Ago 21, 2010 - CONSUMISMO    No Comments

La rincorsa alla crescita economica

Dopo aver scalzato tutti i concorrenti sistemi economici grazie – fondamentalmente – al perfetto utilizzo dei mass media, il sistema consumistico si avvia ad ammantare il globo intero. La spinta verso l’espansione al mondo intero di questo sistema non e’ voluta per far si che anche gli altri stati e le altre popolazioni stiano meglio e diffondere “la lieta novella” bensi e’ dovuta alle lacune intrinseche al sistema stesso che rendono assolutamente necessaria l’espansione verso altri popoli o paesi affinche’ questi portino nuova ricchezza nel sistema anche sotto forma di forza lavoro.

Il sistema consumistico-keynesiano impone, tra le altre cose, che uno stato debba avere una economia in crescita continua per non cadere nella cosiddetta “recessione”. La crescita e’ direttamente e necessariamente collegata ai consumi dato che produrre senza che qualcuno compri e’ una perdita. Ma si puo’ comprare solo se si ha disponibilita’ economica che secondo il sistema stesso, si ha solo se vi e’ una crescita economica e dei consumi. Come dire: IL GATTO CHE SI MORDE LA CODA. Appare evidente che se non ci sono soldi non si consuma, quindi non si produce, quindi non circolano soldi ed il sistema ingrana la retromarcia implodendo e crollando.

ANCHE le leggi economiche che definiscono l’inflazione dicono che aumentando la velocita’ di circolazione della moneta questa perde di valore. questo si e’ verificato fino ad oggi arrivando alla inconvertibilita’ della moneta.

Per ovviare al fatto che non vi siano piu’ persone che consumano (per mancanza di soldi) e quindi scenda la produzione e di conseguenza aumentino quelli che non comprano etc.. ecc. si e’ ricorsi AL CREDITO

La ricchezza non si crea dal nulla,quindi per aumentare  i consumi bisogna avere sempre maggiori disponibilita’ e le disponibilita’ non possono provenire dalle maggiori vendite/produzioni perche’ queste sono derivate dalle disponibilita’: ecco che subentra il credito fornendo in presente disponibilita’ future per le quali – ma non si dice – bisognera’ lavorare ancora di piu dato che il sistema prevede crescita continua.

Per evitare il crollo del sistema il credito svolge una funzione importante dato che allontana nel tempo il punto di crisi del sistema consumistico.Ma questo non fa altro che spostare nel tempo il problema, non risolverlo.

Fin quando ci sara qualcuno che avra’ come alimentare il circuito (sia come moneta che come forza lavoro, ad esempio extracomunitari) il sistema si manterra’ per inerzia. nel momento in cui non entrera’ nuova ricchezza il credito diventera’ insostenibile ed il sistema crolla. Non si puo’ aumentare il credito all’infinito dato che questo e’ una ricchezza effimera e solo sulla carta.

ecco che analizzando in maniera ampia il sistema, questo si rivela per quello che e’ vale a dire : UN IMMENSO SCHEMA PONZI.

Lo schema Ponzi (c’e’ chi li chiama piramidi finanziarie) prende il nome da Charles Ponzi un italiano emigrato in america il secolo scorso che e’ vissuto grazie alla messa in opera di queste truffe. Lo schema di Ponzi è un modello economico di vendita truffaldino che promette forti guadagni alle vittime a patto che queste reclutino nuovi “investitori”, a loro volta vittime della truffa. Un gioco dove con i soldi dei nuovi entrati si pagano le vincite dei primi entrati. Lo schema di Ponzi permette a chi comincia la catena e ai primi coinvolti di ottenere alti ritorni economici a breve termine, ma richiede continuamente nuove vittime disposte a pagare le quote. I guadagni derivano infatti esclusivamente dalle quote pagate dai nuovi investitori e non da attività produttive o finanziarie. Il sistema è naturalmente destinato a terminare con perdite per la maggior parte dei partecipanti, perché i soldi “investiti” non danno alcuna vera rendita né interesse, essendo semplicemente incamerati dai primi coinvolti nello schema che li useranno inizialmente per rispettare le promesse.

Gli americani sono sempre stati degli inguaribili creduloni e lo dimostra il fatto che questo schema recentemente ha fruttato 50 miliardi di dollari a Bernard Madoff, noto finanziere americano che gestiva risparmi immensi di personalita’ ben famose ed anche di banche ed enti pubblici.

Purtroppo la breve storia degli Stati Uniti non fornisce l’esperienza millenaria del vecchio continente e quindi sono facile preda di coloro che promettono di tramutare il piombo in oro, come succedeva nel medioevo. Il fatto grave e’ che gli Stati Uniti pretendono di insegnare economia al mondo intero e grazie alla loro immensa macchina propagandistica arrivano a convincere e fare seguaci nel mondo intero, anche i paesi ben piu esperti come il nostro che hanno creato banche quando ancora l’america non era stata scoperta.

Come bloccare l’evoluzione di una societa’

vi e’ un modo molto semplice per bloccare l’evoluzione di una societa’ e consiste nell’evitare che l’esperienza si trasmetta da una generazione all’altra.

Uno dei fattori che ha determinato l’esponenzialita’ della velocita’ dello sviluppo sociale e delle conoscenze in generale e’ dato dal fatto di poter trasmettere le informazioni. Iniziando dalla stampa di Gutemberg le informazioni e le conoscenze si sono diffusi sempre piu’ velocemente e le generazioni successive – leggendo libri – hanno potuto disporre in partenza di cio’ che una vita di ricerche aveva portato a conoscere. In questo modo lo sviluppo e’ diventato sempre piu’ veloce.

All’interno di una societa’ anche i costumi, le abitudini, le tradizioni permettono uno sviluppo che con il passare delle generazioni si affina e si perfeziona permettendo di tramettere valori alle generazioni successive che sono la base della societa’ futura.

Nel momento in cui una generazione deve ricominciare da capo le esperienze proprie, probabilmente si trovera’ a ripercorrere le esperienze gia’ vissute ed in molti casi a ripetere gli stessi errori. Ma se una generazione potesse utilizzare come base di partenza il punto di arrivo di una generazione precedente, ci sarebbe uno sviluppo ulteriore senza perdite di tempo.

Putroppo il consumismo e per certi versi la democrazia hanno come effetto collaterale quello di evitare che avvenga la trasmissione delle esperienze alle generazioni successive e forse questo ne determina la riuscita dei due sistemi. Entrambi – il consumismo per concetto e la democrazia per attrarre elettorato fresco – fanno propria la bandiera de “il vecchio non e’ buono” e “largo ai giovani”. Questi concetti, eliminano la trasmissione dell’esperienza, in qualsiasi campo. Se – per esempio – pensiamo ad una classe politica, dobbiamo immaginare che colui che si ritrova a governare debba avere conoscenza profonda dei meccanismi che regolano lo stato, di quelli che regolano l’unione europea o le nazioni unite.  Solo per imparare tali meccanismi servono anni. Una persona che inoltre conosca bene gli avvenimenti storici, i personaggi internazionali, la situazione politica mondiale ha bisogno di decenni per formarsi. Dopo che e’ ben formata potrebbe essere un pericolo e quindi molto meglio sostituirla ed affidare gli stessi compiti ad un giovane che dovra’ nuovamente formarsi e quando sara’ formato passera’ la mano.

IN QUESTO MODO SI BLOCCA LO SVILUPPO SOCIALE DI UNA COMUNITA’ piccola o grande che sia.

