25 decembrie 1989

Nel 1989 Nicolae Ceausescu dichiarava che il paese era riuscito finalmente a ripagare il suo debito estero di 10 miliardi di dollari, “grazie al lavoro del nostro popolo”, eufemismo per descrivere feroci privazioni inflitte alla popolazione, senza riscaldamento e a corto di beni di prima necessità. L’ipotesi alternativa di una ristrutturazione del debito era stata respinta dalle banche creditrici. Grecia 2009, vent’anni prima.

Nel 1989 Nicolae Ceausescu dichiarava che il paese era riuscito finalmente a ripagare il suo debito estero di 10 miliardi di dollari, “grazie al lavoro del nostro popolo”, eufemismo per descrivere feroci privazioni inflitte alla popolazione, senza riscaldamento e a corto di beni di prima necessità. L’ipotesi alternativa di una ristrutturazione del debito era stata respinta dalle banche creditrici. Grecia 2009, vent’anni prima.

Tutto il mondo ha seguito, attraverso televisioni e giornali, i fatti accaduti in Romania nel dicembre 1989: la rivolta di Timisoara, l’ultimo discorso di Nicolae Ceausescu con al fianco la moglie Elena, poi la loro fuga, la cattura, il sommario processo e la morte per fucilazione. Poco meno d’un mese e mezzo prima, a Berlino crollava il Muro. Due anni dopo, nel 1991, anche l’impero sovietico sarebbe franato. Semplicistico pensare a una coincidenza e ingenuo credere che sia tutto dovuto al comunismo che avrebbe raggiunto la sua data di scadenza, l’unica interpretazione logica è che tutto sia stato ben congegnato.

51mH4sjrLVL._SX338_BO1,204,203,200_Sono trascorsi oltre vent’anni da quegli episodi e tutto sembrava essere così come ci era stato raccontato in tempo reale. Nient’affatto: l’inganno era, come sempre, legge incontrovertibile. Ma la verità, ancorché infossata dai vincitori, a poco a poco riemerge. Questo libro intende ricostruire i fatti di quel lontano 1989.


 

 

 


Trenta anni fa, il governo socialista rumeno fu rovesciato da un colpo di Stato militare.

L’industrializzazione aveva trasformato la vita di milioni di rumeni durante il periodo socialista. Ma gli anni successivi furono segnati da razionamento rigoroso e carenze frequenti mentre il governo cercava di ripagare il debito estero. I rumeni speravano che la vita migliorasse dopo il 1989. Ma la vita di oggi è molto peggio dei periodi più economicamente svantaggiati degli anni ’80. Un sondaggio del 2010 rivelava che il 63% dei rumeni afferma che la vita era migliore sotto il socialismo. I politici capitalisti rumeni cercano ovunque un capro espiatorio per sfuggire all’incriminazione. Il Financial Times affermava che “la Romania si è evoluta in democrazia e rafforzato i legami coll’occidente unendosi a UE e NATO. Ma la sua transizione fu sempre incompleta”. Ciò che si intende per “incompleto” non viene mai definito.

I comunisti, e in particolare il Presidente giustiziato Nicolae Ceausescu, sono i soliti obiettivi.

Come parte della campagna di demonizzazione, l’ex-procuratore militare Dan Voinea fece una dichiarazione ridicola al Financial Times: “I comunisti rimangono al potere ad oggi, ma senza dirlo”.

Quando i comunisti salirono al potere, espropriarono la ricca nobiltà, i chierici e la borghesia. La terra fu collettivizzata, così come le principali industrie, e l’economia fu pianificata a livello centrale. Milioni di abitazioni furono costruite per i lavoratori e tutti avevano il diritto a un lavoro. Il governo socialista rumeno trasformò una società rurale ed ottenuto grandi conquiste nella produzione industriale. Inoltre, realizzò ciò in pochi decenni mentre era costantemente attaccato dall’occidente. Il racconto capitalistico della storia della Romania ignora i grandi successi del socialismo solo per concentrarsi sui suoi problemi e carenze, molti dei quali originati dalla situazione globale dell’epoca.

Le origini della Romania socialista: l’insurrezione armata aiutò l’arrivo dell’Armata Rossa
A differenza delle rivoluzioni popolari in Russia, Cina, Cuba e altre che portarono al potere i comunisti, il fattore chiave della trasformazione socialista della Romania fu la vittoria dell’Unione Sovietica nella Seconda guerra mondiale. Durante la guerra la Romania era governata da una dittatura militare fascista alleata alla Germania nazista. Il generale Ion Antonescu non era un sostenitore passivo della Germania nazista. Il suo supporto era originariamente basato sui fascisti della Guardia di ferro. Antonescu condannò a morte centinaia di migliaia di minoranze etniche nei campi di concentramento, inclusi ebrei e rom, nonché comunisti. L’esercito rumeno partecipò in modo determinante all’invasione fascista dell’Unione Sovietica, che alla fine causò 27 milioni di morti ai sovietici. Mentre la guerra andava avanti, la resistenza alla dittatura crebbe anche quando i comunisti furono spinti in clandestinità. L’Unione Sovietica iniziò a invertire il corso della guerra, infiliggendo sconfitta dopo sconfitta all’alleanza fascista. Il 23 agosto 1944, un’ampia coalizione antifascista guidata dal Partito Comunista arrestò il dittatore e lo rinchiuse in una cassaforte. Questa insurrezione accelerò l’avanzata dell’Armata Rossa verso Bucarest giorni dopo. L’esercito rumeno cambiò lato e combatté come alleato dell’Unione Sovietica. Come tanti altri paesi dell’Europa orientale, i governi del dopoguerra furono principalmente plasmati dai militari che li liberarono dal fascismo: Unione Sovietica in Oriente e Stati Uniti/Gran Bretagna in occidente. I governi nordamericano e britannico chiarirono che non tolleravano altri governi oltre a quelli specificamente scelti dagli imperialisti nella loro “sfera”. Ciò fu evidente in Italia e Grecia in particolare, dove i militari britannici intervennero direttamente per schiacciare i comunisti, che avevano guidato la resistenza partigiana al fascismo e avevano il controllo di molte aree. Ma invece di un governo capitalista, l’Unione Sovietica supervisionò la formazione di governi socialisti nell’Europa orientale che avrebbero servito gli interessi della classe lavoratrice.
L’Unione Sovietica fu portata sull’orlo della distruzione non solo dai militari tedeschi, ma dalle risorse e capacità industriale di tutta l’Europa continentale. La macchina da guerra nazista si affidò ai militari di Romania, Italia, Ungheria, Slovacchia e Croazia, nonché sui prodotti agricoli e petroliferi dalla Romania. La rinascita fascista era una possibilità troppo micidiale per consentirla nell’Unione Sovietica. Dopo anni di dittatura fascista, non vi era alcun governo “democratico” prebellico a cui ritornare. La monarchia screditata e i partiti borghesi avevano il sostegno dell’occidente, ma proprio tali partiti furono responsabili dell’avvento fascista in Romania. Il sostegno chiave dei sovietici, il cui esercito rimase in Romania dopo la sconfitta dei fascisti, fu dato al Fronte democratico nazionale, coalizione guidata dal Partito comunista rumeno (PCR). Il segretario generale del Partito comunista, Gheorghe Gheorghiu-Dej, era un ferroviere e militante della PCR. Nato nel 1901 iniziò a lavorare all’età di 11 anni, una situazione fin troppo comune per i giovani del tempo. Da parte sua nell’organizzazione degli scioperi nel 1933 fu condannato a 12 anni di lavori forzati. Mentre era in prigione fu eletto nel comitato centrale del PCR. Nicolae Ceausescu, altro leader del partito, era nato nel 1918, e fu apprendista calzolaio a Bucarest a 10 anni. Iniziò presto l’attività rivoluzionaria, ed entrava e usciva dalla prigione organizzando scioperi e sabotaggi contro il governo filo-nazista. All’età di 22 anni, Ceausescu era nella prigione di Jilava quando fu invasa dai membri della Guardia di ferro fascista, che massacrò 64 prigionieri prima che fossero fermati. Nel 1946, quasi 7 milioni di persone votarono per il blocco nazionale democratico. Queste elezioni ebbero il maggior numero di partecipanti nella storia del Paese. Il nuovo governo costrinse all’abdicazione la monarchia reazionaria. Due anni dopo il PCR si un ai socialdemocratici per formare il Partito dei lavoratori rumeno (PMR).

‘Non solo un sogno’; industrializzare una società rurale

I compiti del Paese erano enormi. La produzione industriale fu dimezzata dalla guerra e la popolazione ridotta da 20 milioni a meno di 16 milioni. Più di 700000 erano morti. La stragrande maggioranza della popolazione erano contadini che lavoravano nelle fattorie che aveva un’aspettativa di vita di 42 anni. Immediatamente il governo stabilì un piano di elettrificazione e gettò le basi per lo sviluppo dell’industria. I terreni agricoli di proprietà di una piccola e ricca minoranza furono confiscati e collettivizzati. Castelli e palazzi costosi furono sequestrati dalla nobiltà parassitaria e utilizzati per musei e altre istituzioni pubbliche. Quattro decenni di sviluppo socialista trasformarono la Romania da Paese che importava il 90 percento di macchinari in uno che li produceva. I servizi sociali e l’istruzione migliorarono radicalmente la salute: l’aspettativa di vita aumentò di 30 anni. Furono creati oltre 5 milioni di posti di lavoro e la produzione industriale aumentò di oltre il 650 percento dal 1950. Gli alloggi costituivano una priorità fondamentale per lo Stato. Nel 1980, il governo socialista aveva costruito 4,6 milioni di case. Il quotidiano Scanteia riferiva come un vecchio comunista “sentisse il bisogno di toccare e accarezzare i mattoni dei primi isolati di appartamenti costruiti per i carpentieri, così da convincersi che non erano solo un sogno”. Alle donne incinte e alle madri venivano accordati i diritti che persino i recensori borghesi consideravano “comprensivi e generosi”. Alle donne fu concesso un congedo di maternità completamente retribuito di 112 giorni. E senza alcuna perdita di prestazioni, “alle madri fu permesso di prendere congedo dal lavoro per allevare il bambino fino a 6 anni, oppure potevano richiedere un lavoro part time”. Ancora Paese in via di sviluppo che soffriva di secoli di sottosviluppo, la Romania cercò di diventare Paese di medio sviluppo e ridurre il divario tra esso e l’occidente. Per Gheorghiu-Dej e Ceausescu dopo di lui, era ritenuto necessario ridurre i legami con Mosca per raggiungere tale obiettivo.

amzn.to3hX3AXMDivisione nel campo socialista
Dopo la guerra l’Unione Sovietica impose riparazioni di guerra al Paese (insieme ad altri Stati precedentemente fascisti) per rimborsare parte degli immensi danni di guerra. Sebbene le riparazioni aggregate rappresentassero solo un quinto del costo effettivo della distruzione subita dall’Unione Sovietica, queste riparazioni misero a dura prova la fragile economia della Romania. Ciò probabilmente non migliorò l’opinione pubblica sull’URSS. C’erano ancora truppe sovietiche in Romania e Mosca esercitò un intervento diretto nell’economia con società di capitali Sovrom sulle principali industrie della Romania. La morte di Stalin nel 1953 e i successivi cambi dell’Unione Sovietica approfondirono ulteriormente la divisione. Gheorghiu-Dej e Ceausescu negoziarono l’acquisizione di Sovrom con grandi costi. Ma nel 1955, la Romania ha aderì al Trattato di amicizia, cooperazione e mutua assistenza, noto anche come Patto di Varsavia, coll’Unione Sovietica e altri Paesi del blocco socialista dell’Europa orientale. Allo stesso tempo, i leader della Romania iniziarono a stabilire legami economici coi Paesi capitalisti e imperialisti al fine di ridurre i legami coll’Unione Sovietica. Nel 1958, col sostegno cinese, Gheorghiu-Dej negoziò il ritiro dei soldati sovietici dal suolo rumeno, unico Paese dell’Europa orientale a farlo. Mentre la divisione sino-sovietica divise il blocco socialista tra Mosca e Pechino, Bucarest mantenne la neutralità. Nel 1964 il PMR adottò le tesi di Gheorghiu-Dej che enfatizzavano indipendenza e sovranità nazionali, parità di diritti, vantaggio reciproco, non interferenza negli affari interni e rispetto dell’integrità territoriale. Quando Gheorghiu-Dej morì nel 1965, Ceausescu accelerò il passo verso il nazionalismo. Il PMR si ribattezzò Partito comunista rumeno (PCR) e il Paese divenne Repubblica socialista di Romania per indicare il passo avanti.

