Direzionamento mediatico – Rendon Group

Di seguito riporto un interessante post apparso sul blog “il Pane e le Rose”  che riporta la traduzione (eseguita da Maria Romanazzo per Nuovi Mondi Media) di un articolo apparso a suo tempo su “guerrillanews” riguardante la Rendon Group. L’articolo fa ben capire come le campagne mediatiche a livello mondiale sono organizzate da società ben conosciute che si vantano della loro attività (riportata anche sui loro siti web) mirata a far convergere l’opinione pubblica verso un ben preciso obiettivo sia esso la guerra o l’ambiente o quant’altro.

Qui si può leggere la descrizione su wikipedia della Rendon group

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La Rendon Group e la disinformazione startegica

(1 settembre 2004)

La Rendon Group è l’agenzia di consulenza che fornisce servizi di comunicazione politica. I servizi offerti variano dalla creazione di “un ambiente favorevole in vista della privatizzazione” alla giustificazione della guerra. Al suo attivo: la manipolazione dei media durante guerra del Golfo, le reazioni dopo gli attentati dell’11 settembre, la giustificazione dell’invasione in Iraq…

“L’informazione è una componente del potere” – dal sito della Rendon Group.

Alla vigilia della Convention nazionale dei democratici, un suggestivo spettacolo pirotecnico illuminava la baia di Boston sotto gli occhi di eleganti politici, di dirigenti e dei rispettivi amici, che osservavano da un ristorante in riva al mare di nome Tia’s riservato per l’occasione.

Rick Rendon, responsabile dell’organizzazione dell’evento, si intratteneva amabilmente con i propri clienti: i dirigenti della Time Warner, tra i quali il direttore Richard Parsons che lo aveva ingaggiato per dedicare la serata a un’importante parlamentare della California: Nancy Pelosi, leader del partito democratico.

Otto ore dopo, Rendon dava prova delle sue capacità tecnologiche nella gestione delle informazioni: una video conferenza collegava le 56 delegazioni della Convention del partito democratico distribuite su tutta la città in 23 luoghi differenti. “Un’iniziativa importante perché il partito democratico esige che da tutti i suoi deputati emerga un messaggio coerente e univoco, soprattutto per quanto riguarda la comunicazione con i media,” ha rivelato a Information Week Rick Rendon, co-fondatore e socio anziano della Rendon Group.

Comunicazione politica

Per la Rendon Group, il cui motto è: “l’informazione è una componente del potere,” l’organizzazione dell’evento è stata solo uno dei tanti servizi di “perception management” (comunicazione politica) che l’agenzia di consulenza fornisce ai suoi clienti, tra i quali le agenzie governative del Massachussets, i dirigenti di multinazionali, il partito democratico, gli uffici della Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA) al Pentagono e il regime militare in Colombia.

I servizi offerti variano dalla creazione di “un ambiente favorevole in vista della privatizzazione” alla giustificazione della guerra. La società, che ha sedi a Boston e a Washington DC, è gestita da Rick Rendon, suo fratello John Rendon, sua cognata Sandra Libby e da David Perkins, già impiegato al Pentagono.

I rapporti di Rendon con il partito democratico risalgono almeno a 24 anni prima, in occasione della convention di New York del 1980, dove il suo compito era quello di occuparsi dei deputati. Suo fratello John era direttore esecutivo e direttore politico del Comitato nazionale democratico.

Quando Jimmy Carter perse le elezioni contro Ronald Reagan, i Rendon aprirono bottega come consulenti politici. Quasi un quarto di secolo dopo la convention di New York, i due fratelli si ritrovano ancora a stretto contatto sia negli affari che nella politica. John e Rick sembrano lavorare in due mondi distinti, Boston e Washington, così come la presenza in rete della Rendon Group si biforca in due siti differenti, uno interno e l’altro internazionale. John gira il mondo smerciando strategie di guerra mentre Rick rimane a casa a vendere pace, produrre video per gli alti dirigenti e organizzare eventi. Ma la società è a tutti gli effetti un’entità sola e un esame attento suggerisce come forse questa netta divisione non sia che a sua volta un caso di “perception management”.

Potere alla guerra

Quando Reagan vinse le elezioni, cancellando in un sol colpo dodici anni di presidenti repubblicani, i Rendon ampliarono il loro raggio di azione e John cominciò a fornire servizi di consulenza all’esercito.

Nel 1989 durante l’invasione di Panama, dall’alto di un palazzo di Panama City (Florida) contribuì alla gestione delle informazioni sulla guerra.

In occasione della prima guerra del Golfo nel 1991, il suo staff operava nei dintorni di Taif in Arabia Saudita.

Durante la guerra in Afghanistan , ogni mattina alle 9:30 si riuniva con alti funzionari del Pentagono per stabilire il comunicato del giorno.

Una delle sue operazioni mediatiche più famose, realizzata con il contributo dell’agenzia di pubbliche relazioni Hill & Knowlton, fu inscenata durante la mobilitazione alla guerra del Golfo del 1991.

Il 10 ottobre 1990 il Congressional Human Rights Caucus (Commissione per i diritti umani) tenne un’udienza a Capitol Hill. Tom Lantos, deputato democratico della California, e John Porter, repubblicano dell’Illinois, presentarono una quindicenne del Kuwait di nome Nayirah. In lacrime e visibilmente turbata, la ragazza descrisse una scena orripilante accaduta a Kuwait City. “Facevo la volontaria all’ospedale al-Addan,” testimoniò. “mentre mi trovavo lì vidi dei soldati iracheni irrompere con le armi nell’ospedale ed entrare nelle stanze dove c’erano i neonati nelle incubatrici. Tolsero via i neonati e presero le incubatrici lasciando morire i bambini a terra sul pavimento gelido”. Sette senatori favorevoli all’intervento bellico utilizzarono queste affermazioni per motivare la necessità dell’invasione in Iraq, portando di fatto alla vittoria del sì per un margine ristretto di cinque voti. In seguito si scoprì che Nayirah apparteneva alla famiglia reale del Kuwait, era figlia dell’ambasciatore kuwaitiano negli Stati Uniti e che l’episodio delle incubatrici era stato inventato.

Un altro trionfo mediatico di cui Rendon va fiero è stata la manipolazione dei media attuata durante il conflitto vero e proprio. “Chi di voi ha partecipato alla liberazione del Kuwait… o chi l’ha soltanto vista in televisione, avrà notato le centinaia di kuwaitiani che sventolavano delle piccole bandiere americane. Vi siete mai chiesti come avesse fatto la gente di Kuwait City, dopo essere stata tenuta in ostaggio per sette lunghi e dolorosi mesi, a procurarsi delle bandierine americane? E quelle degli altri paesi alleati? Ora lo sapete. Era uno dei miei compiti.” annunciò nel 1998 a una conferenza sulla sicurezza nazionale.

Poco dopo gli attentati dell’11 settembre a Wall Street e Washington, il Pentagono offrì a Rendon un contratto di 100.000 dollari al mese per rintracciare notizie estere antiamericane, fornire consulenza sulle strategie di comunicazione e seminare in rete, sulla stampa e in televisione notizie filoamericane.

Nel 2002 quando il Pentagono tentò di istituire l’Office of Strategic Influence (Ufficio per la manipolazione strategica) per poter diffondere nei paesi stranieri notizie fuorvianti, fu proprio Rendon l’uomo che avevano in mente. Il presidente Bush, infine, fu costretto a eclissare il progetto dopo il fiume di proteste provenienti dai media e dall’opinione pubblica, ma guardando indietro ci si chiede se l’amministrazione non abbia semplicemente deciso di rinominarlo.

Ricevere il messaggio

Un anno fa fu chiesto a John Rendon di tenere un discorso a una conferenza di funzionari dell’esercito organizzata al King’s College di Londra su “come utilizzare al meglio le risorse militari nel campo della gestione delle informazioni, istruendo politici e analisti e promuovendo piani d’azione all’interno del proprio paese o all’estero”.

“Credo che l’Operation Iraq Freedom (Operazione Iraq libero) ci abbia assicurato un posto in prima fila per lo scontro tra due diverse culture della comunicazione. Se si seguivano i media statunitensi o occidentali la guerra era raffigurata in un certo modo. Se si ascoltavano o guardavano le notizie trasmesse da un’emittente araba si ricevevano notizie di tutt’altro genere,” ha affermato Rendon, secondo una copia del suo discorso ottenuta da CorpWatch. “In altre parti del mondo la copertura televisiva forniva ai cittadini punti di vista diversi. In Indonesia, per esempio, dove risiede la più grande popolazione musulmana del mondo, i telespettatori potevano scegliere tra la CNN International, la BBC World e, da fine marzo, Al-Jazeera… Secondo voi qual è stato il canale più visto? Al-Jazeera, ovviamente.” “E questo ci porta alla prima cosa importante da imparare. Dobbiamo ancora lavorare se vogliamo far giungere il nostro messaggio al maggior numero di persone possibile… in una miriade di lingue internazionali…e con il giusto contesto culturale che permetta al messaggio non solo di giungere ma anche di essere recepito”.

Potere alla pace

Mentre il fratello era alla guida della “gestione delle informazioni” promuovendo la guerra, Rick Rendon si occupava delle pubbliche relazioni per il progetto educativo post-11 settembre “United We Stand” (Rimaniamo uniti) del Massachussets; progetto che, secondo il sito della Rendon Group, “ha creato un simbolo visibile di speranza, una bandiera americana di enormi dimensioni (20×35 m) formata da circa 40.000 brandelli di stoffa da 15×15 cm con messaggi di patriottismo, pace, amore e sostegno al proprio paese scritti da 50.000 studenti provenienti da oltre 675 classi”.

Di recente, Rick si è fatto promotore di un progetto intitolato “Empower Peace” (Potere alla pace) che sfrutta le tecnologie di video conferenza della Rendon Group per promuovere la pace tra gli alunni del Medio Oriente e del Massachussets, anche se in scala ridotta rispetto alle tecnologie utilizzate per la Convention democratica.

Il primo scambio è stato trasmesso il 20 maggio 2003. Il progetto era semplice ma stimolante: la El Centro del Cardenal High School di Boston, gli studenti della Stoneham High School di Stoneham e gli studenti musulmani della Khawla School del Bahrein hanno parlato tra loro di pace tramite la tecnologia video della Polycom.

“Per le vecchie generazioni farsi un’opinione o cambiare modo di pensare è difficile. Per le generazioni future invece è essenziale. Riponiamo le nostre speranze nelle giovani generazioni future,” ha dichiarato Rendon all’epoca. Colleen Cull, insegnante alla El centro del Cardenal High School, ha aggiunto entusiasta: “In sostanza credo che prenderanno molte delle informazioni ricevute attraverso questo progetto e le condivideranno con gli amici, i familiari avviando così l’intero processo di pace”.

Che progetti come quello di “Empower Peace” o “United We Stand” siano mezzi efficaci per contrastare la retorica antiamericana di Al-Jazeera? Rick Rendon sta forse aiutando il fratello a comunicare “con le lingue e con il giusto contesto culturale che permetta al messaggio non solo di giungere ma anche di essere recepito”, utilizzando gli studenti di Boston e del Bahrein come strumento per far sembrare l’occupazione statunitense dell’Iraq un gesto d’amicizia? Rendon non si esprime sull’argomento. Alla richiesta di discutere dell’invasione in Iraq, ha risposto bruscamente: “È irrilevante. Sarò lieto di discutere dell’Empower Peace, ma di nient’altro”.