Lo stesso esempio e’ applicabile a tanti altri campi dalla ricerca all’informazione e sia pur limitatamente anche allo sport.

Molto probabilmente questo contribuisce anche a determinare quei corsi e ricorsi storici che il Vico aveva iniziato ad osservare e che al giorno d’oggi subiscono solo lievi modifiche. A modificare l’andamento dei corsi e dei ricorsi storici, in quest’ultimo periodo potrebbe esserci una nuova incognita che potrebbe far “saltare il ritmo” o per lo meno renderlo piu’ ampio ed estremo. Il concetto esposto fin qui infatti da almeno una ventina d’anni viene applicato anche in diverse dottrine pedagogiche che influenzano la formazione di insegnanti ed anche dei genitori. Da quando l’uomo e’ sulla terra, questa e’ la prima generazione ad aver disobbedito ai padri e la prima ad aver obbedito ai figli: cosa comportera’? 

La horror TV ed i polli

 

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Non siamo molto diversi dai polli che – davanti ad un girarrosto – guardano i propri simili arrostire. Ormai gran parte dei film che guardiamo (e che vengono distribuiti) cosi come i nostri notiziari , sono entrambi quasi sempre ben farciti di scene atroci spesso dettagliatissime riguardanti gli esseri umani, e sono proprio quelle scene e quei film che attraggono il pubblico cioe’ noi. Senza rendercene nemmeno conto, ci propinano morti al rallentatore con esaltazione della sofferenza, del sangue, urla e quant’altro possa impressionare per attrarre spettatori ipnotizzandoli e rendendoli dipendenti da questo tipo di film, dal sangue ed dall’adrenalina che provocano la suspance e la paura. Allo stesso modo di come rende dipendente un maniaco omicida che prova lo stesso tipo di suspance adrenalinica ma la prova solo vivendo dal vivo quella sensazione.
Poco importa se tra 60 milioni di persone lo 0,001% di esse fara’ un pensierino su quanto dovrebbe essere eccitante provare dal vivo una sensazioni cosi’ forte. Non importa….. che lo 0,001% ammonti a 600 persone. Non importa che film (ma anche telegiornali) trasmessi a livello mondiale contino miliardi di spettatori e che applicando la stessa percentuale si creino migliaia di potenziali maniaci.
Non importa, non vogliamo mica privare il pubblico del sublime piacere di vedere un film dell’orrore anche se questo costi abitudine alla morte ed alla sofferenza e se in percentuali infinitesimali provochi la nascita di maniaci
Non possiamo lasciare che il pubblico non sia aggiornato dai notiziari e quindi chissenefrega dei maniaci.

Ma vi e’ anche un’altro aspetto che non viene messo in evidenza nemmeno da pedagoghi e psicologi: l’inflazionamento della morte. Fin da piccoli, oggi si abitudinariamente messi di fronte all’immagine della morte rendendo meno grave il concetto di uccisione. Se anni fa solo pochi potevano sapere cosa significa vedere un uomo che muore, oggi tantissimi hanno sicuramente visto scene dove qualcuno viene squartato e muore in atroci sofferenze ed in molti non provocano nemmeno alcun senso di disturbo nel vedere certe scene in quanto abituali.
La commissione di censura del resto limita pochissimo tali scene anche in film dedicati ai giovani e giovanissimi ritennendo come principio valido quello che vede la censura come una limitazione di liberta’. Interpretazione viscida e schifoso camuffamento di quello che altro non e’ che la commercializzazione massima di un prodotto cui limitarne l’uso significherebbe ridurre spettatori e sopratutto spot pubblicitari.
Mi viene una domanda: se venisse prodotto un film o un seriale su un maniaco che squarta e uccide animali come cani o gatti, e le scene di violenza fossero dettagliate allo stesso livello delle scene che riguardano persone umane, NON INSORGEREBBERO GLI ANIMALISTI obiettando che il film istiga alla violenza sugli animali? SICURAMENTE SI.
Ed allora se istiga alla violenza il film sugli animali, non istiga alla violenza anche un film violento sulle persone?

EVIDENTEMENTE GLI ANIMALI SONO PIU’ IMPORTANTI DEI GIOVANISSIMI
Feb 12, 2010 - Mezzi d'informazione    1 Comment

Italia: repubblica mediatica fondata sul telefonino

L’Italia e’ una democrazia mediatica basata sul telefonino.

cosi dovrebbe recitare l’art.1 della nostra costituzione per rendere il giusto onore al ruolo che ormai l’apparecchio elettronico esercita nel nostro paese dove e’ diventato uno strumento essenziale per la magistratura ed una specie di macchina della verita’ dove tutto cio che in esso viene detto, NON PUO ESSERE FALSO. Bisogna stare veramente attenti quando si parla al telefono perche’ raccontare una balla potrebbe avere effetti disastrosi. Se durante intercettazioni si registra una qualsiasi “bravata” detta magari per farsi grande questa – per il semplice fatto che e’ stata intercettata diventa auteomaticamente verita’ assoluta senza bisogno di ulteriori verifiche ed addirittura senza bisogno di confermare la dichiarazione stessa davanti ai giudici come avviene per le dichiarazioni scritte, pentimenti o quant’altro. se parlando al telefono con qualcuno ci si vantasse di aver percorso l’Autostrada A1 a oltre 250 kmh di media, l’intercettatore immediatamente arresterebbe il pronunciatore della frase per aver oltrepassato il limite di velocita’. E se al telefono si parla di qualcun’altro del tipo: ” mi ha detto tizio di aver fatto Roma Firenze a 250 kmh” be questa intercettazione sarebbe piu che sufficiente per far arrestare il tizio e sequestrare la sua auto.

Questo grazie alla democrazia mediatica che oggi vige in Italia.

In questi giorni il re della destabilizzazione, instupiditore di masse e principe dell’informazione stolta scrive

“…. Nell’ordinanza si ribadisce che nel “centro benessere Salaria sport village, riconducibile alla stessa famiglia Anemone”, Bertolaso usufruì “non solo di ‘massaggi’, ma anche di vere e proprie prestazioni sessuali”, come proverebbero diverse conversazioni intercettate.”

Quindi le prove delle prestazioni non provengono da filmati, fotografie, pedimenti e nemmeno da dichiarazioni di chi le ha eseguite o da qualcuno che lavora nel centro benessere e possa aver indicato che il tale giorno il tale cliente era “servito” dalla tale persona che come ben si sa esegue prestazioni particolari (ed anche questo non sarebbe sufficiente). NIENTE DI TUTTO CIO. il giornale ufficializza che e’ sufficiente l’intercettazione (senza nemmeno riportare tra chi e’ avvenuta la conversazione e cosa hanno detto) per provare che cio’ sia avvenuto.

Indipendentemente dalla Protezione civile e quello che ci sta girando intorno: state attenti quando parlate al telefonino.  

Gen 29, 2010 - CONSUMISMO    1 Comment

I 13 comandamenti del consumismo

Questa nuova religione che si intrinseca dentro di noi (e sopratutto negli integralisti laici) e subdolamente dirige ogni nostra azione che compiamo ed ogni nostro stato d’animo giornaliero, ha i suoi comandamenti ben precisi che numericamente sono anche di  piu dei Dieci comandamenti cristiani e che – a guardarsi bene dentro – sono anche ben piu radicati di quelli cristiani.