Anni ’70 e ’80; la Romania anticonformista volge ad ovest
Gli anni ’70 furono un periodo di enorme crescita e sviluppo per il Paese. Vaste risorse naturali abbinate a concessioni commerciali occidentali e credito estero portarono agli anni più prosperi della Romania dalla Seconda guerra mondiale. Ma in molti modi la leadership del Paese adottò posizioni reazionarie e opportunistiche. L’”indipendenza” proposta da Gheorghiu-Dej e in seguito Ceausescu divenne sempre più alleanza coll’imperialismo USA. La Romania riconobbe la Germania occidentale e divenne l’unico Paese socialista a mantenere relazioni diplomatiche con Israele. Quando la CIA rovesciò il presidente socialista democraticamente eletto del Cile, molti Paesi socialisti interruppero le relazioni diplomatiche. Ma la Romania li mantenne. amzn.to2RTeSBOQuesti passi convinsero il governo degli Stati Uniti che Ceausescu poteva essere influenzato e lavorato fino a un certo punto. Fu etichettato “anticonformista” dalla stampa nordamericana e dai documenti della CIA. Cercarono ardentemente di distanziare la Romania dal blocco sovietico. Nel 1969, il presidente degli Stati Uniti Richard Nixon fece una visita di Stato in Romania, la prima di un presidente degli Stati Uniti in un Paese socialista, tre anni prima della sua famosa visita in Cina. La Romania continuò ad aderire agli accordi finanziari imperialisti, tra cui la concessione di prestiti da Fondo monetario internazionale e Banca mondiale. Gli Stati Uniti salutarono ciascuna di queste mosse, ma a parte i prestiti ad alto interesse non diedero alla Romania nulla di sostanziale in cambio. Ciò che gli Stati Uniti volevano veramente era rovesciare il sistema sociale progressiste e il ritorno dello sfruttamento e dell’oppressione capitalista. Ma il colpo di Sstato del 1989 non avrebbe potuto avere successo senza il cumulo di errori dei leader del Paese. L’oscillare del governo tra i campi imperialisti e socialisti ne fu un esempio. Tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 apparve una serie di crisi che scosse l’economia rumena. Un devastante terremoto colpì Bucarest nel 1977, seguita dalla crisi economica globale. Per gran parte degli anni ’70 il governo rumeno poté esportare materie prime chiave come il petrolio a prezzi elevati. 41pDT4fMfeLMa quando i prezzi crollarono, improvvisamente la Romania perse una significativa fonte di entrate. Il credito estero che offriva un’interessante via di sviluppo divenne d’ostacolo alla sopravvivenza del Paese. La Romania prese prestiti dal FMI, le cui condizioni erano progettate per schiavizzare i governi nel ciclo del debito imponendo tassi di interesse paralizzanti e grave austerità al popolo. Rimangono uno strumento chiave degli imperialisti oggi che limitano lo sviluppo di un Paese. Per il governo rumeno, il debito estero era diventato una trappola da cui doveva disperatamente lavorare per districarsi. Dall’inizio degli anni ’80, il governo rumeno razionò elettricità, gas, benzina e cibo, la prima volta dal dopoguerra. I beni agricoli furono esportati per pagare il prestito, creando scarsità di alcuni prodotti alimentari come carne e latte. La gente arrivava a casa nel freddo invernale solo per rimanere senza calore dopo poche ore. Anche le trasmissioni radiotelevisive furono limitate per conservare energia. Furono anni difficili per il popolo rumeno. Altri Paesi come Polonia ed Ungheria che sottoscrissero prestiti simili non poterono pagare gli interessi. La Romania rimborsò il capitale. Nel frattempo le riforme capitaliste nell’Unione Sovietica foraggiarono i reazionari in Europa orientale. Allo stesso tempo, la guerra fredda culturale occidentale continuò attirando in particolare i giovani nel campo socialista con la propaganda capitalista.

Dicembre 1989 e il colpo di Stato militare
Nell’aprile 1989, il governo rumeno dichiarò il Paese libero dal debito occidentale. La Grande Assemblea Nazionale decretò il divieto di assumere ulteriori crediti esteri. Eppure il razionamento di cibo ed energia è continuò. Forse questo fu uno sforzo per sostenere ulteriormente l’economia, ma tali misure di austerità erano autolesionistiche. Queste decisioni dei leader del Paese non poterono che isolare ulteriormente gran parte della classe lavoratrice. I media imperialisti colsero ogni segno di malcontento nel blocco socialista. Lo stesso fece il governo degli Stati Uniti, che finanziava organizzazioni controrivoluzionarie in Europa orientale dalla fine della seconda guerra mondiale. Gli imperialisti studiarono attentamente ogni manifestazione. 3mI8GupUn documento della CIA classificato nel 1987 delineava una serie di possibili situazioni che avrebbero portato alla caduta del governo rumeno, vista la prospettiva del prossimo inverno. Incredibilmente, uno degli scenari di tale “pezzo invernale” si svolse esattamente due anni dopo: in tale scenario, un gruppo di lavoratori in sciopero istituiva un’organizzazione nazionale per coordinare le proteste. Gli oppositori “pragmatici” do Ceausescu l’avrebbero rimosso col supporto della Securitate o dell’esercito. Il nuovo governo avrebbe tolto le restrizioni su cibo ed energia per placare la maggioranza dei lavoratori. Invece di uno sciopero in una grande fabbrica, i disordini sorsero attorno a un chierico reazionario ungherese nella città di Timisoara. E un “Consiglio di salvezza nazionale” non fu formato da alcun gruppo di lavoratori ma dai vertici militari, che iniziarono a operare come consiglio sei mesi prima del colpo di Stato. Timisoara è una città cosmopolita della Romania occidentale vicino al confine ungherese. Nel 1989 c’erano 1,7 milioni di ungheresi che vivevano nella regione. Gli elementi borghesi in Ungheria promossero a lungo la propaganda controrivoluzionaria, compresi presunte rimostranze contro le minoranze ungheresi. Lo sfratto del chierico controrivoluzionario il 16 dicembre suscitò le proteste a Timisoara. Seguirono scontri tra manifestanti di destra e forze di sicurezza, ma ci furono poche vittime. Non vi fu massacro come ripeté la stampa imperialista. Il New York Times pubblicò resoconti isterici di “fosse comuni a Timisoara” con migliaia di persone, e i media ungheresi affermarono che ci furono 60000 uccisi. Tutto ciò si rivelò falso. Le proteste crebbero nel Paese. Il 20 dicembre l’esercito, prefigurando il suo imminente tradimento, si ritirò da Timisoara. Questo fu un vantaggio per la controrivoluzione; folle di persone saccheggiarono il quartier generale del Partito comunista locale. I disordini furono abbastanza gravi per Ceausescu da interrompere la visita di Stato in Iran e tornare nella capitale. Fino a quel momento, il Consiglio di salvezza nazionale controrivoluzionario clandestino era operativo da 6 mesi. Le sue attività precedenti non sono note e ce n’erano numerosi. Il più importante includeva un ex-ambasciatore negli Stati Uniti; un politico caduto in disgrazia che divenne presidente del nuovo governo; e almeno 4 generali, di cui uno in pensione che aveva compito degli attentati contro Ceausescu.
Il 21 dicembre, Ceausescu apparve a una manifestazione di massa a Bucarest. Annunciò aumenti considerevoli dello stipendio minimo, sussidi per i figli e pensioni. Denunciò le azioni a Timisoara di un gruppo che voleva rimettere il Paese sotto il dominio straniero. In quelle che firono parole profetiche, Ceausescu disse: “Alcuni vorrebbero di nuovo reintrodurre la disoccupazione, ridurre il tenore di vita del popolo e smantellare e disgregare la Romania, mettendo in pericolo il nostro popolo indipendente e la nostra nazione”. Il suo discorso fu interrotto dai manifestanti e la sua risposta disorientata al contraccolpo fu pubblicizzata in modo sproporzionato dai media imperialisti. La gente rimase nelle strade e si ebbero scontri con le autorità. La propaganda imperialisti come Radio Free Europe trasmisero false notizie di un “massacro” a Bucarest e il giorno successivo i lavoratori di tutta la città scesero in piazza. Molti che protestavano presentavano legittimi rimostranze accumulatesi negli anni dell’austerità. Ma le proteste passarono rapidamente alle violenze fasciste quando i militari disertarono. La teppa di destra incendiò gli Archivi Nazionali e la biblioteca universitaria. La folla attaccò la casa di Ceausescu, costringendo lui e la moglie Elena a fuggire dalla capitale in elicottero. Il loro pilota li abbandonò su una strada di campagna dove furono catturati. Il CSN guidato dai militari prese il controllo delle stazioni televisive e dichiarò il nuovo governo. I militari, fonte storica della controrivoluzione, erano in contrasto col piano di Ceausescu di integrarli nel lavoro civile. “Per anni”, scrisse l’accademico di destra Vladimir Tismaneanu sul New York Times, “le truppe furono costrette a impegnarsi in attività umilianti come i raccolti e il lavoro manuale per i progetti grandiosi di Ceausescu”. A lungo tenuto a bada dal governo socialista, il terrore della borghesia alzò la testa. Il 25 dicembre 1989, un tribunale militare segreto accusò Nicolae ed Elena Ceausescu di reati inventati che includevano “genocidio” e “distruzione dei valori economici e spirituali del Paese”. Pochi istanti dopo, quando fu condotto a morte, Nicolae Ceausescu cantò l’Internazionale. Lui e la moglie furono giustiziati da un plotone. Il caos è seguito nei giorni seguenti. La leadership del Partito comunista fu imprigionata. I comunisti scomparsi e persino linciati per le strade. Alcuni nella Securitate, la cui origine era contadina, opposero resistenza armata al colpo di stato militare. Furono inseguiti e giustiziati.