Poco distante dalla festa da Tia’s a Boston, Rendon dichiarava che il progetto era stato finanziato interamente dalla sua società. “È stato realizzato grazie al nostro buon cuore. Si basava su ciò che è diventata la campagna per la pace razziale tra scuole più grandi del mondo; ha riunito qui a Boston 15.000 ragazzi per parlare di diversità e di rispetto reciproco coinvolgendo studenti di Belfast dall’Irlanda del Nord (cattolici e protestanti) e dal Sud Africa (neri e bianchi); hanno interagito superando i pregiudizi e i luoghi comuni e hanno imparato a vivere, studiare e giocare insieme”.

La guerra è pace

Ma come spesso accade nelle relazioni pubbliche il messaggio che aleggia in superficie non necessariamente coincide con lo scopo ultimo della campagna.

A rendere più interessante il lavoro dei due fratelli è il fatto che spesso si servano delle medesime persone: uno di loro venne alla luce quando inaspettatamente fu ucciso nel nord dell’Iraq nei primi tre giorni dopo l’invasione del marzo 2003. Paul Moran, freelance per la Australian Broadcasting Corporation di Adelaide, all’epoca viveva nel Bahrein e lavorava per la Rendon Group all’Empower Peace. Oltre a essere un freelance che girava video aziendali per vivere, Moran lavorava per John Rendon e aveva quindi una doppia vita, secondo l’Adelaide Advertiser che al funerale intervistò amici e familiari. Moran fece tesoro della “sua esperienza di cameraman per addestrare i dissidenti iracheni all’uso di telecamere nascoste per filmare attività militari. Durante gli incontri tenuti a Teheran, in Iran, mostrava agli iracheni contrari a Saddam come sfruttare oggetti di uso quotidiano, ad esempio sacchi di datteri, per nascondere le telecamere… lavorò a stretto contatto con i partiti di opposizione iracheni in esilio che incitavano la popolazione a sollevarsi contro Saddam [e]… fu coinvolto nella defezione di uno scienziato iracheno che fornì al governo statunitense prove importanti sui laboratori per la costruzione di armi biologiche, chimiche e nucleari irachene”. Inoltre “fu ingaggiato per ripristinare una stazione televisiva del Kuwait utilizzata per trasmettere in Iraq messaggi anti-Saddam e… per fornire annunci di servizio pubblici per il Pentagono da trasmettere in Iraq in preparazione dell’Operation Freedom Iraq.” Alcune di queste trasmissioni vennero registrate a Boston.

Un articolo del Villane Voice rivelò che la Rendon Group aveva chiesto la collaborazione di un dottorando di Harvard, sebbene in qualche caso la produzione non fu organizzata in maniera adeguata. “Nessuno sapeva una parola di arabo. Pensavano stessi ridicolizzando Saddam, ma per quanto ne capivano potevo anche stroncare il governo americano. Quale iracheno troverebbe divertente prendersi gioco dei baffi di Saddam, quando lì li portano quasi tutti?” affermò lo studente, che chiese di rimanere anonimo.

Il legame Chalabi

Ci si potrebbe chiedere se il “perception management” o la “gestione delle informazioni” della Rendon Group siano ciò che una volta si chiamava propaganda o disinformazione.

Alla luce delle recenti dichiarazioni che hanno rivelato come le prove addotte dall’amministrazione Bush a giustificazione dell’invasione in Iraq fossero fittizie, è opportuno considerare il ruolo avuto da Moran e dalla Rendon Group in quella vicenda.

Per esempio Adnan Ihsan Saeed al-Haideri, un tecnico civile iracheno che dichiarò di aver visto venti edifici segreti presumibilmente utilizzati per la costruzione di armi chimiche e biologiche, venne portato di nascosto in Tailandia per essere intervistato da Moran.

Ad assistere al-Haideri vi era Zaab Sethna, portavoce del congresso nazionale iracheno (INC) e collega di vecchia data di Moran. Non sorprende che lo stesso INC (noto per il suo fondatore, Ahmed Chalabi, membro, caduto ormai in disgrazia, del consiglio di governo iracheno) sia stato creato dalla Rendon Group, secondo quanto emerge dal rapporto di Peter Jennings della ABC News del febbraio del 1998 che mostrava come la Rendon Group avesse speso più di 23 milioni di dollari per conto della CIA.

Secondo la ABC, fu proprio Rendon a trovare un nome per il congresso nazionale iracheno.

Aggiunge Seymour Hersh del New Yorker che la Rendon Group fu “pagata dalla CIA quasi cento milioni di dollari” per il lavoro svolto con l’INC.

Per testate importanti come il New York Times, Chalabi e l’INC furono tra le “fonti” principali di informazioni per quanto riguarda le misteriose “armi di distruzione di massa” irachene.

La Rendon Group lavorava forse con Moran e Chalabi grazie a un qualche contratto speciale stipulato con il governo americano affinché la guerra fosse giustificata tramite la manipolazione dei media, come ad esempio il New York Times? Non ci sono prove a confermarlo ma solo molte coincidenze sospette.

Secondo il reporter australiano John Hosking, che intervistò Zaab Sethna a Dateline, un programma di informazione australiano, l’unico altro reporter che riuscì a intervistare al-Haideri prima che fosse inglobato da un programma di protezione testimoni fu la scandalosa Judith Miller del New York Times.

Miller firmò numerose inchieste che ribadivano la “minaccia” rappresentata dalle armi di distruzione di massa irachene e indicò in al-Haideri la sua fonte.

Articoli e informazioni di natura simile vennero presentati più volte dall’amministrazione Bush come pretesto per l’attuale guerra in Iraq.

A maggio del 2004, il New York Times pubblicò un editoriale scusandosi per cinque inchieste, inclusi parecchi articoli di prima pagina, prodotte tra il 2001 e il 2003 che riferivano di armi biologiche, chimiche e nucleari presenti in Iraq: “In alcuni casi, le informazioni che all’epoca furono controverse, e che ora appaiono discutibili, non vennero accertate con sufficienza o non vennero messe in discussione… Guardando indietro, vorremmo aver mostrato più decisione nel riesaminare le dichiarazioni ogni qual volta venivano – o non venivano – alla luce nuove prove”.

Gestire gli eventi

Rick Rendon ha evitato ogni commento sul ruolo di Moran o sulle attività della Rendon Group in Iraq. Verso mezzanotte quando la serata al Tia’s stava ormai per concludersi, Rendon si è allontanato dal reporter, troncando così l’intervista.

Nel frattempo i suoi committenti della Time Warner e i loro ospiti lo hanno raggiunto per ringraziarlo dell’ennesima festa ben riuscita e dell’occasione concessa per parlarsi.

Tra gli ultimi a lasciare la festa c’era Jason Steinbaum, responsabile dello staff del parlamentare Eliot Engel, deputato democratico di New York, che ha scambiato qualche parola con CorpWatch: “Chi di noi frequenta determinate cerimonie è molto grato alle organizzazioni che le sponsorizzano, siano esse agenzie o associazioni commerciali o altre tipologie di… altre tipologie di società. Siamo davvero molto grati. Con alcuni membri della Time Warner lavoro su tematiche che sono di competenza del comitato di cui fa parte il mio responsabile e cerimonie come queste ci danno la possibilità di conoscerci dietro le quinte,” ha dichiarato.

“La Time Warner ha una sua presenza a Washington e siamo bel lieti di accoglierla nei [nostri] uffici”.

Se John Kerry dovesse vincere le elezioni, potrebbe decidere di fare affidamento sulla Rendon Group per plasmare l’opinione pubblica sulla guerra in Iraq.

Dopo tutto i Rendon sono vecchi sostenitori del partito democratico che sono stati in grado di mostrare due volti completamente diversi pur lavorando per la stessa società: manipolando l’opinione pubblica nei confronti delle operazioni anti-guerriglia in Colombia; incitando i cittadini del Massachussets a pagare le tasse e a riciclare i contenitori per le bevande; occupandosi delle pubbliche relazioni di Jean Bertrand Aristide dopo che l’amministrazione Clinton lo aveva reinsediato al potere e di quelle dei gruppi cittadini che chiedevano la caduta di Noriega dopo l’invasione dell’esercito statunitense.

E anche se Kerry dovesse essere sconfitto dall’amministrazione Cheney-Bush, nessun problema, la Rendon Group sarà sempre pronta e al servizio di chiunque.

Nov 11, 2009 - opinioni    1 Comment

Papa Luciani, Papa Wojtyla ed il muro di Berlino

Le manifestazioni celebrative per la caduta del muro di Berlino mi hanno riportato alla mente le considerazioni che ho fatto tante volte in passato ed ultimamente guardando un programma televisivo, ondato in onda durante la programmazione televisiva “estiva mattutina“, che ha riproposto la storia riguardante la misteriosa morte di Giovanni Paolo I (Papa Luciani), avvenuta dopo 33 giorni dalla sua nomina quando venne trovato morto nella sua stanza.

Ecco, il modo in cui in questi 30 anni è stato mediaticamente gestito il fatto, è uno splendido esempio di direzionamento mediatico, cioè di come i mass-media, se orchestrati nella giusta maniera, possono uni-direzionare totalmente le menti delle persone, rendendole incapaci di effettuare il  minimo ragionamento. In questo caso è bastato evitare di prospettare il terreno storico su cui si fondava il fatto fornendo al tempo stesso demagogiche spiegazioni dello stesso e così il pifferaio magico è riuscito ad allineare le menti di tutti. Fedele a questa tecnica, anche questa volta il programma tv ha ripetuto in maniera  uguale alle precedenti sia i fatti sia le ipotesi che ne derivano e, di conseguenza, giunge alle stesse (limitate) conclusioni. Un ragionamento semplice e scontato che normalmente – in ogni caso di morte sospetta – nasce spontaneo ed immediato e’ quello che parte dal “cui prodest?“; in questa direzione, i primi indagati sono gli eredi, i successori o coloro che ne traggono vantaggi. Nei casi di morte di un Sovrano, colui che gli succede è il primo indagato e la storia ci insegna che spesso lo è giustamente.

 

La morte di Papa Luciani

 

La morte di Papa Luciani chiuse in maniera misteriosa uno dei pontificati piu brevi della storia vaticana. Sono trascorsi più di 30 anni da questa morte inaspettata che negli anni è stata interpretata attraverso pubblicazioni di libri, racconti, film, trasmissioni ed addirittura  commissioni d’inchiesta. Tutti hanno formulato ipotesi facendo in maniera che nessuna di esse considerasse il fatto inserendolo nel contesto storico-politico di quel periodo ed alla luce dei cambiamenti epocali che ne sono seguiti. Nessuno tra scrittori, giornalisti o teologi ha mai lontanamente provato ad affiancare (forse sarebbe bastato) alle ipotesi usuali quella che generalmente va per la maggiore in questi casi, un’ipotesi che tenga conto di quello che fin dal tempo dei romani spesso veniva messo in atto per spodestare un sovrano che godeva di un forte appoggio popolare. Un vecchio detto recita: “per regnare bisogna togliere il regnante“.