I 14 COMANDAMENTI DEL CONSUMISMO

I – Non essere tirchio

II – Non risparmiare

III – Non apparire povero

IV – Nuovo e’ sempre migliore di Vecchio

III – Se costa di piu’ significa che e’ migliore

IV – Non riparare, ricompra

V – Non conservare niente. Trova sempre un motivo per buttare

VI – Comprare dà soddisfazione

VI – La moda innanzitutto

IX – Non preoccuparti dei debiti

X – Non pensare al domani

XI – Se lo hanno gli altri devi averlo anche tu

XII – Ogni problema si puo’ risolvere comprando qualcosa di adatto.

XIII I tuoi fallimenti sono dovuti solo al fatto che non hai soldi per comprare gli strumenti necessari.

ma sopratutto:

XIV – I SOLDI SONO FATTI PER ESSERE SPESI

Gen 10, 2010 - RELIGIONE    No Comments

La parola Allah e il fondamentalismo ateo

In Malesia, si sta correndo ai ripari per evitare che nel mondo si possa pensare che esiste una societa’ musulmana che funziona rispettando i diritti di tutti (o per lo meno in grandissima parte).

Sabato 9 gennaio la stampa mondiale e’ stata ben orchestrata nel diffondere capillarmente e nello stesso momento la notizia che DA TUTTI viene riportata “potata” e con la stessa “potatura”…. guarda caso.

La notizia che riportano tutti i giornali e’ quella degli attentati incendiari a 3 chiese in Malesia (o Malaysia per dirla all’inglese); attentati scatenati (come riportato da tutti) dalla sentenza emessa il giorno prima dal tribunale malesiano con la quale si revoca il divieto ai cristiani per l’utilizzo della parola Allah. Su tutti i giornali viene riportato come “sia vietato l’uso della parola Allah ai cristiani” tralasciando un piccolo particolare che potrebbe fuorviare gli occidentali: la sentenza originale (la cui revoca da parte del tribunale ha motivato 3 attentati con molotov in pieno stile “occidentale”) nella sua interezza dice che “e’ vietato ai cristiani di utilizzare la paola Allah RIFERITA AL DIO CRISTIANO“.

Cosa significa? significa che stanno chiedendo solamente di rispettare il nome di Allah che in tutto il mondo identifica la religione musulmana. Infatti l’Herald – rivista legata al Vaticano ma di proprieta’ di un gruppo statunitense  – ha iniziato circa un anno fa un procedimento legale per PRETENDERE di vendere migliaia di Bibbie nelle quali il Dio cristiano veniva chiamato Allah. Inizialmente venne raccomandato il ritiro poi si passo al sequestro poi la sentenza diveniva legge e vietava di chiamare Allah il dio cristiano. L’ultima istanza accoglie il ricorso revocando il divieto.

Il religiosissimo periodico, quindi, in questa storia lascia da parte la comprensione cristiana ed il “porgi l’altra guancia” pretendendo di poter creare confusione a loro piacimento adducendo come scusa che nella lingua malesiana non esiste un’altra parola per indicare Dio (di prendere in considerazione l’ipotesi di inventare un’altra ad esempio Dio, God etc non se ne parla proprio). La chiesa (anzi l’Herald, da non confondere) pretende che i propri capricci siano rispettati anche se puo’ sembrare a dir poco sacrilego raccontare che Allah ha dato a Mose i 10 comandamenti. Non importa, cio’ che importa e’ fare quello che si vuole sulla base del fatto che il proprio diritto deve essere applicato anche in un altro paese, sia pur islamico. Poco importa che possa essere anche “controproducente” dal punto di vista del proselitismo dato che anche i cristiani di Malesia possiedono internet e difficilmente troveranno riscontri al fatto che Allah sia il padre di Gesu’ Cristo come pretende di riportare l’Herald nelle sue bibbie. A voler immaginare della dietrologia profonda si potrebbe essere portati a pensare ad un tentativo di confondere le idee dei musulmani per far perdere di credibilita’ ai predicatori musulmani contrastandoli con libri che dicono altre cose e confondendo i fedeli che magari decidono di stare alla larga dalla religione. Ma questa e’ una strategia troppo immaginaria

Piu’ realistico il fatto che all’Herald importa ancora meno se la battaglia per chiamare Allah il dio cristiano portera’ ad innalzare i livelli di intolleranza (finoggi praticamente inensistenti in Malesia) a danno dei pochi cristiani presenti in un paese islamico. Anzi, chissa’ che non sia proprio questo lo scopo…. utilizzare il sacrificio di qualche fedele per strombazzare al mondo intero quanto sono cattivi i musulmani. Non sarebbe la prima volta. Ed il fatto che ci siano stati 3 attentati contemporaneamente e tutti e 3 abbiano utilizzato bombe molotov porta a pensare innanzitutto che la cosa era gia’ ben organizzata prima della sentenza ed e’ stato possibile metterla in atto rapidamente, altrimenti non ci sarebbe stato il tempo di decidere ed organizzare 3 attentati identici  in 3 zone diverse delpaese. Ma la cosa che fa nascere i piu grandi dubbi e’ proprio l’utilizzo delle molotov, ordigni inventati all’inizio del secolo in russia e generalmente non usati dalle popolazioni musulmane o arabe…. nemmeno a Gaza o in Israele.

Mettendo insieme l’azione pretestuosa dell’Herald + le modalita’ ed i tempi degli attentati + la scarsa cristianita’ dell’azione legale + l’assurdita’ del voler chiamare Allah il padre di Gesu’ Cristo + la prontezza con cui le notizie degli attentati si sono diffuse in tutto il mondo prima ancora che in Malesia + la potatura sistematica effettuata da tutti contemporaneamente…c’e’ da pensare!!! C’e’ da pensare molto!

Che sia anche AL QUAEDA anche in Malesia?? Ma no, forse e’ solo FONDAMENTALISMO LAICO: quello che giustifica fortemente le uccisioni di migliaia di persone nel nome dell’esportazione della democrazia negli altri paesi, mentre condanna fortemente le uccisioni di chi difende la propria religione a casa propria.

Direzionamento mediatico – Rendon Group

Di seguito riporto un interessante post apparso sul blog “il Pane e le Rose”  che riporta la traduzione (eseguita da Maria Romanazzo per Nuovi Mondi Media) di un articolo apparso a suo tempo su “guerrillanews” riguardante la Rendon Group. L’articolo fa ben capire come le campagne mediatiche a livello mondiale sono organizzate da società ben conosciute che si vantano della loro attività (riportata anche sui loro siti web) mirata a far convergere l’opinione pubblica verso un ben preciso obiettivo sia esso la guerra o l’ambiente o quant’altro.

Qui si può leggere la descrizione su wikipedia della Rendon group

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La Rendon Group e la disinformazione startegica

(1 settembre 2004)

La Rendon Group è l’agenzia di consulenza che fornisce servizi di comunicazione politica. I servizi offerti variano dalla creazione di “un ambiente favorevole in vista della privatizzazione” alla giustificazione della guerra. Al suo attivo: la manipolazione dei media durante guerra del Golfo, le reazioni dopo gli attentati dell’11 settembre, la giustificazione dell’invasione in Iraq…

“L’informazione è una componente del potere” – dal sito della Rendon Group.

Alla vigilia della Convention nazionale dei democratici, un suggestivo spettacolo pirotecnico illuminava la baia di Boston sotto gli occhi di eleganti politici, di dirigenti e dei rispettivi amici, che osservavano da un ristorante in riva al mare di nome Tia’s riservato per l’occasione.

