone e corrompendo interi stati e nazioni… Nonostante le promesse esibite dopo la famosa caduta del Muro il mondo non è un posto più sicuro e i conflitti civili – sapientemente alimentati da mani esterne – proliferano con modalità che si richiamano sempre più a un terrorismo ora supportato dalle tecnologie belliche e ora rudimentale… I cambiamenti climatici e i disastri ambientali provocati da uno sviluppo senza freni e attuato senza pensare alle conseguenze sull’uomo e sul suo ambiente sono sempre più evidenti e fanno legittimamente pensare a scenari sempre più apocalittici… Grandi masse di gente si spostano da continente a continente spinte dalla sofferenza per cercare quello che non troveranno mai… Le metropoli somigliano sempre più a immense prigioni ove gli abitanti vagano senza meta, in una condizione perennemente precaria e senza via d’uscita… Che fine hanno fatto le aspirazioni anche a quella piccola felicità quotidiana ? E’ sin troppo facile dedurre che occorre sbarazzarsi prima di tutto di quel paradigma neoliberista, neocapitalista e postmoderno fondato sul Mercato e rimpiazzarlo con uno a misura d’uomo per poter finalmente sperare in un mondo migliore. Ma per permettersi questo lusso occorrerebbe ribellarsi, perché coloro che hanno costruito le loro fortune su questo oceano di ingiustizia, iniquità e sofferenza non accetteranno mai il cambiamento prospettato. Privatizzazioni, deregulation, competitività, ecc… Il mantra viene ripetuto da decenni…

Ribellarsi è giusto…

Ma per ribellarsi è necessaria una minima educazione alla democrazia e alla libertà…

Ciò non è possibile finchè il muro eretto da Matrix sarà solido e finchè si ergerà imponente sulle nostre teste e sui nostri corpi…

Chi potrà mai abbattere quel muro ?

Impresa titanica…

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Bibliografia essenziale per approfondire gli argomenti relativi alla manipolazione, ai mass media e alla società dello spettacolo

– Alexis de Tocqueville “La democrazia in America” Rizzoli, Milano, 1992
– Gustave Le Bon “La psicologia delle folle” TEA, 2007
– Edward Louis Bernays “Propaganda” Fausto Lupetti, 2008
– Theodore W. Adorno e Max Horkheimer “Dialettica dell’illuminismo” Piccola Biblioteca Einaudi, 2010
– Guy Debord “La società dello spettacolo” Baldini & Castoldi, Milano, 1997
– Pier Paolo Pasolini “Scritti corsari” Garzanti libri, 2001
– Marshall Mcluhan “Gli strumenti del comunicare” Il Saggiatore, 2008
– Jean Baudrillard “La trasparenza del male – saggio sui fenomeni estremi” SugarCo, 1991
– Noam Chomsky e Edward S. Herman “La fabbrica del consenso” Marco Tropea Editore, 1998
– Noam Chomsky “Il potere dei media” Vallecchi Editore , 1994

L’ O.N.U. e’ un’organizzazione democratica?

L’Organizzazione per le Nazioni Unite, per salvare le future generazioni dal flagello della guerra (come si legge nel proprio statuto) si autoattribuisce il diritto di imporre la democrazia in tutti i paesi, in alcuni casi ANCHE CON L’USO DELLE ARMI. Ma come funziona questa organizzazione? al suo interno VI E’ DEMOCRAZIA? Chi decide i rappresentanti all’interno dell’Assemblea Generale (il parlamento) ed i vari commissari? sono eletti dal popolo? assolutamente no!

Firma la petizione perchè l’ONU abbia un parlamento DEMOCRATICO i cui membri siano ELETTI con votazioni da tenersi a suffragio universale in tutti i paesi che fanno parte delle Nazioni Unite.

E’ un controsenso assoluto ritenere che la forma di governo migliore sia la DEMOCRAZIA ma questa non venga utilizzata da chi la promuove in maniera così massiccia nel mondo intero (e particolarmente contro i paesi poveri).

Non si può continuare a pensare che l’Organizzazione che ha il diritto di dichiarare GUERRA a NOME DI TUTTI I PAESI sia composta da membri che vengo nominati in assoluta mancanza di trasparenza e che non devono rendere conto alla popolazione mondiale di quello che fanno.

Il GOVERNO delle NAZIONI UNITE deve essere RAPPRESENTATIVO del POPOLO ed eletto DEMOCRATICAMENTE. I dirigenti delle NAZIONI UNITE DEVONO rispondere delle loro azioni di FRONTE AL POPOLO di tutto il mondo ed essere giudicati per le loro azioni.

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Chi vuole puo’ firmare la petizione all’indirizzo qui sotto

http://apps.facebook.com/crealatuapetizione/petizioni/Portare-la-DEMOCRAZIA-nel-palazzo-dellONU

http://www.sign4rights.it/petizioni/Portare-la-DEMOCRAZIA-nel-palazzo-dellONU

Google e la Pornografia strisciante 2

Cari amici (mi riferisco a quei 25.000 che hanno scaricato il mio componente aggiuntivo di cui al precedente post), GOOGLE ha sospeso l’account che permetteva di utilizzare direttamente il filtro anti pornografia da me inserito nel componente spiegato nel post precedente.

Dopo che lo stesso era stato installato da OLTRE 25.000 utenti di Firefox, il motore di ricerca piu’ conosciuto al mondo ha bloccato “a monte” l’utilizzo dell’opzione che permetteva di escludere dalla lista delle ricerche i siti pornografici rendendo molto piu’ affidabili le ricerche effettuate. Come potranno verificare coloro che lo avevano installato, effettuando una ricerca con il componente che prima funzionava alla perfezione, il messaggio che appare e’ questo:

Google error.JPG

Ma perche’ Google ha impedito di continuare ad usare quel componente a coloro che lo avevano liberamente installato e lo ritenevano utile?

Perche’ Google non agevola la diffusione del filtro antipornografia?

