30 anni fa gli USA invadono Panama

La Democrazia della forza

Alla fine del 1989, 30 anni fa, cominciò l’invasione statunitense di Panama. Secondo gli esperti, nel corso di quel conflitto gli americani giustificarono per la prima volta la loro aggressione con il desiderio di “ripristinare la democrazia”.

Non serve un genio per capire che il vero scopo dell’operazione fu quello di stabilire un regime fedele a Washington in un paese che permette – grazie al canale di Panama –  il collegamento navale tra l’est e l’ovest degli Stati Uniti ma anche il collegamento navale della Cina, della Corea, del Giappone con l’Europa, il nord africa ed addirittura con alcuni paesi produttori di petrolio che si affacciano sul mediterraneo. Gli Stati Uniti non potevano permettere che questo Stato uscisse dalla loro sfera di influenza, perché un’arteria di trasporto strategicamente importante: il Canale di Panama.

Il 20 dicembre 1989 le forze armate statunitensi iniziarono un’invasione di Panama su larga scala. Formalmente, Washington giustificò il suo attacco con la necessità di proteggere i cittadini americani che si trovavano nell’area del Canale di Panama, nonché con l’intento di “ripristinare la democrazia“. La solita scusa, in realtà gli Stati Uniti miravano a stabilire un regime panamense leale a Washington e a creare una via privilegiata per una potenziale invasione di altri Stati latinoamericani.

A distanza di trent’anni dalla sanguinosa invasione statunitense, il neo-presidente Laurentino Cortizo ha dichiarato il 20 dicembre giorno di lutto nazionale “per onorare tutti gli innocenti che persero la vita e difesero l’integrità del nostro territorio”. Ė la prima volta che il governo panamense adotta una tale decisione, venendo incontro a una richiesta dell’Associazione dei familiari e amici delle vittime.

Un passo puramente simbolico: la bandiera nazionale è stata issata a mezz’asta, ma su pressione del mondo imprenditoriale fabbriche e uffici sono rimasti aperti. Si tratta comunque di una novità importante, che segna la presidenza di Cortizo (Partido Revolucionario Democrático) eletto nel maggio di quest’anno.

Per tre decenni sugli avvenimenti del 20 dicembre 1989 è stato steso un velo di silenzio. Nessuna commemorazione ufficiale, nessuna inchiesta sull’accaduto. Solo nel 2016 – dopo innumerevoli sollecitazioni dei familiari – è stata creata una commissione presieduta dal rettore universitario Juan Planells e incaricata di ricostruire la verità storica. Ma lo stesso Planells ammette che i lavori procedono a passo di lumaca e del resto i fondi sono stati sempre erogati con il contagocce. Intanto decine di corpi senza nome giacciono ancora nei cimiteri: le prime esumazioni per identificarli avverranno soltanto in gennaio.

Giusta Causa. Così gli Stati Uniti ribattezzarono l’invasione, effettuata con il pretesto di arrestare il generale Manuel Antonio Noriega, un ex membro della Cia giunto al potere nel 1983 con l’aiuto statunitense. Nel tempo Noriega aveva preso sempre più le distanze da Washington, che nel 1989 non lo considerava più funzionale ai suoi interessi e venne quindi accusato di narcotraffico e riciclaggio. La vicenda di Noriega ricorda quella di Saddam, passato da grande alleato a nemico giurato della Casa Bianca. Secondo alcuni storici, il generale si era rifiutato di intervenire contro il governo sandinista del Nicaragua. Secondo un’altra ipotesi, aveva respinto una revisione dei Trattati Torrijos-Carter del 1977, grazie ai quali il Canale sarebbe tornato sotto sovranità panamense alla fine del 1999 (come poi avvenne).

26.000 soldati occuparono il paese mentre gli aerei bombardavano la capitale, in particolare il popoloso quartiere di El Chorrillo, uccidendo centinaia, forse migliaia di civili (il numero esatto non è mai stato determinato). “Come si può distruggere un paese per catturare un solo uomo”: questo il commento del documentario Invasión, diretto nel 2014 dal panamense Abner Benaim.