Fin dai primi giorni Papa Giovanni Paolo I aveva subito messo in luce la sua popolarità. Nei casi di morte di un sovrano molto popolare e’ proprio il diffuso dispiacere per la scomparsa dell’amato regnante che rende difficilmente accettato il suo successore, proprio perchè  attira su di se la rabbia popolare per la morte del predecessore (a volte anche ingiustamente). Contrariamente a questo “istinto popolare”, fino ad oggi nessuno si è permesso di mettere in dubbio la bontà del successore di Papa Luciani – Karol Wojtyla – che divenendo Papa ne replicò il nome salendo al Soglio Pontificio con il nome di Giovanni Paolo II. Verso di lui i mass-media si sono sbracciati a dismisura (forte punto di sospetto) facendo a gara nel mostrarlo quale massimo benefattore per l’umanità e ripetendo continuamente  lodi al suo pontificato senza avanzare mai alcuna critica.

 

Senza voler mettere in dubbio la Sua bontà, si possono ugualmente considerare ipotesi nelle quali si tiene presente che probabilmente Papa Giovanni Paolo II era inconsapevole di quell’immenso meccanismo, perfettamente architettato e messo a punto, che lo aveva portato a diventare capo della Chiesa. Probabilmente, il Papa polacco nella sua attività papale ha sempre creduto di combattere quello che – come da lui sperimentato sulla propria pelle durante la sua vita di operaio – era stato il nemico numero uno del cristianesimo: il comunismo ed il sistema sovietico.

Probabilmente non si e’ nemmeno reso conto di far solo parte di un meccanismo. Un meccanismo che vedeva la sua salita al trono come una delle due mosse per dare scacco matto al comunismo.  

 

La situazione storica

 

Per spiegare questa ipotesi – rimasta inspiegabilmente inedita – bisogna fare un passo indietro di 30 anni quando lo scenario politico mondiale era diverso da oggi: il mondo era suddiviso in due superpotenze che si sfidavano “giocando guerre” che venivano combattute tra altri paesi in una specie di risiko reale. I paesi mondiali erano allineati su due fronti (i disallineati erano di scarsa importanza) ed i governanti dei paesi allineati – non belligeranti – erano messi li come ambasciatori delle superpotenze. La situazione era quasi di stallo, militarmente nessuno dei due poteva distruggere l’altro senza al tempo stesso essere distrutto o per lo meno avere perdite immense. Forse qualcuno si rese conto che la continua corsa agli armamenti era inutile: valeva la pena di utilizzare un’altra strategia.

Ad un certo punto degli anni 70 si creò la condizione per cambiare le carte in tavola: nel novembre 1982 muore Breznev  (il presidente Russo successore di Krusciov) dopo che era stato a capo dell’Unione Sovietica per 18 anni. Alla morte di Breznev gli succede a capo dell’URSS il designato successore: Andropov già capo del servizio segreto russo, il KGB. Andropov, durerà poco più di un anno e morirà ufficialmente per insufficienza renale. Alla morte di Andropov diventa capo dell’URSS Cernenko. Anche lui morì in meno di un anno in circostanze poco chiare: la salute di Cernenko dal momento della sua salita al potere iniziò a peggiorare fino a portarlo alla morte che venne ufficializzata molto tempo dopo e – guarda caso – annunciando simultaneamente l’elezione del successore: Mikhail Gorbaciov.

Una strana coincidenza che in Russia nel corso di 30 anni abbiano governato 2 presidenti, poi in poco piu’ di 2 anni ne siano cambiati ben TRE. Ed è proprio in questo periodo che avviene la misteriosa morte di Papa Luciani e la salita al trono pontificio di Papa Karol Wojtyla, ex operaio polacco che prende il nome di Giovanni Paolo II.

Nonostante nessuno abbia mai messo in relazione i due fatti, si può affermare con certezza storica che sia Gorbaciov sia Wojtyla, sono arrivati al potere assoluto attraverso le morti misteriose dei loro predecessori. Entrambi, al contrario, avranno vita lunga e il loro operato – fortemente direzionato contro quella che era una super potenza – porterà allo sgretolamento ed alla distruzione dell’Unione Sovietica e del comunismo.

 

L’insurrezione della Polonia

 

La nomina di Papa Wojtyla diede il via libera ai primi scioperi in Polonia, organizzati da un movimento sindacale. Il Papa diffonde le gesta di questo sindacato – Solidarnosc – in tutto il mondo utilizzando tutti i canali a disposizione dal Vaticano. Ed infatti Solidarnosc (che in altre situazioni sarebbe stato messo a tacere “con le cattive”) acquista sempre maggior forza fino ad arrivare a determinare le dimissioni del generale Jaruzelski e, successivamente, la salita al potere di Walesa, leader di Solidarnosc. Si innesca cosi la prima di una reazione a catena che attraverso recessioni in ogni nazione sovietica, sconfiggera’ una delle due superpotenze mondiali portandola alla distruzione. Infatti, le repubbliche che prima formavano l’URSS (una specie di “Unione europea” ma molto piu coesa) iniziarono via via a dichiararsi autonome ed il castello di carte alla fine è crollato completamente. Tutto cio’ e’ stato permesso da Gorbaciov, quell’uomo che, anch’esso salito al potere dopo morti misteriose, portava avanti una politica caratterizzata ed identificata da due parole a forte presa che tutto il mondo inizio’ a ripetere: Glassnost e Perestroika (riforme e trasparenza, slogan ben oliati che verranno usati successivamente in molti altri paesi del mondo).

Potrebbe essere sensato pensare (o almeno provare a farlo) che senza la cassa di risonanza fornita dal Vaticano alle proteste e quindi alla “recessione” della Polonia dal blocco sovietico, il solo Gorbaciov non sarebbe stato in grado di portare al crollo il sistema comunista strutturato a livello mondiale.

Insomma: Scacco matto al comunismo in due mosse.

 

Probabilmente una simile ricostruzione dei fatti è molto fantasiosa nei suoi collegamenti. Pero’ risulta anomalo (molto anomalo) che in un mondo come quello di oggi dove l’informazione ridondante lascia emergere solo il sensazionalismo e la dietrologia, in un informazione fatta di giornalisti sempre a caccia dello scoop per il quale si sbizzarriscono in ipotesi bislacche per un qualsiasi avvenimento (il trionfo della dietrologia), sembra anomalo che NESSUNO ha avuto il coraggio di presentare un’ipotesi come questa basata inconfutabilmente su avvenimenti storici, così come nessuno si è instradato in una direzione che semplicemente avvicinasse i due fatti.

Possibile che nel corso di questi 30 anni non si sia mai considerata l’ipotesi della morte di Papa Luciani arrivata da chi voleva Wojtyla pontefice massimo? Televisioni, giornali, scrittori etc ancora oggi continuano a ripetere ossessivamente le stesse (devianti) ipotesi riguardo la morte di Papa Luciani: se la morte sia stata naturale o violenta e, nel caso fosse stata violenta, questo sarebbe dovuto (secondo una versione fortemente demagogica e a forte impatto popolare) al “braccio cattivo” del Vaticano che non voleva Papa Luciani per via delle sue tendenza verso una chiesa più giusta e più povera.

Secondo quest’ultima ipotesi sarebbe normale chiedersi se il conclave successivo abbia eletto un Papa piacente al “braccio cattivo” o uno che volesse seguire la stessa linea di Papa Luciani. Se – dato che ne ha ripreso il nome – voleva seguire la stessa linea, perche’ in questo caso le spietate forze oscure non lo hanno eliminato come il predecessore? Se si adotta l’ipotesi che la morte è originata “da dentro” il Vaticano, la risposta che ne consegue è che se il successore di Papa Luciani non ha avuto la sua stessa significa che non si è comportato allo stesso modo. Quindi la domanda da farsi è: cosa ha fatto Wojtyla che non avrebbe fatto Luciani?

Tra tutte le risposte possibili, quella piu’ importante è che Papa Wojtyla ha combattuto il comunismo a livello mondiale prodigandosi in una battaglia sotterranea, per la quale un’altra persona non sarebbe stata la persona adatta (per diversi motivi).

Se il pontificato di Papa Wojtyla è stato orientato per gran parte verso la Polonia, anche in maniera molto sbilanciata, vi era un motivo ben preciso che veniva coperto presentando questo aspetto come una cosa normale date le origini polacche del Pontefice. Oggi confrontando l’operato di Benedetto XVI dovremmo renderci conto che, in confronto, l’attuale Papa non parla praticamente mai della sua terra di origine.

Se si vuole provare ad immaginare chi sia stato a volere a tutti i costi Wojtyla sul trono Pontificio, proviamo ad immaginarlo tenendo presente 2 cose: il fatto che Wojtyla con il suo pontificato ha dato un fortissimo contributo al crollo del sistema sovietico ed il fatto che nello stesso periodo ben due morti misteriose si verificavano in Russia  portando alla ribalta Gorbaciov che avrebbe rottamato l’Unione Sovietica.

 

La prova del nove

 

Questi fatti potrebbero essere una coincidenza; per avere una maggiore attendibilità si potrebbe fare quella che in aritmetica si chiama “prova del nove”, una prova non assoluta ma che se sbagliata significa inequivocabilmente che la moltiplicazione è sbagliata.

Proviamo a considerare un altro elemento di fronte agli occhi di tutti e che non ha mai avuto una spiegazione convincente: Ali Agca e l’attentato al Papa.

Nel caso in cui l’Unione Sovietica, attraverso il potentissimo servizio segreto russo, veniva a sapere di un piano simile a quello ipotizzato, viene da chiedersi cosa avrebbe fatto. Si può supporre che inizialmente la cosa sarebbe stata snobbata ma poi, vedendo stava prendendo una brutta piega, la considerazione sarebbe cambiata ed il KGB sicuramente avrebbe messo in atto una contro mossa, magari utilizzando le stesse “maniere” anche se tradizionalmente i russi sono meno “dolci e astuti”. Ad un certo punto, ecco partire dalla Bulgaria (che non ha mai avuto alcun attrito con il Vaticano) un cittadino turco assoldato dai servizi segreti bulgari che da sempre rappresentano il braccio fedele dell’URSS. Il “lupo grigio” cerchera’ in extremis di fermare il disegno mondiale già in atto, cercando di uccidere il Papa, ma il suo piano fallisce e i colpi di pistola feriscono in maniera non mortale Papa Wojtyla. Anche in questo caso le spiegazioni fornite riguardo la motivazione per cui un agente dei servizi russi/bulgari abbia cercato di uccidere Papa Giovanni Paolo II, sono banali. L’attentato in Piazza S. Pietro (e forse anche la sparizione di una bambina, Emanuela Orlandi) molto probabilmente non sono altro che gli ultimi tentativi di un sistema che vedeva vacillare le sue basi a causa della religione e della voglia del nuovo. La prova del nove ci dice che non è certo che sia sbagliato.

 

Dietrologia? forse per questa ipotesi non è appropriato parlare di “dietrologia” perchè i fatti storici sono di fronte agli occhi di tutti. E’ anche lecito pensare che questi fatti siano stati casuali ma almeno il privilegio del dubbio dovrebbe essere concesso. I media, nelle loro ricostruzioni dovrebbero evitare di tacere riguardo questa strana coincidenza che ha visto Gorbaciov e Wojtyla arrivare al potere grazie alle morti misteriose dei loro predecessori. Questi due uomini, saranno artefici di uno dei più grandi cambiamenti politici nella storia dell’umanita, paragonabile al crollo dell’Impero Romano.

 

In conclusione, sono convinto che possa essere ragionevole credere che sia UNA GROSSA INGIUSTIZIA NON INCLUDERE IL NOME DI PAPA LUCIANI NELLA LISTA DEI MORTI PER LA DEMOCRAZIA

destabilizzazione

Chissà quale nome ha in codice e quale colore ha dato la Cia alla “rivoluzione” iraniana.