61zmrkziWvLPrivatizzazione e povertà, la via statunitense
In pochi giorni il CSN “socialista” mise fuori legge il Partito Comunista. Furono aboliti gli addendum alla costituzione che chiedevano allo Stato di garantire piena occupazione, alloggio ed istruzione. Il governo degli Stati Uniti intervenne rapidamente. Già nel gennaio 1990, Washington incaricò il suo inviato di Bucarest di “intraprendere azioni preliminari per incoraggiare il processo [della privatizzazione]”. Particolare attenzione fu data ai media borghesi. L’ambasciata degli Stati Uniti emise una richiesta urgente di apparecchiature video aggiornate per le stazioni televisive. Le precedenti leggi anticomuniste impedivano al governo americano di fornire direttamente l’attrezzatura. I cabli dell’ambasciata gongolarono su come la controrivoluzione “permise di perseguire, in molti modi finora impensabili, i nostri obiettivi politici fondamentali in Romania”. Uno di tali obiettivi era il dominio della politica rumena sulle norme legali statunitensi. Il piano di lavoro dell’ambasciata prevedeva la distribuzione di 10000 copie della costituzione nordamericana in lingua rumena ai membri del nuovo parlamento dopo le elezioni. Esperti legali statunitensi “consiglierono” la Romania nella creazione della nuova costituzione e dei codici legali. I politici rumeni di recente conio furono preda dei rappresentanti dei partiti politici e delle imprese private statunitensi. Riunioni commerciali ed economiche convinsero i funzionari rumeni che i benefici economici che gli Stati Uniti potevao offrire dipendevano dal nuovo governo che aderiva alla visione nordamericana delle elezioni e dal rispetto dei cosiddetti diritti individuali sfruttando quelli collettivi. L’esercito statunitense, che aveva già programmato contatti militari, avrebbe trasformato le forze armate rumene in corpo “professionale e non politico” basato su una relazione “comandati-comandanti”. All’improvviso, la Romania indipendente e sovrana divenne una neocolonia degli Stati Uniti. Una nuova legge approvò la proprietà straniera degli investimenti al 100%. Le imprese statali, che alimentavano i generosi servizi sociali del Paese, furono vendute a capitalisti stranieri. Era finita la legge che vietava il debito estero.3mNn9FF I negoziati coll’FMI iniziarono nel 1993, coll’obbligo del governo rumeno di immettere la propria valuta nel mercato mondiale, rendendo la Romania suscettibile ai tumulti del capitalismo globale. Nel 1994, metà della popolazione viveva con meno di 160 dollari al mese. I controlli dei prezzi sul cibo furono rimossi. L’inflazione raggiunse il 300 percento. La disoccupazione, che in precedenza non esisteva, perseguitava milioni di persone. Disperate 4 milioni di persone si rivolsero allo schema piramidale chiamato Caritas, autorizzato dal nuovo governo e milioni di famiglie persero un miliardo di dollari. Il leu, la valuta nazionale della Romania, scese a 1748 per un dollaro. La presunta discriminazione delle minoranze etniche fu utilizzata per rovesciare i governi socialisti. Ma i nuovi governi capitalisti si affidarono al sostegno della destra razzista. Violenze fasciste contro rom, ungheresi ed ebrei scoppiarono nel Paese. In un articolo del New York Times del 1993, Henry Kamm descrisse in dettaglio gli attacchi razzisti in rapida ascesa ai rom. Usando un insulto per i rom, Kamm scrisse: “I milioni di zingari dell’Europa orientale sono emersi come grandi perdenti dal rovesciamento del comunismo… Molte protezioni economiche e sociali di cui godevano gli zingari in Ungheria, Romania e Cecoslovacchia crollarono, permettendo òa rinascita del pregiudizio aperto e della persecuzione che segnano la storia dei rom, come gli zingari preferiscono chiamarsi… “

Restaurato il capitalismo, le condizioni sociali si deteriorano
L’obiettivo dei complottardi, nonostante le pretese su “democrazia” e “libertà”, non fu mai migliorare il tenore di vita dei lavoratori rumeni. Per quanto difficili fossero gli anni del razionamento, la qualità della vita dei rumeni oggi è di molto peggiore. Oltre l’85% de contratti di lavoro in Romania ha una paga inferiore al minimo necessario per sopravvivere, anche se i prezzi continuano a salire. Molti hanno lasciato il Paese cercando un futuro economico. Dal 1989 la Romania ha registrato la più alta emigrazione di tutti i Paesi europei: 3,5 milioni di persone fuggirono, oltre 5 volte i morti nella Seconda guerra mondiale. Oggi la diaspora rappresenta un quinto della forza lavoro del Paese. Le società straniere traggono grandi profitti dai salari artificialmente bassi della Romania. La restaurazione del capitalismo ha promesso ricchezza e libertà al Paese, eppure oggi la Romania rimane tra i Paesi più poveri dell’Unione Europea. L’economia e le risorse naturali della Romania furono completamente aperte ai capitali stranieri. Quasi ogni misura industriale che raggiunse il picco tra metà e fine degli anni ’80, raggiunse il fondo dagli anni ’90. Il governo rumeno oggi è fedele all’impero nordamericano. Ora ci sono basi statunitensi nelle campagne e nei porti della Romania. Quando gli Stati Uniti pretesero che tutti i Paesi della NATO contribuissero col 2% del loro PIL, la Romania fu la prima ad aumentare le spese militari. Secondo i resoconti statunitensi, le azioni del governo rumeno dopo gli attacchi dell’11 settembre a sostegno degli interessi statunitensi furono “troppe per essere elencate”. Quando il governo fu rovesciato nel 1989, molti rumeni guardarono al governo degli Stati Uniti con speranza. Erano convinti che gli anni dell’austerità fossero finalmente finiti. Alcuni credevano che ora anche loro avrebbero avuto accesso ad abbondanti beni di consumo e stile di vita nordamericano. Tale falsa immagine dell’abbondanza fu intenzionalmente coltivata dagli imperialisti per indebolire il blocco socialista. Se gli imperialisti potevano convincere i lavoratori degli Stati socialisti che gli Stati Uniti erano la “terra delle opportunità”, indebolivano seriamente la stabilità del socialismo. La sconfitta dei socialisti nella guerra culturale fu un fattore importante nel rovesciamento dei governi socialisti. Di fronte al compito scoraggiante dell’industrializzazione delle società agricole, i governi socialisti dovevano inoltre produrre beni di consumo per la popolazione sotto l’embargo tecnologico ed economico e la costante minaccia di annientamento nucleare. Inoltre, dovettero farlo in pochi decenni. La borghesia, d’altra parte, si era arricchita con secoli di sfruttamento capitalistico, come l’asservimento di milioni di africani e indigeni.
La storia non finì nel 1989. La restaurazione del capitalismo in Romania e nell’ex-blocco socialista portò con sé le proprie contraddizioni intrinseche, destinaeo a riaccendere la lotta di massa. Le parole dell’Internazionale socialista, scritte 150 anni fa e tradotte in quasi tutte le lingue, continuano a ispirare la lotta degli oppressi: “La terra sorgerà su nuove basi; furmmo nulla, saremo tutto”.
Lunga vita alla lotta per il socialismo!


 

DOPO TRENT’ANNI, ALLA FINE, LA VERITÀ.

di Enrico Vigna,

Questo lavoro non è, e non intende essere una difesa dottrinale o nostalgica di ciò che è stata l’esperienza storica della Romania socialista e/o l’operato del suo leader N. Ceausescu. Ci sono altri validi lavori e testi che hanno affrontato questo aspetto, sia negli aspetti positivi che nei suoi limiti ed errori. Queste pagine sono semplicemente una documentazione di ciò che è realmente accaduto, attraverso testimonianze e memorie dei protagonisti, i cosidetti “rivoluzionari”. Di coloro cioè, che furono i protagonisti del rovesciamento della Repubblica Socialista di Romania e dell’assassinio di Nicolae e Elena Ceausescu. Una documentazione fondata su materiali, memorie, inchieste giornalistiche, atti processuali che in questi anni hanno portato alla luce le vere ragioni, gli interessi esterni e le regie occulte di chi, al di là dei giudizi politici su Ceausescu e del suo operato, aveva un solo obiettivo e interesse: spazzare via una Romania anomala nel contesto storico di quegli anni di disfacimento e distruzione delle esperiene socialiste dell’Europa orientale, unico paese al mondo ad aver azzerato il proprio debito estero, che trovarono in Gorbaciov, alfiere della cosidetta “perestrojka”, l’alleato e collaborazionista più valido e fondamentale.

E, come sempre nei giochi politici di cambiamenti del potere, le vite umane non hanno alcun valore. In questo caso toccò ai coniugi Ceausescu essere annientati frettolosamente e spietatamente, in quanto erano già stati arrestati, come disse qualcuno…uccisi come bestie. Un atto criminale e illegale, espressione di sentenze barbare medievali.

Vittime in primis di complotti, tradimenti, bassezze umane, opportunismi, congiure e strategie geopolitiche decise a Mosca e Washington, come emerge inoppugnabilmente dai documenti storici qui riportati, più che da un reale rovesciamento, espressione del suo popolo. Che pure aveva motivi di malcontento o rimostranza, ma che, ancora poche ore prima della fine del socialismo romeno, in centomila aveva riempito la piazza di Bucarest.

Sottolineo che ogni citazione, ricostruzione e documentazione di questo lavoro sono tutti di fonti della “nuova” Romania. Giornali, siti, libri, atti processuali, memorie, interviste dei “rivoluzionari” e delle “nuove” istituzioni installatesi nel paese dopo il dicembre 1989.

Augurandomi che possa essere utile a nuove generazioni pensanti, che vogliano e cerchino di pensare con la propria testa. Perché solo cercando la VERITA’ documentata, si può cercare di raggiungere la GIUSTIZIA.

I FATTI

Dopo la caduta delle varie dirigenze socialiste nei vari paesi del blocco socialista, sotto la spinta della “perestrojka” gorbacioviana, restava solo l’anomalia “romena” e il suo ancor più atipico leader Ceausescu, che continuava a difendere le scelte del suo paese fondate su indipendenza e sovranità irrinunciabili, che aveva raggiunto l’estinzione del debito estero, unico paese al mondo. Che, rifiutando il processo di smantellamento della società socialista romena, si appellava a Cina, Corea del Nord e Cuba come esempi storici per fare riforme o cambiamenti, senza abbandonare il socialismo come sistema politico e storico. Inoltre Ceausescu in quei giorni era stato a Teheran per decidere con l’Iran degli ayatollah e la Libia di Gheddafi, la fondazione di una Banca con un capitale di 5 miliardi di dollari ciascun paese, per sganciarsi dal cappio della Banca Mondiale e dal FMI, e poter accordare a interessi minimi, prestiti solo ai paesi poveri e in via di sviluppo, e unicamente per investimenti allo sviluppo e non per i consumi.

Queste cose insieme, sicuramente furono determinanti per decretare la sua condanna a morte, al di là dei suoi errori o storture politiche. In quegli anni posizioni simili non potevano essere accettate dalle potenze occidentali e dal loro cooperante Gorbaciov.

E’ ormai dimostrato con certezza che la progettazione del colpo di stato non fu pianificata a Bucarest, né in nessun’altra città rumena, ma a Budapest, che fu per anni asilo dei presunti dissidenti rumeni. È qui che la cospirazione è stata incubata e avrebbe potuto rimanere inattiva o disintegrata se non fosse stato per l’intervento dei nuovi e potenti cambiamenti internazionali, in primis il lancio della politica della cosidetta “perestrojka” e il suo connubio di interessi in quella fase con quelli USA. Così come è ormai documentato, alla Francia fu delegato il compito all’interno del golpe di coordinatore operativo tra le varie componenti. Lo dimostra anche il fatto che una sola TV, oltre a quella romena era presente sul campo a riprendere e divulgare le varie fasi dell’operazione.

Non va dimenticato che negli stessi giorni un altro avvenimento internazionale si stava svolgendo: l’aggressione statunitense a Panama, dove occupato il paese e rapito il suo presidente Manuel Noriega, un ex agente CIA non più utile al nuovo presidente USA G. Bush, egli stesso ex direttore CIA, fu definita dagli Stati Uniti una semplice operazione di polizia internazionale, che lasciò però sul terreno 2000 panamensi uccisi. E non va dimenticato che a Malta poco prima si erano incontrati Bush e Gorbaciov e nell’agenda dei lavori vi erano anche Romania e Panama come due nodi critici e da “stabilizzare”…Molti analisti e la stessa dirigenza della Securitate romena, avevano monitorato l’incontro e allertato lo stesso Ceausescu e il governo romeno, circa un sospettoso interessamento dei due potenti alla situazione del paese carpatico.