Rick Rendon, responsabile dell’organizzazione dell’evento, si intratteneva amabilmente con i propri clienti: i dirigenti della Time Warner, tra i quali il direttore Richard Parsons che lo aveva ingaggiato per dedicare la serata a un’importante parlamentare della California: Nancy Pelosi, leader del partito democratico.

Otto ore dopo, Rendon dava prova delle sue capacità tecnologiche nella gestione delle informazioni: una video conferenza collegava le 56 delegazioni della Convention del partito democratico distribuite su tutta la città in 23 luoghi differenti. “Un’iniziativa importante perché il partito democratico esige che da tutti i suoi deputati emerga un messaggio coerente e univoco, soprattutto per quanto riguarda la comunicazione con i media,” ha rivelato a Information Week Rick Rendon, co-fondatore e socio anziano della Rendon Group.

Comunicazione politica

Per la Rendon Group, il cui motto è: “l’informazione è una componente del potere,” l’organizzazione dell’evento è stata solo uno dei tanti servizi di “perception management” (comunicazione politica) che l’agenzia di consulenza fornisce ai suoi clienti, tra i quali le agenzie governative del Massachussets, i dirigenti di multinazionali, il partito democratico, gli uffici della Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA) al Pentagono e il regime militare in Colombia.

I servizi offerti variano dalla creazione di “un ambiente favorevole in vista della privatizzazione” alla giustificazione della guerra. La società, che ha sedi a Boston e a Washington DC, è gestita da Rick Rendon, suo fratello John Rendon, sua cognata Sandra Libby e da David Perkins, già impiegato al Pentagono.

I rapporti di Rendon con il partito democratico risalgono almeno a 24 anni prima, in occasione della convention di New York del 1980, dove il suo compito era quello di occuparsi dei deputati. Suo fratello John era direttore esecutivo e direttore politico del Comitato nazionale democratico.

Quando Jimmy Carter perse le elezioni contro Ronald Reagan, i Rendon aprirono bottega come consulenti politici. Quasi un quarto di secolo dopo la convention di New York, i due fratelli si ritrovano ancora a stretto contatto sia negli affari che nella politica. John e Rick sembrano lavorare in due mondi distinti, Boston e Washington, così come la presenza in rete della Rendon Group si biforca in due siti differenti, uno interno e l’altro internazionale. John gira il mondo smerciando strategie di guerra mentre Rick rimane a casa a vendere pace, produrre video per gli alti dirigenti e organizzare eventi. Ma la società è a tutti gli effetti un’entità sola e un esame attento suggerisce come forse questa netta divisione non sia che a sua volta un caso di “perception management”.

Potere alla guerra

Quando Reagan vinse le elezioni, cancellando in un sol colpo dodici anni di presidenti repubblicani, i Rendon ampliarono il loro raggio di azione e John cominciò a fornire servizi di consulenza all’esercito.

Nel 1989 durante l’invasione di Panama, dall’alto di un palazzo di Panama City (Florida) contribuì alla gestione delle informazioni sulla guerra.

In occasione della prima guerra del Golfo nel 1991, il suo staff operava nei dintorni di Taif in Arabia Saudita.

Durante la guerra in Afghanistan , ogni mattina alle 9:30 si riuniva con alti funzionari del Pentagono per stabilire il comunicato del giorno.

Una delle sue operazioni mediatiche più famose, realizzata con il contributo dell’agenzia di pubbliche relazioni Hill & Knowlton, fu inscenata durante la mobilitazione alla guerra del Golfo del 1991.

Il 10 ottobre 1990 il Congressional Human Rights Caucus (Commissione per i diritti umani) tenne un’udienza a Capitol Hill. Tom Lantos, deputato democratico della California, e John Porter, repubblicano dell’Illinois, presentarono una quindicenne del Kuwait di nome Nayirah. In lacrime e visibilmente turbata, la ragazza descrisse una scena orripilante accaduta a Kuwait City. “Facevo la volontaria all’ospedale al-Addan,” testimoniò. “mentre mi trovavo lì vidi dei soldati iracheni irrompere con le armi nell’ospedale ed entrare nelle stanze dove c’erano i neonati nelle incubatrici. Tolsero via i neonati e presero le incubatrici lasciando morire i bambini a terra sul pavimento gelido”. Sette senatori favorevoli all’intervento bellico utilizzarono queste affermazioni per motivare la necessità dell’invasione in Iraq, portando di fatto alla vittoria del sì per un margine ristretto di cinque voti. In seguito si scoprì che Nayirah apparteneva alla famiglia reale del Kuwait, era figlia dell’ambasciatore kuwaitiano negli Stati Uniti e che l’episodio delle incubatrici era stato inventato.

Un altro trionfo mediatico di cui Rendon va fiero è stata la manipolazione dei media attuata durante il conflitto vero e proprio. “Chi di voi ha partecipato alla liberazione del Kuwait… o chi l’ha soltanto vista in televisione, avrà notato le centinaia di kuwaitiani che sventolavano delle piccole bandiere americane. Vi siete mai chiesti come avesse fatto la gente di Kuwait City, dopo essere stata tenuta in ostaggio per sette lunghi e dolorosi mesi, a procurarsi delle bandierine americane? E quelle degli altri paesi alleati? Ora lo sapete. Era uno dei miei compiti.” annunciò nel 1998 a una conferenza sulla sicurezza nazionale.

Poco dopo gli attentati dell’11 settembre a Wall Street e Washington, il Pentagono offrì a Rendon un contratto di 100.000 dollari al mese per rintracciare notizie estere antiamericane, fornire consulenza sulle strategie di comunicazione e seminare in rete, sulla stampa e in televisione notizie filoamericane.

Nel 2002 quando il Pentagono tentò di istituire l’Office of Strategic Influence (Ufficio per la manipolazione strategica) per poter diffondere nei paesi stranieri notizie fuorvianti, fu proprio Rendon l’uomo che avevano in mente. Il presidente Bush, infine, fu costretto a eclissare il progetto dopo il fiume di proteste provenienti dai media e dall’opinione pubblica, ma guardando indietro ci si chiede se l’amministrazione non abbia semplicemente deciso di rinominarlo.

Ricevere il messaggio

Un anno fa fu chiesto a John Rendon di tenere un discorso a una conferenza di funzionari dell’esercito organizzata al King’s College di Londra su “come utilizzare al meglio le risorse militari nel campo della gestione delle informazioni, istruendo politici e analisti e promuovendo piani d’azione all’interno del proprio paese o all’estero”.

“Credo che l’Operation Iraq Freedom (Operazione Iraq libero) ci abbia assicurato un posto in prima fila per lo scontro tra due diverse culture della comunicazione. Se si seguivano i media statunitensi o occidentali la guerra era raffigurata in un certo modo. Se si ascoltavano o guardavano le notizie trasmesse da un’emittente araba si ricevevano notizie di tutt’altro genere,” ha affermato Rendon, secondo una copia del suo discorso ottenuta da CorpWatch. “In altre parti del mondo la copertura televisiva forniva ai cittadini punti di vista diversi. In Indonesia, per esempio, dove risiede la più grande popolazione musulmana del mondo, i telespettatori potevano scegliere tra la CNN International, la BBC World e, da fine marzo, Al-Jazeera… Secondo voi qual è stato il canale più visto? Al-Jazeera, ovviamente.” “E questo ci porta alla prima cosa importante da imparare. Dobbiamo ancora lavorare se vogliamo far giungere il nostro messaggio al maggior numero di persone possibile… in una miriade di lingue internazionali…e con il giusto contesto culturale che permetta al messaggio non solo di giungere ma anche di essere recepito”.