Appare sempre piu’ difficile pensare che l’ipotesi formulata nel post precedente fosse campata per aria. Certo, sicuramente ci saranno altri motivi ma non riesco a trovarne molti e Google si rifiuta di spiegare le motivazioni della chiusura dell’account, nonostante abbia presentato un ricorso attraverso la possibilita’ che Google mette a disposizione di coloro che vedono chiuso il loro account, la risposta e’ stata una email standard nella quale riferiscono che non sono tenuti a spiegare le motivazioni. Una risposta del genere aumenta la tendenza a pensare che quanto pensato riguardo google e la pornografia potrebbe non essere sbagliato del tutto.

Come potete notare sto usando il condizionale in tutte le affermazioni ed il perche’ e’ facilmente intuibile: devo evitare di fare affermazioni per le quali google potrebbe farmi causa. A questo punto capisco che niente e’ lasciato correre anche se si tratta di una piccola applicazione installata da una minoranza di utenti.

Peccato, pensavo veramente che Google fosse una voce fuori dal coro e che aiutasse la liberta’ individuale delle persone che utilizzano internet ma inizio a pensare che anche due rette parallele alla fine si incontrano.

Google e la pornografia strisciante

La Pornografia strisciante e’ in continua crescita e per continuare la sua crescita ha bisogno di metodi subdoli che catturino sempre nuovi adepti portandoli a pensare alla pornografia anche quando questi sono presi in altre attivita’ quali il proprio lavoro, le ricerche, la scuola.

Gran parte delle attivita’ che utilizzano internet sono veicolate da Google in quanto – dalla massaia a cui serve una ricetta fino al professionista che ricerca una normativa, passando per lo scolaro che deve fare la ricerca si geografia – tutti passano attraverso il motore di ricerca piu’ efficiente al mondo che e’ in grado di scandagliare in un millisecondo tutti i siti internet mondiali e restituire una lista di risultati di quelle pagine che contengono la parola digitata nella barra di ricerca.

Come sara’ capitato a molte persone, durante alcune di queste ricerche che, nonostante siano fatte per motivi che niente hanno a che vedere con il sesso, la lista dei risultati inseriti include siti pornografici (o simili) che non hanno una diretta attinenza con la ricerca che si vuole effettuare ma contengono nelle loro pagine i termini che sono stati ricercati. Non  e’ difficile imbattersi in signorine ammiccanti e promettenti pronte per ogni occasione. Ecco cosi’ che anche l’impiegato piu’ solerte o il bambino che deve fare una ricerca di geografia sulla Romania o di geometria sul seno, possono essere indotti a considerare l’ipotesi di fare un click su quel sito al quale studiosi di marketing hanno dedicato i loro sforzi per renderlo attraente e capace di calamitare l’attenzione. Appare quindi facilmente deducibile che l’inserimento nella lista dei risultati anche di siti pornografici quando questi non sono richiesti serve proprio per attrarre anche quelle persone che  normalmente (o in quel momento) non stanno pensando al sesso ma saranno portati a farlo e una parte di loro rimarra’ irretita sicuramente.

Attualmente Google mette a disposizione un filtro adatto proprio ad evitare che minori e chi non desideri ricevere tali informazioni, sia “colpito” da queste proposte; in altre parole attivando il filtro Google escludera’ dalle ricerche i siti ritenuti pornografici e simili. Questo filtro – per motivi sconosciuti – non e’ molto pubblicizzato e sono in pochi a conoscerne l’esistenza ed il funzionamento, perche? Volendo cercare una risposta a tale domanda forse vale la pena di soffermarsi a pensare sul fatto che uno dei maggiori introiti pubblicitari di Google e’ legato alla pubblicita’ di siti pornografici ed all’indirizzamento verso tali siti che pagano (a Google) una certa cifra per ogni visitatore indirizzato verso il loro sito. Il primo pensiero (che magari non e’ quello giusto)  che viene fatto e’ che Google non sia interessato a mettere semplicemente a disposizione di tutti questo filtro in quanto diminuirebbe l’indirizzamento verso siti pornografici e quindi diminuirebbe gli introiti di Google stesso. Proviamo a vedere se e’ cosi’ e per questo proviamo a diffondere il motore di ricerca google opportunamente impostato per filtrare i siti pornografici e vediamo se google ostacola o meno questa diffusione, come facciamo a fare questa verifica?

FORTUNATAMENTE IL SOFTWARE LIBERO VIENE INCONTRO A QUESTA ESIGENZA

Per contrastare il bombardamento pornografico che arriva anche involontariamente utilizzando internet, Firefox ha messo a disposizione di tutti un “add-on” (o componente aggiuntivo) creato da me. Dopo aver effettuato i debiti controlli sulla sicurezza, ora Mozilla (lo sviluppatore di firefox) ha messo on line sul sito questo componente/filtro che puo’ essere scaricato ed installato da chiunque con una procedura molto semplice ed automatizzata.

In pratica si tratta di un motore di ricerca da aggiungere alla barra per le ricerche di Firefox situata in alto a destra. Digitando nella barra la parola da ricercare, si preme il tasto per la ricerca e questa viene fatta normalmente utilizzando GOOGLE.IT con l’unica differenza che la lista dei risultati NON CONTERRA’ siti pornografici.

Il componente non e’ invasivo e, da notare, non blocca in assoluto l’accesso del computer a siti porno che continuano a poter essere visitati quando lo si vuol fare e quando si vuol effettuare una ricerca “a luci rosse” e’ possibile effettuarla andando direttamente sul sito www.google.it. Questo perche’ lo scopo del componente non e’ quello di bloccare l’utilizzo di internet per scopi pornografici ma  e’ quello di evitare che LA PORNOGRAFIA NON ARRIVI QUANDO E A CHI NON LA VUOLE.