In Georgia, per cacciare via Sevardnadze e mettere al suo posto Saakasvile assai più servile dell’ orgoglioso ex Ministro agli Esteri di Gorbaciov, si diede vita ad una operazione denominata “Rivoluzione delle Rose”.

In Ucraina l’operazione Cia si chiamò “rivoluzione arancione” e si vedevano in tv enormi attendamenti di colore arancione, abitate da dimostranti vistiti di arancione, che agitavano stendardi arancione. Qui come in Georgia la ciambella riuscì con il buco ed il candidato filooccidentale ottenne la ripetizione delle elezioni e la vittoria.

C’è stata una rivoluzione dei “tulipani” in Kirghizistan anche questa coronata dal successo del filooccidentale che poi si è installato al potere con il novanta per cento dei voti (non controllato da nessuno).

Qualche ciambella però è venuta senza buco come in Birmania dove sono stati inquadrati e mobilitati i monaci buddisti contro il regime che non permette penetrazione degli interessi americani.

Abbiamo anche avuto la recita dello stesso copione in Bielorussia con la rivoluzione dei “Jeans” ed in Mongolia, in Serbia, dappertutto gli americani ed i loro alleati hanno ritenuto di dover destabilizzare governi e nazioni considerati se non veri e propri stati-canaglia perlomeno non funzionali al loro dominio imperiale.

In occasione delle Olimpiadi fu intensissima la mobilitazione dei seguaci del DalaiLama per avvelenare alla Cina il successo internazionale e destabilizzare il Tibet teatro di pogrom di monaci armati dalla Cia contro i civili cinesi.

Esistono teorie e manuali su questa strategia adottata dagli Usa in alternativa ai bombardamenti ed alle occupazioni militari che a volte risultano troppo costosi. Teorici come Gene Sharp hanno scritto manuali che propongono ed analizzano le sequenze di una destabilizzazione dalla denunzia dei brogli alla disobbedienza civile elle manifestazioni di piazza agli assedi dei Parlamenti e dei Governi.

La giustificazione dei movimenti di rifiuto del responso elettorale e di denunzia dei brogli e richiesta o di ripetizione delle elezioni o di immediato riconoscimento del leader della “rivoluzione” è sempre la stessa: difesa della democrazia e della libertà, lotta al tiranno o ai tiranni, rinnovamento in senso filooccidentale dello Stato.

Se analizziamo le conseguenze che si sono registrate dove questi movimento hanno avuto successo notiamo la massiccia penetrazione di multinazionali e di interessi stranieri e la svendita delle risorse locali al mercato oligopolistico. In Iran l’operazione Cia-Mossad è stata eseguita da maldestre maestranze capeggiate da Maussavi. Questi, ad urne ancora aperte, si è autoproclamato vincitore e ha dato il via a violente agitazioni dei suoi seguaci con assalti ai negozi ed alle banche e falò nelle pubbliche piazze. Una vera e propria insurrezione contro il responso elettorale mancata ma che sarà ampiamente sfruttata dal potentissimo apparato massmediatico occidentale per gridare al regime che si macchia le mani di sangue e che organizza la repressione. Le urla di brogli elettorali non sono convincenti ed il broglio non viene invocato da tanti opinionisti dell’occidente che si limitano a sottolineare la delusione o la sconfitta di Obama per la riconferma di Ahmadinejad e quanto possa essere sgradevole il regime iraniano.

Israele ha già ribadito al mondo intero la sua proposta di distruggere l’Iran prima che possa dotarsi di armamento nucleare e molti incitano l’Occidente a menare le mani, a liquidare l’autonomia della nazione persiana. Credo che questa “rivoluzione” frutto di collaudate e sofisticatissime metodologie di penetrazione e rovesciamento non riuscirà dal momento che non si potranno sfruttare situazioni come quelle date dai sentimenti antisovietici delle repubbliche caucasiche e l’Occidente è sempre più nudo e smascherato nella sua voglia di potenza e di sopraffazione. 
PietroAncona

http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/ www.spazioamico.inotes http://it.wikipedia.org/wiki/Gene_Sharp 
http://www.nuovimondi.info/Article1346.html 
http://www.resistenze.org/sito/te/po/ci/poci8d29-003024.htm

http://www.eurasia-rivista.org/cogit_content/articoli/EkEyEpAlyAYgkhZJKN.shtml

Lottizzazione RAI

Uno dei migliori esempi al mondo di liberta’ di informazione unita all’accesso alla televisione pubblica, lo aveva l’Italia con la RAI. Si proprio la RAI, che forniva a gran parte dei rappresentanti dell’elettorato (anche se non a tutti) la possibilita’ di gestire un canale, una testata giornalistica e quant’altro. Questo e’ durato fino a che i cambiamenti derivati dalla rivoluzione di mani pulite (utilizzata come il cavallo di troia per l’introduzione di tutte le altre baggianate liberist-anglosassoni), non ne riformasse l’organizzazione e quindi il funzionamento trovando come al solito “lo slogan” per il popolo bue, quello slogan che ripetuto ossesionantemente creava il pensiero gia’ formato. Quella volta lo slogan fu:

LOTTIZZAZIONE

Fino all’introduzione del bipolarismo, la RAI era suddivisa in maniera che i democristiani avessero un canale, come i socialisti e come i comunisti. Dopo mani pulite ed il bipolarismo, il vincitore delle elezioni attraverso le nomine di cda e commisioni di controllo, si e’ impadronito di tutti e tre i canali RAI decidendo a suo piacere a chi dare spazio e dove. Mi chiedo: Ma era veramente cosi’ dannoso dividere la televisione pubblica (che si chiama cosi perche creata con i soldi pubblici), in maniera che rappresentasse tutti e non solo il vincitore?

Sarebbe veramente cosi dannoso per la democrazia se il canale principale venisse gestito dal partito di governo, il canale secondario dal partito dell’opposizione ed il terzo canale suddiviso tra le rimanenti forze minoritarie incluse quelle che non raggiungono il quorum ed avrebbe magari modo di far sapere che esistono?

Vade retro…. quella e’ la LOTTIZZAZIONE

RAI News24

Lug 11, 2009 - Articoli da conservare    No Comments

COME GLI INGLESI UTILIZZANO I MEDIA PER LA GUERRA PSICOLOGICA DI MASSA

da: http://www.comedonchisciotte.org

COME GLI INGLESI UTILIZZANO I MEDIA PER LA GUERRA PSICOLOGICA DI MASSA

DI L.WOLFE
global-elite.org

“Io conosco il segreto per far credere all’americano medio tutto ciò che desidero. Datemi soltanto il controllo della televisione… mettete qualsiasi cosa in televisione ed essa diventa realtà. E se il mondo esterno alla TV contraddice le immagini, la gente inizierà a modificare il mondo per adeguarlo alle immagini della TV…”
(Hal Becker, “esperto” di media e consulente del management per The Futures Group, intervista del 1981) [1]

Nei 15 anni trascorsi da questo commento di Becker, gli americani sono diventati sempre più “connessi” a una rete mediatica di massa che ora comprende anche computer e videogames, nonché internet. Una rete onnipresente il cui potere è così pervasivo da essere dato quasi per scontato. Come ha detto un noto comico: “Siamo davvero un popolo la cui coscienza è mediatica. Conosco un tale che è stato investito da una macchina per la strada. Non ha voluto andare all’ospedale. Si è trascinato invece fino al bar più vicino per controllare se lo avevano messo nel telegiornale della sera. Quando ha visto che non c’era, ha esclamato: “Ma che bisogna fare, farsi ammazzare, per andare in televisione?”.

Ai più alti vertici della monarchia britannica e del suo Club of Isles, questo grande potere non viene dato per scontato. Anzi, viene attentamente gestito e diretto, come Becker spiega da una più limitata prospettiva, per creare e forgiare l’opinione pubblica. In un rapporto pubblicato nel 1991 dal Club Malthusiano di Roma e intitolato “La Prima Rivoluzione Globale”, Sir Alexander King, consigliere capo della famiglia reale e del principe Filippo su scienza e comunicazione, scriveva che le nuove scoperte nelle tecnologie di comunicazione avranno l’effetto di espandere enormemente il potere dei media, tanto nel settore avanzato che in quello in via di sviluppo. I media, egli afferma, costituiscono l’arma più potente e il più forte “agente di cambiamento” per la creazione di un “mondo unico” neo-malthusiano che travalicherà e cancellerà il concetto di “stato-nazione”.

“E’ sicuramente necessario intraprendere un ampio dibattito con giornalisti e direttori dei principali media per studiare le condizioni che possano metterli in grado di ricoprire questo nuovo ruolo”, scriveva King.

Nel suo progetto, il Club di Roma, di cui King fa parte, può contare sulla cooperazione di un cartello mediatico, che è una creazione britannica, come documentato nel nostro rapporto. Può anche contare sulle capacità di una macchina da guerra psicologica di massa, anch’essa guidata dai britannici e dai loro interessi, che si estende a momenti chiave della produzione mediatica e comprende scrittori e psicologi che contribuiscono a definire i contenuti, nonché sondaggisti che provvedono a perfezionare e analizzare l’impatto su determinate fasce di popolazione. Oltre a questa rete di operatori interattivi, esistono poi milioni di altre persone che partecipano alla produzione, distribuzione e trasmissione dei messaggi mediatici, il cui modo di pensare è stato anch’esso plasmato dai contenuti del prodotto mediatico e che hanno letteralmente operato su se stessi un auto-lavaggio del cervello provocato dalla cultura in cui sono immersi.

“Mamma” Tavistock

Lo storico centro di questo apparato di guerra psicologica di massa ha la propria sede fuori Londra, presso il Tavistock Center [2]. Creato subito dopo la I Guerra Mondiale sotto il patronato del Duca George di Kent (1902-42), l’originale Clinica Tavistock, diretta da John Rawlings Rees, si trasformò nella centrale di guerra psicologica della famiglia reale e dell’intelligence britannica. Rees e un gruppo scelto di psichiatri freudiani e neofreudiani misero a frutto le esperienze di collasso psicologico osservate in tempo di guerra per elaborare teorie su come tali condizioni di crollo psichico potessero essere prodotte in assenza del terrore della guerra. Il risultato fu una teoria del lavaggio del cervello di massa, ottenuta attraverso lo studio delle reazioni di gruppo, che poteva essere utilizzata per alterare i valori degli individui e produrre, col passare del tempo, cambiamenti nei princìpi assiomatici che governano una società.

Negli anni ’30 la rete di Tavistock intessè una relazione simbiotica con l’Istituto di Ricerche Sociali di Francoforte, creato dalle reti oligarchiche europee, che si focalizzava sullo studio e la critica della cultura da un punto di vista neofreudiano. Verso la fine degli anni ’30, con il trasferimento dei suoi membri operativi dalla Germania a New York, la Scuola di Francoforte coordinò la prima analisi dell’impatto di un fenomeno mediatico di massa, cioè la radio, sulla cultura. Si trattava del “Radio Research Project”, con base a Princeton. [3]

Con lo scoppio della II Guerra Mondiale, gli uomini del Tavistock presero il controllo effettivo del Direttivo di Guerra Psicologica dell’Esercito Britannico, mentre il network alleato negli Stati Uniti si integrava nell’apparato di guerra psicologica americano, che includeva il Comitato sulla Morale Nazionale e l’Osservatorio sui Bombardamenti Strategici.