Potere alla pace

Mentre il fratello era alla guida della “gestione delle informazioni” promuovendo la guerra, Rick Rendon si occupava delle pubbliche relazioni per il progetto educativo post-11 settembre “United We Stand” (Rimaniamo uniti) del Massachussets; progetto che, secondo il sito della Rendon Group, “ha creato un simbolo visibile di speranza, una bandiera americana di enormi dimensioni (20×35 m) formata da circa 40.000 brandelli di stoffa da 15×15 cm con messaggi di patriottismo, pace, amore e sostegno al proprio paese scritti da 50.000 studenti provenienti da oltre 675 classi”.

Di recente, Rick si è fatto promotore di un progetto intitolato “Empower Peace” (Potere alla pace) che sfrutta le tecnologie di video conferenza della Rendon Group per promuovere la pace tra gli alunni del Medio Oriente e del Massachussets, anche se in scala ridotta rispetto alle tecnologie utilizzate per la Convention democratica.

Il primo scambio è stato trasmesso il 20 maggio 2003. Il progetto era semplice ma stimolante: la El Centro del Cardenal High School di Boston, gli studenti della Stoneham High School di Stoneham e gli studenti musulmani della Khawla School del Bahrein hanno parlato tra loro di pace tramite la tecnologia video della Polycom.

“Per le vecchie generazioni farsi un’opinione o cambiare modo di pensare è difficile. Per le generazioni future invece è essenziale. Riponiamo le nostre speranze nelle giovani generazioni future,” ha dichiarato Rendon all’epoca. Colleen Cull, insegnante alla El centro del Cardenal High School, ha aggiunto entusiasta: “In sostanza credo che prenderanno molte delle informazioni ricevute attraverso questo progetto e le condivideranno con gli amici, i familiari avviando così l’intero processo di pace”.

Che progetti come quello di “Empower Peace” o “United We Stand” siano mezzi efficaci per contrastare la retorica antiamericana di Al-Jazeera? Rick Rendon sta forse aiutando il fratello a comunicare “con le lingue e con il giusto contesto culturale che permetta al messaggio non solo di giungere ma anche di essere recepito”, utilizzando gli studenti di Boston e del Bahrein come strumento per far sembrare l’occupazione statunitense dell’Iraq un gesto d’amicizia? Rendon non si esprime sull’argomento. Alla richiesta di discutere dell’invasione in Iraq, ha risposto bruscamente: “È irrilevante. Sarò lieto di discutere dell’Empower Peace, ma di nient’altro”.

Poco distante dalla festa da Tia’s a Boston, Rendon dichiarava che il progetto era stato finanziato interamente dalla sua società. “È stato realizzato grazie al nostro buon cuore. Si basava su ciò che è diventata la campagna per la pace razziale tra scuole più grandi del mondo; ha riunito qui a Boston 15.000 ragazzi per parlare di diversità e di rispetto reciproco coinvolgendo studenti di Belfast dall’Irlanda del Nord (cattolici e protestanti) e dal Sud Africa (neri e bianchi); hanno interagito superando i pregiudizi e i luoghi comuni e hanno imparato a vivere, studiare e giocare insieme”.

La guerra è pace

Ma come spesso accade nelle relazioni pubbliche il messaggio che aleggia in superficie non necessariamente coincide con lo scopo ultimo della campagna.

A rendere più interessante il lavoro dei due fratelli è il fatto che spesso si servano delle medesime persone: uno di loro venne alla luce quando inaspettatamente fu ucciso nel nord dell’Iraq nei primi tre giorni dopo l’invasione del marzo 2003. Paul Moran, freelance per la Australian Broadcasting Corporation di Adelaide, all’epoca viveva nel Bahrein e lavorava per la Rendon Group all’Empower Peace. Oltre a essere un freelance che girava video aziendali per vivere, Moran lavorava per John Rendon e aveva quindi una doppia vita, secondo l’Adelaide Advertiser che al funerale intervistò amici e familiari. Moran fece tesoro della “sua esperienza di cameraman per addestrare i dissidenti iracheni all’uso di telecamere nascoste per filmare attività militari. Durante gli incontri tenuti a Teheran, in Iran, mostrava agli iracheni contrari a Saddam come sfruttare oggetti di uso quotidiano, ad esempio sacchi di datteri, per nascondere le telecamere… lavorò a stretto contatto con i partiti di opposizione iracheni in esilio che incitavano la popolazione a sollevarsi contro Saddam [e]… fu coinvolto nella defezione di uno scienziato iracheno che fornì al governo statunitense prove importanti sui laboratori per la costruzione di armi biologiche, chimiche e nucleari irachene”. Inoltre “fu ingaggiato per ripristinare una stazione televisiva del Kuwait utilizzata per trasmettere in Iraq messaggi anti-Saddam e… per fornire annunci di servizio pubblici per il Pentagono da trasmettere in Iraq in preparazione dell’Operation Freedom Iraq.” Alcune di queste trasmissioni vennero registrate a Boston.

Un articolo del Villane Voice rivelò che la Rendon Group aveva chiesto la collaborazione di un dottorando di Harvard, sebbene in qualche caso la produzione non fu organizzata in maniera adeguata. “Nessuno sapeva una parola di arabo. Pensavano stessi ridicolizzando Saddam, ma per quanto ne capivano potevo anche stroncare il governo americano. Quale iracheno troverebbe divertente prendersi gioco dei baffi di Saddam, quando lì li portano quasi tutti?” affermò lo studente, che chiese di rimanere anonimo.

Il legame Chalabi

Ci si potrebbe chiedere se il “perception management” o la “gestione delle informazioni” della Rendon Group siano ciò che una volta si chiamava propaganda o disinformazione.

Alla luce delle recenti dichiarazioni che hanno rivelato come le prove addotte dall’amministrazione Bush a giustificazione dell’invasione in Iraq fossero fittizie, è opportuno considerare il ruolo avuto da Moran e dalla Rendon Group in quella vicenda.

Per esempio Adnan Ihsan Saeed al-Haideri, un tecnico civile iracheno che dichiarò di aver visto venti edifici segreti presumibilmente utilizzati per la costruzione di armi chimiche e biologiche, venne portato di nascosto in Tailandia per essere intervistato da Moran.

Ad assistere al-Haideri vi era Zaab Sethna, portavoce del congresso nazionale iracheno (INC) e collega di vecchia data di Moran. Non sorprende che lo stesso INC (noto per il suo fondatore, Ahmed Chalabi, membro, caduto ormai in disgrazia, del consiglio di governo iracheno) sia stato creato dalla Rendon Group, secondo quanto emerge dal rapporto di Peter Jennings della ABC News del febbraio del 1998 che mostrava come la Rendon Group avesse speso più di 23 milioni di dollari per conto della CIA.

Secondo la ABC, fu proprio Rendon a trovare un nome per il congresso nazionale iracheno.

Aggiunge Seymour Hersh del New Yorker che la Rendon Group fu “pagata dalla CIA quasi cento milioni di dollari” per il lavoro svolto con l’INC.

Per testate importanti come il New York Times, Chalabi e l’INC furono tra le “fonti” principali di informazioni per quanto riguarda le misteriose “armi di distruzione di massa” irachene.

La Rendon Group lavorava forse con Moran e Chalabi grazie a un qualche contratto speciale stipulato con il governo americano affinché la guerra fosse giustificata tramite la manipolazione dei media, come ad esempio il New York Times? Non ci sono prove a confermarlo ma solo molte coincidenze sospette.

