Set 13, 2012 - Articoli da conservare    No Comments

Un piano per destabilizzare l’Italia

Un interessante passaggio del libro “La Politica nel Cuore – Segreti e bugie della Seconda Repubblica” * Paolo Cirino Pomicino

UN PIANO PER DESTABILIZZARE L’ITALIA?

Il 3 settembre del 2006 compio gli anni. Sono ancora ricoverato al San Matteo di Pavia. Viene a farmi gli auguri Luca Josi, amico recente ma di grande qualità. Josi era agli inizi degli anni novanta il segretario dei giovani socialisti. Uomo di grande cultura, strinse ben presto un intenso rapporto con Bettino Craxi. Un rapporto fatto di stima reciproca e di un comune sentire dei problemi di un Paese come il nostro e del movimento socialista nazionale e internazionale. Quando vennero i giorni bui, il giovane Josi non abbandonò Craxi. Anzi la sua amicizia si cementò in un’analisi culturale e politica sempre più intensa. Era con Bettino quando questi uscì dall’Hotel Raphael e gli squadristi di destra e di sinistra gli lanciarono le monetine.
«Con Bettino spesso provavamo a ragionare guardando “oltre il giardino”» mi dice Luca. «Erano pensieri in libertà che ascoltati in quegli anni da un interlocutore maldisposto (più o meno la quasi totalità) avrebbero provocato un sorriso di compassionevole ironia per la loro natura, apparentemente, giustificazionista. Ci dicevamo che era finita una guerra mondiale. Eh sì, la guerra fredda è stata una vera e propria guerra mondiale e l’Italia, involontariamente, ne era stata terra di frontiera militare e politica. Noi, poi, la precedente guerra, la Seconda, l’avevamo pure persa (dettaglio che, abitualmente, si scorda). Certo nella divisione della storia eravamo cascati bene. Contrariamente alle speranze nutrite per molti anni dalla classe dirigente che oggi ci governa, aveva vinto l’Ovest e questo fu per tutti noi un gran bene. Eppure coloro che avevano guidato il popolo italiano nella direzione giusta e contribuirono a far cadere quel muro ci rimasero sotto, perdendo la vita o l’onore.» Vai avanti, gli dico io. E lui non si fa pregare. «Chiunque perde» continua «ha sbagliato. Soprattutto se è al potere. E le classi dirigenti degli anni Ottanta, tra tantissimi meriti, alla fine fallirono perché non ebbero la capacità di reagire e contrastare la cosiddetta rivoluzione giudiziaria con tutta la sua fragilità e inadeguatezza. Forse per capire quello che è accaduto con Mani Pulite, allora, bisogna partire da lontano.». Io ho tempo, scherzo dal mio letto d’ospedale. E, dopo una pausa e un sorriso, Josi riprende il racconto.
«Con la fine della Seconda guerra mondiale» dice «gli Usa compresero che non potevano ripetere l’errore commesso alla fine della Prima, quando i vincitori umiliarono la Germania favorendo il revanchismo tedesco e la scalata al potere di Adolf Hitler. Questa volta bisognava finanziare la ricostruzione dei paesi europei, stringendoli in un’alleanza militare ed economica cementata dai comuni valori di libertà e di fede nell’economia di mercato.»