Altri strani fatti avvenivano in quei giorni: giovedì 21 dicembre, in un editoriale intitolato “Romania: notevoli punti comuni“, il New York Times commentava calorosamente, che il ministro degli esteri sovietico Shevardnadze aveva attaccato il governo di Ceausescu. Dove? Ad una riunione della NATO a Bruxelles! Pochi giorni dopo, il 24 dicembre 1989, il ministro degli Esteri USA J. Baker, in una conferenza stampa alla NBC, dette praticamente il via libera degli Stati Uniti per un intervento dei gorbacioviani a sostegno della “rivoluzione” in Romania. Non solo non minacciò eventuali ingerenze sovietiche nel paese, ma al contrario l’ha incoraggiò! Il giornale definì questi intenti comuni, come “un incontro di mentalità orientali e occidentali” che aumentava le possibilità di “ottenere una risposta comune con i paesi orientali“, contro il governo Ceausescu.

Al di là di giudizi positivi o negativi sulla figura e le scelte politiche della Romania socialista, non sempre comprensibili e nitide, sembra offendere la memoria storica del ruolo dell’Armata Rossa sovietica durante la II guerra mondiale, un ruolo significativo e fondamentale nel rovesciamento del vecchio regime. Più di 286.000 soldati sovietici morirono combattendo il regime collaborazionista nazista, insieme ai partigiani rumeni. E nel 1989 un presidente sovietico calpestò tutto questo con una politica scellerata e anticomunista, abbracciando le strategie dello ”Zio Sam”.

Naturalmente, questo colpo di stato ha potuto verificarsi anche perché vi erano stati non pochi errori o forzature da parte del governo, e quindi i golpisti su questo hanno fatto leva, non certo per migliorare il sistema, ma per abbatterlo. Ma la sostanza è che tutte le menzogne e falsità riguardo a repressioni, regime sanguinario, violenze dispiegate, mancanza di consenso popolare, erano semplicemente la preparazione ideologica fatta dai complottasti, per il colpo di stato contro il governo, ma soprattutto contro il sistema sociale del socialismo.
…..

Dopo una primo tentativo di rivolta fallito nella città di Iasi il 14 dicembre 1989, organizzata da un fino ad allora sconosciuto Fronte Popolare Romeno, espressione di una serie di intellettuali locali, che poi saranno in prima fila nel Fronte di Salvezza Nazionaleil quale nove giorni dopo guiderà il cosidetto “processo rivoluzionario” e poi il primo governo “democratico”. Fu un flop in quanto solo pochi gruppi di manifestanti scesero in piazza e furono facilmente dispersi dalla milizia senza eccessiva repressione o violenza.

Timisoara: la miccia del colpo di stato

Secondo i media nazionali e occidentali, al 23 dicembre 1989, il numero delle vittime della Securitate, la polizia del regime, era di oltre 10.000 morti. Secondo l’inviato speciale di El Pais: “A Timisoara, sono state scoperte camere di tortura in cui le facce di dissidenti e leader dei lavoratori erano state sistematicamente sfigurate per impedire che i loro corpi fossero identificatiAbbiamo scoperto una gigantesca fossa comune. …” .Poi, a titolo esemplificativo, ma solo a titolo esemplificativo, diciannove corpi furono esposti di fronte alle telecamere, fianco a fianco, più o meno decomposti. Compreso quello di una bambina sdraiata sul cadavere di una donna, probabilmente sua madre. Si scoprì poi che la bambina si chiamava Christina Steleac,di due anni e mezzo, morta il 9 dicembre per una congestione; mentre quella su cui era stata posta era una annziana alcolizzata, Zamfira Baintan, morta per cirrosi epatica. Tutti estratti da una fossa comune, secondo i giornalisti europei. Grazie alla confessione del custode di un cimitero cittadino, il quale raccontò che i cadaveri a cui si riferivano le immagini erano stati riesumati in tutta fretta dal cimitero dove lavorava e dall’Istituto medico legale, qualche giorno prima. Disse inoltre di aver raccontato la verità a molte persone, tra cui anche alcuni giornalisti stranieri,ma nessuno aveva voluto dargli retta.

Il 22 dicembre, l’agenzia francese AFP parla di 4.632 cadaveri di vittime della rivolta del 17- 19 dicembre, “uccisi con proiettili o con la baionetta.Altri arrivano anche a 7.614 manifestanti uccisi . Non si capisce come abbiano potuto fare un conta così precisa, nel corso di una rivoluzione. Alla TV La Cinq, Guillaume Durand ha dato alla cifra di 4.630 corpi un “record tristemente ufficiale“. Su Inter France, il corrispondente della stazione tv, annunciò a sua volta la certezza della scoperta di 4630 cadaveri a Timisoara: “4630 cadaveri, avete sentito bene, in una fossa comune!” . Quattro volte durante questo diario, la cifra di 4.630 cadaveri fu citata senza che sia mai stata indicata alcuna fonte. In Libération del 23/12/1989, un titolo su due pagine riportava 4.630 cadaveri; era accompagnato da un editoriale di Serge July intitolato “Macelleria”. Si leggeva: “Timisoara liberata scopre una fossa comune, migliaia di corpi nudi appena riesumati, infangati e mutilati, prezzo insopportabile della sua insurrezione“.

A Timisoara alla fine si contarono ufficialmente 93 vittime, NON 12.000. Dato stabilito dal ministero della Sanità del nuovo potere “rivoluzionario”. Nessuno di questi Media ha mai fatto autocritica o chiesto scusa alle vere vittime della “rivoluzione romena”. Probabilmente la Romania era considerata una palestra per i giornalisti “inseriti/embedded” del “pensiero dominante /mainstream”, in vista delle menzogne poi fabbricate per la Guerra del golfo, per la Jugoslavia, per la Libia, la Siria, l’Ucraina, il Donbass e così via…che ad oggi sono costate ai popoli aggrediti centinaia di migliaia di morti. QUESTI SI’ drammaticamente VERI!

Il 16 dicembre la scenario si apre a Timisoara, la motivazione riguarda un pastore calvinista ungherese Laszlo Tokes, che da mesi conduceva una dura propaganda e proteste pubbliche nella sua chiesa contro il governo socialista. Nel pomeriggio davanti alla sua casa, da lui chiamati si radunano alcune centinaia di manifestanti, che pacificamente bloccano la strada e la circolazione di autobus e tram, ignari che tra loro agivano alcune squadre di agenti provocatori professionisti, che in modo pianificato attuano attacchi a sedi, istituzioni, luoghi di riferimento delle forze comuniste in vari quartieri della città, cercando una risposta violenta e dissennata della Milizia, che non avviene, anche per un attento ruolo svolto dalle Milizie Patriottiche locali, formate da civili, operai, studenti e militanti di partito o sindacali. Il pastore era stato privato del diritto di avere un appartamento statale per legge in quanto sacerdote, e accusato di incitamento all’odio etnico, per questo fu proposta la sua espulsione, accusando la stessa Ungheria di essere dietro a queste proteste.

Con la vittoria dei golpisti il pastore è stato ringraziato con un posto da parlamentare, in quanto nel frattempo aveva fondato, divenendone presidente onorario, l’Unione Democratica Magiara di Romania (UDMR/RMDSZ), partito nato nel dicembre 1989, da cui fu poi espulso dallo stesso, perché propagandava l’ambizione di riprendere il controllo totale della Transilvania, per poi unirsi all’Ungheria con lo scopo ultimo di formare la grande nazione ungherese (comprendente anche parte dei territori circostanti di Serbia, Croazia, Slovenia, Austria, Slovacchia, Ucraina).

La “Securitate” (Servizi di sicurezza) romena non si era sbagliata sul suo conto!

Poi il 17 dicembre gli scontri si inaspriscono e dopo alcuni assalti di gruppi di provocatori a sedi statali e di Partito, che cercano di incendiarne la sede, a unità della milizia, questa risponde e si verificano alcuni morti e feriti. Da quel momento l’esercito si posiziona nella città per riportare l’ordine. Va sottolineato che fino a quei tragici fatti, le manifestazioni coinvolgono al massimo duemila persone in una città che contava allora oltre 350.000 abitanti.

Poi, dopo la tragica “finzione cinematografica” di centinaia di corpi lasciati per le strade, morti o mutilati, rivelatasi e ammessa poi dagli stessi golpisti, come una messa in scena portando cadaveri dall’obitorio per strada, la popolazione, aizzata da provocatori e agenti che gridano a un massacro perpetrato dalle forze governative, in alcune decine di migliaia scendono in piazza guidati dagli stessi agenti autori dell’inganno e assaltano le istituzioni locali ( notare bene che si sta parlando sempre del 10/20 % della popolazione cittadina) .

Il 19 dicembre, gli inviati del governo centrale cercarono un dialogo, andando a visitare le fabbriche della città e incontrando delegazioni dei manifestanti per trovare un accordo e far cessare gli atti di violenza, ma le frange più oltranziste, che agivano all’interno del piano preordinato di destabilizzazione totale, cosa che non conoscevano i manifestanti onesti, non accettarono alcuna mediazione. La situazione era bloccata ed esplosiva.

Il 20 dicembre Ceaușescu tenne un discorso in televisione, nel quale condannò i fatti di Timișoara, considerandoli un atto di intervento straniero nella sovranità romena e dichiarò il Coprifuoco Nazionale, chiamando ad una manifestazione popolare a Bucarest per la difesa della sovranità e indipendenza nazionale il giorno dopo, a cui parteciparono centomila cittadini. Nella stessa giornata si compì il colpo di stato e il rovesciamento violento e pianificato del governo socialista.

Nel frattempo anche in alcune altre città minori, gruppi di manifestanti scendono in piazza organizzati da personaggi che poi si riveleranno dopo, essere agenti coordinati da una regia guidata dai “perestroikisti” moscoviti, dalla CIA e con gli agenti ungheresi come operativi di prima fila.

Intanto Radio “Voice of America” e Radio “Europa Libera”, “note nel mondo per imparzialità e indipendenza”…, affiancati dalla Radio Budapest dall’Ungheria, investirono i romeni con notizie ossessionanti minuto per minuto, che parlavano di massacri, morti, violenze brutali dei miliziani a Timisoara e in tante altre città romene, tutte menzogne come poi si è potuto verificare, a parte gli scontri e le vittime degli scontri in quella città, in nessuna altra città vi erano situazioni o proteste dispiegate nelle piazze.

Il giornalista E. Hurezeanu di Radio Europa Libera: “…C’è un numero di vittime che, direi corrispondono già ai dati inviati, ma per i quali non avevo una conferma, ora colleghi britannici della BBC World Service confermano oltre 60.000 vittime…”.

Radio Budapest: “…70.000 morti dal 17 dicembre, inizio della rivolta di Timisoara…”.

La campagna mediatica era ormai scatenata e investiva la popolazione romena minuto per minuto con notizie sconvolgenti e drammatiche. Un linciaggio mediatico dei coniugi Ceausescu, come parte fondamentale del copion, la parola sangue era citata costantemente in ogni notizia, la TF1 francese affermava: “ Ceaucescu, soffriva di leucemia e doveva cambiare il suo sangue ogni mese, giovani che erano stati prosciugati del loro sangue sarebbero stati trovati nella foresta dei Carpazi … Il Vampiro Ceaucescu, sembra impossibile da crederci? Sono stati trovati a Timisora, e non sono gli ultimi. …Dracula era un comunista!…”.

