OLOCAUSTO, CAPPUCCETTO ROSSO E LA GUERRA CIVILE

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Tutti noi fin da quando eravamo bambini ci siamo impauriti e commossi sentendo raccontare le storie di povere incolpevoli persone fatte vivere in maniera disumana e morire in maniera bestiale. zzzzzzbanana

Le giovani menti restano molto impressionate dai racconti di forti violenze, ancor più se raccontate o mostrate nel dettaglio come fa la nostra televisione. Pochi decenni fa le immagini delle atrocità dell’olocausto erano le uniche immagini violente che raggiungevano i bambini, visto che allora la TV non era violenta come quella di oggi e nemmeno i giochi o i cartoni animati. Probabilmente i bambini di oggi scambierebbero simili racconti per la presentazione di un videogioco, senza rimenerne toccati più di tanto, a causa dell’inflazione che ha subito il concetto di violenza.

Nel corso dell’evoluzione umana, la paura del lupo indotta dalla storia di cappuccetto rosso, si è dimostrata utile ad evitare per secoli una commistione sociale troppo stretta tra persone e cani. Non è casuale che, grazie alla fortissima campagna propagandistica la diffusione della favola di cappuccetto rosso sia diminuita e ciò abbia coinciso con una rivoluzione di costumi che nel corso di pochissimi anni ha portato i cani a dormire con i loro padroni, leccare in faccia i bambini, mangiare al ristorante e altri fenomeni antropomorfi.

Oggi, la stragrande maggioranza degli italiani sono profondamente contenti di questo cambiamento (che non esitano a ritenere evoluzione) e della scomparsa di quella figura del lupo20160820_133145 cattivo così carica negativamente, e si dimostrano convinti che i lupi non siano carnivori ed anche se lo fossero “comprerebbero la carne al supermercato”, con il risultato di arrivare a ripopolare i paesi di lupi che aggrediscono animali indifesi come pecore, galline ecc che pagano con la vita l’estrosità di chi si erge a paladino dei lupi.

Questo a causa del fatto che, una volta rimossa la paura indotta, gli effetti della propaganda non si fermano ma continuano, ed il risultato è quello di andare ben oltre l’obiettivo della riduzione della paura. Si arriva così a sacrificare la vita di altre specie di animali domestici colpevoli solo di non essere aggressivi alla pari del lupo. Come si suol dire: “si straborda – forse per reazione – in direzione contraria”.

Probabilmente i nostri avi sapevano bene perché dovevano differenziarsi dagli animali e per farlo dovevano raccontare certe favole dotate di forte potere, un potere che oggi chiameremo imprinting.

Negli ultimi anni, il consumismo sempre più radicato in ogni elemento della società, ha capovolto il concetto che attribuisce valore all’esperienza passata, incrementando la diffusione del concetto che ogni pensiero o abiperro 1tudine del tempo passato è da rifiutare perchè retrograda e medievale. C’è quindi da aspettarsi che la convivenza con gli animali diventerà sempre più stretta.

Se la convivenza con i cani – ormai membri della famiglia – continuerà a crescere mantenendo la velocità attuale, è lecito prevedere che, in un futuro non lontano, non saremo scandalizzati più di tanto da coppie miste cane-persona, e chi sara nauseato da ciò sara considerato canofobo ed alla pari degli omofobi. 

Schierarsi dalla parte di chi aggredisce i più deboli e giustificarne il comportamento per via di una persecuzione ritenuta ingiusta, è un approccio molto diffuso nella società attuale nella quale i comportamenti e le posizioni adottate sono sempre più incongruenti tra loro in quanto derivanti da fenomeni di manipolazione propagandistica provenienti da correnti di pensiero spesso diverse se non opposte.

Le nuove pedagogie mirano ad evitare ed esorcizzare paure e fobie, ritenendo antipedagogico educare i bambini attraverso la paura. In quest’ottica sono ormai quasi del tutto scomparse le favole con la strega di biancaneve, l’uomo nero ecc. ecc. A questa linea generale sembra vi sia una sola eccezione: l’Olocausto.

Non tutti i racconti dell’infanzia, infatti, hanno subito la stessa emancipazione – attuata attraverso fenomeni di propaganda che hanno coinvolto media, giornali, cartoni animati e videogiochi – che ha portato alla cancellazione della paura indotta.  Anzi. Gli stessi media, oggi attori principali della crescita dei ragazzi, che generalmente cercano di sminuire paure e fobie attraveso un’attenuazione delle descrizioni di fenomeni anche terribili (ad esempio quello della droga) non hanno mai attenuato le descrizioni delle inumane violenze subite nei campi di concentramento. Gran parte dei comportamenti inumani di cui sono stati destinatari i partigiani o le popolazioni africane sterminate con i gas tossici, sono stati cancellati se non addirittura rimossi dalla memoria collettiva al punto da non essere minimamente noti, e questo nonostante certi sacrifici abbia salvato vite umane o abbiano permesso di arrivare alla costituzione della repubblica italiana. Difficilmente vengono ricordate persone grazie al cui sacrificio, oggi esistiamo.

L’unica eccezione all’esorcizzazione della paura sembra essere quella che riguarda l’Olocausto, verso il quale è intervenuto anche il sistema legislativo che ha emanato in ogni paese, leggi che vietano di “sminuire” gli atti della Shoah, e di fatto impedendo di limitare le paure che potrebbero derivare da libri come il “Diario di Anna Frank” o “Se questo è un uomo”, la cui asprezza di descrizioni è del tutto immutata da decenni. I media, iin questo settore, sembrano quasi fare a gara per spaventare maggiormente i bambini e rievocare questi terribili eventi del passato. “Giustissimo” viene da dire (grazie al nostro imprinting); “E le foibe” (ribattono gli altri che hanno sentito un’altra favola). Ma non sarebbe allora anche il caso di ricordare le inumanità legate alla schiavitù vissute dai popoli africani? Non sarebbe coerente istituire una “giornata della memoria” anche per gli schiavi deceduti nelle piantagioni americane? Vogliamo forse credere che non ci siano paesi in Africa ma anche in Asia dove le persone vengono trattate e vendute come schiavi?