Alla fine della guerra, gli sforzi combinati del Tavistock (divenuto Tavistock Institute nel 1947) e dei funzionari dell’ex Scuola di Francoforte avevano creato un’equipe di “truppe di attacco psicologico”, come le chiamava Rees, e di “guerrieri culturali” che contava diverse migliaia di persone. Oggi questo network conta diversi milioni di persone in tutto il mondo e rappresenta il fattore più importante nella progettazione degli scopi e dei contenuti dei prodotti mediatici di massa.

Le “immagini nella vostra testa”

Nel 1922, Walter Lippmann definì come segue il concetto di “opinione pubblica”:

“Le immagini che gli esseri umani hanno nella testa, le immagini di se stessi, degli altri, dei propri scopi e obiettivi, delle proprie relazioni, rappresentano le loro opinioni pubbliche. Queste immagini, quando vengono gestite da gruppi di persone o da persone che agiscono in nome di gruppi, diventano Opinione Pubblica, con le iniziali maiuscole”.

Lippmann, che fu il primo a tradurre in inglese le opere di Sigmund Freud, sarebbe divenuto uno dei più influenti commentatori politici [4]. Aveva trascorso gli anni della I Guerra Mondiale al Quartier Generale di Propaganda e Guerra Psicologica di Wellington House, fuori Londra, in un gruppo di cui faceva parte anche il nipote di Freud, Eduard Bernays [5]. Il libro di Lippmann, L’Opinione Pubblica, pubblicato un anno dopo l’uscita de La psicologia di massa di Freud, che trattava temi simili, fu un prodotto del periodo trascorso all’interno del gruppo di Rees. E’ tramite i media, scrive Lippmann, che la maggior parte delle persone elabora quelle “immagini nella testa”, il che garantisce ai media “un potere spaventoso”.

Il network di Rees aveva passato gli anni della I Guerra Mondiale a studiare gli effetti della psicosi bellica e la sua capacità di produrre il collasso della personalità individuale. Dal loro lavoro emerse una tesi terribile: grazie all’uso del terrore, l’uomo può essere ridotto ad uno stato infantile e sottomesso, in cui le sue capacità di ragionamento sono annebbiate e in cui il suo responso emotivo a vari stimoli e situazioni diventa prevedibile o, nei termini usati dal Tavistock, “sagomabile”. Controllando i livelli di ansietà è possibile produrre una condizione similare in ampi gruppi di persone, il cui comportamento potrà così essere controllato e manipolato dalle forze oligarchiche per cui il Tavistock lavorava [6].

I mass media erano in grado di raggiungere grandi quantità di persone con messaggi programmati o controllati, il che rappresenta la chiave per la creazione di “ambienti controllati” per il lavaggio del cervello. Come mostravano le ricerche del Tavistock, la cosa importante era che le vittime del lavaggio del cervello di massa non si rendessero conto di trovarsi in un ambiente controllato; pertanto doveva esserci un ampio numero di fonti d’informazione, i cui messaggi dovevano essere leggermente diversi, così da mascherare la sensazione di un controllo dall’esterno. Quando possibile, i messaggi dovevano essere offerti e rinforzati attraverso l’”intrattenimento”, che avrebbe potuto essere consumato senza apparente coercizione, in modo da dare alla vittima l’impressione di stare scegliendo di propria volontà tra diverse opzioni e programmi.

Nel suo libro, Lippmann osserva che la gente è più che disposta a ridurre problemi complessi in formule semplicistiche e a formare la propria opinione secondo ciò che credono che gli altri intorno a loro credano; la verità non ha nulla a che fare con le loro considerazioni. L’apparenza di notizia fornita dai media conferisce un’aura di realtà a queste favole: se non fossero reali, allora perché mai sarebbero state riportate?, pensa l’individuo medio secondo Lippmann. Le persone la cui fama viene costruita dai media, come le star del cinema, possono diventare “opinion leaders”, con il potere di influire sull’opinione pubblica quanto le personalità politiche.

Se la gente pensasse troppo a questo procedimento, il giocattolo potrebbe rompersi; ma Lippmann scrive:

“La massa di individui completamente illetterati, dalla mente debole, rozzamente nevrotici, sottosviluppati e frustrati è assai considerevole; molto più considerevole, vi è ragione di ritenere, di quanto generalmente si creda. Così viene fatto circolare un vasto richiamo al popolo tra persone che, sul piano mentale, sono bambini o selvaggi, le cui vite sono un pantano di menomazioni, persone la cui vitalità è esaurita, gente ammutolita e gente la cui esperienza non ha mai contemplato alcun elemento del problema in discussione”.

Nell’affermare di scorgere una progressione verso forme mediatiche che riducono sempre più lo spazio di pensiero, Lippmann si meraviglia del potere che la nascente industria di Hollywood manifesta nel forgiare la pubblica opinione. Le parole, o anche un’immagine statica, richiedono che la persona compia uno sforzo per crearsi un’”immagine mentale”. Ma con un film:

“Tutto il processo di osservare, descrivere, riportare e poi immaginare è già stato compiuto per voi. Senza compiere una fatica maggiore di quella necessaria per restare svegli, il risultato di cui la vostra immaginazione è alla continua ricerca vi viene srotolato sullo schermo”.

E’ significativo che come esempio del potere del cinema egli utilizzi il film propagandistico “Nascita di una nazione”, girato da D. W. Griffith a favore del Ku Klux Klan; nessun americano, scrive Lippmann, potrà mai più sentir nominare il Ku Klux Klan “senza vedere quei cavalieri bianchi”.

L’opinione popolare, osserva Lippmann, è determinata in ultima analisi dai desideri e dalle aspirazioni di una “elite sociale”. Questa elite, egli afferma, è:

“Un ambiente sociale potente, socialmente elevato, di successo, ricco, urbano, che ha natura internazionale, è diffuso in tutto l’emisfero occidentale e, per molti versi, ha il proprio centro a Londra. Conta fra i propri membri le persone più influenti del mondo e racchiude in sé gli ambienti diplomatici, quelli dell’alta finanza, i livelli più alti dell’esercito e della marina, alcuni principi della Chiesa, i proprietari dei grandi giornali, le loro mogli, madri e figlie che detengono lo scettro dell’invito. E’ allo stesso tempo un grande circolo di discussione e un vero e proprio ambiente sociale”.

Con un atteggiamento tipicamente elitario, Lippmann conclude che il coordinamento dell’opinione pubblica manca di precisione. Se si vuole raggiungere l’obiettivo di una “Grande Società” in un mondo unitario, allora “la pubblica opinione deve essere creata per la stampa, non dalla stampa”. Non è sufficiente affidarsi ai capricci di “un ambiente sociale superiore” per manipolare le “immagini nella testa delle persone”; questo lavoro “può essere gestito solo da una classe di individui specializzati” che operi attraverso “centrali d’intelligence”. [7]

Il “Radio Research Project”

Mentre Lippmann scriveva il suo libro, la radio, il primo mass media tecnologico a entrare nelle case, stava assumendo sempre maggior rilievo. A differenza dei film, che venivano visti nei cinema da grandi gruppi di persone, la radio offriva un’esperienza individualizzata all’interno della propria casa, avente per fulcro la famiglia. Nel 1937, su 32 milioni di famiglie americane, 27,5 milioni possedevano un apparecchio radiofonico, più di quante possedessero un’automobile, il telefono o perfino l’elettricità.

In quello stesso anno la Rockefeller Foundation finanziò un progetto per studiare gli effetti che la radio produceva sulla popolazione. [8] Ad essere reclutati per quello che sarà poi conosciuto come “Radio Research Project”, con quartier generale all’Università di Princeton, vi furono alcuni settori della Scuola di Francoforte, ormai trapiantatisi dalla Germania in America, oltre a personalità come Hadley Cantril e Gordon Allport, che diventeranno elementi chiave delle operazioni del Tavistock americano. A capo del progetto c’era Paul Lazerfeld, della Scuola di Francoforte; i suoi assistenti alla direzione erano Cantril e Allport, insieme a Frank Stanton, che sarebbe poi diventato capo del settore informazione della CBS, e più tardi il suo presidente, nonché capo del consiglio di amministrazione della RAND Corporation.

Il progetto fu preceduto da un lavoro teoretico realizzato in precedenza studiando la psicosi e la propaganda di guerra, nonché dal lavoro di Walter Benjamin e Theodor Adorno, operativi della Scuola di Francoforte. Questo lavoro preliminare era incentrato sulla tesi che i mass media potessero essere usati per indurre stati mentali regressivi, atomizzare gli individui e generare un incremento dell’instabilità. (Queste condizioni mentali indotte vennero poi definite dal Tavistock col termine di stati “brainwashed”, e il processo d’induzione che ad essi conduceva venne chiamato “brainwashing”, cioè “lavaggio del cervello”).

Nel 1938, quando era a capo della sezione “musica” del Radio Research Project”, Adorno scrisse che gli ascoltatori di programmi musicali radiofonici:

“fluttuano tra l’oblio completo e improvvisi tuffi nella coscienza. Ascoltano in modo atomizzato e dissociano ciò che sentono… Non sono bambini, ma sono infantili; il loro stato primitivo non è quello di chi non è sviluppato, ma quello di chi ha subìto un ritardo mentale provocato da un’azione violenta”.

Le scoperte del Radio Research Project, pubblicate nel 1939, confermarono la tesi di Adorno sul “ritardo mentale indotto” e servirono da manuale per i programmi di lavaggio del cervello.

Studiando i drammi radiofonici a puntate, comunemente noti come “soap opera” (poiché molti di essi erano sponsorizzati da ditte produttrici di sapone), Herta Hertzog scoprì che la loro popolarità non poteva essere attribuita a nessuna caratteristica socio-economica degli ascoltatori, ma piuttosto al format seriale in sé, che induceva ad un ascolto abitudinario. La forza che la serializzazione possiede nel produrre il lavaggio del cervello è stata riconosciuta dai programmatori del cinema e della TV; ancora oggi le “soap” pomeridiane sono quelle che generano maggiore assuefazione televisiva, con il 70% delle donne americane al di sopra dei 18 anni che guardano ogni giorno almeno due di questi programmi.

Un’altra indagine del Radio Research Project si occupò degli effetti prodotti nel 1938 dalla lettura radiofonica de La guerra dei mondi di H. G. Wells da parte di Orson Welles, in cui si simulava un’invasione marziana. Il 25% degli ascoltatori del programma, che era stato presentato come se si trattasse di un notiziario, credette davvero che fosse in corso un’invasione, generando il panico nazionale; e questo nonostante i chiari e ripetuti avvertimenti che si trattava di un programma di fiction. I ricercatori del Radio Project scoprirono che molte persone non avevano creduto all’invasione marziana, ma avevano pensato che fosse in corso un’invasione da parte della Germania. Questo, come i ricercatori riferirono, dipendeva dal fatto che il programma era stato presentato nel format del “notiziario”, che in precedenza era stata utilizzata per fornire il resoconto della crisi bellica che si prospettava a seguito della Conferenza di Monaco. Gli ascoltatori avevano reagito al format, non al contenuto del programma.

I ricercatori dimostrarono così che la radio aveva già condizionato a tal punto le menti dei suoi ascoltatori, le aveva rese così frammentate e irriflessive, che nella ripetizione del format stava la chiave della popolarità [9].