Si parlava di “genocidio”, “fosse comuni”, foto di bambini uccisi in braccio alle loro madri, stragi, “donne incinte sventrate”, “torture”, “corpi bruciati nei crematori“. Si riferiva di “camionisti del regime, che trasportavano metri cubi di corpi, che erano stati giustiziati con colpi alla testa dalla polizia segreta di Ceausescu, per eliminare eventuali testimoni.“…Ci sono stati 70.000 morti in pochi giorni. Su TF1, Gérard Carreyrou lanciò un appello per la formazione di brigate internazionali pronte a “morire a Bucarest“. Menzogne, menzogne, menzogne.

Secondo le memorie di un partecipe al rovesciamento di allora, attraverso la rivolta di Timişoara, un gruppo di alti ufficiali scontenti o emarginati dalle leve del potere, con intellettuali anticomunisti e politici ancora legati alle forze nazifasciste della “Guardia di Ferro”, sconfitti nel 1945, tramava da anni per scatenare un colpo di Stato nel paese. Come risulta dalle dichiarazioni e dalle documentazioni, rivelate negli anni successivi al dicembre ’89, l’atto eversivo era in preparazione sin dal 1982 ed era stato pianificato di sperimentare proprio Timisoara, come epicentro del tentativo di rovesciamento del governo socialista.

Tra i cospiratori, per gli apparati militari il responsabile era il generale Victor Stănculescu, che faceva parte della cerchia più vicina a Ceaușescu e che godeva della piena fiducia del presidente romeno. Secondo varie fonti fu lui a far cadere Ceausescu nella trappola preparata a tavolino: convinse il presidente a tenere un comizio pubblico, il 21 dicembre, di fronte alla sede del Comitato Centrale del PCR, nella piazza Gheorghe Gheorghiu-Dej. Chiamate a “difendere la Romania socialista”, centomila persone risposero alla appello. Ma questo invece di rivelarsi un punto di forza del governo, fu un regalo ai cospiratori, che per loro stessa ammissione, mai sarebbero riusciti a coinvolgere quel numero di persone in piazza.

 

 

21 dicembre 1989, per ii socialismo

Nella piazza e intorno ad esso, agenti professionisti strategicamente collocati tra la folla che applaudiva il discorso, improvvisamente iniziarono a sparare colpi di arma da fuoco contro la gente: la folla, a partire dai lati iniziò ad agitarsi e a tentare di disperdersi.Qui ci fu il maggior numero di morti di tutta la “rivoluzione”, civili uccisi spietatamente dai rivoluzionari che dicevano di volerli liberare!

Nel caos generale, altri partecipi al colpo di stato, urlavano tra la gente la falsa notizia che la Securitate stava loro sparando addosso e che bisognava iniziare la rivoluzione contro Ceaușescu, chiedendo di unirsi alla rivolta. La stragrande maggioranza dei cittadini scappò via dalla piazza che venne presa in pugno dai rivoltosi, trasformando il raduno, nel vero e proprio inizio della rivoluzione contro il dittatore.

Intanto contemporaneamente in altre città aizzati dalle radio della CIA, che trasmettevano in diretta le notizie di una strage dei securisti contro la popolazione che era andata protestare, notare bene che i centomila erano stati radunati dal Partito Comunista e dalle forze governative, la gente sgomenta scendeva in piazza contro queste stragi, in mezzo alla gente i golpisti organizzati ovunque in squadre, urlavano slogan anticomunisti e anti-Ceaușescu come «Giù il dittatore!», “Basta comunismo, sì alla libertà”, «Noi siamo il popolo, giù il dittatore!» o «Timișoara! Timișoara!». Poi improvvisamente comparirono migliaia di bandiere della Romania con lo stemma comunista tagliato. Molte furono le vittime per colpi di pistola, accoltellamenti, o travolte dai veicoli militari.

Il 22 dicembre i fautori della rivolta ormai penetrati nelle più alte sfere dello stato romeno, da quelle militari a quelle politiche, da quelle sociali all’informazione, corrompono, disponendo denaro in grande quantità e fanno girare notizie sensazionali di repressioni, uccisioni, massacri e soprattutto che è caduta la “dittatura comunista”. Creando nella popolazione, in cui già vi era anche un legittimo malcontento per le difficili condizioni di vita quotidiane, ma anche tra le fila del Partito, dei Sindacati, nella società, un senso generale di smarrimento, confusione, disorientamento. Come ricostruito poi, vi fu un bombardamento mediatico, soprattutto per radio e tv ormai assoggettate, pianificato minuto per minuto in quel 22 dicembre.

Il Palazzo del Governo, del Partito Comunista, dei Sindacati, della milizia, della televisione, le caserme dell’esercito, furono scientificamente circondate da alcune migliaia di persone organizzate con un piano militare prestabilito e assaltate. Mentre nelle direzioni di queste istituzioni cominciava la fuga verso i vincitori dei dirigenti e dei voltagabbana, che, a differenza della popolazione avevano capito e fiutato, che dietro questa rivolta c’erano i potenti del mondo e la vittoria andava in quella direzione. In poche ore il Fronte di Salvezza Nazionale, sconosciuto nel paese fino a quel momento, guidato da Ion Iliescu, divenne il nuovo governo del paese, macchiandosi, come poi è qui documentato, di uccisioni, assassinii, scontri feroci intestini e occupazione totale dei posti, senza alcuna delega popolare legittima.

Ion Iliescu con G. Bush

Ceausecu e la moglie Elena protetti più che altro soltanto da ufficiali e miliziani di base, scapparono con un elicottero, ma ormai isolati da tutto e dai veri patrioti e militanti, anch’essi travolti dagli avvenimenti. Secondo le cronache ora per ora, poi ricostruite da giornalisti e studiosi, in una situazione di vuoto di potere e di caos predeterminato e voluto, furono poi arrestati, sottoposti ad un processo farsa in una stanza anonima di una caserma vuota e fucilati brutalmente in campagna il 25 dicembre. Forse per non dover o poter rivelare chi, e cosa c’era dietro quel colpo di stato, in apparenza improvviso e spontaneo, in realtà da TUTTI i documenti emersi nel tempo, come aveva giustamente denunciato Ceausescu, il quale chiedeva di essere processato pubblicamente e davanti ai lavoratori, in verità era una ingerenza e aggressione straniera al paese.

Uno dei motivi trascinanti e coinvolgenti gli umori della piazza era legato alla propaganda sui numeri delle vittime assassinate dal regime. Le radio CIA citate sopra, ossessionavano mediaticamente la popolazione e all’estero diffondendo cifre spaventose: parlavano di decine di migliaia di morti, di cui almeno 5000 nella sola Timisoara. Esperti professionisti televisivi riprendevano e diffondevano immagini di morti assassinati nelle strade, la famosa finzione dei morti portati fuori dagli obitori o di cadaveri appena seppelliti nei cimiteri, fosse comuni, uomini torturati e donne violentate dai miliziani e securisti del regime.

Alla fine, secondo i dati del ministero della Salute rumeno, i morti saranno 1104 (di cui solo 93 a Timișoara, 20 dei quali avvenuti dopo il giorno della cattura di Ceauşescu) e 3321 i feriti. Complessivamente la maggior parte delle vittime saranno comunque a Bucarest, con 564 morti (di cui 515 dopo il 22 dicembre), la maggior parte vittime della spietatezza dei golpisti, che come ricostruito e qui documentatoe, spararono sulla gente nella piazza nel comizio di Ceausescu.

Una regia di alto livello e scientificamente preparata in dettagli persino nuovi rispetto ad altri golpe. I cui registi non potevano certo trovarsi tra poche decine di cospiratori romeni di basso lignaggio sia militare che intellettuale, dati i loro curriculum professionali.

Un dato “curioso” ma significativo: il primo atto del nuovo governo golpista fu di abolire la legge, senza alcun referendum o legittimità di alcun tipo, con un semplice decreto, della Costituzione romena che vietava alla nazione di contrarre debiti con l’estero.

Il noto dissidente russo Vladimir Bukovskij negli anni 2000, dopo aver potuto accedere e visionare gli archivi sovietici del 1989, dichiarò che sia Iliescu che altri leader del cosidetto FSN erano agenti del KGB di Gorbaciov, e che proprio Iliescu era il diretto referente di Gorbaciov in Romania e che la presunta “rivoluzione rumena” del 1989, in realtà fu un complotto scientificamente pianificato dall’estero.

Altro dato “interessante” tutti i leader del colpo di Stato si spartirono successivamente, la maggior parte dell’industria rumena, 300 di questi “rivoluzionari per la libertà del popolo romeno, loro dopo divennero possessori di una ricchezza paragonabile all’intero Prodotto Interno Lordo della nazione.

Va sottolineato che nonostante accurate ricerche e indagini dei “rivoluzionari”con le chiavi dello stato e delle banche romene, che accusavano i “dittatori” Ceausescu, di avere sottratto 400 milioni di dollari… furono scoperte le “fortune” di tre libretti di risparmio per i loro figli! Null’altro.

La stessa popolazione che aveva di fatto accettato lo stato delle cose prodottosi, già nel 1990 iniziò a rendersi conto di come in realtà erano andate le cose, cominciando nel gennaio e nel giugno ’90, le prime rivolte violente a Bucarest contro i nuovi governanti “liberatori”, che furono represse col sangue e violenza brutale, le famose “mineriadi”.

Testimonianze, documentazioni e dichiarazioni dei protagonisti la “rivoluzione romena”.

I “BUONI”

Victor A. Stanculescu

L’era di Nicolae Ceausescu si concluse con un classico colpo di stato militare preparato dai servizi segreti russi e americani, con l’aiuto di ufficiali e personalità romenitra cui il sottoscritto” afferma il generale Victor A. Stanculescu, personaggio chiave degli avvenimenti del dicembre 1989, in un libro di memorie uscito nel dicembre 2009.

Nel suo libro autobiografico “Alla fine, la verità”, l’allora generale dell’esercito Victor Stanculescu (un perfetto Giuda dei tempi moderni), fondamentale protagonista e organizzatore del colpo di stato contro Ceausescu, e che diresse la farsa del processo sommario che si concluse con l’esecuzione, racconta nel suo libro, come tutto fu pianificato insieme ai servizi segreti russi di Gorbaciov e quelli USA. Una testimonianza importante che viene dal cuore degli eventi e che rivela molti dati che il mito della “rivoluzione rumena” insiste nel nascondere. Il giornale romeno Evenimentul Zilei, in una intervista all’uscita del libro sviscera con domande appropriate quanto realmente successe e perché. Nel libro emerge che la teoria della “rivoluzione” fu sempre sostenuta da tutti coloro che hanno poi cambiato la loro casacca in modo immediato, continuando, o tornando ad occupare posizioni prestigiose e posizioni chiave. Servì anche come arma anticomunista, perché faceva pensare alla gente che il motivo della scesa in piazza di decine di migliaia di romeni, come i centomila del giorno del golpe, fosse contro il sistema comunista, quando al contrario, come dimostrano sempre più testimonianze, ciò che il popolo chiedeva e giustamente pretendeva era un riforma del regime e non un cambiamento di sistema. Questo non è solo sostenuto da quel 65% di cittadini romeni, che nel 2018 in un sondaggio, si sono dichiarati nostalgici di Ceausescu e del socialismo, ma testimoniato anche da molte personalità che hanno addirittura partecipato o sostenuto onestamente la rivolta, pensando che avrebbe portato ad un rinnovamento del socialismo.
Il generale Stanculescu rivela che sono stati i servizi segreti russi e americani a progettare il colpo di stato e che è stato lui a guidare gli eventi, poi fu messo Iliescu, come figura civile al potere. Dà anche molte informazioni sul ruolo della CIA nelle varie formazioni dei vari governi rumeni, dal dicembre ’89 e nelle successive elezioni dei suoi presidenti.
In una serie di interviste fatte tra il 2004 e il 2009, con il giornalista Alex M. Stoenescu sul volume “Alla fine, la verità“, il generale Stanculescu racconta tutti i retroscena del colpo di stato del 1989.