Una scelta giusta e lungimirante, gli dico.
«Certo» mi risponde. «Ma in cambio gli Usa assunsero l’egemonia sugli scambi commerciali e imposero la signoria del dollaro, unica moneta di riserva per tutto il mondo. Anche quando gli accordi di Bretton Woods saltarono con il blocco della convertibilità del dollaro in oro, nell’agosto del 1971, la scelta fu solo americana.» È vero, ma in politica lo scambio è strumento naturale, in particolare quando poi aiuta la democrazia, gli faccio notare. «Non c’è dubbio» concorda lui. «Ma Bettino se ricordava questi fatti non era per negare il contributo dell’America al radicamento della libertà e della democrazia minacciata dal comunismo internazionale. Anzi, la scelta nel sostenere l’installazione dei missili Cruise in Italia agli inizi degli anni Ottanta era proprio legata a quelle sue profonde convinzioni. I Cruise furono l’inizio di una crisi strisciante dell’Unione Sovietica che incominciò proprio in quel momento a capire che non poteva sostenere più lo sforzo finanziario per contrastare la potenza militare americana. La scelta di Bettino fu molto apprezzata dall’amministrazione americana e dalle sue strutture militari e di intelligence.» E allora? lo interrompo. Qual è il punto?
«Il punto è che molti pensano che bastò l’episodio di Sigonella in cui Craxi e Andreotti difesero la sovranità territoriale italiana per far precipitare Bettino nella considerazione delle strutture militari e di intelligence americane» continua Luca. «Ma non è così. In realtà, fallito il comunismo, sospese le paure planetarie orizzontali, era necessario per un lungo concorso di ragioni, riordinare il terrore in senso verticale. Dall’est-ovest al nord-sud, così che tanti interlocutori, anche politici, funzionali al primo scenario diventavano incompatibili con il secondo. Per questo dopo la caduta del muro di Berlino i vecchi nodi vennero al pettine: Andreotti diventò mafioso e Bettino il principe dei corruttori, secondo una tecnica dell’infangamento mediatico che si andava affinando e che mostrava una certa efficacia rispetto a metodologie più cruente. In realtà Andreotti e Craxi erano pezzi che non servivano più alla nuova scacchiera strategica che si andava definendo. Vuoi che te la traduca grossolanamente?» Proviamo, lo invito.
«E allora diciamo così» prosegue Luca. «L’Europa, e dentro di essa l’Italia, sembrava non aver fatto tesoro del passato e si affacciava alla nuova epoca emotivamente libera da qualunque impegno. Come se si fosse esaurito un mutuo della storia, gli alleati degli Usa si presentavano smemorati a questo appuntamento. Erano, infatti, gli anni dell’euforia in cui si parlava di una Europa unita e con una unica moneta che sarebbe nata da lì a poco (occorreranno altri dieci anni) e che, abbracciata al Giappone, avrebbe dato vita al primo mercato al mondo. 
E così dall’altra parte dell’oceano si alimentava un ragionamento pragmatico e ineccepibile: vi abbiamo liberati, curati, cresciuti e protetti. Per fare tutto ciò milioni di americani si sono sacrificati nel mondo con loro le loro famiglie e i nostri contribuenti. Al termine della Terza guerra mondiale, quella fredda, anziché mostrarvi fedeli, leali e riconoscenti amici di una guerra combattuta, un’altra volta, per la vostra libertà, vi siete rivelati degli aggressivi, combattivi e sleali concorrenti delle uniche guerre rimaste in circolazione: quelle commerciali.» Erano queste le riflessioni di Bettino? «Egli diceva che per l’America esisteva un assioma: il diritto internazionale è di chi ne paga l’applicazione. L’attuale condizione internazionale è il frutto della vita dei nostri uomini, dei nostri soldi, delle nostre scelte. La vostra libertà dunque esiste nel perimetro della nostra e delle nostre convenienze. Un popolo, però, che subisce queste strane condizioni può vivere col sentimento della riconoscenza e della lealtà, ma rischia di scadere nella sudditanza o ancor peggio, nel dominio se non tenta di contrapporsi duramente a questa teoria della sovranità limitata. E così fu per i partiti di governo e mal gliene incolse. Ti posso raccontare di Woolsey?»

James Woolsey capo della Cia?
«Proprio lui. Il 3 febbraio 1993 l’Ansa da New York lanciò la notizia che la Cia di Bill Clinton guidata da R. James Woolsey era favorevole allo spionaggio industriale a vantaggio delle aziende americane. Dieci anni dopo nell’aprile del 2003 lo stesso Woolsey, parlando agli studenti californiani, spiegò che la sua Cia aveva spiato gli europei perché erano corrotti e corruttori. E quando li prendevamo con le mani nel sacco, continuava Woolsey, andavamo dai governi che cercavano di corrompere e scoppiava lo scandalo. Lo sai cosa mi sembra?»