Per installare il componente o per maggiori informazioni il link e’ questo https://addons.mozilla.org/it/firefox/addon/235844/ oppure basta CLICCARE QUI

Per verificare l’effettivo funzionamento del componente o per capirne meglio le utilita’ si puo’ effettuare la seguente prova immedesimandosi in un ragazzo che, studiando matematica, vuole approfondire i concetti riguardanti “seno e coseno”. Andremo quindi a digitare nella barra delle ricerche la parola “seno” e premendo invio avremo i risultati di questa ricerca che confronteremo con i risultati di una ricerca dal sito google.it utilizzando la stessa parola “seno” :sara’ immediatamente chiara la differenza e la funzionalita’ del filtro installato.

Il componente ha inoltre altri 2 vantaggi:
Oltre a quello di non distrarre chi sta lavorando e di limitare le tentazioni pornografiche ai minori, l’utilizzo di questo componente aggiuntivo comporta altri due vantaggi:
Il primo vantaggio e’ quello di migliorare le ricerche in quanto queste risulteranno piu’ accurate per via del fatto che, escludendo i siti porno, diminuira’ il numero dei  risultati con conseguente maggior probabilita’ di trovare piu’ velocemente il sito piu’ utile allo scopo della ricerca.

Il secondo vantaggio e’ limitato a chi effettua spesso ricerche in lingue diverse o riferite a diverse nazioni (ad esempio la ricerca di notizie, di alberghi….) magari perche’ vive in un altro paese. forse non tutti sanno che esiste un sito google per ogni paese e per utilizzare Google al massimo delle sue possibilità conviene SEMPRE utilizzare (indipendentemente dalla lingua usata) il sito della nazione dove si stanno cercando i risultati (es. per un hotel in Italia conviene utilizzare Google.it); In questo modo si potranno sfruttare al massimo i tentacolari algoritmi di Google che si propagano innanzitutto nel paese dove è  situato il sito da cui e’ partita la ricerca e poi, attraverso canali praticamente casuali, verso l’estero. Per questo le ricerche con Google danno risultati differenti a seconda del sito Google utilizzato.
Il ventaggio e’ quindi legato a questa caratteristica ed e’ quello di poter installare nella propria barra  di ricerca motori di ricerca di altri paesi (google.fr o google.com etc etc) fche risultano sempre a disposizione senza dover andare a cercare ogni volta il sito corrispondente a quello della lingua.

 

Non tutti pero’ utilizzano Firefox.

Per chi non utilizza Firefox e vuole installarlo su Internet Explorer (il browser fornito da Microsoft), la procedura e’ un po’ piu lunga ma provero’ a spiegarla di seguito.


Innanzitutto bisogna aprire Internet Explorer ed andare alla pagina:

http://www.microsoft.com/windows/ie/searchguide/it-it/default.mspx?dcsref=http://runonce.msn.com/runonce2.aspx

Dopodiche bisogna fare un “copia” e “incolla” completo di questa istruzione(anche se appare su piu’ righe) fino a htm:

http://www.google.it/cse?cx=partner-pub-4989328915421782%3Avn79no-t56s&ie=ISO-8859-1&q=TEST&sa=Cerca&siteurl=fabkawa.altervista.org%2Fgoogle3.htm&siteurl=fabkawa.altervista.org%2Fgoogle3.htm&siteurl=fabkawa.altervista.org%2Fgoogle3.htm

modulo.JPGandando ad incollare tutto il testo nella casella del modulo nel riquadro giallo come appare nell’immagine di fianco

Una volta fatto il copia-incolla, si puo’ inserire nella casella succesiva un nome a piacere che sara’ il nome che sara’ assegnato al motore di ricerca (es. Google Italia)

A questo punto bisogna cliccare sul tasto installa ed Internet Explorer iniziera’ l’installazione (ovviamente richiedendo se sei proprio sicuro che vuoi installare il componente…. domanda alla quale bisogna rispondere SI)

A questo punto il motore e’ installato nella barra a destra e – volendo – potra’ essere inserito come di default.

 

Ott 23, 2010 - Articoli da conservare    No Comments

LA FINANZA RAPACE

DI MICHAEL HUDSON
globalresearch.ca

“Gli eventi che stanno per manifestarsi proiettano anticipatamente la loro ombra” – Goethe

Cosa succederebbe se impedissimo alle banche americane e ai loro clienti di creare 1.000 miliardi, 10.000 miliardi o addirittura 50.000 miliardi di dollari sulla tastiere dei loro computer per comprare tutte le obbligazioni e le azioni del mondo, oltre a tutte le proprietà terriere e agli altri asset in vendita, nella speranza di realizzare guadagni in conto capitale e intascare gli spread sull’arbitraggio con una leva sul debito di meno dell’1% del costo dell’interesse? E’ questo il gioco a cui si sta giocando oggi. L’afflusso di credito in dollari nei mercati stranieri perseguendo questa strategia ha fatto salire i prezzi degli asset e delle valute straniere, consentendo agli speculatori di ripagare le propria presenza negli Stati Uniti con dollari più convenienti, tenendosi per sé il passaggio di valuta oltre al margine del tasso di interesse dell’arbitraggio.

La finanza è diventata una nuova modalità di guerra – senza l’aggravio delle spese militari e l’occupazione forzata di un altro paese. E’ una sfida nella creazione del credito per comprare proprietà immobiliari e risorse naturali in tutto il mondo, infrastrutture e la proprietà di obbligazioni e azioni aziendali. Chi ha bisogno di un esercito quando si può ottenere la ricchezza monetaria e l’appropriazione di beni semplicemente con strumenti finanziari? La vittoria si può prevedere che andrà all’economia il cui sistema bancario potrà creare la maggior parte del credito, utilizzando un esercito di tastiere di computer per appropriarsi delle risorse del mondo.