“…La caduta di Ceausescu è stata decisa all’estero dai sovietici e dagli americani, ed io ero informato in merito a tutto. Ho avuto anche un appuntamento che ebbe luogo sul lago Balaton, in Ungheria, con il capo del KGB. Sapevo anche che ci sarebbe stato un conflitto organizzato tra l’esercito e la polizia politica, la Securitate “.
“…Nella primavera del 1989, andai in “vacanza” con mia moglie e mia figlia sul lago Balaton, in Ungheria. A questa “escursione” arrivò anche il capo del KGB per l’Europa orientale e il capo dello stato maggiore ungherese, Karpati Ferenc, dove discutemmo del problema “CeausescuIl capo del KGB temeva che la “liberalizzazione” attuata da Gorbaciov non avrebbe ricevuto risposta dai romeni… Ha sempre ripetuto che dovevamo fare qualcosa e collaborare “, ricorda Stanculescu.
Nel settembre 1989 fu contattato dall’addetto militare ungherese a Bucarest, Sandor Aradi: “Mi fu presentato da un ex ufficiale UM 0110 (una sezione della Securitate), come agente con uno straordinario potere di penetrazione in Romania …Aradi mi disse che dobbiamo unirci per uscire da questo casino che si chiama malattia del comunismo“. Più tardi, disse a Stanculescu che, dopo l’appuntamento di Gorbaciov con Ceausescu, il 4 dicembre 1989, quando il presidente romeno lo aveva accusato di “distruggere il comunismo“, il presidente russo dopo essere tornato a Mosca, disse al suo segretario aggiunto: “Questo Ceausescu finirà male“.
Inizialmente, dopo il piano precedentemente concordato con i servizi segreti stranieri, l’azione avrebbe dovuto iniziare nel paese, a novembre, immediatamente dopo il XVI Congresso del PCR.

“ Testimonio che alla fine di novembre siamo rimasti delusi. Non sapevamo chi avrebbe fatto il primo passo. Alla fine i sovietici lo hanno dato “, dichiara il generale.
La collaborazione tra russi e americani è confermata in un altro passaggio. Poco prima degli eventi di dicembre, Stanculescu fece trasferire sua figlia e suo genero dalle strutture operative della polizia politica, la Securitate, in modo che non venissero coinvolti, in quanto fu avvertito dall’addetto militare americano a Bucarest, che la Securitate sarebbe stata spazzata via.
Uno degli altri argomenti che alcune pagine del libro trattano, è in relazione a uno dei grandi misteri della Rivoluzione: chi erano i “terroristi“? Terroristi erano chiamati coloro che avevano sparato contro l’esercito e la popolazione civile, dopo il passaggio dai complotti al colpo di stato. “Il fenomeno terroristico ha avuto due componenti. La componente esterna, sovietica, e la componente interna, di coloro che hanno agito all’interno del complotto… molti ufficiali avevano lasciato la caserme per un pò e poi alla fine sono tornati alle unità. E non è pubblico cosa abbiano fatto durante questo periodo…“, racconta l’ex generale.
Stanculescu ammette che ci sono state unità militari che avevano ricevuto ordini direttamente dal Comitato Centrale ed erano guidate da sezioni militari che avrebbero potuto prendere la difesa di Ceausescu. “…Sapevamo che c’era la possibilità concreta di questo. Molti lo avrebbero fatto, così alcuni ufficiali furono messi in disparte, non concentrati, non mobilitati, non inviati alle manovre, a ruoli attivi, così anche per i riservisti dell’esercito o statali ( tipo le Milizie Patriottiche), sapevamo che tra loro c’erano attivisti lealisti… alcune centinaia di unità furono con decisioni discrete rimosse dai normali programmi …In quei giorni, molti ufficiali militari furono arrestati come “terroristi”, ma essendo i soggetti “infiltrati”nelle piazze e autori delle sparatorie e violenze pianificate, furono poi rilasciati immediatamente. So di almeno 1.015 “terroristi” catturati, identificati con la forza e dopo essere stati fermati, si dichiararono appartenenti alla polizia. Da quel momento scomparirono, svanirono. Il sistema con cui dovevano essere protetti ha funzionato, anche per situazioni di cattura estreme, cioè colti in fragrante di qualche omicidio….Furono dichiarati arrestati per errore…”. Questo metodo fu anche applicato verso gli ufficiali dell’Accademia militare che avrebbero sparato a 38 uomini nella notte dal 21 al 22, sulle barricate di fronte all’Hotel Intercontinental.
L’ex generale fu uno dei protagonisti fondamentali del colpo di stato, come primi atti strategici ordinò di prendere il controllo dei Consigli provinciali del Partito nel paese; poi ordinò il ritiro dei veicoli corazzati di fronte al Comitato Centrale, per ultimo ma decisivo, suggerì ai Ceausescu di scappare con un elicottero, mentendo sul fatto che la folla avrebbe assaltato il Palazzo, mentre la folla fino quel momento era scesa in piazza per difendere il governo. Una regia di tradimento magistrale.
Dopo la “rivoluzione” egli divenne un personaggio di seconda fila, i “civili” come Iliescu e Roman, avevano preso il sopravvento. La seconda opportunità di accedere alle più alte funzioni dello stato gli fu offerta nel 1991. L’ex generale afferma che gli americani lo ricontattarono attraverso l’M16, i servizi segreti britannici. Secondo le sue stesse dichiarazioni, il 2 dicembre 1991, ci fu un appuntamento con due americani in un locale di Bucarest: un agente della CIA e un rappresentante del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti: “Abbiamo una proposta, se sei interessato nel partecipare re alle prossime elezioni presidenziali in Romania ”, fu la proposta. “…Non me la sentii per vari motivi…anche se avrei avuto a disposizione 3 milioni di dollari…”.
Stanulescu fu poi condannato a 15 anni di carcere nel 1999 per omicidio aggravato commesso negli avvenimenti della rivoluzione di Timișoara nel dicembre 1989. Il 20 maggio 2014, dopo 5 anni e 15 mesi di reclusione fu rilasciato con la liberazione condizionale. Morì a Bucarest il 19 giugno 2016 all’età di 88 anni.

Colonnello Paulian Pasarin, capo del servizio di controspionaggio romeno nel dicembre 1989

In una intervista del 2005, del giornale saptamanalulasalt al colonnello Paulian Pasarin, capo del servizio di controspionaggio romeno nel dicembre 1989, rivela come venne prodotto il “simulacro di una rivoluzione per mascherare un intervento esterno “.

Come dice Pasarin, con le sue informazioni privilegiate, ottenute in una posizione delicata della sicurezza nazionale, tutto era iniziato molto prima, dopo la nomina di Gorbaciov a presidente dell’URSS e l’inizio dell’attuazione dei suoi piani per presunte riforme, che in la realtà hanno rappresentato la fine del socialismo europeo e delle conquiste sociali di centinaia milioni di cittadini e lavoratori dell’est del vecchio continente.
Nell’intervista Pasarin sottolinea anche il clamoroso errore politico di Milosevic, che sostenne e supportò il rovesciamento di Ceausescu, forse pensando così di allontanare dalla Jugoslavia, in difficoltà in quel periodo, gli appetiti e le attenzioni delle due potenze in quegli anni alleate.

Ma la storia ha poi dimostrato che il presidente jugoslavo commise un grave errore, a meno di motivazioni oscure mai da escludere in storie di servizi segreti. I predoni non riconoscono né l’amicizia, né l’umanità né, tanto meno, la pace, ma solo il dominio, l’arrognza e la depredazione,
infatti pochi anni dopo Milosevic e il suo popolo ricevettero la stessa medicina di Ceausescu e dei romeni, e forse in quel momento comprese quale sbaglio aveva commesso.

In questa intervista, Pasarin poco prima della sua morte, dichiara che: ”…nel dicembre 1989 non vi fu alcuna rivoluzione, ma che gli eventi che portarono al rovesciamento di Nicolae Ceausescu e l’esecuzione di questi e di sua moglie, Elena Ceausescu, furono pianificati molto prima dall’Unione Sovietica e dagli Stati Uniti…”.
“…A proposito di ciò che è accaduto nel 1989, posso dire la verità, perché ho conosciuto il volto invisibile dei fatti, ma non userò mai il termine “rivoluzione”, perché non è successo nulla di simile e spiegherò perché… Era noto molto prima, quello che sarebbe successo. C’erano informazioni nei servizi di informazione, e non di semplici possibilità, ma di previsioni reali… indagini avevano concluso che certi gruppi cercavano posizioni dalle quali si poteva sparare come cecchini. In questo senso, è bene ricordare che tutte le vittime della folla che sono scese in strada nel dicembre 1989 sono state colpite dai tetti o da posizioni alte, secondo l’indagine balistica della traiettoria dei proiettili… Se la Securitate avesse agito, ci sarebbe stata una carneficina. Dobbiamo dire che l’affermazione che in Romania ha avuto luogo un genocidio e che ci sono stati 62.000 morti, è il prodotto della disinformazione per giustificare un eventuale intervento militare o altra variante umanitaria se i primi piani fossero falliti…tutto fu attuato attraverso piani di disinformazione, false voci, propaganda diffamatoria, attraverso l’Europa occidentale libera e con la mobilitazione di agenti professionali, come accadde a Timisoara o Bucarest, agendo sul malcontento legato alle restrizioni derivanti dal pagamento accelerato del debito estero. A queste azioni parteciparono non solo sovietici, ma anche nordamericani, specialmente nel lavoro aereo e di telecomunicazione…”

Cosa è realmente accaduto a Timisoara: “Parlano tutti di 42 morti che furono uccisi a Timisoara e cremati nel crematorio di Bucarest. Non erano uomini di Timisoara, ma membri delle truppe del comando che spararono contro i manifestanti. Furono localizzati, fucilati e portati all’obitorio. Di tutti, finora nessuna famiglia è arrivata a sostenere di aver bruciato uno dei loro nel crematorio. Erano uomini reclutati anni fa all’estero, ma non si sapeva nulla di loro prima. Furono reclutati e preparati in Ungheria e formati in modo speciale. Furono quelli che portarono gli studenti in strada con la forza. Molti hanno paura di dirlo, ma ho informazioni di prima mano perché le ho raccolte…La prova che tutto ciò è vero, è che gli ungheresi hanno fatto un monumento a questi 42 morti di Timisoara in Ungheria Quindi, come si può vedere, tutto è stato pianificato, essendoci state all’inizio solo alcune manifestazioni spontanee di persone nelle strade, anche se erano occultamente preparate da coloro che avevano organizzato tutto. E questo in modo che la simulazione della rivoluzione nascondesse l’intervento esterno…”.
Paulian Păsărin, dimissionato nel 1990 è morto nel 2007, due anni dopo questa intervista.

Alex Miha Stoenescu

“…come in molti casi, ma soprattutto nel caso di Timisoara, gli atti di violenza sono stati impiegati da alcuni rivoluzionari solo per evitare di chiarire i ruoli dell’intervento straniero nella diversione e le azioni miravano a evitare di gettare ombre sui rivoluzionari, la paura di essere scoperti come compartecipi di un intervento straniero…”.