Secondo il reporter australiano John Hosking, che intervistò Zaab Sethna a Dateline, un programma di informazione australiano, l’unico altro reporter che riuscì a intervistare al-Haideri prima che fosse inglobato da un programma di protezione testimoni fu la scandalosa Judith Miller del New York Times.

Miller firmò numerose inchieste che ribadivano la “minaccia” rappresentata dalle armi di distruzione di massa irachene e indicò in al-Haideri la sua fonte.

Articoli e informazioni di natura simile vennero presentati più volte dall’amministrazione Bush come pretesto per l’attuale guerra in Iraq.

A maggio del 2004, il New York Times pubblicò un editoriale scusandosi per cinque inchieste, inclusi parecchi articoli di prima pagina, prodotte tra il 2001 e il 2003 che riferivano di armi biologiche, chimiche e nucleari presenti in Iraq: “In alcuni casi, le informazioni che all’epoca furono controverse, e che ora appaiono discutibili, non vennero accertate con sufficienza o non vennero messe in discussione… Guardando indietro, vorremmo aver mostrato più decisione nel riesaminare le dichiarazioni ogni qual volta venivano – o non venivano – alla luce nuove prove”.

Gestire gli eventi

Rick Rendon ha evitato ogni commento sul ruolo di Moran o sulle attività della Rendon Group in Iraq. Verso mezzanotte quando la serata al Tia’s stava ormai per concludersi, Rendon si è allontanato dal reporter, troncando così l’intervista.

Nel frattempo i suoi committenti della Time Warner e i loro ospiti lo hanno raggiunto per ringraziarlo dell’ennesima festa ben riuscita e dell’occasione concessa per parlarsi.

Tra gli ultimi a lasciare la festa c’era Jason Steinbaum, responsabile dello staff del parlamentare Eliot Engel, deputato democratico di New York, che ha scambiato qualche parola con CorpWatch: “Chi di noi frequenta determinate cerimonie è molto grato alle organizzazioni che le sponsorizzano, siano esse agenzie o associazioni commerciali o altre tipologie di… altre tipologie di società. Siamo davvero molto grati. Con alcuni membri della Time Warner lavoro su tematiche che sono di competenza del comitato di cui fa parte il mio responsabile e cerimonie come queste ci danno la possibilità di conoscerci dietro le quinte,” ha dichiarato.

“La Time Warner ha una sua presenza a Washington e siamo bel lieti di accoglierla nei [nostri] uffici”.

Se John Kerry dovesse vincere le elezioni, potrebbe decidere di fare affidamento sulla Rendon Group per plasmare l’opinione pubblica sulla guerra in Iraq.

Dopo tutto i Rendon sono vecchi sostenitori del partito democratico che sono stati in grado di mostrare due volti completamente diversi pur lavorando per la stessa società: manipolando l’opinione pubblica nei confronti delle operazioni anti-guerriglia in Colombia; incitando i cittadini del Massachussets a pagare le tasse e a riciclare i contenitori per le bevande; occupandosi delle pubbliche relazioni di Jean Bertrand Aristide dopo che l’amministrazione Clinton lo aveva reinsediato al potere e di quelle dei gruppi cittadini che chiedevano la caduta di Noriega dopo l’invasione dell’esercito statunitense.

E anche se Kerry dovesse essere sconfitto dall’amministrazione Cheney-Bush, nessun problema, la Rendon Group sarà sempre pronta e al servizio di chiunque.

Nov 11, 2009 - opinioni    1 Comment

Papa Luciani, Papa Wojtyla ed il muro di Berlino

Le manifestazioni celebrative per la caduta del muro di Berlino mi hanno riportato alla mente le considerazioni che ho fatto tante volte in passato ed ultimamente guardando un programma televisivo, ondato in onda durante la programmazione televisiva “estiva mattutina“, che ha riproposto la storia riguardante la misteriosa morte di Giovanni Paolo I (Papa Luciani), avvenuta dopo 33 giorni dalla sua nomina quando venne trovato morto nella sua stanza.

Ecco, il modo in cui in questi 30 anni è stato mediaticamente gestito il fatto, è uno splendido esempio di direzionamento mediatico, cioè di come i mass-media, se orchestrati nella giusta maniera, possono uni-direzionare totalmente le menti delle persone, rendendole incapaci di effettuare il  minimo ragionamento. In questo caso è bastato evitare di prospettare il terreno storico su cui si fondava il fatto fornendo al tempo stesso demagogiche spiegazioni dello stesso e così il pifferaio magico è riuscito ad allineare le menti di tutti. Fedele a questa tecnica, anche questa volta il programma tv ha ripetuto in maniera  uguale alle precedenti sia i fatti sia le ipotesi che ne derivano e, di conseguenza, giunge alle stesse (limitate) conclusioni. Un ragionamento semplice e scontato che normalmente – in ogni caso di morte sospetta – nasce spontaneo ed immediato e’ quello che parte dal “cui prodest?“; in questa direzione, i primi indagati sono gli eredi, i successori o coloro che ne traggono vantaggi. Nei casi di morte di un Sovrano, colui che gli succede è il primo indagato e la storia ci insegna che spesso lo è giustamente.

 

La morte di Papa Luciani

 

La morte di Papa Luciani chiuse in maniera misteriosa uno dei pontificati piu brevi della storia vaticana. Sono trascorsi più di 30 anni da questa morte inaspettata che negli anni è stata interpretata attraverso pubblicazioni di libri, racconti, film, trasmissioni ed addirittura  commissioni d’inchiesta. Tutti hanno formulato ipotesi facendo in maniera che nessuna di esse considerasse il fatto inserendolo nel contesto storico-politico di quel periodo ed alla luce dei cambiamenti epocali che ne sono seguiti. Nessuno tra scrittori, giornalisti o teologi ha mai lontanamente provato ad affiancare (forse sarebbe bastato) alle ipotesi usuali quella che generalmente va per la maggiore in questi casi, un’ipotesi che tenga conto di quello che fin dal tempo dei romani spesso veniva messo in atto per spodestare un sovrano che godeva di un forte appoggio popolare. Un vecchio detto recita: “per regnare bisogna togliere il regnante“.

Fin dai primi giorni Papa Giovanni Paolo I aveva subito messo in luce la sua popolarità. Nei casi di morte di un sovrano molto popolare e’ proprio il diffuso dispiacere per la scomparsa dell’amato regnante che rende difficilmente accettato il suo successore, proprio perchè  attira su di se la rabbia popolare per la morte del predecessore (a volte anche ingiustamente). Contrariamente a questo “istinto popolare”, fino ad oggi nessuno si è permesso di mettere in dubbio la bontà del successore di Papa Luciani – Karol Wojtyla – che divenendo Papa ne replicò il nome salendo al Soglio Pontificio con il nome di Giovanni Paolo II. Verso di lui i mass-media si sono sbracciati a dismisura (forte punto di sospetto) facendo a gara nel mostrarlo quale massimo benefattore per l’umanità e ripetendo continuamente  lodi al suo pontificato senza avanzare mai alcuna critica.

 

Senza voler mettere in dubbio la Sua bontà, si possono ugualmente considerare ipotesi nelle quali si tiene presente che probabilmente Papa Giovanni Paolo II era inconsapevole di quell’immenso meccanismo, perfettamente architettato e messo a punto, che lo aveva portato a diventare capo della Chiesa. Probabilmente, il Papa polacco nella sua attività papale ha sempre creduto di combattere quello che – come da lui sperimentato sulla propria pelle durante la sua vita di operaio – era stato il nemico numero uno del cristianesimo: il comunismo ed il sistema sovietico.