Allo sbarco dei marines seguirono due anni di occupazione: come presidente venne imposto l’imprenditore Guillermo Endara al quale – secondo Washington – era stata sottratta la vittoria elettorale nel maggio 1989. Endara prestò giuramento in una base militare statunitense.

I superstiti attendono ancora che gli Usa paghino i danni umani e materiali di quell’azione. Nel 2017 la Commissione Interamericana per i Diritti Umani aveva raccomandato al governo di Washington di “riparare integralmente le violazioni ai diritti umani tanto nell’aspetto materiale che in quello immateriale”. Le autorità statunitensi si sono limitate a condannare quattro militari per l’assassinio di civili, ma continuano a celebrare il “successo” dell’operazione.

Ma quale fu il vero motivo dell’invasione?

Al di là delle ragioni congiunturali, l’invasione di Panama segna l’avvio di una nuova fase della politica statunitense. Pochi giorni dopo la caduta del Muro di Berlino, gli Stati Uniti sostituivano in America Latina il pretesto della guerra contro il comunismo con quello della guerra al traffico di droga.

Una politica che all’epoca ricercava l’avallo degli alleati del continente. Come si è appreso da documenti recentemente declassificati, all’alba del 20 dicembre George Bush padre contattò tre presidenti latinoamericani per avvertirli dell’inizio dell’invasione. Erano l’argentino Carlos Menem, il messicano Carlos Salinas de Gortari e il venezuelano Carlos Andrés Pérez. I tre Carlos erano di stretta osservanza neoliberista e di incondizionata fedeltà a Washington: il governo di Menem teorizzerà le “relazioni carnali” con gli Usa; quello di Salinas firmerà il Nafta, il Trattato di Libero Commercio dell’America del Nord; il secondo mandato di Pérez si era già contraddistinto, nel febbraio di quell’anno, per il massacro di migliaia di persone che protestavano contro l’aumento del costo della vita (il cosiddetto caracazo). Al termine della loro presidenza, tutti e tre finiranno indagati per corruzione e Salinas anche per narcotraffico.

Quanto a Noriega, durante l’attacco riuscì a rifugiarsi nella Nunziatura Apostolica del Vaticano, ma il 3 gennaio del 1990 si consegnò ai militari statunitensi. Processato negli Usa, fu condannato a quarant’anni di prigione, poi ridotti a 17 per buona condotta. Scontata questa pena, nel 2010 venne estradato in Francia, dove gli vennero inflitti sette anni per riciclaggio. Nel 2011 però fu rinviato in patria, per rispondere di altre accuse riguardanti l’assassinio di esponenti dell’opposizione. Morirà a Panama nel 2017.

L’istmo strategico

Per comprendere l’essenza del conflitto del 1989, è necessario ricordare che gli americani stessi hanno effettivamente creato Panama dal nulla e sottraendo il territorio alla Colombia. 

Alla costruzione del Canale di Panama nel 1879 si accinse il francese Ferdinand de Lesseps, creatore del Canale di Suez. Tuttavia, de Lesseps non riuscì a stimare correttamente i costi e fu processato per malversazione e distrazione di fondi. Grazie a questo stratagemma – utilizzato ancora oggi per le democrazie non gradite agli USA – nel 1902, la licenza per la costruzione del canale passò dalla Francia agli Stati Uniti. Ma il Senato della Colombia, Paese che all’epoca comprendeva anche il territorio dell’odierno Panama, rifiutò di ratificare il trattato in favore agli Stati Uniti.

Nell’autunno del 1903, i sostenitori dei movimenti separatisti con l’appoggio della Marina degli Stati Uniti si ribellarono, proclamando il 3 novembre lo stato indipendente di Panama. Solo dieci giorni dopo fu ufficialmente riconosciuto dagli Stati Uniti. Washington concluse ufficialmente un trattato con il giovane Stato panamense nel quale si considerava il territorio circostante il futuro canale come area non incorporata degli Stati Uniti e si arrogava anche il diritto di dispiegare truppe a Panama per “mantenere l’ordine”.