Stoenescu dopo la rivoluzione romena , ha lavorato come giornalista e poi come capo del dipartimento stampa del ministero della Difesa nazionale. E’ poi stato vice presidente dell’Unione delle Forze di Destra, in seguito ha aderito al Partito Liberale Nazionale, per poi passare al Partito Cristiano Democratico.

 

 

La giunta golpista
La giunta golpista

Il 27 dicembre 1989 il CFSN nomina Petre Roman primo ministro del governo provvisorio e poi, dopo le elezioni del 1990, viene nominato dal presidente Ion Iliescu e dal nuovo Parlamento come primo ministro della Romania, carica che mantiene fino all’ottobre 1991.

Il 16 ottobre 1991 il suo governo fu rovesciato da un intervento dei minatori. È stato anche Presidente del Senato dal 1996 al 1999 e Ministro degli affari esteri dal 1999 al 2000. È stato leader del partito Forza Democratica, che ha fondato dopo aver lasciato il Partito Democratico nel 2003. Attualmente è membro del Partito Nazionale Liberale,

Il 13 giugno 2017 è stato posto sotto processo insieme a Ion IliescuGelu Voican VoiculescuVirgil MăgureanuMiron Cozma e altri, per crimini contro l’umanità.

Procedimento penale in questione, in relazione ai reati di omicidio, prevista dall’art. 188 del Codice criminale, per omicidio qualificato, genocidio, crimini di guerra contro operazioni ed emblemi umanitari, uso di metodi proibiti nelle operazioni di combattimento e riapertura dell’azione penale in questione, in merito alle denunce presentate da un numero di 672 persone il cui scopo è commettere reati contro l’umanità. ( da truth.ro/q06hq8)

 

Ion Iliescu

Allo scoppio della rivoluzione del 1989 assunse la presidenza del Consiglio del Fronte di Salvezza Nazionale (CFSN), organo paravento dei registi il colpo di stato. Iliescu riuscì a convogliare gli eventi del dicembre ’89 nel progetto golpista del Fronte Nazionale, inglobando esponenti anticomunisti e attivisti segreti dei partiti democratici inattivi dal 1947. Mise fuorilegge il PCR (1990) e fu eletto presidente della Repubblica, ma represse con la forza e nel sangue, tutte le manifestazioni di protesta contro i nuovi governanti. Ion Iliescu è menzionato nella relazione del Consiglio d’Europaper complicità nelle attività illegali della CIA in Europa. E’ indicato come una delle persone che sapevano ed erano autorizzate per le carceri di tortura statunitensi, all’Aeroporto Internazionale Mihail Kogălniceanu, base aerea, dal 20032005.

Iliescu è stato ufficialmente accusato di crimini contro l’umanità dal principale procuratore del paese che ha portato a termine un’inchiesta sulla caotica e sanguinosa rivoluzione anticomunista del 1989.

L’accusa ufficiale è arrivata dopo che i pubblici ministeri hanno accusato Iliescu di aver guidato la formazione di un gruppo nel dicembre 1989, che aveva l’obiettivo di procurarsi il potere e una legittimità politica. I pubblici ministeri hanno affermato che, utilizzando la televisione di stato da essi occupata, forniva dichiarazioni false con “ampie e complesse attività fuorvianti di diversione e disinformazione” dopo che Ceausescu era fuggito dalla capitale il 22 dicembre 1989. Utilizzando e alimentando uno schema basato sulla creazione di una generale, inventata “psicosi del terrorismo“, innescando “fuoco fratricida, sparatorie caotiche e ordini militari contraddittori“, che ha portato alla morte di 862 persone e al ferimento di altre 2.150 dopo la partenza di Ceausescu. Con l’utilizzo di circa 13 milioni di proiettili. Anche la condanna e l’esecuzione affrettata di Ceausescu e sua moglie Elena facevano parte del piano perseguito “in un processo penale simulato e illegale“, il 25 dicembre 1989, affermano i pubblici ministeri.

 

 

Gelu Voican Voicolescu

Più volte inquisito da parte della polizia politica della Romania, fu arrestato in tre occasioni (1970, 1977 e 1985) per attività anticomuniste. Partecipò attivamente al colpo di stato del 1989 ed era tra gli inquisitori del processo illegale che portò alla condanna a morte e all’esecuzione capitale dei coniugi Ceaușescu. Fu, poi, ambasciatore in Tunisia e Marocco .

Nel 2017 fu rinviato a giudizio per crimini contro l’umanità.

Victor Savulescu. Ex sindaco di Ploiesti

Il novantenne Victor Savulescu è convinto che: “ quella che oggi viene chiamata Rivoluzione del 1989, era preordinata e che le decisioni fossero prese come misure precauzionali per sfuggire alla rabbia della gente…ma i leader comunisti locali dell’epoca, ebbero la saggezza di ritirarsi, di lasciare il campo, in modo che Ploiesti non fosse bagnata di sangue come accadde a Bucarest o Timisoara…”. Nel dicembre 1989, Victor Savulescu era un ingegnere progettista presso l’Istituto per la ricerca sullo sviluppo di attrezzature petrolifere (IPCUP) Ploiesti, una società che lavorava principalmente per lo stabilimento “1 maggio” a Ploiesti, un colosso industriale, una delle più grandi fabbriche in Europa. prodotto attrezzature per l’industria petrolifera.

Nestor Ratesh. Giornalista romeno

“…Quanto accaduto in Romania tra il 16 e il 22 dicembre 1989 e pochi giorni dopo, continua a creare domande in gran parte della popolazione ancora tormentata per la scoperta della verità di quella “Rivoluzione”. Nestor Ratesh così ha scritto nel suo libro “La rivoluzione violata “.

“…Sta diventando sempre più chiaro che la rivolta popolare è stata preparata, guidata occultamente, presa in consegna, strumentalizzata da un gruppo di potere, e che erano organizzati molto prima della fatale manifestazione della mattina del 21 dicembre, ma anche durante la fuga della famiglia Ceausescu…Così come per quello che è successo dopo, fino all’esecuzione dei coniugi il 25 dicembre 1989. Fondamentalmente, questo gruppo di cospiratori, i nomi più noti sono Ion Iliescu, Silviu Brucan, Petre Roman, Gelu Voican Voiculescu, Virgil Măgureanu, hanno preso il potere presentandosi come un “emanazioni della Rivoluzione”, assumendo il ruolo di leader messianici, per coprire il presunto vuoto di potere creato con la fuga dei Ceausescu. Molte prove convergono nel sostenere che non vi era alcun vuoto di potere, al contrarioE’ ormai chiaro che ciò che è accaduto il 22 dicembre dopo le 12:00, è stato un grande evento destinato a dare legittimità alle emanazioni. Furono concretamente pianificati e meticolosamente messi in pratica, una successione di fatti aggrovigliati, una confusione da cui trassero cinicamente vantaggio i cospiratori, per ottenere la loro legittimità. Si è manifestato in modo preciso attorno alla TVR e con il supporto di alcuni dei suoi dipendenti che, tangibilmente hanno svolto compiti precisi, cosìcome presso il Museo d’Arte, la Metropolitana, la Piazza Romana e l’area della Biblioteca Nazionale. Questa stessa affermazione si basa anche sul fatto che in questi 28 anni trascorsi dalla Rivoluzione, molte prove sarebbero state distrutte, alterate, in modo che non ci venisse mai detto e non possiamo avere un minimo ottimismo riguardo alla possibilità di scoprirlo. Riguardo alla completa verità sulla Rivoluzione e al perseguimento di coloro che, al fine di consolidare la loro posizione, hanno deliberatamente inviato a morte almeno 1000 persone….”.

Stefan Frumuşanu

Dal libro di Stefan Frumuşanu “Chi ha ucciso mio figlio?” (Humanitas PH, Bucarest, 2015) “…offre, tra le altre cose, un quadro desolante della miseria umana e morale e delle concomitanze criminali tra i rappresentanti del gruppo di potere Iliescu, Roman, Rodica Stănoiu e gli altri da loro installati tra il 1992 e il 2005, con una chiara missione: nascondere la verità sugli avvenimenti delle “mineriadi” nel ‘90. Costoro sono gli ex procuratori generali o vice generali della Romania Mihai Ulpiu Curechianu, Vasile Manea Drăgulin, Mircea Criste, Joiţa Tănase, Samuila Joarză e, ovviamente, i loro subordinati. L’assalto alla giustizia istituito e completato nel parlamento rumeno nel 1989 è stato completato. E ancora oggi è così, poiché gran parte dei politici di oggi sono profondamente legati alla catena di bugie, menzogne, crimini commessi dal potere complottista, emerso dopo il 22 dicembre 1989, dalle ore 12. Speriamo di scoprire in un tempo non millenario la verità sulla Rivoluzione del 1989. Essi certamente operano per l’ulteriore propagazione della menzogna….”.

Comunicazione della Procura generale della Romania. 18 Dicembre 2018:

L’ufficio di informazione e pubbliche relazioni presso la Procura della Repubblica presso l’Alta Corte di Cassazione e di Giustizia, a seguito dei comunicati datati 8 febbraio 2017, 18 dicembre 2017, 2 aprile 2018 e 17 aprile 2018, è autorizzato a informare l’opinione pubblica. Con l’ordinanza del 18.12.2018, i pubblici ministeri della sezione del procuratore militare della Procura, inclusa all’Alta corte di cassazione e giustizia, nel fascicolo penale genericamente intitolato “Rivoluzione rumena del dicembre 1989“, ordinano l’avvio dell’azione criminale contro gli imputati Ion. Iliescu (membro e presidente CFSN), Gelu Voican Voiculescu (membro CFSN ed ex vice primo ministro del governo della Romania), Iosif Rus (ex comandante dell’aviazione militare) ed Emil (Cico) Dumitrescu (ex membro CFSN), nei capi di imputazione per crimini contro l’umanità, prev. dell’arte. 439 lit. a, g, iek C.p….

L’ordine per l’avvio dell’azione penale è stato comunicato agli imputati.

Bucarest 18 dicembre 2018

 

 

FINO A QUI I BUONI, gli amici dell’occidente: democratici

Qui i “CATTIVI”: i comunisti, i Ceausescu

 

 

 

 

N. Ceausecu arrestato nel 1936 dai fascisti e nel 1989 con Elena C. dai golpisti democratici

“…Tuttavia, quando lo lasciammo di fronte al muro, il suo atteggiamento fu sorprendentemente dignitoso. Ad alta voce gridò “Lunga vita alla Repubblica socialista di Romania e all’indipendenza! Morte ai traditori! La storia ci vendicherà!”, Dopo di che iniziò a cantare l’l’Internazionale…”.

Questa la testimonianza di Dorin Carlan uno dei soldati del plotone di esecuzione, che eseguirono l’ordine di giustiziare Ceausescu chiarisce che, in alcun momento, mai, il presidente romeno perse la dignità od abbandonò i suoi principi: “Per la strada verso il muro (Nicolae ed Elena Ceausescu) a volte persero la forza, in alcuni momenti furono sostenuti dai miei camerati. In un primo momento, credettero che li stessimo portando all’elicottero, finché non capirono la situazione. Quii vidi Nicolae Ceausescu come uomo, non come Presidente, con i suoi occhi bagnati dalle lacrime, tuttavia, quando lo lasciammo di fronte al muro, il suo atteggiamento fu sorprendentemente dignitoso. Gli uscì una lacrima, poi piangendo disse: “ Viva e lunga vita alla Repubblica socialista di Romania e all’indipendenza! Morte ai traditori! La Storia ci vendicherà!”, Dopo di che iniziò a cantare “l’Internazionale”. E mentre cantava ”…Alzatevi voi forzati della vita. Voi dannati della fame. Su…”. In quel momento morì.”.
Il soldato Dorin Carlan, racconta anche come avvenne materialmente l’esecuzione, senza troppe cerimonie, praticamente a distanza ravvicinata, e che il capitano Boierul Ionel e il sergente maggiore Gheorghiu Octavian spararono all’improvviso a una distanza di un metro, un metro e mezzo, e il resto dei soldati li seguì: “Non me ne resi conto, ma nei pantaloni e sugli stivali avevo tracce di ossa e sangue”.