Probabilmente non si e’ nemmeno reso conto di far solo parte di un meccanismo. Un meccanismo che vedeva la sua salita al trono come una delle due mosse per dare scacco matto al comunismo.  

 

La situazione storica

 

Per spiegare questa ipotesi – rimasta inspiegabilmente inedita – bisogna fare un passo indietro di 30 anni quando lo scenario politico mondiale era diverso da oggi: il mondo era suddiviso in due superpotenze che si sfidavano “giocando guerre” che venivano combattute tra altri paesi in una specie di risiko reale. I paesi mondiali erano allineati su due fronti (i disallineati erano di scarsa importanza) ed i governanti dei paesi allineati – non belligeranti – erano messi li come ambasciatori delle superpotenze. La situazione era quasi di stallo, militarmente nessuno dei due poteva distruggere l’altro senza al tempo stesso essere distrutto o per lo meno avere perdite immense. Forse qualcuno si rese conto che la continua corsa agli armamenti era inutile: valeva la pena di utilizzare un’altra strategia.

Ad un certo punto degli anni 70 si creò la condizione per cambiare le carte in tavola: nel novembre 1982 muore Breznev  (il presidente Russo successore di Krusciov) dopo che era stato a capo dell’Unione Sovietica per 18 anni. Alla morte di Breznev gli succede a capo dell’URSS il designato successore: Andropov già capo del servizio segreto russo, il KGB. Andropov, durerà poco più di un anno e morirà ufficialmente per insufficienza renale. Alla morte di Andropov diventa capo dell’URSS Cernenko. Anche lui morì in meno di un anno in circostanze poco chiare: la salute di Cernenko dal momento della sua salita al potere iniziò a peggiorare fino a portarlo alla morte che venne ufficializzata molto tempo dopo e – guarda caso – annunciando simultaneamente l’elezione del successore: Mikhail Gorbaciov.

Una strana coincidenza che in Russia nel corso di 30 anni abbiano governato 2 presidenti, poi in poco piu’ di 2 anni ne siano cambiati ben TRE. Ed è proprio in questo periodo che avviene la misteriosa morte di Papa Luciani e la salita al trono pontificio di Papa Karol Wojtyla, ex operaio polacco che prende il nome di Giovanni Paolo II.

Nonostante nessuno abbia mai messo in relazione i due fatti, si può affermare con certezza storica che sia Gorbaciov sia Wojtyla, sono arrivati al potere assoluto attraverso le morti misteriose dei loro predecessori. Entrambi, al contrario, avranno vita lunga e il loro operato – fortemente direzionato contro quella che era una super potenza – porterà allo sgretolamento ed alla distruzione dell’Unione Sovietica e del comunismo.

 

L’insurrezione della Polonia

 

La nomina di Papa Wojtyla diede il via libera ai primi scioperi in Polonia, organizzati da un movimento sindacale. Il Papa diffonde le gesta di questo sindacato – Solidarnosc – in tutto il mondo utilizzando tutti i canali a disposizione dal Vaticano. Ed infatti Solidarnosc (che in altre situazioni sarebbe stato messo a tacere “con le cattive”) acquista sempre maggior forza fino ad arrivare a determinare le dimissioni del generale Jaruzelski e, successivamente, la salita al potere di Walesa, leader di Solidarnosc. Si innesca cosi la prima di una reazione a catena che attraverso recessioni in ogni nazione sovietica, sconfiggera’ una delle due superpotenze mondiali portandola alla distruzione. Infatti, le repubbliche che prima formavano l’URSS (una specie di “Unione europea” ma molto piu coesa) iniziarono via via a dichiararsi autonome ed il castello di carte alla fine è crollato completamente. Tutto cio’ e’ stato permesso da Gorbaciov, quell’uomo che, anch’esso salito al potere dopo morti misteriose, portava avanti una politica caratterizzata ed identificata da due parole a forte presa che tutto il mondo inizio’ a ripetere: Glassnost e Perestroika (riforme e trasparenza, slogan ben oliati che verranno usati successivamente in molti altri paesi del mondo).

Potrebbe essere sensato pensare (o almeno provare a farlo) che senza la cassa di risonanza fornita dal Vaticano alle proteste e quindi alla “recessione” della Polonia dal blocco sovietico, il solo Gorbaciov non sarebbe stato in grado di portare al crollo il sistema comunista strutturato a livello mondiale.

Insomma: Scacco matto al comunismo in due mosse.

 

Probabilmente una simile ricostruzione dei fatti è molto fantasiosa nei suoi collegamenti. Pero’ risulta anomalo (molto anomalo) che in un mondo come quello di oggi dove l’informazione ridondante lascia emergere solo il sensazionalismo e la dietrologia, in un informazione fatta di giornalisti sempre a caccia dello scoop per il quale si sbizzarriscono in ipotesi bislacche per un qualsiasi avvenimento (il trionfo della dietrologia), sembra anomalo che NESSUNO ha avuto il coraggio di presentare un’ipotesi come questa basata inconfutabilmente su avvenimenti storici, così come nessuno si è instradato in una direzione che semplicemente avvicinasse i due fatti.

Possibile che nel corso di questi 30 anni non si sia mai considerata l’ipotesi della morte di Papa Luciani arrivata da chi voleva Wojtyla pontefice massimo? Televisioni, giornali, scrittori etc ancora oggi continuano a ripetere ossessivamente le stesse (devianti) ipotesi riguardo la morte di Papa Luciani: se la morte sia stata naturale o violenta e, nel caso fosse stata violenta, questo sarebbe dovuto (secondo una versione fortemente demagogica e a forte impatto popolare) al “braccio cattivo” del Vaticano che non voleva Papa Luciani per via delle sue tendenza verso una chiesa più giusta e più povera.

Secondo quest’ultima ipotesi sarebbe normale chiedersi se il conclave successivo abbia eletto un Papa piacente al “braccio cattivo” o uno che volesse seguire la stessa linea di Papa Luciani. Se – dato che ne ha ripreso il nome – voleva seguire la stessa linea, perche’ in questo caso le spietate forze oscure non lo hanno eliminato come il predecessore? Se si adotta l’ipotesi che la morte è originata “da dentro” il Vaticano, la risposta che ne consegue è che se il successore di Papa Luciani non ha avuto la sua stessa significa che non si è comportato allo stesso modo. Quindi la domanda da farsi è: cosa ha fatto Wojtyla che non avrebbe fatto Luciani?

Tra tutte le risposte possibili, quella piu’ importante è che Papa Wojtyla ha combattuto il comunismo a livello mondiale prodigandosi in una battaglia sotterranea, per la quale un’altra persona non sarebbe stata la persona adatta (per diversi motivi).

Se il pontificato di Papa Wojtyla è stato orientato per gran parte verso la Polonia, anche in maniera molto sbilanciata, vi era un motivo ben preciso che veniva coperto presentando questo aspetto come una cosa normale date le origini polacche del Pontefice. Oggi confrontando l’operato di Benedetto XVI dovremmo renderci conto che, in confronto, l’attuale Papa non parla praticamente mai della sua terra di origine.

Se si vuole provare ad immaginare chi sia stato a volere a tutti i costi Wojtyla sul trono Pontificio, proviamo ad immaginarlo tenendo presente 2 cose: il fatto che Wojtyla con il suo pontificato ha dato un fortissimo contributo al crollo del sistema sovietico ed il fatto che nello stesso periodo ben due morti misteriose si verificavano in Russia  portando alla ribalta Gorbaciov che avrebbe rottamato l’Unione Sovietica.

