La deforestazione mondiale e la crescita perpetua

zzz-42

PERCHE I PAESI POVERI DOVREBBERO RIMANERE POVERI PER RIPULIRE L’ARIA CHE NOI CONTINUIAMO AD INQUINARE??

Non sarebbe forse giusto dare loro un compenso direttamente proporzionale al mantenimento delle foreste equatoriali?

Le Nazioni Unite spendono miliardi per mantenere il patrimonio UNESCO ma le foreste equatoriali non sono anch’esse patrimonio dell’umanita? È tempo che le nazioni unite decidano di fare fatti concreti contro la deforestazione e smetterla con le CHIACCHIERE che non toccano le multinazionali.

È altamente scorretto oltre che senza risultato, pretendere che paesi come l’Indonesia o il Brasile continuino a rinunciare ai profitti derivanti dalla deforestazione per permettere ai paesi industriali di continuare ad inquinare sempre di più.

FIRMA LA PETIZIONE PER RISARCIRE GLI INDIGENI

(Purtroppo il sito Change.org fa di tutto per oscurare questa raccolta di firme che evidentemente da fastidio ai sorosiani)


È altamente egoistico e prepotente chiedere agli indigeni di continuare a vivere nella povertà rinunciando ai guadagni dell’agricoltura, del legname, piantagioni o altri posti di lavoro che potrebbero provenire dalla deforestazione delle loro zone. Per quale motivo questi paesi dovrebbero rinunciare al loro sviluppo senza che i paesi che inquinano l’aria di tutto il mondo risarciscano in modo adeguato chi sacrifica il proprio popolo per ripulire l’aria che altri hanno inquinato e che pretendono di inquinare sempre di più? Chi ha stabilito quali devono essere i paesi da adibire a SPAZZINI DELL’ATMOSFERA??

Sarebbe molto più corretto – ed ecologicamente utile all’intera umanità – monitorizzare per ogni paese la superficie delle aree ricoperte da foreste e fornire un sussidio economico direttamente proporzionale agli ettari di foresta preservati.
zzz-42È del tutto incoerente predicare universalmente la CRESCITA ECONOMICA perpetua, ed al tempo stesso condannare quei paesi equatoriali che per inseguire la crescita economica (quindi maggiori guadagni) ricorrono alla vendita del legname e all’aumento delle terre coltivabili. Terre coltivabili che saranno coltivate – non dimentichiamolo – per produrre prodotti che saranno acquistati proprio dai paesi occidentali ed A COSTO SEMPRE PIU BASSO.

Sono ormai maturi i tempi per cambiare l’approccio con il quale ONU FMI e BM, grazie a politiche economiche e concessioni varie, cercavano di obbligare i paesi del terzo mondo ad avere cura del loro verde affinchè i paesi industriali potessero godere di un tenore di vita sempre crescente.

L’alternativa concreta alla politica delle sanzioni la fornisce il mercato stesso e la sua logica in base alla quale chi ha un bene utile a tutti deve essere ricompensato da tutti. Ecco quindi che invece di minacciare sanzioni governative potrebbe rivelarsi maggiormente produttivo utilizzare le “buone maniere” e ricompensare chi ha cura del verde della terra. Questo potrebbe avvenire in diversi modi che potrebbero essere ricondotti in due grandi gruppi di possibilità: Acquistare i territori ricoperti di foreste o se questo non è permesso dalle normative dei paesi stessi, elargire sovvenzioni attravero governi o ONG affidabili con la certezza che le sovvenzioni giungano agli abitanti delle zone forestali che non vedranno mai sviluppare il loro territorio e saranno condannati a vivere senza elettricità, senza acqua, senza ospedali ecc. ecc.

In questo senso le Nazioni Unite dovrebbero costituire un’agenzia specializzata del tutto simile all’UNESCO, alla quale tutti paesi inquinanti dovrebbero fornire il loro contributo in modo proporzionale al loro inquinamento. L’agenzia ONU in collaborazione con la Banca Mondiale, utilizzerebbero il fondo per acquistare foreste – nel caso le leggi di quei paesi lo permettono – o fornire un contribuito economico annuale direttamente proporzionale agli ettari di foresta mantenuti nella nazione.

BENEFICI:

Il censimento e la monitorizzazione continua della superficie delle foreste – molto meno oneroso dell’attuale certificazione della provenienza dei legnami che prevede la monitorizzazione di ogni albero in maniera che sia possibile stabilire la filiera di provenienza – comporterebbe notevoli risparmi nel bilancio internazionale ma sopratutto fornirebbe una spinta da parte dei governi locali alla conservazione della foresta, in quanto rivestirebbe una forma di attrazione di capitali esteri con un impatto considerevole nella bilancia dei pagamenti.

Le popolazioni indigene vedrebbero migliorare il loro tenore di vita senza distruggere le loro tradizioni e permettendo, a chi lo vuole, di andare a vivere nei centri abitati. 

Le multinazionali vedrebbero ridotta la loro “necessità di accaparrarsi nuovi territori prima che sia la concorrenza a farlo” e sarebbero ben soddisfatte dalla cristallizzazione delle posizioni maturate senza più timore che possa nascere qualche nuova cooperativa che faccia loro concorrenza grazie alle nuove terre provenienti dalla deforestazione.

Last but not least: l’opera delle associazioni ambientaliste sarebbe più facile e raccoglierebbe maggiori consensi senza chiedere ai POVERI DI RESTARE POVERI.

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(Purtroppo il sito Change.org fa di tutto per oscurare questa raccolta di firme che evidentemente da fastidio ai sorosiani)

Qualcuno dovrà mettersi in testa che L’OSSIGENO SI PAGA….

L’Unione Europea – nel caso in cui le Nazioni Unite non siano disposte a creare L’UNESCO per L’AMBIENTE – potrebbe proporsi per avviare un programma ed un’organizzazione attiva in questa direzione e i cui benefici ricadrebbero a cascata in moltissimi settori, primo fra tutti quello dell’emigrazione incontrollata.

Bisogna fare fatti concreti contro la deforestazione e non SOLO CHIACCHIERE che non toccano le multinazionali ed anzi si rivelano utili a strangolare i governi di paesi che detengono le foreste più’ ampie del mondo, portando cosi vantaggi alle stesse multinazionali.

Non possiamo SOLO chiedere loro di rinunciare a milioni di posti di lavoro nelle piantagioni ed alla crescita economica che si rovescia su tutto il paese che deforesta in favore di prodotti ad alto reddito. Le piantagioni che maggiormente sostituiscono le foreste equatoriali sono quelle per produrre le commodity più scambiate al mondo: IL CAFFE ed IL CACAO che per giunta il consumatore occidentale paga pochissimo e la maggior parte di quanto pagato va nelle tasche delle multinazionali e non certo al contadino che lavora la terra.

#anticonsumismo

La deforestazione mondiale e la crescita perpetuaultima modifica: 2019-08-23T19:46:33+02:00da fab_kl
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