Precedentemente, prima dell’esecuzione, durante il processo farsa preparato ai Ceausescu nella base militare di Tirgoviste, chi faceva la parte del farsesco pubblico ministero, chiese a Nicolae Ceausescu: “Dovresti dirci perché non rispondi alle nostre domande, cosa te lo impedisce? ”. E Ceausescu rispose, con assoluta fermezza: “Risponderò a qualsiasi domanda, ma solo nella Grande Assemblea Nazionale Popolare, davanti ai rappresentanti della classe operaia, dico al popolo che risponderò a tutte le sue domande, tutti dovrebbero sapere cosa succede qui. Riconosco solo la classe operaia e la Grande Assemblea Nazionale, nessun altro”. Proprio quello che non volevano i golpisti: che nessuno sapesse cosa succedeva, impedire a Ceausescu di rivolgersi al popolo, di denunciare il complotto e impedire così l’abbattimento del socialismo.

“…Davanti aun colpo di stato…non rispondo a coloro che hanno chiamato gli eserciti stranieri nel Paese! Siete una banda di traditori della patria, in combutta con gli stranieri…avete provocato e organizzato il colpo di Stato con le agenzie straniere…”.

Dopo la condanna a morte così reagisce N. Ceausescu: …E’ stata commessa un ingiustizia! Meglio morire in battaglia con gloria totale, che essere schiavi nella nostra vecchia terra…”. Che erano le parole dell’inno della Romania.

Elena Ceausescu: “…No, non ho nessuna dichiarazione! Ho lavorato e lottato per il popolo dall’età di quattordici anni.…e il popolo è il nostro popolo, e noi non tradiamo il nostro popolo. …Non legateci. Lasciateci insieme…insieme abbiamo lottato e insieme moriamo! Se volete ammazzarci, ammazzateci tutti e due insieme, slegati. Non legateci…non c’è alcun bisogno…Voi avete paura del popolo…”.

Pur tra notevoli errori o storture, se ne potrebbero elencare molte, sia a livello di scelte di politica interna che internazionale (alcune indecifrabili e gravi), la Romania non era quello che era stato dipinto nei media internazionali e che divenne poi quasi un opinione generale. Un paese arretrato, arcaico, sottosviluppato, con una popolazione alla fame (certo non navigava nel benessere dispiegato ). Con una dirigenza odiata e disprezzata, sicuramente criticata e spesso non compresa dai lavoratori in alcune scelte, ma già solo il dato che il mattino del 22 dicembre a tre giorni dalla sua condanna a morte, centomila romeni erano a sostenerlo, dimostra che tutto fu deciso da un gruppo di cospiratori e traditori, non solo di Ceausescu ma soprattutto della Romania, del suo popolo e del socialismo, che non poco aveva dato, forse poteva dare di più, certamente.

Il sito internet svizzero 24heures, presente a Bucarest, testimonia che: “…nel giorno del centenario della sua nascita, migliaia di romeni hanno organizzato attività commemorative, a dimostrazione di una crescente nostalgia nei confronti dell’epoca socialista, pur con le sue problematiche. Non uno sparuto gruppo di militanti di qualche partito estremista, ma cittadini comuni, soprattutto persone che quell’epoca l’hanno vissuta e ora, nonostante quanto successo,la rimpiangono…”.

Intervistati da diversi media internazionali, oltre a quello citato, i partecipanti all’omaggio sulla tomba del “Conducator”, spiegavano in maniera semplice ma efficace ciò che li spingeva a ricordare Ceaușescu: “…Non c’era disoccupazione, tutti avevano una casa, i frigoriferi avevano cibo,nessuno era obbligato ad emigrare e lasciare la famiglia. Avevamo la dignità, poveri ma in dignità…”. E ancora: “Gli uomini politici attuali sarebbero capaci di fare quello che ha fatto Ceaușescu? Tutt’altro, non fanno che rubare”.

 

 

Dopo trentanni di capitalismo e privatizzazioni selvagge, la consapevolezza tra i lavoratori e i ceti popolari, è che, se vi erano delle innegabili criticità nel sistema socialista romeno, queste non hanno fatto che aumentare con il passaggio all’economia di mercato, acutizzandosi ulteriormente con l’entrata della Romania nell’Unione Europea. Ceaușescu, al contrario, viene visto, persino in un modo un po’ malinconico, come un icona di un passato glorioso, di una Romania che aveva un peso sul piano internazionale ed un equilibrio interno.

Secondo un sondaggio pubblicato nel 2015 dall’Ires, il 66% dei cittadini romeni preferirebbe Ceaușescu all’attuale classe dirigente, un dato in netta crescita rispetto al già importante dato del 41% fatto registrare nel 2010Il 70% dei romeni, addirittura, ha affermato che ai tempi del “Conducator” si viveva meglio. Ci si potrebbe chiedere com’è possibile una simile nostalgia nei confronti di quello che è stato dipinto come uno dei più sanguinari dittatori dell’Europa orientale?

Le risposte possono essere essenzialmente due: in prima battuta, la propaganda menzognera ha attribuito a Ceaușescu colpe più pesanti di quelle che nella realtà aveva; in secondo luogo, i cittadini romeni hanno capito, provandolo sulla propria pelle, che, se nel socialismo reale c’erano dei problemi (e c’erano), ma questi non hanno fatto che ingigantirsi con il passaggio all’economia di mercato e al capitalismo. Questo naturalmente non riguarda i ladri, approfittatori e criminali arricchitisi con il rovesciamento del sistema socialista, come visto, a partire dai 300 leaders “rivoluzionari” e democratici, citati qui sopra.

Secondo i dati dell’Eurostat,  la Romania è oggi il Paese più povero dell’Unione Europea, con quasi la metà della popolazione che vive sotto la soglia di povertà (il 49.7%, per la precisione), pari a 9.8 milioni di persone sui circa 20 milioni che abitano la patria di Ceaușescu.

Mentre la Romania viene seppellita nella miseria dai vecchi e nuovi cleptocrati, ma democratici e istituzionali, Nicolae Ceausescu e sua moglie Elena sono stati riesumati dal cimitero Ghencea di Bucarest dove erano stati posti segretamente per non farli diventare meta della gente.

L’operazione è stata richiesta e pagata dal figlio Valentin (l’unico ancora in vita) e dopo essere stato accertato che i rsti appartenevano proprio ad essi, sono stati ufficilamente tumulati in una nuova tomba ma insieme, come lo sono stati per tutta la vita. E come avevano chiesto ai loro aguzzini, come ultimo desiderio prima di morire, neanche questo accordato.

 

 

“ L’ultima volta che ho parlato con mio padre vivo, il 22 dicembre, gli dissi che le cose dovevano essere riformate, migliorate, cambiate…”.Così racconta Valentin Ceausescu in un intervista all’IrishTimes.
“…Dal 25 dicembre 1989, giorno della sommaria esecuzione, ora è rimasto in vita solo più lui, a portare il peso e la storia della sua famiglia.
Non ha e non ha mai avuto limousine o ville, e vive in un piccolo sobborgo. Vestito con jeans e un maglione largo, taglia una figura insignificante mentre sorseggia caffè, fuma sigarette e racconta la sua straordinaria storia.
Sono passati decenni da quando Nicolae Ceausescu, suo padre è stato sommariamente processato con una litania di crimini contro il suo popolo e messo a morte a fianco della moglie Elena.
Raramente rilascia interviste e rimane fuori dai riflettori. Ha una piccola cerchia di amici intimi e ha lavorato nello stesso Istituto di fisica atomica per circa 40 anni.
Seduto nel suo bar preferito a Bucarest, Ceausescu ricorda il suo ultimo incontro con suo padre vivo quella sera nell’edificio del partito: ” Gli dissi che le cose dovevano essere riformate, migliorate, cambiate. Gli dissi che che le cose dovevano cambiare dal giorno successivo, se ci fosse stato un giorno successivo“.
Valentin Ceausescu pensa che suo padre abbia giudicato erroneamente la minaccia che stava incombendo, credendo che fossero solo manovre dei russi di Gorbaciov.
Ma non c’erano solo i russiLe cose erano completamente diverse…”
In quei giorni, Valentin portò la sua allora fidanzata, che ora è sua moglie, fuori da Bucarest e rimasero a casa di un amico mentre divampava la rivolta. Fu arrestato il 25 dicembre, lo stesso giorno in cui i suoi genitori furono ammazzati. “Quella sera fui portato in un complesso militare e ho visto il processo e l’esecuzione in televisione. Ero lì con l’ufficiale comandante e forse un altro ufficiale. Non li ho guardati “, afferma Ceausescu. “Mi vergognavo, mi vergognavo di essere romeno. . .Non si tratta di come si trattano i propri leader, non c’entra niente. È difficile da descrivere, ma ho avuto questa sensazione mentre guardavo, che era una specie di cosa sporca. . . che è stato una depravazione fare quello. “
Valentin Ceausescu fu incarcerato per otto mesi e poi rilasciato, in un paese che stava già mettendo in dubbio la vera natura della sua “rivoluzione”.
Insieme a molti altri romeni, Valentin crede che: “ un gruppo di cospiratori in opposizione alla leadership di suo padre e per cercare un profitto personale, hanno complottato per impadronirsi del potere sotto la copertura delle proteste, usando unità dell’esercito loro complici, per seminare un caos sanguinoso in tutto il paese prima di presentarsi come il “Fronte di Salvezza Nazionale. I membri dell’FSN e i loro alleati, in tutti questi decenni hanno sistematicamente bloccato ogni tentativo di scoprire cosa è realmente accaduto nel 1989.
Non è stata una rivoluzione o un putsch, lo descriverei come un caos organizzato, con il Cremlino di Gorbaciov e altri governi dell’Europa orientale e occidentale, che hanno elaborato i piani per scacciare mio padre….È stato orchestrato dalle persone che hanno poi preso il comando“, dice.
Non avevo un rapporto personale con questi. Non mi sento tradito da persone che non conosco davvero. Nessuno dei miei amici mi ha tradito. Mi sono sempre stati accanto, così come tanta gente semplice…E’ in gran parte grazie a questi, che non ho mai considerato di lasciare la Romania per sempre, nonostante abbia studiato per un periodo a Londra per imparare l’inglese fluente….”.

Valentin è sempre stato lontano dalla politica e afferma di non aver mai temuto per la propria incolumità durante il caos della rivoluzione o le sue conseguenze.
Ceausescu pensa che un cambiamento pacifico sarebbe stato possibile in Romania e avrebbe creato una nazione meno colpita da corruzione, sospetti e recriminazione .

Il suo impegno ora è nella difesa della memoria dei suoi cari. ( D. Mc Laughlin)

 

25 decembrie 1989ultima modifica: 2019-12-25T15:17:15+01:00da fab_kl
Post Categories: #CONSUMISMO NUOVA RELIGIONE, #Direzionamento di massa, #Mezzi d'informazione, #Spunti di discussione

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