 

La prova del nove

 

Questi fatti potrebbero essere una coincidenza; per avere una maggiore attendibilità si potrebbe fare quella che in aritmetica si chiama “prova del nove”, una prova non assoluta ma che se sbagliata significa inequivocabilmente che la moltiplicazione è sbagliata.

Proviamo a considerare un altro elemento di fronte agli occhi di tutti e che non ha mai avuto una spiegazione convincente: Ali Agca e l’attentato al Papa.

Nel caso in cui l’Unione Sovietica, attraverso il potentissimo servizio segreto russo, veniva a sapere di un piano simile a quello ipotizzato, viene da chiedersi cosa avrebbe fatto. Si può supporre che inizialmente la cosa sarebbe stata snobbata ma poi, vedendo stava prendendo una brutta piega, la considerazione sarebbe cambiata ed il KGB sicuramente avrebbe messo in atto una contro mossa, magari utilizzando le stesse “maniere” anche se tradizionalmente i russi sono meno “dolci e astuti”. Ad un certo punto, ecco partire dalla Bulgaria (che non ha mai avuto alcun attrito con il Vaticano) un cittadino turco assoldato dai servizi segreti bulgari che da sempre rappresentano il braccio fedele dell’URSS. Il “lupo grigio” cerchera’ in extremis di fermare il disegno mondiale già in atto, cercando di uccidere il Papa, ma il suo piano fallisce e i colpi di pistola feriscono in maniera non mortale Papa Wojtyla. Anche in questo caso le spiegazioni fornite riguardo la motivazione per cui un agente dei servizi russi/bulgari abbia cercato di uccidere Papa Giovanni Paolo II, sono banali. L’attentato in Piazza S. Pietro (e forse anche la sparizione di una bambina, Emanuela Orlandi) molto probabilmente non sono altro che gli ultimi tentativi di un sistema che vedeva vacillare le sue basi a causa della religione e della voglia del nuovo. La prova del nove ci dice che non è certo che sia sbagliato.

 

Dietrologia? forse per questa ipotesi non è appropriato parlare di “dietrologia” perchè i fatti storici sono di fronte agli occhi di tutti. E’ anche lecito pensare che questi fatti siano stati casuali ma almeno il privilegio del dubbio dovrebbe essere concesso. I media, nelle loro ricostruzioni dovrebbero evitare di tacere riguardo questa strana coincidenza che ha visto Gorbaciov e Wojtyla arrivare al potere grazie alle morti misteriose dei loro predecessori. Questi due uomini, saranno artefici di uno dei più grandi cambiamenti politici nella storia dell’umanita, paragonabile al crollo dell’Impero Romano.

 

In conclusione, sono convinto che possa essere ragionevole credere che sia UNA GROSSA INGIUSTIZIA NON INCLUDERE IL NOME DI PAPA LUCIANI NELLA LISTA DEI MORTI PER LA DEMOCRAZIA

destabilizzazione

Chissà quale nome ha in codice e quale colore ha dato la Cia alla “rivoluzione” iraniana.

In Georgia, per cacciare via Sevardnadze e mettere al suo posto Saakasvile assai più servile dell’ orgoglioso ex Ministro agli Esteri di Gorbaciov, si diede vita ad una operazione denominata “Rivoluzione delle Rose”.

In Ucraina l’operazione Cia si chiamò “rivoluzione arancione” e si vedevano in tv enormi attendamenti di colore arancione, abitate da dimostranti vistiti di arancione, che agitavano stendardi arancione. Qui come in Georgia la ciambella riuscì con il buco ed il candidato filooccidentale ottenne la ripetizione delle elezioni e la vittoria.

C’è stata una rivoluzione dei “tulipani” in Kirghizistan anche questa coronata dal successo del filooccidentale che poi si è installato al potere con il novanta per cento dei voti (non controllato da nessuno).

Qualche ciambella però è venuta senza buco come in Birmania dove sono stati inquadrati e mobilitati i monaci buddisti contro il regime che non permette penetrazione degli interessi americani.

Abbiamo anche avuto la recita dello stesso copione in Bielorussia con la rivoluzione dei “Jeans” ed in Mongolia, in Serbia, dappertutto gli americani ed i loro alleati hanno ritenuto di dover destabilizzare governi e nazioni considerati se non veri e propri stati-canaglia perlomeno non funzionali al loro dominio imperiale.

In occasione delle Olimpiadi fu intensissima la mobilitazione dei seguaci del DalaiLama per avvelenare alla Cina il successo internazionale e destabilizzare il Tibet teatro di pogrom di monaci armati dalla Cia contro i civili cinesi.

Esistono teorie e manuali su questa strategia adottata dagli Usa in alternativa ai bombardamenti ed alle occupazioni militari che a volte risultano troppo costosi. Teorici come Gene Sharp hanno scritto manuali che propongono ed analizzano le sequenze di una destabilizzazione dalla denunzia dei brogli alla disobbedienza civile elle manifestazioni di piazza agli assedi dei Parlamenti e dei Governi.

La giustificazione dei movimenti di rifiuto del responso elettorale e di denunzia dei brogli e richiesta o di ripetizione delle elezioni o di immediato riconoscimento del leader della “rivoluzione” è sempre la stessa: difesa della democrazia e della libertà, lotta al tiranno o ai tiranni, rinnovamento in senso filooccidentale dello Stato.

Se analizziamo le conseguenze che si sono registrate dove questi movimento hanno avuto successo notiamo la massiccia penetrazione di multinazionali e di interessi stranieri e la svendita delle risorse locali al mercato oligopolistico. In Iran l’operazione Cia-Mossad è stata eseguita da maldestre maestranze capeggiate da Maussavi. Questi, ad urne ancora aperte, si è autoproclamato vincitore e ha dato il via a violente agitazioni dei suoi seguaci con assalti ai negozi ed alle banche e falò nelle pubbliche piazze. Una vera e propria insurrezione contro il responso elettorale mancata ma che sarà ampiamente sfruttata dal potentissimo apparato massmediatico occidentale per gridare al regime che si macchia le mani di sangue e che organizza la repressione. Le urla di brogli elettorali non sono convincenti ed il broglio non viene invocato da tanti opinionisti dell’occidente che si limitano a sottolineare la delusione o la sconfitta di Obama per la riconferma di Ahmadinejad e quanto possa essere sgradevole il regime iraniano.

Israele ha già ribadito al mondo intero la sua proposta di distruggere l’Iran prima che possa dotarsi di armamento nucleare e molti incitano l’Occidente a menare le mani, a liquidare l’autonomia della nazione persiana. Credo che questa “rivoluzione” frutto di collaudate e sofisticatissime metodologie di penetrazione e rovesciamento non riuscirà dal momento che non si potranno sfruttare situazioni come quelle date dai sentimenti antisovietici delle repubbliche caucasiche e l’Occidente è sempre più nudo e smascherato nella sua voglia di potenza e di sopraffazione. 
PietroAncona

http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/ www.spazioamico.inotes http://it.wikipedia.org/wiki/Gene_Sharp 
http://www.nuovimondi.info/Article1346.html 
http://www.resistenze.org/sito/te/po/ci/poci8d29-003024.htm

http://www.eurasia-rivista.org/cogit_content/articoli/EkEyEpAlyAYgkhZJKN.shtml

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