Una specie di confessione.
«Ma sì, una confessione postuma sulle radici di Tangentopoli. Tieni presente che il sistema di ascolto americano Echelon nato nel 1947 è oggi sostituito da alcuni programmi operativi gestiti dalla Nsa (National Security Agency), come per esempio la Information Awareness Office (Iao) alla cui guida ritroveremo per qualche tempo l’ammiraglio John Poindexter, lo stesso che gestì, da parte americana, i giorni di Sigonella.»

Mi stai fornendo dati documentali su ciò che ho già in parte scritto nei miei due libri precedenti sull’origine di Tangentopoli, dico a Josi, sempre più incuriosito.
«Ma queste sono letture macro. Poi c’è la storia minima» riprende Luca. «Una storia che è divertente inanellare solo per divertirsi tra suggestioni e coincidenze. Il 15 marzo 1992 l’allora ministro dell’Interno Vincenzo Scotti e il capo della polizia Vincenzo Parisi lanciano l’allarme per un piano di destabilizzazione delle nostre istituzioni. Tra i dati riferiti nella circolare di Parisi c’è l’intrusione notturna negli uffici del Senato della commissione parlamentare che indagava sullo scandalo Bnl Atlanta-Iraq.
«Tra il 1990 e il 1993 vengono visitati da intrusi notturni uffici e abitazioni di circa trenta politici tra cui molti uomini di governo (Martelli, De Michelis, Formica, Mannino, Carli, Mastella) oltre che Forlani e Craxi senza che mai venga asportato nulla. Piccoli segnali intimidatori e di ricerca dati o semplice-mente dimostrativi come quello in cui furono rubate al capo della polizia Vincenzo Parisi nel gennaio del 1991 le sue pistole d’ordinanza. Il vecchio Parisi dice subito che “la nostra azione disturba certi settori che vorrebbero fare dell’Italia una terra di nessuno”. 

Ancora oggi, però, la sua deposizione su quella vicenda è secretata nella cassaforte della commissione Stragi.
«Agli inizi degli anni Novanta vengono aperti a Milano gli uffici dell’agenzia investigativa americana Kroll, mito del mercato mondiale del business dell’intelligence, spesso funzionale allo spionaggio industriale americano e alla sua strategia di monitorare alcune attività finanziarie dei protagonisti della vita politica ed economica dei paesi alleati.

«Il 2 giugno del 1992 viene organizzata dalla British Invisible una crociera sul Britannia. Ci sono, come racconterà Giulio Tremonti a Maria Latella nel luglio del 2005, i massimi esperti inglesi delle privatizzazioni e poi Mario Draghi, Nino Andreatta, Giovanni Bazoli, Luigi Spaventa, Paolo Savona.

«Tra il 1990 e il 1992 c’è un andirivieni per l’America sconcertante. Vanno e vengono Mario Segni, Claudio Martelli, Gianni Di Gennaro, Antonio Di Pietro, Giorgio La Malfa, il cui Partito repubblicano esce dal governo Andreotti nell’aprile del 1991 e attiva dal settembre di quell’anno una violenta campagna elettorale con maximanifesti murali in cui si inneggiava alle proprie “mani pulite”. Sono gli anni in cui si affacciano le inchieste giudiziarie e il sistema maggioritario tanto caro agli americani. Tutta la classe dirigente italiana, che aveva vinto la battaglia della storia, viene criminalizzata dalla procura di Milano. Tangentopoli, insieme col nuovo sistema elettorale maggioritario, sdogana comunisti e fascisti e consegna a essi il governo del paese.

«Nel 1995 Antonio Di Pietro ritorna negli Stati Uniti su invito del noto Michael Ledeen, che all’epoca lavorava per la società Bear Stearns di Park Avenue a New York interessata alle privatizzazioni.»