Le elezioni del capo di Stato nel 1908, 1912 e 1918 si svolsero sotto la rigida supervisione delle forze di sicurezza americane. La prima nave attraversò il canale nel 1914 e nel 1918 l’esercito statunitense occupò Panama. Nel 1959 e nel 1964, l’esercito statunitense aprì il fuoco sui manifestanti panamensi che protestavano contro il controllo del canale da parte degli Stati Uniti.

Sviluppo dei conflitti

“Nella seconda metà del XX secolo, l’assenza di sovranità nazionale su un sito così significativo come il Canale di Panama acquisì una portata senza precedenti a livello mondiale. Gli abitanti di Panama non possedevano praticamente nulla della importante struttura sita nel loro territorio”. La situazione e lo status del canale cambiò in esito all’attività diplomatica condotta dal generale Omar Torrijos, leader panamense tra il 1969 e il 1981. Nel 1977 fu firmato un accordo per il trasferimento graduale del canale all’interno della giurisdizione di Panama, che fu completato entro il 1999.

Torrijos è stata una figura politica eccezionale in grado di mobilitare intellettuali di fama internazionale e diversi Paesi stranieri per tutelare gli interessi nazionali di Panama. Torrijos approfittò del fallimento riportato dagli USA in Vietnam in seguito al quale Washington non era pronta a qualsivoglia esperimento militare. Torrijos sopravvisse a un tentativo di colpo di Stato e a diversi attentati.

Nel 1981, Torrijos morì in un inspiegabile incidente aereo. Si sospetta che l’intelligence americana sia stata coinvolta nella sua morte. Tuttavia, tutti i documenti segreti che potevano far luce sulle vere cause del disastro sono misteriosamente scomparsi durante l’invasione americana che avverra’ nel 1989.Panama

Dopo la morte di Omar Torrijos, il ruolo di leader di Panama è stato assunto da Manuel Noriega, ex capo dei servizi segreti e del controspionaggio dello Stato Maggiore. Nel 1981 fu nominato Capo di Stato Maggiore, poi nel 1983 si trovò a capo della Guardia Nazionale, e infine delle Forze di Difesa Nazionale di Panama. Sebbene nel tempo Noriega abbia cominciato a perseguire un percorso di espansione della sovranità di Panama, non può essere considerato il “Che Guevara panamense”.

Infatti, Noeriega era risaputo fosse un agente dell’intelligence americana e dopo essere salito al potere all’inizio si comportava come un classico dittatore latinoamericano. Non mancano ragioni per sospettare che Noriega sia stato l’agente della CIA che organizzò l’omicidio di Torrijos.

La politica di Noriega era caratterizzata dall’ambiguità. Da un lato, furono attuate alcune riforme su raccomandazione delle organizzazioni occidentali, ma dall’altro aderì fermamente all’idea di trasferire il canale a Panama sotto un’altra giurisdizione e si rifiutò di realizzare la linea politica richiestagli da Washington, laddove questa fosse contraria agli interessi del proprio Paese.

Le riforme raccomandate dal FMI peggiorarono la situazione socio-economica di Panama e causarono il malcontento tra la popolazione. Noriega prese sempre più le distanze dagli Stati Uniti ed si avvicinò agli altri Stati latinoamericani.

Nel 1987 le autorità panamensi protestarono contro l’ingerenza degli Stati Uniti negli affari interni del Paese. Poco dopo, Washington smise di fornire aiuti economici e militari a Panama e le autorità del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti sollevarono la questione del coinvolgimento di Noriega nel traffico di droga e in altre attività criminali.

Nel 1989 a Panama si tennero elezioni presidenziali e parlamentari. Nei Paesi occidentali fu chiesto di dare la fiducia al candidato filo-americano Guillermo Endara, che aveva ottenuto la maggioranza dei voti. Tuttavia, Noriega si rifiutò di riconoscere le elezioni a causa di un gran numero di violazioni e di sospetti di ingerenze straniere. L’ingegnere Francisco Rodriguez fu nominato presidente ad interim.