Forse il fatto di non parlarne evita che vi sia una reazione contraria e mantiene in vita il concetto stesso di schiavitù? Ma in questo caso, c’è da chiedersi: perchè ricordare l’olocausto? Non c’è il pericolo che questo contribuisce a mantenere in vita il pensiero antisemita che altrimenti si sarebbe “atrofizzato” come quello di schiavitù?

Probabilmente se si adottassero le stesse metodologie che hanno dato buoni risultati con le paure endemiche, in breve tempo si arriverebbe a RIMUOVERE ANCHE A LIVELLO SOCIALE l’antisemitismo. A guardare bene sembrerebbe che a gran parte delle persone non importi tanto la sconfitta dell’antisemitismo o del razzismo in generale,  quanto il poter gridare agli altri il proprio buonismo se non addirittura il diritto di potersi scagliare contro altre persone senza macchiarsi di crimini, secondo una specie di immunità che viene condivisa da un numero sempre crescente di persone.

Il processo di RIMOZIONE, che tutti conoscono, dovrebbe far sorgere spontaneamente una considerazione: Il cervello umano rimuove i fattori traumatici troppo forti secondo un processo detto di RIMOZIONE che serve da difesa per evitare di rimanere traumatizzati da paranoie perenni.

La memoria è necessaria all’evoluzione e “senza memoria non c’è futuro” ma – c’è un ma – la nostra evoluzione è stata permessa grazie e sopratutto ad un meccanismo di RIMOZIONE che ci impedisce di ricordare gli eventi troppo drammatici in quanto potrebbero influenzare ogni nostra azione. Lo scopo recondito è di evitare che chi si scotta con l’acqua calda abbia paura anche di quella fredda.Per contro il nostro cervello è portato all’APPRENDIMENTO cioè a rafforzare quei comportamenti gratificanti.

Questo concetto, però sembra non essere applicato a livello sociale e sembra non trovare riscontro nella società attuale.

È fuori discussione che ricordare continuamente Hiroshima o Chernobyl porti una maggior avversione verso l’energia nucleare (infatti i media lo fanno poco e quando lo fanno incanalano le opinioni verso la cattiveria giapponese o la scarsa tecnologia sovietica). Riguardo l’Olocausto, si registra un comportamento ben diverso sia dei media (Oscar ad uno sconosciuto Benigni) sia delle più alte istituzioni italiane (giornate della memoria, onoreficenze a sopravvissuti ad Auschwitz…). Ultimamente inoltre, non si può non evidenziare la generalità dei media aderisca alla prassi di utilizzare le parole “fascismo” o “razzismo” per etichettare fatti o pensieri ritenuti normali fino a pochi mesi f, come ad esempio essere antieuropeista o pretendere che la legge sia uguale per tutti e debba essere rispettata.

Di fatto, quindi, a livello sociale assistiamo all’applicazione dell’esatto contrario di quello che la nostra mente attua con il processo di RIMOZIONE delle esperienze negative. processo che, insieme a quello dell’APPRENDIMENTO,  sta alla base dell’evoluzione dell’individuo e dell’umanità. Non dovremmo chiederci perchè il processo di rimozione, che ha permesso l’evoluzione umana, NON VIENE APPLICATO ANCHE NELLA SOCIETA e nella memoria collettiva? Siamo certi che riesumare continuamente esperienze traumatiche sia benevolo per l’evoluzione sociale? Siamo certi che in questo modo non contribuiamo ad alimentare una vera e propria paranoia sociale legata a quanto accaduto nella seconda guerra mondiale e che riemergerà in maniera diversa negli individui a suo tempo maggiormente toccati dal l’imprinting o piu sensibili, portandoli ad essere spaventati per qualunque cosa richiami in loro il trauma di cui hanno sentito raccontare in maniera cosi toccante.Siamo certi di poter escludere che in elementi particolarmente sensibili o in determinate circostanze queste rievocazioni non arrivino a sfociare in manifestazioni estremistiche anche a carattere persecutorio?

Francamente non vedo il motivo di continuare a somministrare fobie sociali, ne in un senso o nell’altro, L’esaltazione di questi integralismo può portare solo a scontri sociali sempre più forti e quindi alla guerra civile.

Non possiamo sottovalutare che, ovviamente, ci sono persone pronte a cavalcare ogni paura e che spingono proprio nella direzione di spaventare le persone, analogamente a come la DC negli anni di piombo usava le stragi e gli attentati per spaventare la gente ed allontanarla dal voto comunista.

Purtroppo la gente è facilmente manipolabile dalla TV dai giornali e oggi anche da facebook. Il risultato non potra essere altro che estremo anche perche ci sono interessi forti che soffiano per alimentare quella brace che si stava spegnendo per mancanza di nemici, ma che grazie all’aver trovato un nuovo nemico porterà nuovamente a divampare probabilmente in maniera incontrollata:

Per me è quasi certo…. fra qualche anno ci aspetta UNA GUERRA CIVILE.


LIBRI SULL’OLOCAUSTO


 

OLOCAUSTO, CAPPUCCETTO ROSSO E LA GUERRA CIVILEultima modifica: 2019-11-13T16:03:16+01:00da fab_kl
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