L’ostacolo principale di fronte a questa Lebensraum finanziaria è che essa richiede che le banche centrali delle economie prese di miro accettino il credito elettronico in dollari in via di deprezzamento come mezzo di pagamento per gli asset nazionali. I funzionari americani demonizzano i paesi che subiscono di questi afflussi di dollari come aggressivi “manipolatori di valuta”, per quella che il Segretario al Tesoro Tim Geithner definisce “una mancata rivalutazione competitiva”, nella quale i paesi bloccano l’aumento di valore delle loro valute”. Oscar Wilde si sarebbe dovuto impegnare molto per trovare un termine più contorto per quei paesi che si proteggono dai predatori che cercano di far aumentare le loro valute per guadagnare enormi fortune. “Mancata rivalutazione competitiva“ suona come “mancato suicidio cospiratorio”. Questi paesi stanno semplicemente cercando di proteggere le proprie valute dagli arbitraggisti e dagli speculatori che stanno inondando i loro mercati finanziari di dollari, sballottando le loro valute per ricavare miliardi di dollari dalle loro banche centrali.

Queste banche centrali sono state costrette a scegliere se permettere passivamente che questi afflussi spingano verso l’alto i loro tassi di cambio – in tal modo non riuscendo più ad esportare nei mercati stranieri a causa dei prezzi troppo alti – o riciclando questi afflussi in Buoni del Tesoro americano che hanno come rendimento un 1% con un valore di scambio in discesa (le obbligazioni a lungo termine rischiano una diminuzione del prezzo se i tassi di interesse degli Stati Uniti dovessero aumentare).

L’eufemismo utilizzato per inondare le economie di credito è l’alleggerimento quantitativo, il cosiddetto “quantitative easing”. La Federal Reserve sta pompando un’ondata di liquidità e di riserve nel sistema finanziario per ridurre i tassi di interesse, apparentemente per consentire alle banche di “uscire” dall’equity negativo che è risultato dai prestiti deteriorati concessi nel corso della bolla dell’immobiliare. La liquidità si sta riversando sulle economie straniere, aumentando i loro tassi di cambio. Joseph Stiglitz ha recentemente ammesso che anziché aiutare la ripresa globale, l’inondazione di liquidità da parte della Fed e della Banca Centrale Europea sta creando il “caos” nei mercati valutari stranieri. “La cosa ironica è che la Fed sta creando tutta questa liquidità nella speranza che possa far ripartire l’economia americana… invece non sta facendo nulla per l’economia americana, ma sta portando il caos nel resto del mondo”.

Quello che sta ottenendo il quantitative easing americano è spingere al rialzo il dollaro e al ribasso le altre valute, con la piena approvazione degli speculatori monetari che si stanno godendo dei rapidi e facili guadagni. Tuttavia, è per difendere questo sistema che i diplomatici e i lobbisti bancari americani stanno minacciando di mandare il rovina il sistema finanziario internazionale e far cadere il commercio mondiale nell’anarchia se gli altri paesi non sono d’accordo in una riproposizione dell’Accordo del Plaza del 1985 come “una possibile struttura per pianificare una diminuzione controllata del dollaro ed evitare flussi commerciali potenzialmente destabilizzanti”.

L’Accordo del Plaza fece deragliare l’economia del Giappone aumentando il suo tasso di cambio e abbassandone nel contempo i tassi di interesse, con un’inondazione dell’economia che gonfiò una bolla immobiliare. Il direttore del FMI Dominique Strauss-Kahn è stato più realista. “Non sono sicuro che sia il momento giusto per avere un nuovo accordo del Plaza o del Louvre”. “Ora ci troviamo in un periodo diverso”. Ammettendo la necessità dell’”applicazione di un qualche elemento per il controllo dei capitali”, egli ha anche aggiunto che in vista dell’insistenza americana su mercati dei capitali aperti e non protetti, “l’idea che in un mondo globalizzato ci sia una necessità assoluta di lavorare insieme potrebbe perdere forza”.

E’ in discussione il fatto di quanto tempo dovranno soggiacere le nazioni all’eccesso speculativo di dollari. Il mondo è stato costretto a scegliere tra la subordinazione al nazionalismo economico americano o il periodo transitorio dell’anarchia finanziaria. Le nazioni stanno rispondendo cercando di creare un sistema finanziario alternativo, rischiando un periodo di transizione anarchico allo scopo di creare un’economia mondiale più equa.

Rigonfiare la bolla finanziaria anziché svalutare i debiti

Il sistema finanziario globale ha già visto un lungo e inutile esperimento di quantitative easing con il carry trade del Giappone. Dopo lo scoppio della bolla finanziaria nel 1990, la Banca del Giappone ha cercato di permettere alle sue banche di “uscire dall’equity negativo” fornendo loro credito a basso tasso di interessere da poter prestare all’esterno. La recessione giapponese ha lasciato una scarsa domanda nazionale, e quindi le banche hanno sviluppato il carry trade: prestiti a tassi bassi di interesse ad arbitraggisti per acquistare titoli ad alto rendimento. L’Islanda, ad esempio, stava pagando il 15%. Quindi venivano presi a prestito yen per essere convertiti in dollari, euro, corone islandesi e renminbi cinesi per poter poi acquistare obbligazioni governative, obbligazioni private, azioni, opzioni valutarie ed altri intermediazioni finanziarie. Di questi soldi, solamente una piccola parte è stata utilizzata per finanziare la formazione di nuovo capitale. E’ stata una caratterizzazione puramente finanziaria – estrattiva, e non produttiva.

Nel 2006 gli Stati Uniti e l’Europa stavano subendo una bolla finanziaria e immobiliare. E dopo il suo scoppio nel 2008, si comportarono come le banche giapponesi dopo il 1990. Nel tentativo di aiutare le banche americane ad uscire dall’equity negativo, la Federal Reserve ha inondato l’economia di credito. L’obiettivo era quello di garantire altra liquidità, nella speranza che le banche potessero prestare più soldi ai mutuatari nazionali. L’economia “avrebbe preso a prestito la propria via d’uscita dal debito”, rigonfiando i prezzi degli asset per il settore immobiliare, le azioni e le obbligazioni in modo da dissuadere i pignoramenti e la conseguente cancellazione del collaterale sui bilanci delle banche.

