La guerra per il posto di lavoro

Le lenzuola calate dai balconi. Gli antagonisti e i centri sociali in piazza a prendersela con le forze dell’ordine. I progressisti nei talk show a lanciare l’allarme fascismo. Le élite europeiste a fare appelli per fermare l’avanzata populista. E i vescovi dai pulpiti a tuonare contro chi affida la propria campagna elettorale al sacro rosario. Poi buonisti, i fan dell’accoglienza e i professionisti dell’immigrazione. Tutti a bocca asciutta.

C’è da chiedersi cosa sarebbe stato senza la forte offensiva contraria che ha accerchiato da tutte le direzioni, e cosa sarebbe stato se ile votazioni avessero riguardato l’Italia invece di riguardare il parlamento europeo (cui i leghisti non ripongono alcuna fiducia e possono aver disertato).

Un’Europa che in pochi ormai considerano come continente plurimillenario fatto di storia e cultura, e forgiato dalle imprese di Leonida, di Giulio Cesare, di Giovanna D’Arco, Federico II di Svevia, Napoleone e dal sangue sulla Somme o sul Piave, attaccato quotidianamente da notizie terrificanti: uteri surrogati, suicidi assistiti, legalizzazione della polizia della Sharia e fine di ogni sentimento nazionale e identitario.

Tutti figli non di un ventre materno, ma del perbenismo e del mondialismo, accuditi non da una levatrice, ma da una sinistra mondialista e globalista che ha ammainato ogni sua bandiera culturale.

La sinistra nata nel solco del marxismo ottocentesco, fondata su basi anti utilitariste e comunitarie e incentrata sulla fabbrica, sulla Nazione, ma anche sulla società patriarcale, che come centro nevralgico aveva la famiglia operaia, oramai non esiste più, come non esistono più i celebri manifesti del PCI o del PCUS inneggianti alla virilità dell’operaio e all’importante ruolo delle madri e delle figlie, oramai rimpiazzati dalla propaganda femminista più becera e dalla tutela dei “diritti civili” degli omosessuali. Così come il lavoro e i diritti sociali sono stati ampiamente sostituiti dal pareggio di bilancio, dallo Ius Soli e dalla volontà di creare masse apolidi, senza cultura e senza storia.

Il luogo natio di questa involuzione culturale della sinistra è la vicina Francia, madre del 68. La tesi è supportata Michel Clouscard, sociologo marxista, il quale riteneva che il movimento del 68 nato a Berkley ma esploso in Europa sulle sponde della Senna, e successivamente giunto anche in Italia, altro non sia stato che il cavallo di Troia del sistema capitalistico che ha portato la stessa sinistra a “liberalizzarsi” sostituendo così tutti i suoi storici valori con tesi finalizzate al raggiungimento del libertarismo dell’etica e dei costumi.

E’ in momenti come questi che si rimpiange la pochezza numerica di soggetti validi e mai domi come Georges Marchais, storico leader del Partito Comunista Francese, il quale negli anni 80 affermava tranquillamente e senza remore che l’immigrazione selvaggia sarebbe stata un male e che la si sarebbe dovuta fermare, comprendendone il danno identitario oltre che quello salariale, dato che è oramai lampante come gli immigrati che quotidianamente sbarcano sul suolo europeo e in particolar modo in italia, altro non siano che un esercito di riserva per il capitale che pregusta già di assistere a una gara, o più propriamSALVINI_fb-kiFI-U4351042666524D3G-593x443@Corriere-Web-Sezioniente una guerra, tra il lavoratore europeo e l’immigrato per chi debba ottenere il posto di lavoro, ovviamente con salari bassissimi per poter risparmiare assumere il non europeo che certamente verrebbe a costare meno.