Verrebbe da chiedersi perché la deposizione di Parisi è ancora secretata nella cassaforte della commissione Stragi, dico io.
«Sì. Ma questi sono solo piccoli spunti di una mole di eventi ben più impressionante» conclude Luca «che producono un po’ di stupore in chi crede che le scalate e i complotti si compiano solo per mettere le mani su qualche quotidiano. In gioco c’erano ben altre opportunità:

«a) le privatizzazioni delle aziende pubbliche italiane per centinaia di migliaia di miliardi di vecchie lire, cosa puntualmente avvenuta;
«b) l’indebolimento dell’Europa del dopo Maastricht che si apprestava a fare l’euro contrastando così la signoria del dollaro nella stagione della globalizzazione;
«c) l’americanizzazione dell’Italia, del suo sistema politico e la sua sostanziale subalternità a una dimensione finanziaria che non ha certo a Foligno la sua City.»

Insomma, non c’era più spazio per le «ambiguità» di una Sigonella, dico io. E in questa strategia offensiva di circoli finanziari angloamericani si inquadrano logicamente anche i crescenti attacchi contro la Chiesa cattolica portati avanti da ambienti protestanti e dai maggiori mass-media statunitensi e inglesi. Sembra quasi il tentativo di una egemonia «gramsciana» di un capitalismo finanziario e protestante che cerca di imporre il governo globale di un pensiero unico. L’arrivo sulla scena di Walter Veltroni è la conclusione di quel processo iniziato con Tangentopoli e che mira, appunto, a fare dell’Italia un satellite americano.

«E guarda caso…» m’interrompe Luca.
Sì, guarda caso la candidatura ufficiale di Veltroni al Partito democratico arriva alcune settimane dopo che la solita agenzia Kroll, la società americana delle spie a contratto, ha fatto trapelare attraverso La Stampa di Torino l’ipotesi di conti correnti intestati a D’Alema. Ma io insisto: molti degli indizi di questo processo sono contenuti negli atti della commissione Stragi ancora inspiegabilmente secretati. È lì che possono esserci elementi e indizi sulla nostra sicurezza nazionale e sullo stravolgimento della nostra democrazia. Non vogliamo fare dietrologia ma vedremo se qualcuno si opporrà ancora alla pubblicazione di quegli atti.

«È probabile che si opporranno ancora» risponde Luca. «Una sera mentre sembrava contemplasse le coste italiane Bettino mi guardò quasi come se rincorresse un pensiero che lo attanagliava. Vedrai, mi disse, oggi tocca a noi ma ben presto toccherà agli ex comunisti e la strategia sarà sempre la stessa. Non potendo esserci una rivoluzione, in un paese della Comunità europea, la nuova ghigliottina giacobina sarà ancora l’abbraccio tra l’informazione e il potere giudiziario. La prima ti criminalizza e ti blocca, il secondo ti taglia la testa e l’onore. Oggi questa sembra essere una sin troppo facile profezia, ma dieci anni fa era la naturale conclusione di un ragionamento che svelava il disegno di potere del nuovo pensiero unico nella stagione della globalizzazione. Le stesse tecniche le vediamo applicate oggi in alcuni paesi dell’ex Unione Sovietica, dalla Georgia all’Ucraina, dal Kazakhstan al Turkmenistan. È il trionfo del moralismo dei corrotti per conquistare sempre più denaro e attraverso di esso sempre più potere.»

Era sera e nonostante i miei tentativi di trattenerlo Luca si congedò lasciandomi con le sue suggestioni e quelle di Bettino. Per me che ero stato invitato nel 1991 da Carlo De Benedetti a far parte di questo scellerato disegno, più che suggestioni quelle erano verità, nient’altro che verità, ma non ancora tutta la verità. Bisognerà leggere le carte della commissione Stragi e della commissione di inchiesta su Bnl-Atlanta, se si vorrà dare una mano alla traballante democrazia italiana ripristinando un pez¬zo di storia da troppo tempo tenuta nascosta.

Un piano per destabilizzare l’Italiaultima modifica: 2012-09-13T13:08:00+00:00da fab_kl

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