Il quantitative easing sovvenziona il flusso di capitali americani, facendo aumentare i tassi di cambio delle valute straniere

Il quantitative easing potrebbe non essere stato istituito per sconvolgere il sistema commerciale e finanziario globale o iniziare un circolo di speculazione monetaria, ma si tratta del risultato della decisione presa dalla Fed nel 2008 di impedire che i debiti astronomici fossero insolventi rigonfiando l’immobiliare e i mercati finanziari americani. L’obiettivo è quello di rimuovere l’equity negativo dalla proprietà delle abitazioni, tirando in salvo i bilanci delle banche e risparmiando quindi al governo la concessione di un TARP II, che appare politicamente irrealizzabile considerato l’umore di buona parte degli americani.

L’obiettivo annunciato non si sta concretizzando. Anziché aumentare i loro prestiti all’immobiliare, ai consumatori e alle aziende americane, le banche stanno ancora riducendo la propria esposizione. E’ questo il motivo per cui il livello dei risparmi negli Stati Uniti sta schizzando in alto. Il “risparmio” di cui si ha notizia (dallo zero al 3% del PIL) sta prendendo la forma del pagamento dei debiti contratti in passato, e non la costituzione di fondi liquidi. Come l’accaparramento impedisce alle entrate di essere spese in beni e servizi, allo stesso modo il ripagamento dei debiti riduce le entrate spendibili. Allora perché le banche dovrebbero prestare di più nella situazione in cui un terzo delle abitazioni degli Stati Uniti sono già in equity negativo e l’economia si sta contraendo come risultato di una deflazione del debito?

Bernanke propone di risolvere il problema iniettando altri 1.000 miliardi di dollari di liquidità nel corso del prossimo anno, oltre ai 2.000 miliardi di dollari di nuovo credito che la Federal Reserve ha creato nel biennio 2009-2010. Questo quantitative easing è stato inviato all’estero, principalmente ai paesi del BRIC – Brasile, Russia, India e Cina. “Le ultime ricerche del Fondo Monetario Internazionale hanno mostrato alla fine che l’alleggerimento monetario del G4 si è trasferito in passato quasi del tutto nelle economie emergenti… a partire dal 1995, la posizione della politica monetaria in Asia è stata quasi del tutto determinata dalla posizione monetaria del G4 – vale a dire gli Stati Uniti, l’Eurozona, Giappone e Cina – guidato dalla Fed”. Secondo il FMI, “i prezzi dell’equity in Asia e America Latina in genere aumentano quando una liquidità in eccesso viene trasferita dal G4 alle economie emergenti”. Questo è ciò che ha portato il rialzo del prezzo dell’oro e gli investitori ad abbandonare il dollaro dall’inizio di settembre, suggerendo alle altre nazioni di proteggere le proprie economie.

Il credito speculativo dalle banche americane, giapponesi e britanniche per acquistare obbligazioni, azioni e valuta nei paesi del BRIC e del Terzo Mondo è un’espansione autoalimentante, che spinge al rialzo le loro valute oltre al prezzo dei loro asset. Le loro banche centrali finiscono con questi dollari, il cui valore diminuisce in rapporto alle loro valute nazionali. I funzionari americani sostengono che questo fa tutto parte del mercato libero. “Per risolvere questo problema più ampio non è bello che il mondo… si appoggi sulle spalle degli Stati Uniti”, ha insistito mercoledì il Segretario al Tesoro Tim Geithner, come se l’eccesso di quantitative easing americano e deregolamentazione non fosse per favorire l’eccesso speculativo di dollari.

Quindi gli altri paesi sono costretti a risolvere il problema da soli. Il Giappone sta tenendo basso il proprio tasso di cambio vendendo yen e comprando Buoni del Tesoro americani nonostante il suo carry trade sia in via di annullamento perché gli arbitraggisti restituiscono gli yen che avevano preso a prestito in precedenza per comprare debito sovrano a maggior rendimento ma potenzialmente rischioso da paesi come la Grecia. Queste restituzioni hanno fatto aumentare il tasso di cambio dello yen del 12% nei confronti del dollaro nel corso del 2010, portando il governatore della Banca del Giappone Masaaki Shirakawa a dichiarare martedì 5 ottobre che il Giappone “non aveva altra scelta” se non quella di “spendere 5.000 miliardi di yen (60 miliardi di dollari) per acquistare obbligazioni governative, cambiali aziendali, fondi fiduciari immobiliari e ETF – gli ultimi due rappresentano una novità dalle consuetudini del passato”.

La “sterilizzazione” di afflussi indesiderati è il motivo delle critiche degli Stati Uniti alla Cina. La Cina ha tentato metodi più ortodossi per riciclare la sua eccedenza commerciale, cercando attentamente aziende americane da acquistare. Ma il Congresso alcuni anni fa non aveva permesso che la CNOOC acquisisse la capacità produttiva delle raffinerie di petrolio americane e ci sono ora pressioni sul governo canadese per bloccare il tentativo cinese di acquistare le sue risorse di idrossido di potassio. Un simile protezionismo lascia poche possibilità alla Cina e agli altri paesi se non quella di mantenere stabili le proprie valute acquistando obbligazioni governative americane ed europee.

Il problema per tutti i paesi oggi è che, per come è attualmente strutturato, il sistema finanziario globale ricompensa la speculazione e rende difficile alle banche centrali mantenere la stabilità senza riciclare gli afflussi di dollari provenienti dal governo americano, che gode di un monopolio quasi totale nel fornire riserve alle banche centrali mondiali avendo un deficit nel bilancio e nella bilancia dei pagamenti. Come fatto notare in precedenza, gli arbitraggisti ottengono un duplice guadagno: il margine tra il rendimento di quasi il 12% sulle obbligazioni governative a lungo termine brasiliane e il costo del credito americano (1%), oltre al guadagno risultante sul foreign exchange che deriva dal fatto che la fuga dal dollaro al real ha spinto al rialzo il tasso di cambio del real di circa il 30% – da 2,50 real all’inizio del 2009 a 1,75 real la settimana scorsa. Considerando la possibilità di alzare una leva di 1 milione di dollare sul proprio investimento di equity per acquistare titoli stranieri da 100 milioni di dollari, da gennaio 2009 i profitti sono del 3000%.