La “baby-sitter con un occhio solo”

La televisione iniziava a fare il suo ingresso come nuova tecnologia mass-mediatica proprio nel momento in cui venivano pubblicati i risultati del Radio Research Project, nel 1939. Sperimentata dapprima su larga scala nella Germania nazista, durante le Olimpiadi di Berlino del 1936, la televisione fece la sua prima apparizione pubblica alla Fiera Mondiale di New York del 1939, dove attirò vaste folle di persone. Adorno e altri riconobbero immediatamente il suo potenziale come strumento per il lavaggio del cervello di massa. Nel 1944 Adorno scriveva:

“La televisione punta alla sintesi di radio e cinema… ma le sue implicazioni sono enormi e promettono di intensificare l’impoverimento della sostanza estetica in modo così drastico che in futuro l’identità appena velata di tutti i prodotti culturali industriali potrà uscire trionfante allo scoperto, concretando in modo irridente il sogno wagneriano della Gesamtkunstwerk, la fusione di tutte le arti in un’opera unica”.

Come apparve evidente fin dai primi studi clinici sulla televisione (alcuni dei quali furono condotti tra la fine degli anni ’40 e l’inizio dei ’50 da ricercatori del Tavistock), i telespettatori, in un arco di tempo relativamente breve, entravano in uno stato di semi-coscienza simile al trance, caratterizzato dalla presenza di sguardo fisso. Più a lungo si guardava, più pronunciata diventava la fissità dello sguardo. In tali condizioni di semi-coscienza crepuscolare, gli spettatori divenivano ricettacolo di messaggi che potevano essere contenuti nei programmi stessi, oppure, per dislocazione, nella pubblicità. Il lavaggio del cervello era completo [10].

La televisione si trasformò da curiosità di quartiere in strumento ad ampia penetrazione di massa, soprattutto nelle aree urbane, pressappoco tra gli anni 1947-1952. Come ha osservato Lyndon LaRouche, ciò coincise con un momento assai critico della vita psicologica nazionale. Il sogno di milioni di veterani della Seconda Guerra Mondiale e le loro speranze di costruire un mondo migliore, si erano schiantati al suolo dinanzi alla corruzione morale dell’amministrazione Truman e alla successiva crisi economica. Questi veterani si ritirarono nella loro vita familiare, nei loro lavori, nelle loro case, nei loro tinelli. E al centro di quei tinelli c’era il nuovo apparecchio televisivo, le cui immagini banali assicuravano che le scelte moralmente ignobili che essi avevano compiuto erano state quelle giuste.

I primi programmi televisivi si rifacevano ai modelli già sperimentati della radio, come descritti dal Radio Research Project: le “situation comedy”, o “sitcom”, i quiz, i varietà, lo sport e le “soap”. Molti erano in forma seriale, con personaggi, se non storie, collegate tra loro. Tutti erano banali e deliberatamente progettati per essere così.

I figli di questi veterani infelici, i cosiddetti “baby-boomers”, divennero la prima generazione ad essere accudita da ciò che LaRouche chiama “la baby-sitter con un occhio solo”. I genitori incentivavano i bambini a guardare la televisione, spesso come mezzo per tenerli sotto controllo, e loro fissavano per ore tutto ciò che passava sullo schermo. I contenuti dei primi programmi per bambini erano banali (ma non più dei programmi televisivi in generale) e mentalmente devastanti; ancor più devastante fu la sostituzione del contatto concreto con la famiglia con la visione televisiva, quando il “tavolo per la cena” venne rimpiazzato dalla “cena televisiva” di fronte al tubo catodico. Com’era prevedibile, i bambini svilupparono fissazioni ossessive per gli articoli pubblicizzati dalla TV, chiedendo che tali articoli gli venissero comprati, altrimenti non avrebbero potuto essere come i loro amici [11].

A metà degli anni ’70, Eric Trist, che rimase fino alla sua morte (avvenuta nel 1993) a capo delle operazioni del Tavistock americano, e Fred Emery, “esperto” di media del Tavistock, scrissero una relazione sulle ricerche compiute riguardo all’impatto di 20 anni di televisione sulla società americana. Nel lavoro di Emery del 1975, intitolato Futures We Are In, essi riferivano che il contenuto delle programmazioni non era più tanto importante quanto lo era il totale delle ore trascorse davanti alla televisione. Il tempo di fruizione televisiva media era costantemente cresciuto nei due decenni trascorsi dall’introduzione del mezzo, tanto che a metà degli anni ’70 esso poteva essere considerato un’attività quotidiana, seconda solo al lavoro e al sonno, che occupava circa sei ore giornaliere (e da allora è cresciuta ulteriormente fino a sette ore, con l’aggiunta di videogames, videocassette, e così via); fra i bambini in età scolare, il tempo trascorso a guardare la televisione era inferiore solo al tempo destinato alle attività scolastiche. Queste scoperte, secondo il Tavistock, indicavano che la televisione era paragonabile ad una droga che produce dipendenza. Similarmente, Emery riferiva di studi neurologici i quali, a suo dire, dimostravano che la visione televisiva continuata “spegne il sistema nervoso centrale umano”.

Che le loro affermazioni siano fondate o no su analisi scientifiche, Emery e Trist presentano prove convincenti del fatto che una fruizione televisiva prolungata e massiccia abbassa le capacità di riflessione concettuale su ciò che viene presentato sullo schermo. Gli studi evidenziano che la semplice presenza di immagini sulla televisione, specialmente se presentate nell’appropriato format di documentario o di notiziario, ma anche nel corso della visione in generale, tende a far considerare quelle immagini “autentiche” e a far attribuire ad esse un’aura di “realtà”.

Trist ed Emery non trovano nulla di sbagliato in questa evoluzione, la quale indica che la televisione sta producendo una generazione cerebralmente morta. Al contrario, essi evidenziano come tale evoluzione si inserisca all’interno di un più ampio piano globale di controllo sociale, portato avanti dalla Tavistock e dai network suoi alleati per conto dei loro sponsor. La società, essi affermano in A Choice of Futures, libro pubblicato nello stesso periodo, è sprofondata in stati di coscienza mentale sempre più bassi, al punto che anche uno Stato fascista di tipo orwelliano ormai non sarebbe più realizzabile. A questo punto, grazie alla televisione e ad altri mass media, il genere umano versa in uno stato di dissociazione le cui implicazioni politiche si manifesteranno in una società di stampo “Arancia Meccanica”, dal nome del libro di Anthony Burgess, in cui gang giovanili scatenate commetteranno atti di violenza casuale, per poi tornare a casa a guardare i notiziari e vedere sullo schermo ciò che hanno compiuto.

Gli artefici del lavaggio del cervello sottolineano che questa evoluzione, che secondo loro ha il proprio modello nella violenza in Irlanda del Nord, non è stata indotta dagli effetti della sola televisione. La società è passata attraverso una “turbolenza sociale” dovuta ad una serie di shock politici ed economici, che comprendono la guerra in Vietnam, il rialzo dei prezzi petroliferi e l’assassinio di alcuni leader politici. L’impatto psicologico di questi eventi, la cui responsabilità essi omettono di attribuire all’establishment anglo-americano, è stato amplificato dalla loro penetrazione nelle case, in dettagli crudi e spaventosi, attraverso i notiziari televisivi. Nello scenario descritto da Trist e Emery, sembra quasi di sentire il possibile sommario di un futuro telegiornale: “La fine del mondo: tutti i dettagli nell’edizione delle 11”.

Consolidare il paradigma

Nel 1991, in un’antologia dei lavori del Tavistock che egli stesso aveva pubblicato, Trist scriveva che tutti i “nodi” internazionali o centri dell’apparato di brainwashing dell’istituto miravano allo scopo fondamentale di consolidare uno spostamento di paradigma verso un “ordine mondiale postindustriale”. Il loro obiettivo, egli affermava, era di rendere questo cambiamento irreversibile. In quest’opera, e in altre, Trist, proprio come Alexander King, invita ad una campagna di “rieducazione” di massa che distrugga le ultime vestigia di resistenza nazionale, soprattutto all’interno degli Stati Uniti, a questo nuovo ordine mondiale.

Circa dieci anni prima, un altro dei serventi del Tavistock, Bernard Gross, in una relazione consegnata alla conferenza del 1981 sulla Società del Mondo Futuro, presieduta da Al Gore, offriva uno spiraglio sulle caratteristiche di questo “nuovo ordine mondiale”. Gross affermava che nel periodo che stava per iniziare il mondo si sarebbe trovato di fronte a ciò che il Tavistock ama chiamare una “scelta critica”: una serie di opzioni, ciascuna delle quali appare cattiva, ma, a causa del terrorismo diffuso e della pressione degli eventi, una decisione va comunque presa scegliendo l’opzione che rappresenta il “male minore”. La società industriale dell’occidente scivolerà nel caos; questo caos, egli affermava, potrà condurre o a un fascismo di tipo autoritario, come quello che gli inglesi contribuirono ad instaurare nella Germania nazista; oppure ad una forma di fascismo più umana e benevola che Gross definiva “fascismo amichevole”. La scelta, sosteneva Gross, è tra il tentativo di ritornare al vecchio paradigma industriale, nel qual caso avremo un fascismo di tipo nazista; oppure di abbracciare il post-industrialismo, in cui avremo il “fascismo amichevole”. Quest’ultimo, egli affermava, è chiaramente preferibile, poiché esso rappresenta una mera transizione verso un nuovo “ordine mondiale di informazione globale”, che comporterà una maggiore libertà e possibilità di scelta individuale, una vera democrazia di massa aperta e partecipativa.

Per Gross la scelta è chiara: in ogni caso vi saranno dolore e sofferenza; ma solo il “fascismo amichevole” dell’informazione globale, di una società interconnessa da TV via cavo, satelliti e reti informatiche, offre speranza per un “futuro” migliore.

Ma chi amministrerà questo ordine mondiale del “fascismo amichevole”? Gross spiegava che oggi esiste una vera e propria “Internazionale Aurea”, termine che egli ricalcava sull’Internazionale Comunista (Comintern) di Nikolai Bukharin. Si tratta di un’illuminata elite internazionale, avente per fulcro la potente oligarchia eurocentrica che controlla l’industria della comunicazione globale, nonché varie altre risorse chiave e la finanza globale. Questa elite deve essere istruita e informata dall’intelligence delle reti Tavistock; deve comprendere che le grandi masse di zombi teledipendenti possono essere facilmente costrette ad amare questo nuovo mondo, grazie alla persuasione degli spettacoli televisivi e all’infinita fornitura di “informazione”. Una volta conquistate le masse attraverso questa “educazione”, la resistenza dei settori nazionali si sgretolerà.

Nel 1989, per iniziativa di Trist, il Tavistock tenne un seminario presso la Case Western Reserve University per discutere dei mezzi con cui arrivare a creare un fascismo internazionale “senza più Stati”, un nuovo ordine mondiale basato sull’informazione. Nel 1991 il Tavistock incaricò il suo giornale, Human Relations, di pubblicare gli atti di quel seminario. Molti interventi contengono un appello ai mass media affinché si schierino a favore di questo progetto.