La svolta della sinistra è identificabile senz’altro con il francese, ed europarlamentare, Daniel Cohn Bendit, icona del 68 parigino, parlamentare europeo dei Verdi e simbolo europeista del cosiddetto progresso, noto per il suo europeismo sfrenato e per l’essere un pedofilo. E’ un dato di fatto che per mere finalità elettorali, le sinistre post marxiste degli anni 90 abbiano abbracciato, sul solco della new left americana, i diritti civili delle minoranze a discapito dei diritti dei lavoratori, ritrovandosi però vuoti dal punto di vista culturale. Fu così quindi che, con la necessità di riempire tale vuoto, la sinistra fu costretta, nel tentativo purtroppo riuscito di seguire la new left, a sostituire definitivamente le masse operaie, i poveri, i pensionati e i disoccupati con entità eccessivamente quotate dal punto di vista numerico e nulle sotto quello produttivo, che hanno portato a battaglie assurde come le quote rosa, discendenti dirette delle femministe sessantottine, la difesa perenne degli immigrati e dell’ambiente, per coronare il tutto con il sostegno incondizionato a ogni “missione umanitaria” a stelle strisce, come in Afghanistan, in Iraq e in Libia, e la tutela degli omosessuali, e di ogni loro capriccio esistenziale consumistico.

La galassia post marxista si è quindi, de facto, appiattita su tesi libertarie e liberali e si può, a ragione, parlare di un tradimento della sinistra nei confronti del popolo. Lo stesso popolo, inteso come il lavoratore, il piccolo imprenditore, o il libero professionista che oramai è diventato, a detta di questa sinistra radical chic, ignorante, omofobo fascista, becero e ignorante. Come nel caso della Brexit, o dell’elezione di Donald Trump, solo perchè ostile a quei valori del liberalismo e del libertarismo sfrenato promulgati dalla sinistra salottiera e progressista che ancora, come i suoi padri giacobini, parla fintamente di una libertà creata in realtà per sfruttare, di una fratellanza che è sinonimo di tradimento e di una uguaglianza che è solo ipocrisia figlia dell’ignoranza.

Ecco cosi che il rosso – colore simbolo del partito comunista – si è dapprima scomposto nelle varie tonalità dell’acobaleno pacifista/omosessuale, per dissolversi totalmente lasciando spazio solo al buio nero.CyDkACrWIAQasd-

E sembra assurdo che andando a ricercare le ideologie originarie del proletariato, ci si accorge che si ritrovano unicamente in salvini, cioe’ colui che le nuove sinistre identificano nel fascismo. Quelle sinistre che sembrano essere solamente creatrici di nuove caste, siano esse LGBTXYZ alle quali voler attribuire privilegi unici come quello (ridicolo) di poter scegliere se andare nel bagno delle donne o degli uomini. Oppure la casta dei magistrati al di sopra di ogni potere e senza dover rispondere a nessuno per le loro interpretazzioni o mancanze nell’applicazione della legge. La casta dei culturati che vorrebbe impedire di pubblicare libri o canzoni o film quando questi riportano idee “non conformi” al dettato dell’UE o della chiesa, comportandosi così come il più integralista dei regimi religiosi talebani. Caste di femministe che con la sola parola “molestia” vorrebero poter castrare chiunque sia loro antipatico o non abbia saputo resistere alle loro estreme provocazioni sessuali (che usano abbigliamenti, profumi, silicone..) magari proprio perchè immigrato da paesi dove le donne che si comportano in quel modo manifestano una inequivocabile disponibilità, o perchè viene da un paese dove violentare una donna non è cosi grave (e quindi non dovrebbe far parte della nostra società).

Caste create con incoerenza che porterà certamente ad una confusione babilonese, anche se proprio la chiesa sembra non aver imparato niente dalla parabola della torre di babele. Forse bisognerebbe riproporla per far capire a papa francesco (il minuscolo non è casuale) che il lavoratori che parlano lingue diverse non riusciranno a concludere niente anche se dotati di ricchezza e tecnologia.

[tratto in gran parte da: oltre la linea -di Tomaso Giaretti]

La guerra per il posto di lavoroultima modifica: 2019-06-01T13:47:44+02:00da fab_kl
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