Il Brasile è stato più una vittima che un beneficiario di quello che eufemisticamente è stato definito “afflusso di capitali”. L’afflusso di denaro dall’estero ha fatto aumentare il real del 4% in appena un mese (dal 1° settembre all’inizio di ottobre), e la fase preparatoria dello scorso anno ha eroso la competitività delle esportazioni brasiliane. Per impedire l’aumento della valuta, il 4 ottobre il governo ha imposto una tassa del 4% sugli acquisti dall’estero delle proprie obbligazioni. “Non è solamente una guerra monetaria”, ha spiegato il Ministro delle Finanze Guido Mantega. “Tende a diventare una guerra commerciale e questa è la nostra preoccupazione”. Il direttore della banca centrale thailandese Wongwatoo Potirat ha dichiarato che il suo paese stava prendendo in considerazione un’imposta analoga e anche restrizioni valutarie sulle attività commerciali per contrastare l’aumento del baht. Subir Gokarn, vicegovernatore della Reserve Bank indiana, ha annunciato che il suo paese sta anch’esso valutando delle difese contro la “minaccia potenziale” di afflussi di capitale. Simili afflussi non forniscono capitale per investimenti tangibili. Sono rapaci e provocano fluttuazioni nelle valute che scompigliano gli schemi commerciali creando nel contempo enormi profitti per i grandi istituti finanziari e i loro clienti. Eppure la maggior parte delle discussioni considerano la bilancia dei pagamenti e i tassi di cambio come se fossero determinati unicamente dal commercio delle materie prime e dalla “parità del potere d’acquisto”, e non da flussi finanziari e spese militari che in realtà dominano la bilancia dei pagamenti. La realtà è che il l’interregno finanziario odierno – “liberi” mercati anarchici davanti a paesi che rapidamente stanno allestendo le loro difese monetarie – fornisce l’opportunità arbitraggista del secolo. E’ questo su cui stanno facendo pressioni i lobbisti bancari ed ha poco a che vedere con il benessere dei lavoratori nei loro paesi. Il premio speculativo potenzialmente più importante si prevede che sia una rivalutazione del renminbi cinese. La Commissione Finanze e Previdenza sta chiedendo che la Cina aumenti il suo tasso di cambio del 20%, come stanno suggerendo il Tesoro e la Federal Reserve. Una rivalutazione di tale portata consentirebbe agli speculatori di abbattere l’1% di equity – diciamo, 1 milione di dollari per prendere a prestito 99 milioni di dollari – e comprare renminbi cinesi a termine. La rivalutazione che viene chiesta produrrebbe un utile del 2000% equivalente a 20 milioni di dollari trasformando la scommessa di 100 milioni di dollari (e con appena 1 milione di dollari di “denaro serio”) in 120 milioni di dollari. Le banche possono negoziare su margini molto più alti e con una leva pressoché infinita, quasi come sottoscrivere CDO e altri giocattoli derivati.

Questo genere di denaro è stato ottenuto speculando sui titoli brasiliani, indiani e cinesi e su quelli degli altri paesi i cui tassi di cambio sono stati aumentati dalla fuga di crediti in dollari, diminuiti del 7% nei confronti di un paniere di valute dall’inizio di settembre quando la Federal Reserve aveva fatto balenare l’idea di un quantitative easing. Nel corso della settimana che ha portato alle riunioni del FMI a Washington, il bath thailandese e la rupia indiana sono aumentate sospettando che gli Stati Uniti e la Gran Bretagna avrebbe bloccato qualsiasi tentativo da parte dei paesi stranieri di cambiare il sistema finanziario e mettere un freno al dirompente gioco speculativo sulle valute.

Questa fuga di capitali dagli Stati Uniti ha sicuramente aiutato le banche nazionali a ricostruire i propri bilanci, come aveva inteso la Fed. Ma nel processo il sistema finanziario internazionale è stato vittimizzato come danno collaterale. Questo ha suggerito ai funzionari cinesi di opporsi ai tentativi americani di far ricadere sulla Cina la colpa di avere di avere un’eccedenza commerciale ribattendo che l’aggressione finanziaria degli Stati Uniti “ha rischiato di portare una distruzione reciproca nelle due grandi potenze economiche”.

Dal gold standard allo standard della banconota del Tesoro all’anarchia del “libero credito”

Sicuramente, la situazione di stallo tra Stati Uniti e gli altri paesi alle riunioni del FMI a Washigton di questo fine settimana minaccia di provocare la spaccatura più grave dalla Conferenza Monetaria di Londra del 1933. Il sistema finanziario globale minacia ancora una volta di voler rompere tutto, sconvolgendo il commercio mondiale e i rapporti di investimento – o di prendere una nuova forma che terrà isolati gli Stati Uniti a fronte del loro deficit strutturale a lungo termine sulla bilancia dei pagamenti.

Questa crisi fornisce un’opportunità – per la verità, una necessità – per fare un passo indietro e valutare la longue durée dell’evoluzione finanziaria interazionale per vedere dove ci stanno portando le tendenze del passato e quali percorsi debbano essere ridisegnati. Per molti secoli, prima del 1971, le nazioni saldavano la propria bilancia dei pagamenti in oro o argento. Questo “denaro del mondo”, come Sir James Steuart definiva l’oro nel 1767, formò la base inoltre della valuta nazionale. Fino al 1971 ogni banconota della Federal Reserve degli Stati Uniti era garantita al 25% da oro, valutato 35 dollari l’oncia. I paesi dovevano procurarsi oro con un surplus nelle attività commerciali e nella bilancia dei pagamenti allo scopo di incrementare la loro offerta monetaria per facilitare l’espansione economica generale. E quando andavano in deficit o intraprendevano delle campagne militari, le banche centrali riducevano l’offerta di credito nazionale per aumentare i tassi di interesse e attirare afflussi finanziari dall’estero.