Inoltre, a partire dal 1981, esisteva ormai un’altra tecnologia a disposizione dei funzionari del lavaggio del cervello: internet. Secondo Harold Permutter, uno dei partecipanti al seminario della Case Western, internet rappresenta uno strumento sovversivo per penetrare i confini nazionali con “informazioni” relative a questo nuovo ordine mondiale; esso funziona anche come collante per un network di organizzazioni non governative che avrebbero fatto circolare propaganda a favore del nuovo ordine mondiale. Queste ONG avrebbero dovuto essere la sovrastruttura su cui sarebbe stato edificato il nuovo ordine mondiale. Perlmutter e altri partecipanti alla conferenza affermarono che il loro movimento non poteva essere sconfitto, perché non esisteva in senso formale. Risiedeva solo nelle menti dei suoi cospiratori, menti che erano a conoscenza della macchina per il lavaggio mediatico del cervello creata dal Tavistock. Come la televisione era stata la droga informativa dell’ultima parte di questo millennio, così internet, con la sua abbondanza di chat e “informazione” per la maggior parte inutile, con i suoi messaggi sovversivi programmati, sarebbe stato la droga del nuovo millennio, si vantava il Tavistock. [12]

“Gli americani, in realtà, non pensano. Hanno solo opinioni, sensazioni”, diceva Hal Becker di The Futures Group in un’intervista del 1981. “La televisione crea le opinioni e poi le conferma. La gente ha davvero subito un lavaggio del cervello ad opera del tubo catodico? In realtà c’è molto di più. Io credo che la gente abbia perso la capacità di collegare insieme le immagini della propria vita senza l’intervento della televisione. E’ questo che intendiamo quando diciamo che ci troviamo in una società catodica. Ci dirigiamo verso una società orwelliana, ma Orwell commise un errore in 1984. Il Grande Fratello non ha bisogno di guardarti, finché sei tu a guardarlo. E chi può dire che si tratti, in fondo, di una cosa così malvagia?”.

La mosca nella pomata

Ma perfino i circoli elitari dei network internazionali del Tavistock hanno la vaga sensazione che ci sia qualcosa di terribilmente sbagliato nel loro piano. Questa sensazione fu espressa da un autore che Emery citava nel 1973, il quale si chiedeva cosa sarebbe successo quando la generazione di baby-boomer teledipendenti fosse arrivata alle redini del potere. Li avevamo davvero preparati ad esercitare il comando? Sarebbero stati in grado di ragionare e di risolvere problemi? Emery ignorava il problema, affermando che esiste tempo sufficiente per addestrare i nuovi quadri dirigenti. Ma la questione rimane aperta. Nel 1981, alla conferenza Società del Mondo Futuro, durante la quale Gross intonò il suo peana al nuovo ordine globale dell’informazione abbigliato da “fascismo amichevole”, Tony Lentz, assistente professore di lingue presso la Pennsylvania State University, fece notare di aver personalmente osservato una devastazione delle capacità di espressione scritta e orale, dovuta ai mass media e alla televisione; molti studenti non solo non riuscivano più a scrivere in modo corretto, ma non riuscivano più nemmeno a pensare in modo intelligente. Non si trattava di un semplice caso di scarsa istruzione, come egli faceva notare nel suo articolo “The Medium is Madness”, ma del fatto che essi non sentivano più alcun desiderio di pensare. Ricordando che, secondo Platone, la nostra conoscenza del mondo deve fondarsi sulla conoscenza del pensiero di qualcuno che conosce il mondo, Lentz affermava che la televisione ha instillato nelle persone l’idea che le semplici immagini rappresentino la conoscenza. Non esistono più interrogativi, non vi è più lo sforzo per penetrare il pensiero di altre persone, ma soltanto dialogo e immagine, suono e furia, che naturalmente non significano nulla. [13]

“Permettere a noi stessi di essere influenzati dalle sottili ma potenti illusioni presentate dalla televisione”, scriveva Lentz, “conduce ad una sorta di follia di massa che potrebbe avere implicazioni piuttosto spaventose per il futuro della nazione… Inizieremo a vedere cose che non esistono, daremo a qualcun altro il potere di creare per noi le nostre illusioni. La prospettiva è agghiacciante, e visto il nostro retaggio culturale dovrebbe essere motivo di riflessione”.

L. Wolfe, tratto da The American Almanac del 5 maggio 1997
Fonte: www.global-elite.org

Versione italiana:

Fonte: http://blogghete.blog.dada.ne
Link: http://blogghete.blog.dada.net/archivi/2009-07-08
8.07.2009

Traduzione a cura di Gianluca Freda

Note

1. The Futures Group, un think-tank privato, fu una delle prime organizzazioni a specializzarsi nell’utilizzo di interfaccia computerizzate per la manipolazione psicologica di direttori d’azienda e di leader politici. Nel 1981 progettò il programma RAPID per il Dipartimento di Stato americano, che utilizzava la grafica computerizzata per fare il lavaggio del cervello a leader selezionati di settori industriali avanzati e spingerli a sostenere le politiche del Fondo Monetario Internazionale e i programmi per il controllo della popolazione. Partecipò anche all’elaborazione di una mappatura completa della popolazione americana per le maggiori multinazionali.
2. Il movimento LaRouche iniziò il suo sconvolgente lavoro sulla rete Tavistock nel 1973-74 e pubblicò i risultati delle sue indagini sulla rivista Campaigner (numeri di Inverno 1973 e Primavera 1974). Informazioni aggiuntive sono state pubblicate su EIR, le più recenti nel numero del 24 maggio 1996, in un rapporto speciale intitolato “The Sun Never Sets on the British Empire”.
3. Per un rapporto completo sulla Scuola di Francoforte e sui suoi network, compreso il suo ruolo nell’elaborazione delle strategie dei mass media e della guerra culturale, si legga Michael Minnicino, “The New Dark Age: The Frankfurt School and `Political Correctness,'”, Fidelio, Inverno 1992.
4. Lippmann, che migrò dai network socialisti della Fabian Society ai circoli di Thomas Dewey e dei fratelli Dulles, divenne portavoce di una fazione imperialista americana, controllata dai britannici, che si schierò contro la visione anti-imperialista di Franklin D. Roosevelt. Si legga in proposito Lyndon LaRouche, The Case of Walter Lippmann, Campaigner Publications Inc., New York, 1977.
5. Bernays è noto per aver elaborato la pubblicità di “Madison Ave”, sfruttando le teorie freudiane di manipolazione psicologica.
6. Tutta la teoria psicologica del Tavistock (come anche quella freudiana) muove dalla concezione dell’uomo come bestia dotata di pensiero. Essa rifiuta esplicitamente, con grande malizia, l’immagine giudaico-cristiana dell’uomo creato ad immagine di Dio, la quale implica che l’uomo, e l’uomo soltanto, sia stato beneficiato dal suo Creatore con la creatività. Il Tavistock sostiene che la creatività derivi unicamente da impulsi nevrotici o erotici sublimati e vede l’uomo come una lavagna su cui disegnare e ridisegnare le proprie “immagini”.
7. Si tratta di una concezione simile a quella espressa da Rees nel suo libro The Shaping of Psychiatry by War, in cui si parla della creazione di un gruppo elitario di psichiatri che dovranno garantire, a vantaggio dell’oligarchia dominante, la “salute mentale” del mondo.
8. I nazisti avevano già ampiamente utilizzato la propaganda radiofonica per il lavaggio del cervello come elemento integrante dello Stato fascista. I loro metodi vennero osservati e studiati dai ricercatori del Tavistock.
9. E’ importante sottolineare che non vi è nulla di intrinsecamente malvagio nella radio, nella televisione o in qualsiasi altra tecnologia. Ciò che li rende pericolosi è il controllo del loro utilizzo e dei loro contenuti da parte del Club of Isles per fini malvagi, per creare ascoltatori e spettatori assuefatti e perfino maniaci, le cui capacità critiche vengono così seriamente compromesse.
10. Per una più completa trattazione sulla televisione, sulla sua programmazione e sul lavaggio del cervello che essa produce sul popolo americano, si veda la serie di 16 articoli “Turn Off Your Television” dello stesso autore, pubblicata su New Federalist, 1990-93. E’ disponibile in ristampa presso la EIR.
11. Una delle specializzazioni del Tavistock è lo studio della manipolazione psicologica dei bambini e dell’impatto della pubblicità sulla mente dei minori. Tali pubblicità vengono progettate con cura per indurre i bambini a desiderare il prodotto pubblicizzato.
12. Vi sono stati investimenti massicci sull’infrastruttura di internet, sproporzionati rispetto alle possibilità di rientro a breve o a medio termine. Ciò porta a pensare che si tratti in realtà di “investimenti a fondo perduto” per favorire l’impatto psicologico delle nuove tecnologie.
13. Queste espressioni riecheggiano il pensiero di Platone, ma ne sono appunto soltanto un’eco. Per una migliore comprensione dei problemi educativi si veda Lyndon LaRouche, On the Subject of Metaphor, Fidelio, Autunno 1992

Lug 7, 2009 - SOCIETA' DEMOCRATICA    No Comments

La Pornodemocrazia e l’ermafroditismo sociale

ECCO IN PRATICA IL BIPOLARISMO ITALIANO:

Da una parte troviamo chi attrae voti e preferenze utilizzando in ogni forma possibile ma sopratutto attraverso i media, il look ed i comportamenti osè e quelle che erano battute da caserma.

Dall’altra parte chi attrae minimizzando i ruoli e le attrazioni cercando di rendere tutto uguale e standardizzato.

E pensare che c’è chi le chiama DESTRA e SINISTRA

E c’è anche chi discute se sia più etico farsi venire a trovare a casa da una escort o sfilare per strada insieme a una escort transessuale.

Mag 18, 2009 - CONSUMISMO    1 Comment

Le nuove catene degli schiavi

Le nuove catene degli schiavi non sono in ferro.

Nei secoli scorsi, gli schiavi venivano convinti a lavorare al massimo delle loro possibilità attraverso frustate, bastonate e atrocità varie. Difficilmente vi erano persone che si ribellavano preferendo la morte e difficilmente vi erano persone che fuggivano sia perchè facilmente riconoscibili sia perchè non riuscivano ad immaginare che potesse esistere una maniera diversa di vivere ed un’altro ordine delle cose.

Oggi ci siamo evoluti, ma si sono evoluti anche gli aguzzini e non utilizzano più la frusta. 

Oggi basta “poco” per convincere uomini e donne ad andare a lavorare (e se possibile fare il doppio lavoro), tralasciare i figli, i parenti, gli amici, le proprie passioni, i propri hobby interessi e quant’altro possa non essere remunerativo.

Oggi non è piu necessario utilizzare la frusta, basta inondare continuamente le menti delle persone con quantità immense di inutili bisogni e convincerle che per soddisfarli è necessario lavorare. Andare a lavorare per pagare il mutuo ed il doppio lavoro o quello del partner per potersi permettere le vacanze alle Maldive o la borsa firmata o il cellulare ipertecnologico….
Attraverso questi miraggi si rievoca la schiavitù. E la schiavitù si mantiene anche ripetendo continuamente che non si arriva a fine mese.

Eppure oggi che è vietato far lavorare qualcuno in condizioni di schiavitu, come si permette che si abbia il doppio lavoro (vietato solo se “in nero”)?

Forse bisognerebbe vietarlo ma questo farebbe scattare una rivolta popolare perchè il popolino non potrebbe comprare quello che vuole. Come se gli schiavi che si ribellassero di avere condizioni di vita migliori in cambio di lavorare meno….

La vera ricchezza non sta nel possedere beni sta nell’avere “tempo libero”. Come dicono i cinesi: Con i soldi puoi comprare un orologio ma non puoi comprare il tempo.

Apr 22, 2009 - CONSUMISMO    No Comments

La donna SMAMMATA

La nuova religione del consumismo, nell’esecuzione del suo ampio programma, sta anche cercando di portare la societa’ verso l’individualismo.