Oggi non è più possibile stabilire chi avesse ragione e chi torto in quella situazione. La maggior parte dei documenti relativi alle elezioni sono scomparsi anche durante l’invasione americana.

“La cosa giusta”

Secondo Egor Lidovskoy, la goccia che ha fatto traboccare il vaso per gli USA fu il rifiuto di Panama a contribuire a creare una piazza d’armi per le forze filo-americane in Nicaragua, nonché le allusioni pubbliche di Rodriguez, secondo il quale Panama avrebbe potuto accettare l’assistenza internazionale dell’URSS. Cosi dopo Ronald Reagan, presidente degli Stati Uniti fino al 1989, che cercò di fare pressione su Panama con l’imposizione di sanzioni politiche ed economiche, il suo successore George Bush Senior decise di adottare misure più radicali.

Il 3 ottobre 1989 a Panama ebbe luogo un tentativo fallito di colpo di Stato militare. La maggior parte dei cospiratori furono uccisi o arrestati, due si rifugiarono in una base militare americana. Guillermo Endara fu arrestato con l’accusa di aver tenuta nascosta la preparazione del colpo di Stato. Le autorità statunitensi condannarono i dirigenti panamensi, accusandoli di non voler attenersi ai principi democratici.

Nel frattempo Washington preparava un’invasione militare di Panama con il pretesto di proteggere la democrazia e i cittadini americani nel Paese.

Il 15 dicembre 1989 Noriega dichiarò che il suo Paese entrava in guerra con gli Stati Uniti. Il giorno dopo i soldati panamensi spararono e uccisero un tenente della Marina militare statunitense. Diversi americani subirono percosse. Il 20 dicembre gli americani avviarono un’operazione militare per rovesciare Noriega, soprannominata “Just Cause”.

L’aviazione statunitense colpì la città di Panama e atterrò negli aeroporti del Paese per far sbarcare soldati e attrezzature. Furono bloccate le trasmissioni televisive e radiofoniche. Guillermo Endara prestò giuramento come presidente presso la base militare statunitense.

Il 21 dicembre le forze armate statunitensi presero possesso dell’edificio dello Stato Maggiore di Panama, ma subito dopo la milizia civile cominciò a prestare una feroce resistenza contro l’aggressore.

Gli americani sono riusciti a vincere la milizia civile solo il 25 dicembre. Durante i combattimenti, gli Stati Uniti violarono il diritto internazionale bloccando una serie di ambasciate straniere.

“Solo poco più di 20 americani e più di 600 panamensi sono morti nell’operazione. Meno della metà delle vittime della parte panamense erano militari. Il resto delle vittime erano miliziani civili o donne, bambini e anziani. Le infrastrutture di Panama furono ampiamente danneggiate”.

Noriega fu arrestato nel 1990 e mandato negli Stati Uniti. Nel 1992 fu condannato a 40 anni di carcere per traffico di droga ed estorsione. Questa sentenza fu poi ridotta a 30 anni.

Nel 2010 fu estradato in Francia, dove fu condannato a sette anni di carcere per riciclaggio di denaro. Un anno dopo le autorità francesi lo consegnarono a Panama, dove nel 1995 fu condannato a 20 anni di carcere per delitto politico. Morì nel 2017 senza scontare l’intera pena irrogata.

Durante l’invasione, il generale americano Mike Snell disse che in una delle case dove Noriega soggiornava spesso, erano stati trovati sacchi contenenti 50 libbre di cocaina. Questo dato fu presentato dai media come una delle prove evidenti del suo coinvolgimento nel traffico di droga.  In seguito, però, gli americani ammisero che si trattava di farina.



30 anni fa gli USA invadono Panamaultima modifica: 2020-01-11T12:08:37+01:00da fab_kl
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