Finché persisteva questa condizione, il sistema finanziario internazionale operava senza grosse difficoltà con “controlli e contrappesi”, sebbene con politiche di “stop & go” [politiche di breve termine mirate a tenere in equilibrio obiettivi spesso contrastanti tra loro, NdT] quando le espansioni delle attività commerciali portavano a deficit commerciali e nella bilancia dei pagamenti. I paesi con simili deficit aumentavano i loro tassi di interesse per attirare capitale straniero, mentre tagliavano le spese governative, aumentavano le imposte sui consumatori e rallentavano l’economia nazionale in modo da ridurre l’acquisto di importazioni.

Ciò che destabilizzò il sistema furono le spese di guerra. Le transazioni belliche che si estesero tra la prima e la seconda guerra mondiale consentirono nel 1950 agli Stati Uniti di accumulare all’incirca l’80% dell’oro monetario del mondo. Questo rese il dollaro un rappresentante virtuale per l’oro. Ma dopo lo scoppio della guerra di Corea, le spese militari all’estero degli Stati Uniti incisero sull’intera bilancia dei pagamenti nel corso degli anni Cinquanta e Sessanta e inizio anni Settanta, mentre il commercio e gli investimenti del settore privato erano perfettamente in equilibrio.

Nell’agosto 1971, le spese belliche in Vietnam e negli altri paesi obbligarono gli Stati Uniti a sospendere la convertibilità del dollaro in oro attraverso con vendite realizzate tramite il London Gold Pool. Ma, soprattutto per inerzia, le banche centrali continuarono a saldare le loro bilance dei pagamenti in titoli del tesoro americano. Dopotutto, non c’era una quantità sufficiente di altri asset per formare la base per le riserve monetarie della banca centrale.

Ma la sostituzione dell’oro – un asset puro – con un debito del Tesoro americano espresso in dollari ha trasformato il sistema finanziario globale, basato ora sul debito e non sugli asset. E dal punto di vista geopolitico, lo standard della banconota del Tesoro ha reso immuni gli Stati Uniti dai tradizionali vincoli finanziari e della bilancia dei pagamenti, consentendo ai suoi mercati dei capitali di diventare sempre più fortemente indebitati e “innovativi”. Ha inoltre consentito al governo degli Stati Uniti di intraprendere campagne politiche e militari all’estero senza doversi preoccupare troppo della bilancia dei pagamenti.

Il problema è che l’offerta di credito in dollari è diventata potenzialmente infinita. “L’eccesso di dollari” è aumentato in proporzione al deficit americano sulla bilancia dei pagamenti. La crescita delle riserve della banca centrale e dei fondi sovrani ha preso la forma del riciclaggio dell’afflusso di dollari in nuovi titoli del Tesoro americano – in tal modo rendendo responsabili le banche centrali (e i contribuenti) stranieri del finanziamento della maggior parte del deficit federale di bilancio degli Stati Uniti. Il fatto che questo deficit sia costituito in larga parte da spese di natura militare – per scopi verso cui la maggior parte degli elettori si opporrebbe – rende questa convenzione particolarmente fastidiosa. Dunque, non c’è da stupirsi che i paesi stranieri stiano cercando un’alternativa.

Contrariamente all’atteggiamento di buona parte dei media pubblici, il saldo negativo sulla bilancia dei pagamenti degli Stati Uniti – e quindi, i saldi attivi sulla bilancia dei pagamenti degli altri paesi – non è principalmente un deficit commerciale. Le spese militari all’estero sono accelerate nonostante la fine della Guerra Fredda con la dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991. Ancor più importante è stato l’aumento delle fughe di capitali dagli Stati Uniti. Le banche hanno prestato ai governi stranieri, dai paesi del Terzo Mondo ad altri paesi in deficit, per coprire i loro deficit nazionali sulla bilancia dei pagamenti, ai mutuatari privati per acquistare infrastrutture all’estero che venivano privatizzate o per acquistare azioni e obbligazioni straniere, e agli arbitraggisti che prendevano soldi a prestito con un basso tasso di interesse per acquistare titoli ad alto rendimento all’estero.

Il corollario è che i saldi attivi sulla bilancia dei pagamenti degli altri paesi non hanno origine principalmente dai rapporti commerciali ma dalla speculazione finanziaria e da un eccesso delle spese militari degli Stati Uniti. In queste condizioni gli stratagemmi per ottenere rapidamente dei profitti da parte delle banche e dei loro clienti arbitraggisti sta distorcendo i tassi di cambio del commercio internazionale. Il “quantitative easing” americano sta iniziando ad essere percepito come un eufemismo per un attacco finanziario rapace al resto del mondo. Le attività commerciali e la stabilità della valuta fanno parte del “danno collaterale” causato dall’inondazione di liquidità da parte della Federal reserve e del Tesoro per rigonfiare i prezzi degli asset degli Stati Uniti. Di fronte a questo quantitative easing che sta inondando l’economia di riserve per “salvare le banche” da un equity negativo, tutti i paesi sono costretti a comportarsi come “manipolatori di valuta”. Si guadagnano così tanti soldi per pura speculazione finanziaria che le economie “reali” vengono distrutte.

Il futuro controllo dei capitali

Il sistema finanziario globale è stato smembrato quando i funzionatori monetari americani hanno cambiato le regole che avevano stabilito mezzo secolo fa. Prima che gli Stati Uniti abbandonassero l’oro nel 1971, nessuno si sarebbe sognato che l’economia potesse creare credito illimitato sulla tastiera di un computer e non vedesse precipitare la propria valuta. Ma questo è quello che succede nello standard globale della banconota del Tesoro. I paesi stranieri possono impedire il rialzo delle loro valute nei confronti del dollaro (che mette fuori prezzo le loro esportazioni e la loro manodopera nei mercati stranieri) solamente (1) riciclando gli afflussi di dollari in titoli del Tesoro americano (2) imponendo controlli sui capitali oppure (3) evitando di utilizzare il dollaro o altre valute adoperate dagli speculatori finanziari nelle economie che favoriscono il “quantitative easing”.