Il consumismo e l’individualismo hanno influenzato fortemente anche la donna cambiandone il ruolo affinche sia più utile agli obiettivi consumistici. Ad esempio, le privazioni di beni o divertimenti necessari per allevare un figlio una volta non erano così ben viste dai mariti. Se alcuni anni fa gli uomini che non volevano figli erano piu numerosi delle donne che non volevano averne, oggi le statistiche ci dicono che sono cresciuti gli uomini che non vogliono figli ma le donne sono cresciute ancora di più.

La sparizione del desiderio di essere mamma è il normale effetto del bombardamento effettuato dalla societa’ consumistica a vivere l’attimo e bruciare qualsiasi cosa possiedi. Un ragionamento che alla lunga fa un lavaggio del cervello talmente profondo da arrivare all’inconscio e ledere le parti piu arcaiche del cervello, quelle adibite al mantenimento della specie.

Un figlio, oggi viene sempre presentato dai mass media come una limitazione delle possibilita’ di divertimento, un aumento dei costi di vita ed un sintomo di invecchiamento con tanto di perdita della silouette ed un aumento delle responsabilita’ e di probabili delusioni quando saranno grandi.
Tutti questi esempi che arrivano da film, pubblicita’, musica e quant’altro, non sono in alcun modo bilanciati da altri esempi positivi ed e’ ovvio che alla lunga riescono a prendere il sopravvento.

Come diceva Beppe Grillo: ormai le donne preferiscono dare le ghiandole mammarie al direttore generale piuttosto che a un figlio. Prima di avere un figlio deve esseresi realizzata professionalmente e socialmente, avere una casa e meglio ancora avere un’indipendenza economica.

La donna ha perso – ed incredibilmente ne è felice – il suo ruolo naturale. Ed è facile prevedere per le prossime generazioni un incremento di questo fenomeno vale a dire una diminuzione della procreazione che in più viene spostata nel tempo a periodi in cui la fertilità non è al suo massimo punto. Chi ha capacita’ di guardare più in la del proprio naso puo arrivare ad immaginare come fra 15/20 anni, se il cambiamento sara uguale a quello degli ultimi 15/20 anni che ha portato le giovani a farsi regalare per la maggiore eta’ le protesi al silicone, se tanto mi da tanto – con i dovuti spot pubblicitari – fra qualche generazione le giovani e forse anche le meno giovani arriveranno a farsi estirpare le ovaie che rappresenteranno solo una fonte di dolori mensili e di limitazione dell’attivita’ sessuale.

Feb 21, 2009 - opinioni    6 Comments

La fine della Repubblica e la guerra civile

Giulio Cesare

l’autore della transizione del sistema repubblicano a quello imperiale.

A poco più di un anno dalla sua creazione, il Partito Democratico conclude quel programma che anche un bambino avrebbe ritenuto inutile se non dannoso. La creazione del Partito Democratico ad altro non è servita se non a dimostrare – dato che ancora ce ne è bisogno – che la democrazia al giorno d’oggi è ridotta ad inutile e dannoso populismo. Con la sua mancanza di un ideale unico, con la sua frammentazione, e con quant’altre rappresentazioni di tutto quanto di negativo ci sia nell’attuale società, il Partito Democratico ha incarnato nel suo nome la sua fine e le cause di essa.

E cosi’ siamo arrivati all’ultima fase del piano ventennale: siamo arrivati alla dittatura democratica che, con Giulio Cesare portò alla dittatura a vita, che qualcuno successivamente chiamera’ “impero”.

Nell’antica Roma, ai primi 7 famosi Re (talvolta tiranni), succedette la Repubblica che ben presto si dimostrò peggiore delle precedenti monarchie a causa delle guerre civili scatenate dalle lotte interne per la conquista del potere. Qualcuno capì l’inizio della crisi e, tra gli altri, Cesare ebbe la visione di chi pensa e per questo non fu miope. Iniziò la sua spallata alla repubblica con un programma che vide la creazione del triumvirato per poi scatenare l’ultima guerra civile e diventare il dittatore (prima per 10 anni poi a vita) di Roma.

Cesare era nato mentre la città di Roma era divisa in due fazioni contrapposte: gli optimates, favorevoli al potere aristocratico, e i populares o democratici, che sostenevano la possibilità di rivolgersi direttamente all’elettorato. Crescendo, Cesare aveva capito che il popolo era diventato plebe, una massa informe in continua ebollizione che bisognava tenere sotto controllo con giochi, elargizioni e clientelismo. Dopo 18 secoli l’Italia ha ripercorso un cammino simile, abbreviando cosi’ le tappe per via della maggior velocita nel susseguirsi degli eventi dovuta ad una piu veloce circolazione delle notizie che la tecnologia permette. Il Regno d’Italia vide avvicendarsi solo 4 Re prima del passaggio alla Repubblica e forse proprio per questo l’ultimo Re avra’ una fine meno tragica rispetto quella di Tarquinio il Superbo.

Il triumvirato che segui’ la Repubblica, durò meno della monarchia è venne sostituito da un bipolarismo. La sostituzione è avvenuta con la diminuzione del potere del terzo componente che viene limitato alla possibilita di tacere o far cadere il “governo”. Questa strada lo porterà – come già Catilina – verso un suicidio in una battaglia gia’ persa. A questo punto a Cesare non resta che annullare l’ultimo avversario e lo fece semplicemente ignorandolo e lasciandolo dissolvere.

In questi giorni quello che doveva essere il partito d’opposizione si è – come era prevedibile – autoannullato, attraverso le dimissioni del suo ideatore che in tal modo ha concluso il piano di Cesare per arrivare alla dittatura democratica. Manca poco al sentir pronunciare “il dado e’ tratto”, ed avverra’ mentre qualcuno prova la respirazione artificiale dell’unico “movimento” (non partito, il termine non gli si addice) d’opposizione, che restera’ addirittura senza eredi alla guida: la respirazione artificiale prevede che saranno valutate le candidature di personaggi. Per un tale prestigioso incarico quale quello di capo del’opposizione, le candidature dovrebbero presentare curriculum chilometrici uniti a requisiti quali l’essere conosciuto dall’elettorato, sia per il proprio pensiero, sia per l’attivita’ svolta, sia per la storia avuta. Invece con un ultimo colpo della propria caratteristica schizzofrenia – quella che fa prendere le decisioni sull’enfasi di un avvenimento – tipica del populismo ed al tempo stesso con un ultimo gesto di democrazia estrema il nuovo leader sara’ scelto tra le candidature di emeriti nessuno che hanno semplicemente risposto all’annuncio apparso nella categoria “offerte di lavoro”. Lo stesso tipo di opposizione che aveva Cesare.

Cesare è rimasto l’unico – per assurdo – a sostentere la Repubblica ed una volta varcato il Rubicone potra’ farsi eleggere dittatore, poco importa se sara’ necessaria una guerra civile bastera’ confonderla e spacciarla come “necessaria per lo Stato” cosa questa in cui Cesare e’ molto capace. Oggi, dovremmo sperare che non sia necessario il ricorso ad una guerra civile simile a quella che sconvolse Roma intorno al 50 a.C.

Ma molto probabilmente non sara’ cosi, e i mass media stanno preparando il terreno sul quale si dovra’ giocare: sara’ la giustizia? sara’ la crisi? saranno gli extracomunitari? Le trasmissioni ed i libri che fanno audience sono quelli di sesso o quelli di violenza. Per creare un audience di portata unica e’ stato necessario solamente unire queste due cose iniziando le “trasmissioni” di stupri che hanno ulteriormente allargato l’audience attingendo anche dagli anti extracomunitari. Con un pubblico preparato in questo modo è stato possibile giustificare l’introduzione della nuova “giustizia fai da te” denominata ronde.

Sara’ un caso la concomitanza della dissoluzione dell’opposizione e della creazione delle ronde? Non si sa ma fanno capire a chi non sia totalmente orbo, cosa sta per succedere. Le ronde riuniranno il bisogno di giustizia e l’ostracismo nei confronti di chi e’ diverso e saranno l’elemento che convincerà il popolo che il dittatore non governa contro il popolo, ma e’ il popolo che governa. Le ronde sono il popolo e cosi Cesare continuera a rendere confusi gli interessi dello stato e gli interessi suoi personali. Giulio Cesare era maestro in questo e lo e’ stato anche nel capire che la democrazia era macchinosa e bisognava eliminare la contrapposizione dei poteri utilizzando la scusa di snellire le procedure. Per fare questo bisognava offrire alcuni benefici alla plebe in maniera da sentirsi legittimato a richiedere certi obblighi e limitazioni della liberta, sapendo che la gente lo idolatrera’ come un padre che e’ amato e temuto al tempo stesso. Al Senato (il monocamerale) non rimarrà che riconoscere la sua autorità altrimenti verrà cancellato dalla plebe che gli si rivolterà contro. Tutti si limiteranno a godere dei benefici concessi, e sarà il trionfo del dividi e impera. Il trionfo di una popolarita basata sul carisma ottenuto esibendo la figura del vincitore (allora con le guerre, oggi con il calcio e la ricchezza) ed in parte ottenuto con la demagogia e il populismo.

Feb 8, 2009 - Senza categoria    1 Comment

Ponzio Pilato

Secondo la storia che ci e’ stata tramandata, circa duemila anni fa in occasione della Pasqua ebraica, una gran folla era radunata in occasione della tradizionale liberazione di un detenuto che avveniva proprio per festeggiare la Pasqua ebraica. Ponzio Pilato – indeciso su chi liberare – si presento’ alla folla e chiese:

Chi volete sia liberato per festeggiare la Pasqua: Barabba ladro e assassino o Gesu il Nazareno?

La folla rispose a gran voce: “BARABBA, BARABBA”

e fu cosi’ che si compi’ LA PRIMA GRANDE CAZZATA DELLA DEMOCRAZIA le cui ripercussioni si avvertono ancora oggi: se non fosse stato condannato, non  sarebbe morto sulla croce e probabilmente non sarebbe diventato un simbolo.

Non sempre le decisioni prese dalla maggioranza sono le decisioni migliori. Questo sempre secondo la teoria della distribuzione dell’intelligenza che rispettando l’andamento detto “a campana” mette fuori gioco i grandi geni alla pari dei grandi stupidi. Secondo la teoria della democrazia è la massa che deve governare attraverso i loro rappresentanti. E’ inutile quindi che vi siano pochi eletti molto capaci ed allora la democrazia e’ solo il trionfo del populismo che l’utilizzo delle tecnologie ha fatto divenire ancora piu’ bieco.

Fin dalla seconda guerra mondiale, questo tipo di governo ci e’ stato ribadito continuamente in tutti i modi possibili cosi’ come si sono state continuamente inculcate altre filosofie quali il liberismo o il consumismo. Al giorno d’oggi gli americani non sanno piu come continuare a tener coperto cio che diventa sempre piu evidente: quello che hanno predicato fino ad oggi era solamente la scusa per far “calare le braghe” a chi contrastava le grandi potenze economiche in maniera da farle diventare sempre piu forti, scardinando le difese di piccoli paesi e compagnie. Un popolo che ha imparato il commercio un paio di secoli fa ha convinto societa’ storicamente piu avanzate, sono riusciti a convincere il mondo (incredibilmente) che il commercio deve essere libero e non ci devono essere atti a difesa del piu debole come ad esempio i dazi doganali. chissa che anche con la democrazia non sia la ctessa cosa: ci hanno convinto che bisogna far comandare i rappresentanti dei mediocri ed ancora ci convincono a fare il tifo tra democraici, repubblicani e liberali…..

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