La Malaysia ha usato il controllo dei capitali nel corso della crisi asiatica del 1997 per impedire ai venditori allo scoperto di coprire le loro scommesse. Gli speculatori si sono trovati di fronte ad un drastico giro di vite che ha fatto perdere a George Soros un sacco di soldi nel tentativo di incursione. Altri paesi stanno ora valutando come imporre il controllo dei capitali per proteggersi dallo tsunami di credito che sta affluendo nelle loro valute e che sta comprando i loro asset – insieme all’oro e alle altre materie prime che si stanno trasformando in altri strumenti speculativi anziché essere di reale utilizzo produttivo. Il Brasile ha intrapreso un timido passo in questa direzione utilizzando una politica fiscale anziché controlli sui capitali immediati quando la settimana scorsa ha tassato gli acquirenti stranieri che compravano obbligazioni governative.

Se anche altre nazioni dovessero intraprendere questa strada, si invertirà la politica dei mercati dei capitali aperti e non protetti adottata dopo la seconda guerra mondiale. Questa tendenza minaccia di portare al genere di procedura monetaria internazionale che si è vista dagli anni Trenta fino agli anni Cinquanta – vale a dire un duplice tasso di cambio, uno per i movimenti finanziari e un altro per il commercio. E questo probabilmente significherebbe la sostituzione del FMI, della Banca Mondiale e del WTO con un nuovo insieme di istituzioni, isolando le posizioni di Stati Uniti, Regno Unito e dell’Eurozona.

Per difendersi, il FMI ha intenzione di comportarsi come una “banca centrale” creando quella che alla fine degli anni Sessanta veniva definita “carta dorata”– credito artificiale sotto forma di Diritti Speciali di Prelievo (in inglese, Special Drawing Rights). Tuttavia, altri paesi si sono già lamentati del fatto che il controllo delle votazioni rimane dominato dai principali sostenitori della speculazione dell’arbitraggio – Stati Uniti, Gran Bretagna e l’Eurozona. E gli articoli dello statuto del FMI impediscono ai paesi di proteggersi, definendo tutto questo come una “interferenza” con i “mercati dei capitali aperti”. Quindi lo stallo a cui si è arrivati nel fine settimana sembra essere permanente. Una nota ha così riassunto la vicenda: “C’è solo un ostacolo, che è l’accordo tra i membri”, ha detto un frustrato Strauss-Kahn. Aggiungendo: “La lingua non ha alcun effetto”.

Paul Martin, l’ex primo ministro canadese che ha contribuito alla creazione del G20 dopo la crisi finanziaria asiatica del 1997-1998, ha fatto notare che “i poteri forti sono stati perlopiù immuni dal venire tirati in ballo o incolpati”. E in un’intervista rilasciata al Financial Times, Mohamed El-Erian, un ex alto funzionario del FMI e ora amministratore delegato di Pimco, ha dichiarato: “Avete un tubo nel muro che perde e l’acqua sta uscendo. Dovete riparare il tubo e non coprire solamente le macchie sul muro”.

I paesi del BRIC stanno semplicemente creando il proprio sistema parallelo. A settembre, la Cina ha appoggiato una proposta russa di iniziare le attività commerciali dirette tra lo yuan e il rublo. Un accordo simile è stato sottoscritto con il Brasile. E alla vigilia delle riunioni del FMI a Washington di venerdì 8 ottobre, il premier Wen ha fatto sosta ad Istanbul per raggiungere un accordo con il primo ministro turco Erdogan per utilizzare le proprie valute nazionali per triplicare le attività commerciali Turchia-Cina fino a 50 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni, con questo escludendo di fatto il dollaro americano. “Stiamo formando una partnership strategica economica… in tutte le nostre relazioni, abbiamo convenuto ad utilizzare la lira e lo yuan”, ha detto Erdogan.

Andando più in profondità sul piano economico, l’attuale dissesto finanziario globale fa parte del prezzo da pagare per la Federal Reserve e il Tesoro americano che si rifiutano di accettare il primo assioma del sistema bancario: i debiti che non possono essere ripagati, non lo saranno mai. Hanno tentato di “salvare” il sistema bancario dalla svalutazione dei debiti nel 2008 lasciando il peso del debito mentre si rigonfiavano i prezzi degli asset. Di fronte all’onere del ripagamento dei debiti che sta contraendo l’economia americana, l’idea della Fed per aiutare le banche ad “uscire dal loro equity negativo” è quella di fornire delle opportunità alla finanza rapace, portando ad un’indondazione di speculazione finanziaria. Le economie prese di mira dagli speculatori globali stanno comprensibilmente cercando delle alternative. Non sembra che queste possano essere raggiunte attraverso il FMI o altre tribune internazionali con modalità che gli strateghi finanziari americani saranno disposti ad accettare.

Michael Hudson
Fonte: www.globalresearch.ca
Link: http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=21415
12.10.2010

Traduzione a cura di JJULES per http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=7587

Ott 14, 2010 - SOCIETA' DEMOCRATICA    No Comments

In auto

Quando in un auto 3 dei quattro passeggeri non sanno guidare e nonostante cio’ pretendono di decidere in che modo guidare, l’autista ha due possibilita’ o li  fa stare zitti o li convince che sta facendo quello che dicono loro. Spiegargli che non si guida come credono loro e’ inutile perdita di tempo altamente distrattiva per la guida e quindi pericolosa. Le persone possono essere convinte solo se hanno l’umilta’ di riconoscere di non sapere, ma in questo caso non avrebbero preteso di decidere come guidare.

Ott 13, 2010 - Senza categoria    No Comments

La lega e gli antilega

uno degli effetti della democrazia e’ quello di voler per forza far presa sulle masse. Se queste non sono piu attratte da ideali di altro tipo, e’ molto piu’ semplice raccogliere consensi facendo leva sul campanilismo (tipico italiano) aggiungendoci luoghi comuni e demagogie varie. ecco che si forma “la lega” e di conseguenza i movimenti antagonisti.

Non e’ difficile immaginare dove – con il tempo – possano arrivare queste esasperazioni

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